<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619</id><updated>2011-12-03T04:43:18.686+01:00</updated><title type='text'>Ludik</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://ludik.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>1750</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7524023667771154337</id><published>2011-07-31T21:24:00.006+02:00</published><updated>2011-07-31T21:34:51.561+02:00</updated><title type='text'>CAMBIO INDIRIZZO BLOG E FEED</title><content type='html'>&lt;h2&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Trasloco &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo blog sta cambiando casa. &lt;br /&gt;Lo trovate su &lt;a href="http://www.ludik.it"&gt;www.ludik.it&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Per chi lo segue attraverso i feed rss questo è il &lt;a href="http://www.ludik.it/feed/"&gt;nuovo indirizzo&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Presto chi finirà su queste pagine sarà dirottato direttamente lì.&lt;br /&gt;Ci vediamo dall'altra parte.&lt;/h2&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7524023667771154337?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7524023667771154337'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7524023667771154337'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/07/cambio-indirizzo-blog-e-feed.html' title='CAMBIO INDIRIZZO BLOG E FEED'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-184393814775338379</id><published>2011-07-05T16:25:00.002+02:00</published><updated>2011-07-06T17:10:13.815+02:00</updated><title type='text'>Gente di Dublino</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Gente di Dublino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla mezzanotte passata di un sabato sera, dentro a un pub dublinese che si chiama "Kennedy's" mi imbatto in un raduno di coppie di mezza età e signore bionde in tiro, che davanti a distese di bicchieri e bottiglie vuote di birra sui tavoli, si lanciano in un karaoke sfrenato, tra vecchie canzoni di Frank Sinatra, cori e balli. L'effetto, a un primo sguardo, è una via di mezzo tra una vecchia balera romagnola e un tea party americano in onore di Sarah Palin. Se non fosse che alla fine della serata, come chiusura dello sfrenato karaoke, cantano tutte e tutti l'inno nazionale irlandese con la mano sul petto. Un donnone cotonato, con l'abito bianco e l'acconciatura tipo Marilyn, sorseggiando il suo long island sussurra al mio amico S. che sembra un angelo caduto dal cielo e rivela ammiccando a me che è stata una volta sola in Italia, mi parla di un posto vicino Roma, i canti di sottofondo e il mio incespicante inglese mi impediscono di capire se parli di un casinò, oppure di Cassino, nel senso dell'abbazia. Dopo la crisi delle banche tutti quei locali alla moda sono scomparsi e ci sono rimasti solo i vecchi pub come questo, aggiunge un altro signore, sorseggiando l'ultima birra.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-184393814775338379?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/184393814775338379'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/184393814775338379'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/07/gente-di-dublino.html' title='Gente di Dublino'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-5366680686021218456</id><published>2011-07-02T13:41:00.001+02:00</published><updated>2011-07-04T13:30:55.289+02:00</updated><title type='text'>Gita al faro</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Gita al faro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Percorro tutto il lunghissimo molo di Howth, un posto vicino Dublino che non riesco mai a pronunciare bene, lo percorro fino alla fine e quando soffia il vento devo cercare di tenermi ancorato alla terra per non volare via. Provo nel frattempo a fare un elenco mentale delle cose da sparire, anche abbastanza dettagliato. Mi incrocio e mi sciolgo, mi cerco e mi perdo. Decido di arrivare fino al fare, dall'altra parte della montagna verde, verde di quella sfumatura lì ovviamente. Faccio colazione in un bar, la cameriera ha i capelli rossi e mi serve qualsiasi cosa. I pescatori che tirano le reti sul molo invece hanno facce scure, e ascoltano musica orientale a tutto volume dall'autoradio di una macchina con le portiere e il portabagagli aperto. Il mare e il vento si arrotolano sulla scogliera, davanti ad una decina di casette a schiera.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-5366680686021218456?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5366680686021218456'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5366680686021218456'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/07/gita-al-faro.html' title='Gita al faro'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7840530027514176928</id><published>2011-06-29T12:57:00.004+02:00</published><updated>2011-07-03T13:40:56.695+02:00</updated><title type='text'>Ping pong berlinese</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ping pong berlinese&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ricordo chi mi ha detto una volta che Berlino è un po' la New York dei poveri. Sarà per colpa di tutte quelle novità architettoniche fatte di vetro e mattoncini della Lego, che la fanno sembrare sempre più astratta e sospesa ai limiti del mondo, e però ogni palazzo continua a mostrare un suo lato nudo, come preso alla sprovvista. Dietro la porta del Tacheles, il centro sociale più famoso della città, sopra alla colla secca di centinaia di adesivi staccati e attaccati in tutte le lingue, provengono echi di musiche techno, house, elettronica minimal, folk, rock di qualsiasi foggia, fisarmoniche elettrizzate, punk sconsolato e inevitabilmente filosovietico. Dice che sta chiudendo, o forse è l'inevitabile corso delle cose, penso osservando i turisti che passano dall’architrave senza cancello soltanto per fare qualche foto, un po’ come la mano che regge la torre di Pisa nel cliché giapponese. E poi stavolta non c'è ghiacchio per terra a farmi scivolare e m'è venuta voglia di girare per Berlino con una racchetta da ping pong sottomano. I tavoli di pietra sono sparsi nei parchi e uno sfidante lo si trova sempre. Di notte a Prenzaluer Berg c'è ancora chi gioca, alla luce di un tramonto nordico, dunque molto lungo, o di qualche lampione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7840530027514176928?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7840530027514176928'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7840530027514176928'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/06/ping-pong-berlinese.html' title='Ping pong berlinese'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4383009031316098957</id><published>2011-06-27T16:12:00.002+02:00</published><updated>2011-07-06T16:25:22.764+02:00</updated><title type='text'>E grido, libertà</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;E grido, libertà&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al centro della Strasse des 17 Juni, quella enorme, lunghissima via alberata che parte dalla Porta di Brandeburgo, costeggia i giardini enormi del Tiergarten e arriva alla Statua della Vittoria, si trova un monumento che raffigura un uomo che grida al cielo. Sta lì, piazzato in mezzo al viale, guarda in direzione del centro della città, e un giorno passato anche verso dove c'era un muro. E sotto, incise nella pietra della stele, si leggono le parole del Petrarca: "Io vado per il mondo, e grido: libertà, libertà, libertà".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4383009031316098957?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4383009031316098957'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4383009031316098957'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/06/e-grido-liberta.html' title='E grido, libertà'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4909773906822269125</id><published>2011-06-22T13:25:00.006+02:00</published><updated>2011-06-24T07:21:56.032+02:00</updated><title type='text'>Faccendieri</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Faccendieri&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutte le foto di questo Bisignani, uno che la didascalia etichetta senza problemi come "faccendiere" - uno di quei mestieri che io avrei voluto senza dubbio fare da piccolo, e me accorgo solo adesso, il faccendiere - hanno una grana a colori da vecchio rullino, lui stesso indossa delle giacche beige e porta degli occhiali larghi di noce, dev'essere un tipo molto vintage, oppure uno così abile a gestire gli affari di mezza nazione senza farsi notare da non avere lasciato agli archivi una sola sua foto che non risalga agli anni della Prima Repubblica, a occhio e croce periodo declinante del Caf (Craxi Andreotti Forlani). Un faccendiere molto affaccendato, un eroe della nomenclaturina che viaggia in Maserati avuta col favore, raccomanda la Fenech e riunisce la società segreta al bar, avendo ormai perso il conto dalla P2 alla P3 alla P4 alla P5. Uno che neanche vendeva materassi. Probabilmente in tutto questo pappa e ciccia sarà distinguere tra i reati e le normali scorrettezze, e però il paesaggio che ne esce è sempre lo stesso. Un pezzo d'Italia che nel profondo non è cambiato. Un paese di favori e raccomandazioni, dove si fanno affari e carriere non per merito ma perché si conosce qualcuno o si è amici di qualcun'altro o ci si trova al momento giusto nelle stanze che contano. Tra un palazzo e l'altro di una capitale romana che tutto ingoia e tutto digerisce, tutto blandisce e tutto invischia, dalle operette ai cambi di regime, tra un comunicato stampa di ferma condanna e un'occhiata agli aggiornamenti di Dagospia in orario d'ufficio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4909773906822269125?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4909773906822269125'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4909773906822269125'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/06/faccendieri.html' title='Faccendieri'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-6844407761685175693</id><published>2011-06-18T17:06:00.003+02:00</published><updated>2011-06-18T19:41:28.401+02:00</updated><title type='text'>Compagni di scuola</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Compagni di scuola&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 335px; height: 228px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-PrmbfcLoYis/TfzjBBlcBFI/AAAAAAAAB_c/rhjfNTBd7h4/s1600/633082828_1e165690f1_b.jpg" alt="" vspace="3" align="right" border="0" hspace="10" /&gt;Compagni di scuola, che fine avete fatto. Voi che all'ultimo giorno eravate già un po' disillusi e però ancora felici. "Chissà - stava scritto nelle ultime pagine di un giornaletto di classe - se, come annunciato negli ultimi giorni di scuola, Francesco avrà davvero fumato un sigaro cubano fuori il bar, se Paola starà piangendo di paura mentre prepara la cartucciera, se Riccardo avrà avuto il coraggio di correre o riposarsi o andare in spiaggia, se l'altro Francesco starà ancora studiando o se Gisella reciterà il rosario". E chissà se lo fanno ancora. O se l'hanno poi davvero sognato, negli anni che sono venuti, quell'esame. Si stava tutti insieme, in un'aula dalle finestre grandi, che affacciavano sull'universo infinito delle possibilità. Sono passati dieci anni, un amico perduto, nessuna cena di classe, e resta l'impressione che quelle mattinate di sole e batticuore segnarono la fine di un'epoca e l'inizio di un'altra. Uno spartiacque definitivo tra un periodo e l'altro della vita, condensato in poche ore di prove scritte e orali sparse nel giro di una settimana. "Notte prima degli esami" cantava quello, prima che la maturità giunga a dettare le sue leggi, a imporre i suoi doveri. E voi professori di scuola, dove siete andati. Voi che dal primo giorno eravate belli pronti a farvi dissezionare da sguardi imberbi e impietosi, le zitelle inacidite e i supplenti giovani, i mezzi matti pieni di tic e quelli che parlavano d'altro invece che spiegare la loro materia, quelli arcigni e severi e quelli bizzarri ma che forse a qualcuno aprirono la mente. "Senza il prof Taldeitali io non sarei diventato ciò che sono, e lui chissà cosa è diventato...". Chissà se stanno sempre a lamentarsi coi loro alunni, dicendosi che ogni nuova generazione che passa sotto i loro occhiali appannati è sempre la peggiore, sempre la più sfaticata. Tutto quello che non so l'ho imparato a scuola, diceva il saggio. E tutto il resto mentre stavamo in classe e nel cortile, intorno alla cattedra o al cesso a fumare, nei pomeriggi chiusi in casa a ripassare o nelle gite come mandrie appena uscite dalle gabbie, seguendo con attenzione le lezioni o scrivendo disperati bigliettini d'amore. Ho visto un film qualche mese fa, "Immaturi", un nome un programma, in cui un gruppo di quasi quarantenni si trova forzatamente (ma entusiasticamente) obbligato a rimettersi sui libri di scuola a causa del kafkiano annullamento del diploma scolastico. "Il liceo, alla fin fine, è una delle istituzioni più solide di questa nostra nazione a volte un po' troppo liquida" &lt;a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;amp;ID_articolo=8387&amp;amp;ID_sezione&amp;amp;sezione" target="_blank"&gt;scriveva&lt;/a&gt; Massimiliano Panarari su La Stampa poco tempo fa. Poi passano gli anni e l'ultimo giorno che finisci un lavoro e fuori arriva l'estate potrebbe essere quasi come l'ultimo giorno di scuola, se non fosse che mancano i gavettoni all'uscita e la beata incoscienza del futuro.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-6844407761685175693?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6844407761685175693'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6844407761685175693'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/06/compagni-di-scuola.html' title='Compagni di scuola'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-PrmbfcLoYis/TfzjBBlcBFI/AAAAAAAAB_c/rhjfNTBd7h4/s72-c/633082828_1e165690f1_b.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4471038433833601987</id><published>2011-06-15T12:08:00.000+02:00</published><updated>2011-06-15T15:42:08.472+02:00</updated><title type='text'>I falsi del Male</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;I falsi del Male&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi che tutti s'accorgono delle parodie, sfoglio vecchie false prime pagine del male, bianchi e neri tipografati di fine anni Settanta, con colla e inchiostro, lettere sforbiciate e appiccicate. Si girava il paginone centrale e il giornale diventava un vero falso. L'edizione straordinaria di Repubblica cbe annuncia, all'indomani dei funerali di Moro: "Lo Stato si è estinto". Il Corriere dello Sport, in un estate di gol presi a tradimento: "Annullati i mondiali! Era vero: tutti drogati gli olandesi nella partita con gli azzurri". L'Unità, in un numero speciale da diffondere in ogni casa, nonostante i compromessi storici: "Berlinguer a Genova davanti a una folla gigantesca: Basta con la Dc!". Con tutta la retorica del caso: "Una imponente manifestazione di oltre 7 milioni di persone ha concluso un grandioso Festival dell'Unità. 14 cortei di massa, hanno sfilato per 28 ore: cronaca di una giornata memorabile". Un'edizione speciale del Popolo, quotidiano democristiano: "La Democrazia Cristiana si astiene dalla feroce competizione elettorale. Illuminata decisione del Consiglio Nazionale". La Stampa che annuncia: "Insurrezione operaia a Torino. Dopo l'ultima provocazione Fiat le masse hanno perso la loro proverbiale pazienza". Il Corriere della sera coi caratteri cubitali delle occasioni più storiche: "Da un'altra galassia hanno raggiunto la Terra". Di spalla l'editoriale di Umberto Eco a commentare lo sbarco alieno: "Il marziano assente. Quando dire è tacere". Il Giornale di Sicilia che annuncia il pentimento del sindaco Ciancimino: "Ecco nomi e cognomi di mandanti e killer degli ultimi delitti", poi sequestrato nelle edicole perché il procuratore era davvero spaventato che negli ambienti mafiosi si pensasse che qualcuno gli avesse sul serio raccontato qualcosa. E poi la memorabile serie di farlocche edizioni straordinarie, da Paese Sera in poi: "Arrestato Ugo Tognazzi, è il capo delle Brigate Rosse". Erano tutti falsi, o erano soltanto verità desiderate.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4471038433833601987?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4471038433833601987'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4471038433833601987'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/06/i-falsi-del-male.html' title='I falsi del Male'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-8202917977648459536</id><published>2011-06-14T16:05:00.004+02:00</published><updated>2011-06-15T15:44:05.759+02:00</updated><title type='text'>Risvegli referendari</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Risvegli referendari&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qua il vento cambia, i referendum passano anche se non pioveva e c’era il sole. Questa astratta opinione pubblica che &lt;a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&amp;ID_articolo=8853&amp;ID_sezione=&amp;sezione=" target="_blank"&gt;si risveglia&lt;/a&gt; e molla sberle, questo fantomatico quorum che &lt;a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/06/14/news/editoriale_mauro-17663373/?ref=HREA-1" target="_blank"&gt;spezza&lt;/a&gt; il flauto magico dell'incantatore nazionale, queste percentuali di votanti che guardavo ieri pomeriggio in tv, identiche al decimale per tutti e quattro i referendum, e pure quelle dei sì e dei no, sono qualcosa da analizzare, il segnale di un ciclo politico che si esaurisce, una rabbia e una speranza indefinite, senza leader e senza padri. E però hanno il volto concreto di milioni di persone, non i tribuni da prima serata e nemmeno i leader in maniche di camicia sui cartelloni, ma quelli che da anni mandano avanti comitati e associazioni e blog nei paesi, a parlare di bollette dell'acqua e della luce, quei cittadini che attraverso mille strade e mille ragioni, e ogni tanto perfino attraverso qualche partito, riprendono in mano l'interesse per la cosa pubblica, quei miei amici che &lt;a href="http://www.jonkind.com/2011/06/13/la-cultura-del-sodio-e-dello-iodio/" target="_blank"&gt;non sapevano&lt;/a&gt; come l’acqua arrivasse al loro rubinetto di casa e chi la gestisse, a quale costo, e adesso perlomeno lo sanno, quei giovani che non guardano i telegiornali di Fede e Minzolini ma se ne vanno in camera a mettere su Youtube e su Facebook le loro parodie, e poi spiegano come funziona coi referendum ai loro genitori, e quei padri e quelle madri che sentono esplodere la stanchezza, e cominciano a percepire che l'individualismo e la sregolatezza sono il sintomo della solitudine mentre i figli non trovano lavoro e scarseggiano i soldi per una vacanza. Perfino il problema di Berlusconi, che fino a ieri sembrava una montagna, ci appare solo un aspetto, un ostacolo tra tanti, forse neanche quello decisivo, in un passaggio d'epoca, insieme ai notabili chiusi nella stanze alla luce dei neon, e alle tende gialle e polverose di certi messaggi televisivi. &lt;a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=115V1D" target="_blank"&gt;C'è chi&lt;/a&gt; "non ha niente da perdere perché non aveva ancora cominciato a vincere".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-8202917977648459536?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8202917977648459536'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8202917977648459536'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/06/risvegli-referendari.html' title='Risvegli referendari'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-9052631898714663532</id><published>2011-06-12T23:56:00.002+02:00</published><updated>2011-06-14T03:16:21.115+02:00</updated><title type='text'>Eurogaga</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Eurogaga&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sera dopo nei giardinetti di piazza Vittorio, una via di mezzo tra una festa dell'Unità e un'edizione qualunque del Gay Village, tra stand di associazioni, sedie di plastica, tardone che ballano, famiglie di immigrati indiani con prole al seguito, ancora si commenta il gigantesco Europride gay-lesbo-bisex-transgender del giorno prima, e naturalmente la benedizione urbi et orbi dalla popstar american-planetaria del momento, col suo discorso retorico-sgangherato strapparoce. E certo qualcuno commenta che con quella parrucca in testa pareva Crozza travestito da Gigi Marzullo, e altri giustamente si lamentano che alle fine ha parlato meglio lei arrivata cinque minuti prima da New York che decine di capi e capetti del movimento politico, e non è una bella figura, e qualcuno ricorda di essersi molto emozionato, di avere persino cantato abbracciandosi al vicino di prato, e però certo quel ringraziamento al sindaco Alemanno, accolto da bordate di fischi, poteva pure risparmiarselo. "A' Lady Gaga, ma che te sei magnata er bignami de Martin Luther King?", così come raccolto da Maria Laura Rodotà sul Corriere, resta il commento più sinteticamente condiviso, anche se quel suo definirsi "figlia della diversità, come una della mia generazione" per molti appare del tutto normale. Normale come farsi una passeggiata al Pride, tra borghesi bohemien e drag stratosferiche molto intrigate dalla statua di Wojtyla davanti alla stazione Termini, mamme immigrate e liceali di periferia ufficialmente etero, turisti piacevolmente stupiti e signore anziane alla finestra. Nessuno crede che basti un pomeriggio post-shopping e pre-discoteca a farci ritrovare in un paese con chiese e governi più tolleranti e leggi più civili, però anche questi giorni di festoso orgoglio servono a molti. E' una festa il Pride, ed è questo il suo valore politico: un giorno di festa nel quale un popolo, che per 364 giorni all’anno è costretto a controllare le proprie manifestazioni e a dissimularsi in pubblico, per un giorno si impadronisce delle strade della città, per quello che è e che avrebbe diritto di essere sempre. Per qualcuno era la sua prima manifestazione, e gli è piaciuta. Sebbene fosse tutto molto pop e molto normale, quasi come tutte quelle coppie gay con il passeggino, che ormai attirano i fotografi ancora più delle solite transessuali nude. Born this way, appunto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-9052631898714663532?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/9052631898714663532'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/9052631898714663532'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/06/eurogaga.html' title='Eurogaga'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1361725149131243462</id><published>2011-06-10T12:22:00.002+02:00</published><updated>2011-06-10T13:26:17.629+02:00</updated><title type='text'>Sant'oro</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sant'oro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A me non è che stia tanto simpatico lui, e però sono qui che mi &lt;a href="http://www.ilpost.it/2011/06/10/la-chiusura-del-circo-santoro/" target="_blank"&gt;rivedo&lt;/a&gt;, a notte fonda, i pezzi dell'ultima puntata di Annozero su Youtube, tre minuti e qualcosa incastonati in una diretta che pareva ormai finita, con gli ospiti agitatissimi, il pubblico alle spalle in penombra che batteva le mani sovreccitato, e lui il conduttore Santoro Michele che non si teneva più, fuori dai gangheri, perdeva le staffe e urlava contro l'invadenza dei politici in Rai, al cospetto di politici di primissimo piano. Tre minuti e qualcosa che non cambieranno la storia: la Rai resterà sempre la Rai, i presidenti saranno dei prestanome sbiaditi, i politici come Castelli continueranno a occupare le poltrone dei talk show e a parlare di com'è bello il mercato, il canone sarà sempre più evaso e non sarà buono per pagarci nemmeno la tv dei ragazzi, e tutti quelli che avranno avuto a che fare anche solo per un paio di minuti, abbastanza da vicino, con il glorioso servizio pubblico radiotelevisivo, me compreso, capiranno inevitabilmente che - come disse Luca Bizzarri nella conferenza stampa di un ultimo Sanremo - Il problema della Rai è che ci sono persone estremamente capaci e pirla strepitosi, e si sa che dentro un meccanismo così complesso basta infilare un pirla e salta tutto. Ma quei tre minuti e spicci, quelli del "chi lo paga Minzolini?", quelli del "noi ci stiamo sul mercato, sono quelli piazzati da voi a essere incomprabili e invendibili", quelli del "ve ne dovete andare", be' sono qualcosa di così destabilizzante, sbracato, leggermente psicotico, da "uso personalistico eccetera eccetera", come si usava dire una volta, e però bellissimo. Con l'istinto e il controllo scenico di chi, una volta tanto da queste parti, sa fare il suo mestiere. Non so se come dice &lt;a href="http://mattiacarzaniga.wordpress.com/2011/06/10/«im-as-mad-as-hell»-o-anche-il-quinto-potere-di-michele-santoro/" target="_blank"&gt;lui&lt;/a&gt; bisogna citare il monologo di Finch in &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=q_qgVn-Op7Q" target="_blank"&gt;"Quinto potere"&lt;/a&gt; (perdipiù "in un paese in cui è da sempre considerato «un grande momento di televisione» un qualunque Fabrizio Frizzi che saluta da un qualunque Teatro delle Vittorie una qualunque fanfara dei bersaglieri"),  o come dice &lt;a href="http://www.guiasoncini.com/2011/06/10/candy-ass-broadcast-network/" target="_blank"&gt;lei&lt;/a&gt; rievocare un signore più recente nella prima e ultima stagione di quella serie che si chiamava &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=5zyOhZsvIzI" target="_blank"&gt;"Studio 60"&lt;/a&gt;, uno che "By that time, I will have been fired". Non so nemmeno se adesso Santoro se ne andrà a La7 senza aver spostato un solo voto a favore o contro Berlusconi ma in compenso portandosi dieto quella fascia di pubblico giovane e con alto potenziale di acquisto che ieri se lo guardava in massa, un pubblico appetibile dai pubblicitari e proprio dalle reti commerciali di Mediaset, e che difficilmente guarda la Rai. So che ieri ha fatto otto milioni e mezzo di audience e un picco del quarantatue per cento mentre si incazzava a favore di telecamera. E uno che conosco e che ci capisce molto di televisione ha appena detto che cacciarlo così "è la più grande zappa sui piedi che mai il Cav. si sia dato, altro che Ruby".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1361725149131243462?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1361725149131243462'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1361725149131243462'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/06/santoro.html' title='Sant&apos;oro'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7248852648252936371</id><published>2011-06-09T12:47:00.000+02:00</published><updated>2011-06-09T13:21:46.998+02:00</updated><title type='text'>Guardarsi negli occhi</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Guardarsi negli occhi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 403px; height: 265px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-z_Y0LJSx2oc/Te-C4QIZ4nI/AAAAAAAAB-4/0DvqCuTRpok/s1600/100215_chat_1_560.jpg" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;“Uscire per un appuntamento non è più quello che si usava una volta, eh?” chiede Michael Caine a Clive Owen in un film di pochi anni fa, I figli degli uomini. Un film di semi-fantascienza dall’aria molto realistica. No, uscire non è più come una volta. Sempre qualche tempo fa, il New York Times pubblicava una serie di sex diaries inviati dai lettori, con i racconti delle loro serate e dei loro incontri. A leggere questi diari sembravano tutti e tutte molto volubili: con l’asettica praticità di un sms, era comune fissare appuntamenti all’ultimo momento e all’ultimo momento annullarli, non appena compariva l’opzione di uscire con qualcuno di più desiderabile. L’intera città era un panorama di bidoni incrociati. Pure qui, se dobbiamo credere alle statistiche e siamo un po’ soli e malinconici, potremmo sapere dove andare a cercare la nostra anima gemella, magari su un sito di incontri dove compilare un test di psicometria, riempire tutte le caselle indicate - quanto sei alto, quanto pesi, qual è il tuo film preferito e quali sono i tuoi hobby -, versare un piccolo obolo di quarantaquattro dollari e novantanove centesimi al mese. Un mio amico mi fa vedere sul suo iPhone un'applicazione per smartphone che si chiama Grindr. Si vedono tanti quadratini con dentro facce di uomini e sotto indicazioni chilometriche. Foto e profili, abbinati alla geolocalizzazione: chiunque può vedere a quale distanza sei. La cosa è riservata a uomini gay, ma pare siano in preparazione ulteriori versioni, ormai di applicazioni ne vengono lanciate di continuo. Ovunque ti trovi, puoi dare un’occhiata e vedere chi sono gli altri iscritti più vicini: magari ce n’è uno a mezzo chilometro, magari qualcuno nella stessa pizzeria dove stai mangiando. Magari l’uomo della tua vita è sulla metro e vedrai la distanza accorciarsi sul display, cento metri, cinquanta, zero, per poi tornare a crescere, fino a sparire chissà dove. Ma visto che più spesso si cercano incontri veloci, l’applicazione ha una sua utilità. Consumismo sessuale? Ansia di mettersi sul mercato dei sentimenti? Ultima frontiera della dilagante application culture? Non lo so. Il fatto è che ci piace consumare ed essere consumati. Al centro del parco dell'EuroPride che sta in questi giorni a Piazza Vittorio, affollato anche di famiglie e abitanti del circostante quartiere multietnico, hanno messo una mostra che si chiama GayTech, su come la tecnologia e i social media hanno contribuito alla liberazione sessuale e sentimentale. Dunque, al centro della manifestazione sull'orgoglio in un paese arretrato: non una mostra sui diritti civili (ancora qui inesistenti, peraltro) ma una sul potere della tecnologia. Una prova che la comunità omo, nel bene o nel male, è all’avanguardia nella sociologia degli incontri. Il fatto è che tutti, omo e non omo, uomini e donne del XXI secolo, continuiamo a smaniare per metterci sul mercato delle individualità, qualcosa di più esteso della pura sfera economica. Un altro mio amico mi manda i primi scatti realizzati per un progetto fotografico dedicato a Chatroulette, il famoso sito dove ci si connette random in webcam con sconosciuti, uno dopo l'altro, come in una roulette infinita appunto, senza però né premi né punizioni. Nessuno dei due utenti connessi a caso sa chi sia l'altro, alcuni indossano maschere, moltissimi si masturbano, ci si guarda per un attimo, spesso senza parlarsi, poi si preme "next" e si passa avanti, in silenzio. Ogni tanto passano pubblicità per paranoici:  le pubblicità per paranoici che chiedono: Vuoi vedere se sei stato filmato nei tuoi momenti d’intimità? Vuoi vedere se c’è tua sorella, la tua fidanzata, tua moglie, tua figlia? Scatto foto a gente straniata, mi spiegava. Come ha scritto lo scrittore Marco Mancassola su Rolling Stone di qualche mese fa: "E' come una specie di grande sacrificio, no? Non avendo più divinità a cui sacrificare, siamo noi stessi a saltare, allegri e disperati, nel grande fuoco del mercato, del consumo, delle mille occasioni, dei duemila contatti, delle diecimila scopate effettive o sfiorate, del milione di contraddizioni, del miliardo di dati e di flussi. Qualsiasi cosa pur di non restare immobili, muti e soli" Lui proponeva di lanciare un’altra idea per sviluppatori di software: un’applicazione per guardarsi negli occhi. Guardarsi negli occhi è una cosa molto umana, nel senso che gli animali quasi mai lo fanno, anche se a dire il vero gli umani stessi lo fanno sempre meno. Del tipo, il Papi e Ruby si saranno mai guardati negli occhi? Del tipo, quando dopo una serata di bidoni e di uscite andate a vuoto ti risolvi a caricare una prostituta per strada, la guardi negli occhi?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7248852648252936371?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7248852648252936371'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7248852648252936371'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/06/guardarsi-negli-occhi.html' title='Guardarsi negli occhi'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-z_Y0LJSx2oc/Te-C4QIZ4nI/AAAAAAAAB-4/0DvqCuTRpok/s72-c/100215_chat_1_560.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1261383483885654119</id><published>2011-06-08T12:11:00.002+02:00</published><updated>2011-06-08T16:28:34.120+02:00</updated><title type='text'>Liberi e servi</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Liberi e servi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Seguo con interesse il solenne momento di autocritica dell'intellighenzia mediatica del Pdl, con Giuliano Ferrara che in un teatro di Roma riunisce la "grande assemblea dei servi liberi del Cav." (bravo! autoironico!). Mica male: praticamente una seduta di autocoscienza per gente senza coscienza, o che ce l'ha ma sepolta da vari strati di macchie e tessuto resistenti. E' che a un certo punto sarei voluto andare pure io lì sul palco del Capranica per esporre l'unico sintetico e possibile ragionamento sui destini del centrodestra e del Paese, sfidando insulti e urla di negazione e sconforto dall'arzilla platea: "Signori, non per cattiveria, ma prima o poi quello dovrà pure morire no?".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1261383483885654119?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1261383483885654119'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1261383483885654119'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/06/liberi-e-servi.html' title='Liberi e servi'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-9221980379611042086</id><published>2011-06-05T16:10:00.003+02:00</published><updated>2011-06-05T17:24:08.462+02:00</updated><title type='text'>Esposizione Universale Roma</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Esposizione Universale Roma&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 384px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-Oyzzg4dFirE/TeuIpeQAzJI/AAAAAAAAB-s/xKyRip5BNYE/s1600/eur2.jpg" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;La strada verso l'Eur prevede che i vagoni della metropolitana salgano in superficie all'altezza della Magliana, lasciando intravedere il leggendario struggimento dell'edilizia popolare circondata dal mare giallo-verde di erbe selvatiche. Più in là, oltre il cerchio estremo della città, i non-luoghi, prati finti dei centri congressi solcati da hostess precarie, le astronavi delle ikea e dei warner village, gli aeroporti e i fast-food. Antesignano dei non-luoghi è l'Esposizione Universale Roma, acronimo prebellico di Eur. Cammino sotto un sole incerto di primavera, l'aria è quella dolce e inquinata che da il malditesta, mi guardo intorno. Osservo il profilo angolare del Colosseo quadrato che si staglia all'orizzonte, pura metafisica da asporto. La prima pietra del quartiere era stata posata per l'esposizione universale in salsa littoria che avrebbe dovuto celebrare il ventennale della nera marcia e che invece, causa guerra, non ha mai avuto luogo. Tutto questo accresce il suo fascino. Un'immane vuotezza sorregge i viali, le piazze, gli archi, le sale congressi, i portici, i colonnati e tutto si fonda sul buco nero di un appuntamento mancato. Dai curvoni laterali si arriva alla scenografia più sommessa e borghese, ma complice dell'altra, quella delle villette benestanti con giardino, delle case eleganti, delle palazzine borghesi. Cammino e guardo, mi viene da pensare che tutto questo quartiere sia stato fatto per camminare e per guardare, come se queste attività permettessero di passare indenni tra le illusioni della storia. La retorica di regime si sovrappone a quella dei colletti bianchi di cui l'Eur è diventato l'anonimo habitat. Gettando luci e ombre su entrambi gli scenari. Sui sei-per-tre pubblicitari di biancheria intima della Cristoforo Colombo modelle e modelli che sembrano pupazzi enormi di plastica, nessuna gigantesca Anita Ekberg scenderà dal suo cartellone a inseguirmi per le strade del quartiere, come con il terrorizzato Peppino De Filippo in quel vecchio mediometraggio di Fellini, "Le tentazioni del dottor Antonio" nel film a episodi "Boccaccio 70", con in sottofondo l'ossessivo jingle pubblicitario cantato da un coro di voci bianche, "bevete più latte, buon latte italiano, il latte fa bene, a tutte le età!". Mi volto: il bianco dei marmi dei palazzi dell'Inps e dell'Ina forma una retta accecante fino al dirimpettaio Palazzo dei Congressi. Giro intorno al Palazzo della Civiltà e del Lavoro, quasi a cercare il rovescio delle facciate così fiere: cartoni, giornali bruciati, chiazze dense e appiccicose denunciano i rifugi notturni dei barboni. Un distinto cinquantenne orina sull'ultimo pilastro. Mi guarda, sono imbarazzato, dirotto lo sguardo sulla vuota allegoria di una statua. Più in là, tra nuvole in vetro-acciaio di archistar in costruzione e torri d'amianto ministeriali in demolizione, sotto l'obelisco, un mostro di pietra accenna a uscire dall'aiuola, a risorgere da chissà quale sepoltura, ha già fuori un braccio e una gambe, una mano e un piede, un' orrida testa da orco. Pare che alluda al risveglio della libertà, che lo abbiano piazzato lì nel ventennale della caduta del Muro di Berlino per farci meditare politicamente. In realtà la gente nel traffico sghignazza passando attorno alla rotatoria. Compresi quelli che dopo il tramonto vanno veloce e puntano dritto al circuito mercenario della Colombo e della strade limitrofe, macinando chilometri da un crocicchio di femmine a un altro, contrattando il prezzo solo per parlare un minuto con una donna disponibile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-9221980379611042086?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/9221980379611042086'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/9221980379611042086'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/06/esposizione-universale-roma.html' title='Esposizione Universale Roma'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-Oyzzg4dFirE/TeuIpeQAzJI/AAAAAAAAB-s/xKyRip5BNYE/s72-c/eur2.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7548928540498240213</id><published>2011-06-03T16:53:00.002+02:00</published><updated>2011-06-05T17:22:18.426+02:00</updated><title type='text'>Acqua, nucleare, legittimo impedimento</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Acqua, nucleare, legittimo impedimento&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voterei Sì per togliere di mezzo la legge che privatizza l'acqua pubblica, e poi mi accerterò che l'acqua non ha forma e ogni volta prende la forma del contenitore in cui è versata, e dunque sarà impotabile e corrotta anche se in mano agli amministratori dei comuni e delle province. Voterei Sì per scacciare via ogni ipotesi di energia nucleare in Italia, e poi mi farei installare per sicurezza una barretta di plutonio nella caldaia se l'inverno prossimi i libici e i russi mi tagliassero il gas. Voterei Sì per eliminare l'ingiusta legge del legittimo impedimento in tribunale del presidente del consiglio dei ministri e dei ministri, così da immaginarmi come sarebbe la storia di questo Paese se nessuno avesse mai incontrato quel diavolo tentatore di Silvio Berlusconi sul proprio cammino e rispondermi poi che sarebbe uguale, perché quando cadono i legittimi impedimenti restano comunque in piedi gli alibi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7548928540498240213?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7548928540498240213'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7548928540498240213'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/06/acqua-nucleare-legittimo-impedimento.html' title='Acqua, nucleare, legittimo impedimento'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-3159752356218509506</id><published>2011-06-01T12:03:00.003+02:00</published><updated>2011-06-03T13:32:53.752+02:00</updated><title type='text'>Telefoni a manovella</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Telefoni a manovella&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 398px; height: 196px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-aKtiO9zXTTY/TejGGxntRHI/AAAAAAAAB-k/kYuuc51HSCk/s1600/vecchio_telefono.jpg" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Ho infilato il dito nel disco rotante di un vecchio telefono bigrigio della Sip. Solo la casa abbandonata di una vecchia zia poteva riservarmi una tale sottovalutata soddisfazione. Epifania di un oggetto in via di estinzione. Divorato, consumato da predatori più potenti. Vecchi telefoni fissi cannibalizzati da un'invasione di agili telefonini cellulari. In Italia di cellulari ce ne sono circa 70 milioni, mentre gli apparecchi fissi sulle scrivanie sono 28 milioni. Dimenticati, come insetti in letargo. Come dinosauri accasciati in un angolo del corridoio. Suonano ogni tanto, negli uffici, e si sobbalza dal terrore. Si risvegliano talvolta nelle case, all'ora di cena, è non può che essere un'invandente pubblciità o qualche anziana nonna. Era bello il telefono a rotella, prima ancora che, al tramonto, venisse rimpiazzato da quelli bianchi e neri coi tasti quadrati, con gli asterischi e i cancelletti ad annunciarci un mondo ancora ignoto. Telefonare era un arcipelago, a ripensarci. Capitava ancora di sbagliare numero o che ti telefonasse qualcuno che cercava qualcun'altro, perché i numeri bisognava fari a mano, e ogni volta ricominciare daccapo. Non sapevi mai chi era. Adesso dai un'occhiata al display e predisponi la risposta, oppure rifiuti la chiamata. L'anonimato aiutava gli scherzi e diluiva le attese. Ci si dava appuntamento a un data ora, che si stava a casa o in ufficio, con la cornetta sottomano. Telefonavi agli amici e ogni volta eri costretto a entrare nel loro mondo inesplorato di suoni e di stanze. "Pronto, buongiorno signora, c'è Riccardo?". E nell'attesa che la madre chiamasse Riccardo e Riccardo arrivasse all'apparecchio tu ascoltavi il suono di casa sua, il rumore di stoviglia, un televisore accesso, una risata in sottofondo, a volte l'eco di un litigio. In un mobile accanto ritrovo anche un paio di vecchi elenchi telefonici, con le le loro pagine di carta fina, attaccate una all'altra, e cataste di nomi e di numeri, indirizzi e località in corpo 10. Me le ricordo che mi aspettavano impilate nell'androne in un imprecisato giorno di primavera, al ritorno da scuola, e mi ricordo com'ero contento di portarle dentro casa. Mi sembrava di trasportare la mia città e la mia provincia. Oggi Facebook e i cellulari misurano spostamenti e reti di relazioni, e non raccontano più a chi apparteniamo. Chissà dove sono finiti tutti quei numeri che non rispondono più o che hanno imparato a farsi trovare ovunque senza dirti dove sono. Dove sono andate e tutte le voci e parole dette al telefono?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-3159752356218509506?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3159752356218509506'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3159752356218509506'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/06/telefoni-manovella.html' title='Telefoni a manovella'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-aKtiO9zXTTY/TejGGxntRHI/AAAAAAAAB-k/kYuuc51HSCk/s72-c/vecchio_telefono.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-5204975589617679837</id><published>2011-05-31T20:26:00.002+02:00</published><updated>2011-05-31T22:46:07.026+02:00</updated><title type='text'>Vincere ogni tanto</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Vincere ogni tanto&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tanto lo sappiamo che non saranno un paio di elezioni vinte o perse a cambiare questo paese o queste vite. E certo non pensiamo che la maggioranza della gente abbia perso il cervello perchè ha votato a sinistra, ma nemmeno penseremo che lo abbia ritrovato perchè ha votato a sinistra. A certa gente gli dai un assegno in bianco e poi ti ritrovi in mano una cambiale in bianco. Non daremo mai Berlusconi per finito finché non è finito. Ci ricordiamo che il Pd è ancora un pasticcio e coi suoi candidati non sarebbe cambiato niente. Ci prepariamo a criticare i nuovi sindaci appena ce ne daranno motivo. E però, per una volta, tifo e festeggio, per Napoli e per Milano e per città dove nemmeno abito, perché basta, perché tutto questo deve finire, e che almeno per una volta non ci si debba affidare per forza alla biologia, ai tribunali, alle puttane e alle puttanate, ma finalmente a una bella manciata di schede infilate nelle urne elettorali. Chissà se Vecchioni canta ancora: “Vincere significa accettare”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-5204975589617679837?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5204975589617679837'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5204975589617679837'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/vincere-ogni-tanto.html' title='Vincere ogni tanto'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1529040275536401245</id><published>2011-05-30T08:00:00.002+02:00</published><updated>2011-06-06T12:37:22.852+02:00</updated><title type='text'>Alfredini</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Alfredini&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella puntata di ieri sera di &lt;a href="http://www.cosmo.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-a06fe66e-2d01-4c6a-814d-1f3cd7521ad6.html" target="_blank"&gt;Cosmo&lt;/a&gt; il ritorno &lt;a href="http://ludik.blogspot.com/2008/06/il-paese-nel-pozzo.html"&gt;a Vermicino&lt;/a&gt; trent'anni dopo. Il dramma del piccolo Alfredino caduto in un pozzo, quello che ancora oggi tutti ricordano per averlo visto in televisione. Senso di claustrofobia nel preparare la puntata, nel ripensare al paese delle verità sepolte in fondo al pozzo, come un bambino in un pomeriggio di inizio estate. Occhi lucidi in montaggio, Alfredino è il groppo in gola dell'Italia moderna. Una tragedia diventata spettacolo. "Eppure - ammonisce la conduttrice nel finale - se non ci fosse stato il sacrificio di Alfredino, di fronte agli occhi di milioni di persone, oggi in Italia ci sarebbe la Protezione Civile? E quante buche in più sarebbero ancora aperte? Forse il problema non è quello di essere meno informati, ma essere informati meglio". Qualcuno &lt;a href="http://www.ibs.it/code/9788820043018/gamba-massimo/vermicino-italia-nel.html" target="_blank"&gt;ricorda&lt;/a&gt; "L'asso nella manica", un film capolavoro di Billy Wilder girato trent'anni prima ancora, in America. La storia di un uomo che rimane intrappolato in una miniera. Kirk Douglas, che veste i panni di Charles Tatum, un giornalista cinico e ambizioso, prima organizza i soccorsi, poi fa di tutto per ritardarne l'opera, in modo da sfruttare il clamore da lui stesso creato intorno alla notizia. Nel frattempo, ai margini della miniera si raduna un'immensa folla che da vita spontaneamente a una grande kermesse, dove la tragedia di un uomo che muore si trasforma in un macabro spettacolo. C'è una scena in cui il navigato Tatum parla con il giovane praticante che lo accompagna. "Un uomo è peggio che un centinaio, non te l'hanno insegnato?" dice il vecchio giornalista. "Insegnato cosa?" risponde il ragazzo. "La reazione del pubblico. Tu compri un giornale e leggi della morte di cento uomini, o di cinquecento, o di un milione, come nelle carestie in Cina. Tu leggi, ma resti indifferente. Un uomo solo è diverso. Vuoi sapere tutto di lui. Questa è la reazione del pubblico. Un uomo solo e il pericolo, funziona così".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1529040275536401245?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1529040275536401245'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1529040275536401245'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/alfredini.html' title='Alfredini'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-2048693444550434315</id><published>2011-05-29T23:03:00.005+02:00</published><updated>2011-05-31T01:37:48.165+02:00</updated><title type='text'>Frecce e bandiere</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Frecce e bandiere&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 401px; height: 197px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-dQShC-B9ZIY/TeQjKAaOLCI/AAAAAAAAB-Y/vWoZrBfIGEc/s1600/frecce.jpg" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Osservo un solitario tricolore appeso a un balcone di Gaeta quando mi vedo spuntare alle spalle il mio amico &lt;a href="http://www.ludik.it/html/gaeta210709.htm" target="_blank"&gt;Antonio Ciano&lt;/a&gt;, con quella faccia da pirata della filibusta e tutto il suo carico di pallettoni tardo-comunisti, post-borbonici e anti-berlusconiani, e mi dice: "Bello, eh?". Ma che, faccio io. Il tricolore, dice lui. Ma come, mo' ti piace il tricolore? Sì, ma quello repubblicano però. Valla a capire questa annata amara di centocinquantenari, A Gaeta non si capisce a chi dare retta. La giunta civico-borbonica-piddina perde le bandiere blu per le spiagge e innalza le bandiere rosse alle finestre, manco avesse vinto Pisapia pure quaggiù, c'è chi dice siano un rosso sangue in onore del santo patrono, e chi dice che si tratta chiaramente di un rosso duosiciliano. Che ci vuoi fare - mi spiega - noi festeggiamo il 2 giugno che è la festa della Repubblica, ma pure il 2 giugno che è il nostro giorno dei santi patroni. Amen. Ed è pure il compleanno di mio figlio. Alè. Ciano dice che un po' si è scocciato di fare l'assessore, l'impegno è tanto e le delusioni pure, lui va in giro con la macchina e la telecamerina a riprendere i lavori in corso dei marciapiedi strada per strada, "sto' sindaco parente tuo non riesce a fare un'opera pubblica che sia più alta di venticinque centimetri" lo sfottono i disfattisti, lui si consola col suo Partito del Sud che apre sezioni ovunque, se l'è raccolto pure Giggino "Manetta" De Magistris a Napoli, magari vince e se ne va a fare l'assessore al Vomero. Qua a Gaeta lo attaccano da destra e da sinistra accusandolo di essere troppo borbonico, e lo attaccano pure i borbonici duri e puri accusandolo di essere una specie di collaborazionista con lo Stato usurpatore. Poi dice che uno si butta sul caro vecchio tricolore. "Ma tu lo sapevi - mi dice - che durante l'assedio del 1861 le truppe borboniche qui hanno combattuto impugnando il tricolore italiano con dentro il simbolo della casa reale spagnola?". Sarà intanto per tutta quest'aria generale di inconcludenza che uno alla fine si butta sulle bandiere, quelle blu, quelle rosse, quelle tricolori, quelle bianche. E' tutto un mettere vessilli, un affannato tentativo di lasciare un segno, di imprimere un simbolo che non scompaia come tutto il resto, come lacrime nella pioggia. E mentre cianciamo di queste cose inutili quasi non mi accorgo del ragazzo che accanto a noi fa quel movimento, alza le spalle e gira la testa verso l'alto. Il ragazzo stringe gli occhi, il lastricato chiaro riflette la luce del sole a picco. E poi l'acrobazia improvvisa degli aerei e dei loro sbuffi di fumo colorati. Belle, eh? E restiamo muti a chiederci se quelle Frecce Tricolori appena passate sulle nostre teste sono solo un gioco di destrezza e di ardimento circense, oppure lo scrigno di qualche valore, l'orgoglio dell'arma nazionale tanto vilipesa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-2048693444550434315?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2048693444550434315'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2048693444550434315'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/frecce-e-bandiere.html' title='Frecce e bandiere'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-dQShC-B9ZIY/TeQjKAaOLCI/AAAAAAAAB-Y/vWoZrBfIGEc/s72-c/frecce.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-2091206883285615017</id><published>2011-05-27T14:03:00.002+02:00</published><updated>2011-05-27T15:02:08.739+02:00</updated><title type='text'>Balotta</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Balotta&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siamo in ballottaggio, balliamo, smettiamo di morire per un attimo, accarezzando un ultimo tango milanese. La primavera e il Viagra intanto, fuori da qui, provocano danni notevoli ai rapporti fra il Vecchio e il Nuovo continente, alla stabilità economica e alla tranquillità delle cameriere. Cerchiamo allora di darci una calmata, almeno per non metterci nei guai, per non sentirci in dovere di competere con i potenti della terra sul piano delle fissazioni pericolose. Ondate levantine di indignazione minacciano di conquistare le piazze italiane, pure gli spagnoli minacciano di volere insegnarci a ribellare, ma come dice il mio amico Dino già è fastidiosa la convinzione che hanno di sapere giocare meglio a pallone. Cerchiamo una canzone o una notizia in grado finalmente di riscattare dall'apparente inutilità di tante passeggiate in centro, dalle uscite di casa senza motivo apparente, dalle riunioni saltate, dall'annosa questione del viaggiare e dell'arrivare, da tutti quei film in cui la trama è meglio dell'esito.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-2091206883285615017?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2091206883285615017'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2091206883285615017'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/balotta.html' title='Balotta'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7026135113705500783</id><published>2011-05-26T10:53:00.000+02:00</published><updated>2011-05-26T11:21:58.788+02:00</updated><title type='text'>Vecchie lezioni americane</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Vecchie lezioni americane&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La leggerezza è una conquista. Ogni tanto riprendo in mano le Lezioni Americane di Italo Calvino. Lo faccio per assestare il baricentro, per ritrovare il peso e la densità delle cose, quelle giusta per non affondare. Sfoglio i capitoli: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, consistenza. Apro una pagina a caso e leggo: “Chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, di informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario di oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”. Lui le scrisse a metà degli anni Ottanta pensando al millennio che arrivava, e come tanti fu fregato dal futuro: perché oggi che ci siamo dentro in pieno a quel millennio, le idee, le "proposte” di Calvino sembrano tanto sagge ma forse rese polverose dal tempo sciatto e svagato. Però poi come fai a non amare uno che scrive “la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca“?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7026135113705500783?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7026135113705500783'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7026135113705500783'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/vecchie-lezioni-americane.html' title='Vecchie lezioni americane'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4872360974694990546</id><published>2011-05-25T00:57:00.003+02:00</published><updated>2011-05-25T01:08:49.258+02:00</updated><title type='text'>Ladolescenza</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ladolescenza&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggendo &lt;a href="http://www.ilpost.it/2011/04/12/ladolescenza-libro-makkox/" target="_blank"&gt;"Ladolescenza"&lt;/a&gt; di Makkox. Linfanzia e Ladolescenza - così, tutti attaccati - non sono mica solo età o fasi della vita, sono altri luoghi, dove non si tornerà più, o altre forme, come il bozzo di una farfalla. Generalmente si sopravvive morti, o gravemente adulti. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Ho avuto una bella infanzia, ripeto. Ora, oggi, la mia maturità non mi sembra all’altezza, non è questione di nostalgia. Di certo, potendo scegliere, non avrei preferito accadesse l’inverso. Se succede al contrario non puoi mai più arrenderti completamente alla meraviglia. Un’infanzia felice è un premio di lotteria, adesso lo so. Ti fa sopravvivere qualcosa dentro che non si pietrifica mai. Può essere anche una dannazione, in un certo senso. Ti resta per sempre un punto debole, vulnerabile, lì nel centro"&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4872360974694990546?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4872360974694990546'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4872360974694990546'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/ladolescenza.html' title='Ladolescenza'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-5260962767526805209</id><published>2011-05-24T08:30:00.005+02:00</published><updated>2011-05-24T15:21:15.514+02:00</updated><title type='text'>I confini del sessantasette</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;I confini del sessantasette&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 396px; height: 278px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-PDJfKqbDtco/TduwJX3gMfI/AAAAAAAAB-Q/9hfXKjcBCRA/s1600/111932436.jpg" alt="titolo" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Questo me l'hanno raccontato tutti quelli che ci sono stati, in Israele, ed è una cosa di cui non ti accorgi nei telegiornali o negli editoriali: è un paese incredibilmente piccolo. Se ne percorri i confini, dopo circa mille chilometri, ti ritrovi al punto di partenza. Anche chi è stato almeno una volta nella Striscia di Gaza mi ha raccontato la stessa cosa, e cioè che è davvero una striscia, lunga più o meno 50 chilometri, e larga circa 8, grande come la riviera romagnola dalle spiagge fino alle prime discoteche in collina. Per questo, mi hanno spiegato, lì in mezzo non è la guerra. E' qualcosa di più, per il soffocante odio di vicinato, e di meno, per la sproporzione delle forze. Non è una guerra fatta soltanto di combattimenti e attentati. E' fatta di espropriazioni di terra e acqua, di insediamenti di popolazione, di demolizioni e di recinzioni. Intanto ora leggo dei confini da cui ripartire, ipotesi abbastanza vane di piani di pace, israeliani e palestinesi in cagnesco, secondo Obama bisogna ricominciare dai territori del '67, che poi sarebbero quelli del '48, assai prima dell'intifada degli '80, e dell'occasione mancata del 2000. "Se fosse una partita di calcio - &lt;a href="http://www.ilpost.it/2011/05/20/cosa-sono-i-confini-del-1967/" target="_blank"&gt;spiega&lt;/a&gt; il Post - come talvolta sembra a guardare le relative “tifoserie”, si potrebbe dire che i palestinesi hanno perso tre guerre (‘48, ‘67, e seconda Intifada) e ne hanno pareggiate tre (’56, ’73, e prima Intifada)". Nel mondo non sono mancati scontri più grandi e più violenti di quello in corso in Medio Oriente. Ma c'è una cosa che rende questo conflitto speciale e terribile: il fatto è che a combattersi sono due popoli che si ritengono tutti e due, e probabilmente anche con qualche ragione, le più grandi vittime della storia. E' come se non ci si combatte solo per un pezzo di terra o un confine da spostare ma anche per aggiudicarsi il titolo di "vittima delle vittime". Gli israeliani si portano addosso i segni delle persecuzioni, dai ghetti ebraici fino alla Shoah e ai pogrom. E anche i palestinesi possono vantare un'impressionante serie di persecuzioni subite, prima dalle altre nazioni arabe e poi dall'occupazione israeliana. Il problema è che per vincere l'ambito titolo di "vittima delle vittime" non basta esibire le proprie disgrazie, ma ciascuna delle parti deve ignorare e minimizzare le sofferenze dell'altra. Ogni riconoscimento dell'altrui sofferenza minaccerebbe infatti il proprio primato di vittima. Nei dibattiti televisivi come nelle memorie personali emergono soltanto le proprie ferite. Le tristi scene di vecchi e donne palestinesi quotidianamente umiliati ai posti di blocco non fanno parte della memoria israeliana. Le vittime israeliane del terrorismo e gli attacchi dei paesi arabi restano fuori dalla memoria palestinese. I momenti di speranza (pochi) si sono alternati a recrudescenze (tante) dell’odio e della violenza. I ripetuti fallimenti dei processi di pace sono attribuiti ora agli uni ora agli altri, e a quelli che "non hanno mai perso occasione di perdere un'occasione". Come disse una volta il presidente israeliano Peres "non è che non ci sia luce in fondo al tunnel, è proprio che non troviamo il tunnel". Ci vuole coraggio, ripetono i saggi. Forse perché il coraggio necessario per perseguire la pace non è quello che si mostra sui campi di battaglia. E' di tipo diverso. E il coraggio di lasciarsi alla spalle la memoria delle vittime e scoprirne una nuova, più empatica, più umana, più liberata. Una memoria che aiuti a riconoscere le sofferenze altrui e dunque disposta al compromesso, alla coabitazione se necessario. Sarebbe la capacità di guardare al futuro, non solo al domani ma al dopodomani. Pare facile. Non è che uno può entrare nella testa di chi è da quarant'anni carcerato o carceriere; non è che bisogna avere per forza pronti i piani per salvare il mondo. Se io fossi un palestinese sarei un pazzo fanatico, se fossi un israeliano sarei fermo a un posto di blocco e vorrei far partire un colpo. Non per merito mio sono nato in un altro Paese, così aspetto che tutto questo passi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-5260962767526805209?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5260962767526805209'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5260962767526805209'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/i-confini-del-sessantasette.html' title='I confini del sessantasette'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-PDJfKqbDtco/TduwJX3gMfI/AAAAAAAAB-Q/9hfXKjcBCRA/s72-c/111932436.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1399111487264712138</id><published>2011-05-23T00:08:00.003+02:00</published><updated>2011-05-23T00:16:09.893+02:00</updated><title type='text'>Diete</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Diete&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Preparando la puntata di &lt;a href="http://www.cosmo.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-2e97574c-2fca-4283-81e8-c34c8e11765f.html" target="_blank"&gt;Cosmo&lt;/a&gt; sul cibo, tra fame e obesità, tra vecchie e nuove diete, a qualcuno è venuta in mente quella vecchia battuta di Woody Allen sul latte e sulla carne che ora fanno male, come tutto quello che invece faceva bene prima: il sole, il latte, la carne, l'università... Ma un giorno, lo so, si avvererà l'altra sa sua profezia, quando ci svelava che fra duecento anni finalmente si saprà con certezza che la verdura fa male, e la frutta fa peggio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1399111487264712138?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1399111487264712138'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1399111487264712138'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/diete.html' title='Diete'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-3926104261997475114</id><published>2011-05-21T12:11:00.000+02:00</published><updated>2011-05-21T13:29:39.478+02:00</updated><title type='text'>Prospettiva Franco</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Prospettiva Franco&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certe volte mi può salvare solo l'ascolto di un disco di Franco Battiato. Qualcosa che ha a che fare sicuramente con l'emanciparmi dall’incubo delle passioni, cercare l’uno al di sopra del bene e del male, essere un immagine divina di questa realtà, o perlomeno con l'indossare degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero. Lo metto su e d'improvviso mi viene voglia di indossare qualcosa che non sia un pigiama, cominciare a mangiare biologico, dedicarmi a meditazioni rigorosamente orientali, diventare vegetariano e dormire meglio come fa lui, guardare il panorama con espressione assorta, intravedendo segnali di vita nei cortili e nelle case all'imbrunire, e imparare qualche lingua straniera, ma non l'inglese che tanto quando verrà il giorno della fine certo non mi servirà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-3926104261997475114?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3926104261997475114'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3926104261997475114'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/prospettiva-franco.html' title='Prospettiva Franco'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1142143692637816602</id><published>2011-05-20T16:48:00.008+02:00</published><updated>2011-05-21T13:30:31.043+02:00</updated><title type='text'>Il mistero della pantera gaetana</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il mistero della pantera gaetana&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 381px; height: 264px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-f_UoAFjMDOw/TdaN8mglrQI/AAAAAAAAB-I/1IptMmmu_GU/s1600/pantera5.jpg" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;La pantera sarebbe arrivata al tramonto. Sarebbe sbucata fuori da un'aiuola, tra le vecchie giostre e il parcometro. Sfuggente e spaventosa avrebbe fatto la sua apparizione nella piazza del paesone gaetano, tra il municipio e il corso. Di soppiatto avrebbe assalito le tavolate e gli stand, divorando in un attimo tutte le tielle possibili e immaginabili, quelle di polipi e pure quelle di scarola, senza pagare e senza dire grazie, e facendo fuggire col sangue gelato nelle vene tutti i presenti alla festa della tiella, il sindaco in testa seguito da un corteo di massaie urlanti, il parroco ancora col boccone in gola e i turisti capitati lì per sbaglio, e dileguandosi infine nei vicoli del borgo. Eccolo l'apice, il culmine, il redde rationem, e già lo immaginavo come la scena di un film di Romero. Invece all'improvviso leggo la notizia che interrompe visioni e congetture: &lt;a href="http://www.telefree.it/news.php?op=view&amp;amp;id=90165" target="_blank"&gt;catturata la pantera di Gaeta&lt;/a&gt;. L'hanno presa. Mi lascio assalire da un misto di sollievo e delusione. Erano cinque giorni che le notizie della pantera gaetana si susseguivano su siti internet e giornali, una serie di avvistamenti - lo stesso termine che viene usato dagli ufologi - di un felino maculato che è penetrato in questa stordita primavera di provincia. La pantera, raccontavano i giornali, se ne va in giro attraverso la topografia locale, tra sterpaglie e immondizie, terreni agricoli in disuso, aree industriali abbandonate, una linea ferroviaria dismessa. Si sono consultati naturalisti, esperti, veterinari, agenti della Forestale, sono stati avvisati quelli del circo da dove però nessuno era fuggito e si sono fatte congetture su eventuali possessori di animali esotici, infine a stilare la segnalazione decisiva pare sia stato il vicesindaco, che appunto di professione fa il veterinario. Nessuno sapeva se e come la pantera si nutrisse, o perlomeno nessuno ha notato pollai divelti o capretti sbranati. Volanti della polizia accorrevano sui luoghi degli avvistamenti per intercettare a loro volta l'animale, per prenderne atto, censirlo, per quanto possibile arrestarlo. Ora che - ho letto - è stata catturata però vorrei una prova. Vada Lazio Tv a intervistarla, vada il sindaco Raimondi a darle una medaglia, vada il pasticciere Stenta a offrirle una delle sue palle ciotte di cioccolato. E' pure vero che gli avvistamenti di pantere e simili sono una categoria a parte delle bufale mediatiche e delle leggende metropolitane. Organismi felinoidi non identificati, li chiama Paolo Attivissimo, esperto smontatore di bufale sul suo blog. Fu lui a notare che un video diffuso dai telegiornali sulla presunta pantera che si aggirava mesi fa per Palermo riprendeva in realtà un gatto nero seduto sulla balaustra di un balcone. "E gridare aiuto aiuto è scappato il leone, e vedere di nascosto l'effetto che fa!" cantava Jannacci tanti anni fa, e in effetti quel grido allora surreale e situazionista è oggi diventato un avviso ricorrente: svaniscono le tigri dei circhi di passaggio, pitoni e boa dagli appartamenti di gente scriteriata, e ogni tanto intercettiamo pantere che appaiono e scompaiono. Pantere vere, non come le pantere di inizio anni Novanta, quelle che battezzavano i movimenti studenteschi dell'epoca, pure quelle però ispirate a un felino vero, avvistato a Roma nel Natale del 1989, pare nel mezzo di via Nomentana, mica solo alle violente Black Panthers americane. La specifica morfologia della pantera, così come la sua natura - il carattere predatorio, l'agilità, l'attitudine mimetica, la sua capacità di esistere sul crinale tra presenza e assenza, tra percezione oggettiva e miraggio, sempre comunicando un senso di indecifrabilità e di mancanza - sono dunque la sintesi di qualcosa di intensamente selvatico. La pantera così si è infilata nei pigri pensieri dei gaetani, più simile a un presentimento - un timore?, una speranza? - che a una bestia da identificare. C'è chi sostiene di averla inquadrata col telefonino, - "la vedi, quella macchia scura?" - passando dalla Flacca , c'è chi l'ha intravista nelle nuove case delle cooperative appena costruite e chi dice che era tutta bianca ma poi si è macchiata passando dalle parti del pontile petroli, c'è chi l'ha incolpata della mancata bandiera blu e chi ha proposto di rinchiuderla nella vecchia vetreria. Voci, ipotesi, chiacchiericci. Una signora ha raccontato di essere scesa la sera a buttare l'immondizia e di essersela trovata davanti. Chissà se in quel momento gli occhi gialli dell'animale hanno ricambiato lo sguardo allibito dell'umana donna. La pantera, intanto, si aggirava in tutti gli spazi vuoti del territorio gaetano, sui terreni delle promesse non mantenute, sui luoghi ai margini della città. Tra case abusive e in costruzione, zone petrolifere da bonificare e vecchie ferrovie da riattivare, aree edificabili e consorzi falliti. L'epifania del temibile felino, in una comunità di disillusi e abituati a tutto, sembra voler richiamare una vitalità perduta, la nostalgia di un coraggio mai provato. Difatti, verso sera, arriva l'altra notizia: la Guardia Forestale &lt;a href="http://www.telefree.it/news.php?op=view&amp;id=90190" target="_blank"&gt;smentisce&lt;/a&gt; di aver catturato alcuna pantera nei dintorni di Gaeta. Ci penso ancora - alla pantera ancora vagante - mentre ritorno dopo settimane di assenza e mi accorgo di osservare le collina di Monte Orlando, e insieme le alture più brulle che dal mare degradano verso le periferie cittadine, nell'attesa di scorgere anche io un frammento ferino. Un muso, una zampa, una macchia. Trascorro minuti interi a osservare rocce e dirupi, radure e cespugli, a domandare allo spazio una visione. Non vedo niente, non merito il fantasma.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1142143692637816602?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1142143692637816602'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1142143692637816602'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/il-mistero-della-pantera-gaetana.html' title='Il mistero della pantera gaetana'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-f_UoAFjMDOw/TdaN8mglrQI/AAAAAAAAB-I/1IptMmmu_GU/s72-c/pantera5.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-5072561623369104084</id><published>2011-05-19T16:58:00.003+02:00</published><updated>2011-05-31T01:53:41.194+02:00</updated><title type='text'>Preti e orchi</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Preti e orchi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un prete indiavolato, che bestemmiava dio e violentava i minorenni, assumeva droga e ostentava furfanteria, palpava chierichetti e ordinava prostituti, venite parvolus. Nel suo paesino ligure lo chiamavano "il prete della notte", perché a quanto pare tutti sapevano, tranne gli altri parroci, tranne i vescovi, tranne i comandanti in Vaticano. E in effetti non viene in mente un solo prete pedofilo che sia stato denunciato dalla Chiesa, consegnato dall'istituzione religiosa alla polizia di Stato. Forse aveva ragione chi sosteneva che l'incubo del sesso avrebbe minato la Chiesa, che il sesso l'avrebbe stritolata, che solo sul sesso la Chiesa poteva crollare. Sembra che non ci siano più eresie nella chiesa di oggi, che non ci siano più scandali teologici, ma solo marasmi sessuali, scandali fisici e forse fisiologici. Pare di non sentir parlare più in giro di preti che si innamorano e fuggono, con la perpetua o magari col perpetuo, ma solo di orchi prigionieri di un sesso infelice e patologico, . Come &lt;a href="http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&amp;currentArticle=10DEQ5" target="_blank"&gt;scriveva&lt;/a&gt; Merlo ieri su Repubblica, non ci sono più dolcezze amorose ma solo code di paglia. Templi essuomaniaci popolati di funzionari lividi e scritte anonime di linciaggio sui muri perimetrali. Potenze religiose d'amore dietro cui si nascondono cicatrici sfigurate di istinti repressi. "E’ come se vescovi e cardinali sapessero che quel reato  è il prodotto indesiderato della loro cultura, del sesso maltrattato che è ormai un grumo di censure". Si cresce nella vita e ci si rende pian pizno conto di quanto la cosa migliore che si può augurare alla Chiesa cattolica è di incontrare prima o poi sulla propria strada il Cristianesimo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-5072561623369104084?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5072561623369104084'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5072561623369104084'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/preti-e-orchi.html' title='Preti e orchi'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-5025779560464180028</id><published>2011-05-18T00:56:00.000+02:00</published><updated>2011-05-18T01:22:33.594+02:00</updated><title type='text'>Sacramenti</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sacramenti &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'è stato un periodo in cui cercavo di tenermi in regola coi sacramenti. Anche se in realtà ce n'è uno che non sono mai riuscito a capire per bene, e ho provato anche a chiederlo a quelli più cattolici di me: la cresima. E' un sacramento, ok. Come la confessione: entri in chiesa, ti siedi davanti a un prete e dici tutti i tuoi peccati. Lui se non è uno stronzo ti assolve. Oppure la comunione: ti metti in fila, congiungi le mani oppure apri la bocca, e ricevi il corpo di Cristo, o almeno una sfoglia di acqua e farina che dovrebbe simboleggiarlo. Ma la cresima? Ricordo che è una cosa che in genere arriva attorno ai tredici anni, età bastarda di per sé. Pochi ragazzini sanno in cosa consiste. Mi pare che sia una sorta di benedizione che ti arriva grazie a un segno della croce che ti fanno mettendoti un poco di cenere sulla fronte. In aggiunta, a voltoa, un piccolo schiaffetto di incoraggiamento da parte del vescovo. Occorre essere dotati di un padrino o di una madrina. A me era tornato in mente mentre mi imbattevo, poco fa, nella circolare di un arcivescovo che dava istruzioni ai parroci "affinché le celebrazioni del sacramento della cresima siano ben ordinate". All'ultimo, dopo varie disposizioni su processioni, abiti scuri e fotografi, si invitava con fermezza i parroci a non consegnare nessuna targa o documento che possa anche solo vagamente evocare un possibile "diploma di Cresima", perché sennò finisce che molti lo considerano "come esonero dalla Messa e dall’impegno cristiano". Una specie di tana libera tutti, insomma. E non sta bene. La fede va fidelizzata. Così mi sono ricordato che a quell'età uno ha solo voglia di scappare, generalmente, ecco perché m'ero dimenticato dei sacramenti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-5025779560464180028?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5025779560464180028'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5025779560464180028'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/sacramenti.html' title='Sacramenti'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-8342761473999481124</id><published>2011-05-17T19:19:00.004+02:00</published><updated>2011-05-18T01:06:31.926+02:00</updated><title type='text'>DSK e la cameriera</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;DSK e la cameriera&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 297px; height: 198px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-oHeSW85Eidw/TdL_HVsOUAI/AAAAAAAAB-A/Wx60ydh8Ehk/s1600/fucecchi-strauss-kahn-misuramedia.jpg" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Osservo le fotografie di Dominique Strauss-Kahn, appena arrestato a New York, uno degli uomini più potenti del mondo, uno che con un cenno del capo poteva salvare o distruggere nazioni dal tracollo finanziario, ora sembra avere la faccia di un criminale qualunque. Un solito ceffo. Il viso tirato, l'impermeabile da duro, le borse sotto gli occhi, la barba sfatta, un ceffo come un altro. Mi fanno ribrezzo le manette esibite ai telecamere, come tutti coloro che ci vedono il sintomo di un'atrocità e insieme ci temono il segno spietato dell'uguaglianza. La solitudine sbigottita di trovarsi nel giro di ventiquattro ore da una poltrona di prima classe alla panca degli imputati di un commissariato. Forse ripensa a quel momento. Il momento che potrebbe passare nella vita di ognuno, anche di chi ha la strada spianata verso il successo e verso la presidenza di una repubblica, quando in un battito di ciglia la tua intima natura decide per te. Tutte le decisioni più importanti nella vita vengono prese in un secondo. Quello in cui una banale tentazione, o una cameriera che si presenta alle 12 e qualcosa del mattino, può farti gettare via le chiavi del potere e il corredo del successo. Restano fuori dalla porta, per un attimo, i deliri di onnipotenza, gli abusi d'ufficio, le teorie immancabili del complotto. La droga più sniffata che è la vanità e l'afrodisiaco più irresistibile che è il potere. E in quell'attimo un uomo di 62 anni con il mondo in mano pensa fulmineamente: machissenefrega. E butta via sette anni all'Eliseo per sette minuti con una sconosciuta, consenziente o no che si riveli. Si arrende alla propria perversione. La guerre est finie e poco importa che sia la parte oscura ad aver vinto. Che poi sarà vero che nessuno è mai un grand'uomo agli occhi della propria cameriera. Come sta scritto &lt;a href="http://naviinbottiglia.gqitalia.it/2011/05/17/listante-dsk/" target="_blank"&gt;qui&lt;/a&gt;, "è paradossale, ma è confortante pensare che abbiamo dato le chiavi del pianeta ad animali incapaci di riflettere. O no?".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-8342761473999481124?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8342761473999481124'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8342761473999481124'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/dsk-e-la-cameriera.html' title='DSK e la cameriera'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-oHeSW85Eidw/TdL_HVsOUAI/AAAAAAAAB-A/Wx60ydh8Ehk/s72-c/fucecchi-strauss-kahn-misuramedia.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-3242860946563899758</id><published>2011-05-16T13:30:00.000+02:00</published><updated>2011-05-16T13:40:24.698+02:00</updated><title type='text'>Le opinioni della gente</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Le opinioni della gente&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aspettando gli exit poll. "Spesso, frequentando gli ambienti che frequentava e leggendo ciò che leggeva, aveva l'impressione che in Inghilterra fossero tutti laburisti, tranne il governo" (Martin Amis, "L'informazione", &lt;a href="http://friendfeed.com/sirsquonk/b62d9cb0/aspettando-gli-exit-poll-spesso-frequentando" target="_blank"&gt;qui&lt;/a&gt;).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-3242860946563899758?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3242860946563899758'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3242860946563899758'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/le-opinioni-della-gente.html' title='Le opinioni della gente'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-5341098371898530537</id><published>2011-05-15T17:38:00.002+02:00</published><updated>2011-05-15T18:24:57.644+02:00</updated><title type='text'>Test elettorali</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Test elettorali&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il voto di oggi e di domani, si dice, è un’altra volta il famigerato “test” per il governo, quello che è locale ma comunque vada deve avere per forza "valenza nazionale".  Dovrebbe essere un'elezione del sindaco, di Moratti o di Pisapia se si vive a Milano, di Lettieri o Morcone o De Magistris se si vive a Napoli, eccetera, non di Berlusconi o di Bersani, del governo che cade o dei partiti che tengono. Sarà per questo che gli italiani non possono mai occuparsi di se stessi, dei loro problemi, della loro vita, delle città in cui vivono, della disoccupazione, della mancanza di case, delle strade dissestate, della sicurezza in periferia, della solitudine che attanaglia tutti, ma solo del presidente del consiglio, e del governo che sicuramente non troverà il tempo per governare, che pure in Italia sarebbe un lavoro titanico, essendo impegnato, soprattutto questo governo, in una campagna elettorale permanente, che non finisce mai. E così ad ogni elezione - e ce n'è sempre una in arrivo, come le rondini, a primavera - non siamo mai chiamati a decidere se un sindaco o un presidente di provincia o di regione ha amministrato bene, o se, come capita ovunque esista la democrazia, si può provare a cambiare. Noi disgraziati cittadini siamo chiamati a votare soprattutto pro o contro la magistratura, pro o contro il premier, pro o contro le opposizioni pronte a dare la spallata. Ci derubano della nostra città, della nostra quotidianità, di noi stessi. Come se non contassimo nulla.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-5341098371898530537?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5341098371898530537'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5341098371898530537'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/test-elettorali.html' title='Test elettorali'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-8384831520272464537</id><published>2011-05-13T23:54:00.000+02:00</published><updated>2011-05-14T14:01:43.479+02:00</updated><title type='text'>Uomini di Monde</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Uomini di Monde&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ultimo libro di Simenon pubblicato da Adelphi, “La fuga del signor Monde”, è in apparenza uguale a molti altri. L’autore racconta sempre la stessa storia: un uomo inscatolato in una vita ripetitiva (famiglia, lavoro, residenza nella casa dove nacque) a un certo punto scarta di lato, fugge, diventa un altro. E' un'ossessione vista e sentita tante, troppe volte. La voglia di fuggire, scartare di lato, crearsi un'altra vita, liberarsi dei lacci e delle costrizioni. Poi uno si ferma e ragiona. Ma sarà vero? Ma funzionerà così? E se ci avesse sempre raccontato il contrario? Se in realtà la fuga non sia quella a cui tutti tendiamo a pensare, dritti verso una seconda vita, quella immancabilmente spericolata. Se in realtà la vera fuga fosse la prima, e cioè andare a nascondersi in una vita in scatola per evitare l’altro sè, quello che gli uomini conoscono prima ancora di averlo sperimentato, quello che, se liberato, li porterà alla rovina. E' quello che &lt;a href="http://naviinbottiglia.gqitalia.it/2011/04/28/uomini-di-monde/" target="_blank"&gt;racconta&lt;/a&gt; Gabriele Romagnoli, nel suo blog sulle navi in bottiglia. "Ho incontrato un’infinità di uomini- scrive - che era fuggita nella scatola per sopravvivere, evitare la lenta erosione delle notti che non finiscono, delle giornate senza un centro". Per esempio il passeggero di un Frecciarossa con 119 email ancora da leggere e una moglie che lo tempestava di sms molesti, il quale a un certo punto ha teorizzato: “Vuoi mettere questa disciplina con l’orrore di avere tempo libero per pensare quanto è insignificante tutto quanto?”. Lui, come tanti, era nato con un istinto diverso ed era fuggito nella vita del signor Monde.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-8384831520272464537?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8384831520272464537'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8384831520272464537'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/uomini-di-monde.html' title='Uomini di Monde'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4598072350804727381</id><published>2011-05-12T20:03:00.002+02:00</published><updated>2011-05-14T13:47:38.442+02:00</updated><title type='text'>Risparmiare energie</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Risparmiare energie&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' da quando sono nato che lo sento dire da tutte le parti. Dagli insegnanti, dai genitori, dalla tv, dalle persone sul tram, perfino da qualche politico ogni tanto. E' un refrain che conosco: questo pianeta sta andando a rotoli, se non facciamo qualcosa adesso tra qualche anno ce ne pentiremo. Ormai è una cosa talmente ripetuta, talmente risaputa che non ci facciamo caso. Sappiamo di viaggiare a grandi passi verso la settima o l'ottava glaciazione, causata dall'effetto serra e dal biossido di carbonio o da qualche fungo atomico, e questo mondo imploderà, rigenerandosi magari poi da solo, per ricominciare daccapo senza la nostra ingombrante presenza. C'è chi ne è consapevole, chi se ne frega, chi ricicla tutto nei bidoni e monta un pannello solare sul tetto, chi ogni tanto aderisce a quelle iniziative per il risparmio energetico, belle e inutili, tipo spegniamo tutti insieme la luce per un minuto, chi invece è consapevole di fare ogni giorno cose che fanno male al pianeta, non cose grandi tipo gettare scarichi radioattivi nei fiumi, cose piccole a cui però sa di non riuscire a rinunciare. Io certo volte ci penso, mentre mi faccio una doccia calda e lunghissima, mentre scaldo il cornetto nel microonde, mentre mangio un mango che ha speso troppi chilometri e carburante per arrivare dai tropici alla mia tavola, e nemmeno un mango biologico che mi costrebbe tre volte tanto, mentre lascio il televisore in standby quando mi addormento e non ho voglia di rialzarmi, mentre accendo a manetta l'aria condizionata, mentre leggo la prima delle mille pagine di carta di Infinite Jest. Ci penso e mi dico che in fondo il danno è già compiuto, e che io non voglio pagare per qualcosa che non ho fatto. C'è stata una generazione di mezzo tra prima di oggi e oggi, prima della metà del novecento e oggi, che ha fatto finta che tutto fosse dovuto, che tutto fosse inesauribile, che il mondo fosse a nostra disposizione, e adesso i loro figli, o nipoti, sono qui a raccontarci quello che dobbiamo o non dobbiamo fare. E io vorrei cavarmela rispondendogli: fate qualcosa voi, anche se a ognuno tocca fare la sua parte.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4598072350804727381?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4598072350804727381'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4598072350804727381'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/risparmiare-energie.html' title='Risparmiare energie'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-2718725689286491244</id><published>2011-05-11T13:35:00.002+02:00</published><updated>2011-05-11T15:15:25.157+02:00</updated><title type='text'>Due ruote</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Due ruote&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pantani l'aveva detto: vado forte in salita per abbreviare la mia agonia. L'aveva detto con estrema chiarezza, sembravano parole più da poeta che da scalatore. I ciclisti anche quando sono campioni assomigliano agli operai: pedalano per quarantaduemila chilometri l'anno, guadagnano meno degli altri atleti e faticano di più. Con o senza doping, è una fatica da bestie, anche se le bici pesano meno, anche se le strade sono più lisce, anche se i chilometraggi sono più miti, anche se gli alberghi non sono più topaie, anche se si è seguiti da un medico o da un preparatore atletico (fin troppo, talvolta). Lo racconta proprio bene&lt;a href="http://www.repubblica.it/rubriche/la-storia/2011/05/11/news/ciclista_solitudine_fatica-16079527/" target="_blank"&gt; Gianni Mura&lt;/a&gt; su Repubblica di oggi, uno che di giri e di tour ne ha seguiti tanti. Ha visto le immagini di ieri, il funerale nella tappa, i compagni del morto davanti, tutti insieme pedalando verso il traguardo, una tromba che intona il silenzio, una madre che bacia l'asfalto. Qui tante cose sono diverse da quello che sembrano. "Anche pedalare in gruppo è rischioso - scrive Mura - basta sbandare di cinque centimetri e si fa come una palla da bowling. Si fa fatica sempre, ad attaccare e ad inseguire, a salire e a scendere, a tirare la volata come a vincerla, a fare una cronosquadre oppure una crono individuale. Quale altro sport obbliga, da professionisti, a continuare a pedalare anche espletando le cosiddette funzioni corporali, e non solo di pisciare si parla? Perché, torno a dirlo, il ciclista si guadagna il pane lontano da casa, come gli emigranti stagionali e i soldati, e dico soldati perché esiste il capitano per definizione, mentre il tenentino è un giovane di belle speranze e il sergente è il più vecchio, tant'è che lo si definisce anche direttore sportivo in corsa. C'è l'attacco improvviso (il raid) e quello preparato a tavolino, ci sono le alleanze, per simpatia o per quattrini, ci sono le grandi manovre, le fughe (ma chi va in fuga nel ciclismo non è un disertore, è un eroe, c'è una bella differenza). Ci sono gli agguati, le imboscate, le trattative segrete, quelli che hanno studiato dicono che il ciclismo è una chanson de geste, tirano in ballo Omero. Ettore era uno pulito, Achille un dopato". Sarà per questo che, nonostante tutto, la gente gli vuole bene ai ciclisti, a parte quelli sulle strade della domenica, quei cavalieri solitari della sfida al cronometro e alla pancetta, che fanno incazzare gli automobilisti e gli ortopedici più di quanto riusciva a Coppi coi francesi. Nonostante le pozioni chimiche che hanno macchiato questo e quello, e le ispezioni della polizia e dei succhiasangue all'alba prima delle gare, cose che ai calciatori - per dire - non succederanno mai, ma alla fine la legge della strada vale per tutti, "campioni e poveracci che tengono l'anima coi denti per arrivare in tempo massimo".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-2718725689286491244?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2718725689286491244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2718725689286491244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/due-ruote.html' title='Due ruote'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4853878906044737630</id><published>2011-05-10T17:09:00.000+02:00</published><updated>2011-05-10T17:59:23.881+02:00</updated><title type='text'>Ex Jugoslavia</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ex Jugoslavia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Leggere un giornale che raccoglie vecchi articoli sulla guerra civile di Jugoslavia - anni novanta, ricordi personali confusi, sottofondo di telegiornali poco compresi - e avere l'impressione di ritrovarsi davanti i carteggi di una causa di divorzio estenuante e sanguinosa, tra nazioni e popoli male coniugati. A un certo punto qualcuno aveva deciso di prepararsi a sparare al collega d'ufficio, al vicino di casa, al commilitone che fino al giorno prima indossava la stessa divisa. Un collega mi dice quello che gli raccontava un suo amico, che da ragazzino viveva a Sarajevo durante l'assedio e ogni pomeriggio che andava a lezione di musica la madre gli ripeteva: quando cammini in fila sui marciapiedi o quando attraversi la strada mettiti sempre per terzo. Perché al primo lo puntano, al secondo prendono la mira e al terzo i cecchini sui tetti gli mandano il proiettile. Rileggo la dichiarazione di un prete ortodosso, a guerra appena finita: "Le stesse persone che prima ci dicevano che non potevamo vivere assieme perché eravamo diversi, oggi, a guerra finita, ci dicono che dobbiamo vivere assieme perché siamo tutti eguali. Be' - si lamentava lui - sono entrambi discorsi inaccettabili. La convivenza si costruisce sull'accettazione della diversità".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4853878906044737630?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4853878906044737630'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4853878906044737630'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/ex-jugoslavia.html' title='Ex Jugoslavia'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-8755477723030946910</id><published>2011-05-09T20:48:00.003+02:00</published><updated>2011-05-09T22:19:18.900+02:00</updated><title type='text'>Dentro il tunnel</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Dentro il tunnel&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 350px; height: 243px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-Wl-ySiNZRpw/TchL0UHJdiI/AAAAAAAAB94/EWrNhQDwNl4/s1600/preview_352x288.jpg" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Si viaggia in un paesaggio buio, pieno di rumori. A bordo di un treno che sobbalzando si avvia verso le profondità della terra, nell'odore di polvere e di fango, col respiro che sembra mancare. Duemila metri sotto i ghiacciai, attorno un labirinto di cunicoli e gallerie. Sopra le teste milioni di tonnellate di roccia. Ieri sera a &lt;a href="http://www.cosmo.rai.it/" target="_blank"&gt;Cosmo&lt;/a&gt; su Rai3 s'è visto un viaggio nel &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Passo_del_San_Gottardo" target="_blank"&gt;Gottardo&lt;/a&gt;, nel cuore della Svizzera, nel tunnel più lungo del mondo.  La puntata parlava di grandi opere, se sia ancora possibile e conveniente farle. Dalle gallerie ai grattacieli, dall'agognata banda larga a quel famoso e molto ipotetico ponte lì, sullo Stretto siciliano. Al Gottardo, invece, si lavora da anni lì sotto, un progetto ciclopico, con cinque cantieri d'accesso, dentro una montagna da leggenda, la più forata della Terra. La montagna delle ferrovie di quota, dei trafori e dei rifugi antiatomici. Roccia bastarda, durissima, peggio che scavare sotto il mare come con l'Eurotunnel della Manica. Gli operai ascoltano la colonna vertebrale delle Alpi come medici con lo stetoscopio. La montagna cigola, rutta, canta, stride, scorreggia, brontola, emana colpi secchi, si assesta. Milioni di tonnellate sopra la testa, una pressione da bestie. Si sta sotto le Alpi ma fa un caldo tropicale. Le immagini facevano impressione. Riflettori che proiettano ombre gigantesche, da lanterna magica, sulle volte di roccia. E poi traffico di caterpillar, bip, luci intermittenti, motori che ruggiscono, pompe in azione, pulsare di tubi, cingoli che pattinano nel fango. Macchine scavatrici gigantesche, con soavi nomi di donna. La prima sorpresa, racconta chi c'è stato, è che molti si divertono e sono orgogliosi di quello che fanno là sotto, che i minatori insomma non sono un popolo di sottoproletari dimenticati dal mondo, di anime morte nelle viscere della terra, come è facile pensare. Tecnici ben pagati, motivati. Niente formalismi, niente nervi tesi, niente signorsì. Una ciurma di varie nazionalità dove ognuno fa il suo, nessuno si tira indietro. La seconda sorpresa è che questa grande opera, nel mondo di fuori, non sta provocando proteste e polemiche, comitati per il no e not in my backyard. Anzi. Tutto è stato previsto per non disturbare la montagna e l'ambiente. Le popolazioni sono state consultate con referendum e la loro occupazione è garantita. Gli ecologisti sono contenti perché il nuovo tunnel ridurrà l'inquinamento dei tir che passano per le valli alpine e il governo e le aziende sono lieti di vedere un raddoppio del traffico di umani e di merci nel cuore dell'Europa. Il cantiere è accessibile a tutti, giornalisti compresi, e il calendario procede serrato, tanto che la consegna dell'opera bella e fatta potrebbe essere anticipata di un anno. Gli antipodi degli Stretti e dei Vajont italiani, insomma. E mentre la talpa scava, raccontano quelli che lì sotto l'hanno vista e sentita, si capisce che di fronte alla natura, sotto la montagna, non ce n'è per nessuno. Timpani e diaframmi non reggono. Dice un operaio intervistato che lì sotto si sente la voce della montagna e si capisce come amarla e rispettarla.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-8755477723030946910?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8755477723030946910'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8755477723030946910'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/dentro-il-tunnel.html' title='Dentro il tunnel'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Wl-ySiNZRpw/TchL0UHJdiI/AAAAAAAAB94/EWrNhQDwNl4/s72-c/preview_352x288.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1170537739525212207</id><published>2011-05-07T10:30:00.001+02:00</published><updated>2011-05-07T13:45:29.210+02:00</updated><title type='text'>Memorandum mediorientale</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Memorandum mediorientale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho pensato di segnarmi un memorandum nell'eventualità di ulteriori rivolte mediorientali, e non solo. Non tanto, giusto un paio di cose. La prima: non fare troppo sociologia. Non sciorinare frettolosamente definizioni del tipo "la rivoluzione di Facebook" o "la rivoluzione di Twitter". Evitare il feticismo tecnologico, attribuendo agli strumenti tecnologici la capacità di cambiare il corso degli eventi e plasmare nuovi valori, e dimenticando che essi possono essere usati anche reprimere e per spiare. Le tecnologie sono neutre, dipende dall'uso che se ne fa. Ricordarsi semmai del buon vecchio materialismo storico, tenere d'occhio il prezzo del grano e del pane per esempio. La seconda: non avere fretta. Già tutti brontolano: che noia! In Libia quel Gheddafi, dato per sconfitto pochi giorni dopo l'insurrezione di febbraio, a Bengasi, è sempre là, al sicuro, nel suo bunker tripolino. Insomma chi vince e chi perde? E intanto in Tunisia e in Egitto non sono ancora stati eletti parlamenti tipo Westminster. Questi arabi sono sempre gli stessi, poco inclini alla democrazia? La rapidità, marchio della nostra epoca, ci ha storditi. Farsi spiegare da qualche storico che che la democrazia è arrivata in non pochi paesi occidentali dopo una guerra mondiale di cinque anni e decine di milioni di morti e che i parlamenti nei paesi arabi in questione non saranno comunque copie conformi di quello di Westminster (d'altronde pure Montecitorio, a sessant'anni distanza dalla proclamazione della Repubblica, non è che ci assomigli molto). Anche col terrorismo ci si è messo un po' a capire che è il migliore aiuto per gli oppressori invece che la crudele vendetta in nome degli oppressi. Aggiungere infine una postilla: la politica estera, tra finti amici e finti nemici, è sempre una cosa brutta, sporca e cattiva. E forse non siamo più abituati a gridare la parola "libertà" nelle piazze invece di usarla per slogan banali e partiti idioti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1170537739525212207?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1170537739525212207'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1170537739525212207'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/memorandum-mediorientale.html' title='Memorandum mediorientale'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4352662014393227981</id><published>2011-05-06T10:55:00.001+02:00</published><updated>2011-05-06T13:26:51.511+02:00</updated><title type='text'>Rock never dies</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Rock never dies&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sfoglio una rivista musicale per distrarmi. Leggo l'editoriale, il direttore deve avere cinquant'anni ma scrive come se ne avesse venti. Le tante pagine di pubblicità sono tutte per il target giovane. Le interviste, invece, sono tutte di vecchi tatuati, settantenni barbuti a torso nudo, racconti di giovinezze allo sfascio e di maturità malinconiche ma serene, rievocazioni di vecchie glorie morte giovani e tanto tempo fa. Mi chiedo se il rock oggi è roba da vecchi, o se c'è una punizione divina nell'essere costretti a cantare all'infinito che "rock'n'roll will never die" e che si resterà "forever young". Ci sono alcuni individui costretti a fingere di non invecchiare e molti loro fan costretti a fingere di crederci. Poi leggo su un altro giornale di Bob Dylan che fa una tournée in Cina. Gli hanno imposto di non fare nessun accenno ai dissidenti e ai prigionieri politici, nessuna canzone di protesta. Lui ha obbedito. La scaletta del concerto è stata vistata e approvata: "The times they are changin'" no, e neanche "Blowin' in the wind". Sospiro, indosso le cuffie dell'ipod e vado alla ricerca di vecchi successi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4352662014393227981?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4352662014393227981'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4352662014393227981'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/rock-never-die.html' title='Rock never dies'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-3903402453399363094</id><published>2011-05-05T19:28:00.000+02:00</published><updated>2011-05-06T13:09:35.090+02:00</updated><title type='text'>Bricolage</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Bricolage&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho letto delle statistiche che sostengono che ormai il 70 e qualcosa per cento degli italiani svolge dei lavori di intelletto. Non so se siano le stesse statistiche sull'analfabetismo di ritorno nel nostro Paese. Intellettuali analfabeti, però, suonerebbe bene. Non è che bisogna essere scrittori o professori universitari per fare un lavoro di intelletto. Chiunque non usi le mani per fare altro che non sia battere le mani su una tastiera di computer per circa otto ore al giorno svolge un lavoro di intelletto. Chiunque giri su e giù tra un'azienda e l'altra, a fare il consulente di qualcosa o di qualcuno, fa un lavoro di intelletto. E' una divisione molto netta. O stai davanti alla scrivania, o stai davanti a un tornio. O lavori con la testa o lavori con le mani. Non è che io ci credo tanto. Che nel lavoro manuale ci sia sempre una parte di intelletto è vero, ed è un'altra storia. Un contadino o un falegname mette più cuore e più testa nel suo lavoro che un qualunque operatore di desk del mondo. Che nessuno fortunatamente è solo la cosa che fa durante il giorno è pure vero. Io comunque vorrei un assistente personale per i lavori manuali, uno alla MacGyver, che compensi la mia totale negazione per ogni lavoro che sia manuale. Un fallimento, ogni volta che ci provo, a smontare un oggetto, aggiustate una lampada, restaurare un pezzo di casa. Mi metto lì, di buona volontà, eppure niente. Io non sono uno di quelli che amano il bricolage. Non so fare un buco nel muro col trapano o riparare un lavandino che perde, cucire all'uncinetto una maglia bucata o restaurare un mobile, realizzare un vaso di ceramica o restaurare un mobile. Anche se ogni volta trovare un idraulico o un elettricista è sempre un'impresa titanica. Un po' mi dispiace. In fondo, il bricolage dà sempre l'impressione che se qualcosa non funziona si può aggiustare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-3903402453399363094?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3903402453399363094'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3903402453399363094'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/bricolage.html' title='Bricolage'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-5220426894853950057</id><published>2011-05-04T12:04:00.002+02:00</published><updated>2011-05-06T13:10:41.448+02:00</updated><title type='text'>Situation Room</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Situation Room&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 343px; height: 189px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-4zui_itNOks/TcPUkBSQvVI/AAAAAAAAB9w/J1SZHuuImnY/s1600/oh-yes.png" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Apprezzo la decisione del presidente Obama di non mostrare le foto del cadavere Bin Laden ucciso. La gente non ha bisogno di vedere per credere. Giustizia è stata fatta, ci viene detto, anche se sapere il modo in cui è stata fatta sarebbe un particolare importante. Vedere anche il più abietto dei tuoi nemici restare ucciso in uno scontro a fuoco non è la stessa cosa che vederlo arrendersi e poi fatto inginocchiare per sparargli un colpo alla nuca. Ma dove non è stata fatta vedere la scena è stato mostrato il retroscena. &lt;a href="http://opinionator.blogs.nytimes.com/2011/05/04/the-power-in-a-photo/?scp=2&amp;amp;sq=situation%20room&amp;amp;st=cse" target="_blank"&gt;Le foto del team&lt;/a&gt; del presidente riunito nella situation room della Casa Bianca. Una stanza piccolina, si vede, piuttosto spoglia, mica come succede nei film, dove le decisioni importanti sono sempre prese in ambienti grandi, circondati da arredamenti imperiali. Il presidente non occupa la poltrona al centro del tavolo, ma se ne sta abbarbicato su una sedia, di lato, incurvato e teso. Alcune facce sono impassibili, ferme, non tradiscono emozioni. Altre rivelano un'insopprimibile tensione. Un generale in uniforme e crosta di nastrini smanetta al suo Pc portatile. Hillary Clinton, forse l'unica a mantenere il sangue freddo, si preoccupa di coprire un documento classified, segreto, che qualcuno aveva lasciato sul tavolo senza pensare che sarebbe finito nelle foto pubbliche, poi si copre la bocca con la mano, un attimo di agitazione, oppure allergia primaverile come dirà dopo. Il vicepresidente sgrana un rosario, un po' nascosto. Stanno tutti prendendo decisioni che riguardano la vita o la morte o la sofferenza di persone a centinaia di migliaia di chilometri di distanza ma riescono a starsene seduti lì, con distacco, sperando che le cose vadano per il verso giusto. Forse vedere queste foto e non quelle altre ci fa pensare che di fronte a questo mondo incasinato mantenere il sangue freddo serva più che coltivare istinti di vendetta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-5220426894853950057?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5220426894853950057'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5220426894853950057'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/situation-room.html' title='Situation Room'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-4zui_itNOks/TcPUkBSQvVI/AAAAAAAAB9w/J1SZHuuImnY/s72-c/oh-yes.png' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-8508445743920810425</id><published>2011-05-03T23:55:00.003+02:00</published><updated>2011-05-04T19:13:34.404+02:00</updated><title type='text'>Bin Laden</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Bin Laden&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bevendo il caffè a colazione la notizia che hanno ucciso Osama Bin Laden mi coglie di sorpresa. Come quando si scopre dal telegiornale la morte di un personaggio pubblico del passato, di qualche showman in disarmo o politico decaduto, che non si sospettava ancora vivo. Qualcuno scomparso dai media da molto tempo, che oggi è come morire. Ma era ancora vivo? Era vivo. Ora i curiosi aspettano la foto del cadavere, i complottisti non ci credono nemmeno se è vera, i giornali italiani pubblicano quelle false senza battere ciglio, quelli che il giorno prima beatificavano dicono che non si festeggia una morte, i puristi della democrazia dicono che bisognava processarlo, gli americani festeggiano dove prima c'erano le due torri,pensando che la morte del Cattivo chiude sempre tutto in bellezza, come nei film e nei fumetti. Arriverà qualche immagine, sicuramente, e sarà tremolante, sgranata, cruda, come i videomessaggi dei terroristi negli anni zero, come le esecuzioni sommarie davanti alla telecamera in quella guerra al terrore di cui perdemmo le tracce e molti anche la faccia. Tornerà in vita da morta la vecchia icona, il guerriero con la lunga barba, il fucile brandito come una bandiera, accovacciato con le gambe intrecciate, il turbante, la voce metallica, le minacce agli infedeli e all'occidente. Gli attentati, la paura degli attentati, il divieto di portare una bottiglietta di shampoo nella valigia in aereo. Il sistema di equilibrio tra realtà e narrazione intanto va in tilt, come quella mattina, quando quei due aerei sono entrati nelle Twin Towers, sullo sfondo di quel blu assolato newyorkese. Per un attimo non ci si capiva più niente tra realtà e fiction, guerra e pace, vittime e attori, corpi e corporations. &lt;a href="http://www.ilpost.it/2011/05/04/uccidere-osama/" target="_blank"&gt;Si può&lt;/a&gt; uccidere un uomo, o forse no.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-8508445743920810425?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8508445743920810425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8508445743920810425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/bin-laden.html' title='Bin Laden'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7682268524696679244</id><published>2011-05-02T07:59:00.003+02:00</published><updated>2011-05-11T15:18:47.113+02:00</updated><title type='text'>Beato lui</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Beato lui&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 310px; height: 384px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-fjCj52Q9eJw/Tb9C6wXKWoI/AAAAAAAAB9Y/TDht8BuiCao/s1600/papa_romano.jpg" alt="titolo" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Erano i giorni del Papa, quello vecchio. I giorni della morte del Papa. &lt;a href="http://www.ludik.it/html/speciale_papa000405.htm" target="_blank"&gt;E io stavo lì&lt;/a&gt;, a seguire la grande messa in scena. La situazione, si sa, si portava dietro tutta una serie di sentimenti discordanti. La tristezza. La malinconia. Il sollievo. L'ammirazione. La contemplazione. La superstizione. Il fastidio, anche. Avevo passato molte ore in piazza San Pietro mentre scorrevano i giorni dell'agonia, a scrutare finestre e telecamere accese, tra chi smaniava e chi pregava. Avevo visto da vicino quella coda che non finiva mai, e più erano le ore papali di televisione più si allungava la coda, da piazza San Pietro lungo il Tevere, e più si allungava la coda più si allungavano le ore papali in televisione, coi primi videofonini che cercavano un varco tra la folla, di fronte al papa morto, imbalsamato. Avevo sentito lo srotolarsi degli striscioni con la scritta "santo subito", nel mezzo di un funerale coreografico, accavallato com'era tra la modernità disinvolta degli applausi e dei cori da stadio e la ritualità medievale della liturgia, incastonato com'era in una babele di lingue e gesti e colori, poveracci con la seggiola e la radiolina e potenti con la scorta e l'abito scuro, ieratici cardinali spazzati dal vento e campeggiatori appena svegli in mezzo al brulichio di gambe e piedi. Avevo intravisto in mezzo al caos di un teatro enorme persone rannicchiate per una preghiera solitaria, lontana da tutti, o per una confessione discreta, lontani anche da loro stessi. Una cosa caparbiamente antica e prepotentemente moderna, m'era sembrata. Ne rimasi sopraffatto, quasi. E forse è quello che avevano pensato in molti in quei giorni, credenti e laici, buoni e cattivi: che si stava esagerando. E un certo punto qualcuno cominciò a fare una domanda, come un figlio al papà: "Ma perché ti emozioni se tanto non credi che Dio esiste?". Avevo corso, anche, in mezzo alla gente, ai tassisti che sfrecciavano, ai vigili che sorridevano - "ma che c'è, c'è già er Papa?" - dopo la fumata bianca, con quelli che si chiedevano se ci sarebbe stato prima o poi un altro Wojtyla capace di parlare con il linguaggio del proprio tempo a una chiesa sempre più a disagio. Erano i giorni del Papa, pure questi. Ieri, il giorno della beatificazione, che secondo le regole della Chiesa, come un semaforo terreno che pretenda di regolare le ascese al cielo o le discese agli inferi, è il passo prima della santificazione, miracolo alla mano. In una galleria d'arte di San Lorenzo guardavo dei fotomontaggi del papa in piscina, il Wojtyla da giovane, quello che nuotava e sciava. Wojtyla superstar, appunto. Quanti bravi devoti si scandalizzarono all'epoca di un vicario di Cristo che nuotava in piscina. Chissà quanto si scandalizzarono quando invece di mostrare la salute mostrerà il dolore e la malattia. Sono i giorni del papa beato, e li rivedo i suoi pellegrini globali. Un milione, forse due, o quanti siano davvero. Suorine tascabili filippine e marcantonie tedesche, voci bianche con zaini da marines sulle spalle, polacchi felici di avere conquistato il nostro stesso sguardo e le nostre stesse scarpe firmate, papaboys che ballano in fila, "sto danzando per il Signore" in fila per due, e poi come allo stadio, tutti con le mani in alto, "per volare nell'amore del Signore". E' un puntino, visto da lontano, il volto del neo-beato Karol Wojtyla in mezzo all'azzurro, stampato sul lenzuolo che pende dal balcone della basilica di San Pietro. Nella bara chiusa, tirata fuori sotto l'altare, quel corpo santo su cui accanirono da vivo, quando era ridotto ad un involucro ed era tormentato dai medici e dagli assistenti, esposto all'amore e alla curiosità, pasto regale per fedeli affamati d'anima. Mi torna in mente "Habemus Papam" di Moretti, la scena col balcone vuoto, con il vento che scuote il tendaggio pesante.Deficit di accudimento, dice il protagonista: tutti vogliono essere accuditi ma nessuno vuole farlo per gli altri. Nella sera grigiastra che cala vedo due giovani pellegrini francesi con la maglietta bianca e la scritta "Totus Tuus", che pomiciano seriamente appartati a una colonna di cemento sul piazzale della stazione. Ce ne saranno ancora. Laudato sii, Seigneur.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7682268524696679244?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7682268524696679244'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7682268524696679244'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/beato-lui.html' title='Beato lui'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-fjCj52Q9eJw/Tb9C6wXKWoI/AAAAAAAAB9Y/TDht8BuiCao/s72-c/papa_romano.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7005428321165370917</id><published>2011-05-01T16:03:00.000+02:00</published><updated>2011-05-01T18:19:54.100+02:00</updated><title type='text'>Breviario per il Primo Maggio</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Breviario per il Primo Maggio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo pranzo era bel tempo, dal cortile si sentivano in lontananza echi di bonghetti e stonacchiate belle ciao, ragazzi che andavano su e giù tra concerti e beatificazioni, chiese e sindacati che si illudono di prenderli se ogni tanto riempiono una piazza, ma quelli sono giovani, sfuggono, passano di mano in mano, come i curriculum vitae a ogni scadenza di contratto. Sui giornali la solita controversia sui negozi chiusi o aperti d'autorità, indecisi se dare un colpo al padronato oppure al precariato. Nei negozi del centro le commesse, tra un giorni di lavoro precario e uno di lavoro interinale, senza sindacati e senza ferie pagate, reimparano daccapo cos'è il Primo Maggio. Allora noialtri abbiamo organizzato un simposio di intellettuali con i controcoglioni. Siamo stati veramente di supersinistra antagonista. Siamo tornati alle vecchie sane abitudine in via di estinzione. Abbiamo anche steso dei diktat di comportamento da rispettare. Qualche esempio: sostituire "problema" con "problematica"; aprire spesso le frasi con "In nessun paese civile/normale dell'occidente si è mai visto che..."; fare riferimento alla "questione sociale" ogni tre per due; perdonare i compagni che hanno sbagliato; avere l'aria di chi la sa lunga; ricordarsi che la sinistra perde per una forma di autolesionismo critico da guardare con bonario paternalismo; mostrarsi preoccupati (meglio ancora indignati) per quel che accade in Paesi che non si sanno pronunciare; dichiarare di essere sempre dalla parte dei più deboli; quando ci si trova in un cul de sac del discorso, dire "è una questione complessa e delicata, da affrontare con cautela"; quando si parla della destra, mettersi le mani nei capelli, mostrare stizza, diventare rossi in volto, digrignare i denti; tirare fuori, anche in occasioni apparentemente incongrue, la lotta partigiana, citando casi di parenti che si sono eroicamente battuti contro l'invasore; muoversi strascicando i piedi; definire "fascista" qualsiasi persona non allineata; guardare con sospetto chiunque non dimostri immediatamente di essere dei nostri; almeno una volta, citare Pasolini. Poi qualcuno ha proposto di andare a svernare in un centro commerciale con l'aria condizionata. Ma gli abbiamo risposto in coro di no: oggi è la Festa dei Lavoratori, diamine, e dunque non si lavora. E se per noi e altri milioni di essere umani consumare è diventato una specie di lavoro retribuito in merce invece che in denaro, allora oggi vuol dire che non si consumerà.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7005428321165370917?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7005428321165370917'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7005428321165370917'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/05/breviario-per-il-primo-maggio.html' title='Breviario per il Primo Maggio'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1565428561732029742</id><published>2011-04-30T17:24:00.000+02:00</published><updated>2011-05-01T17:47:14.659+02:00</updated><title type='text'>Papi e Re</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Papi e Re&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La primavera, intanto, tarda ad arrivare in questo weekend di santi e di principi nel vecchio mondo. Nelle capitali gemelle, da Londra a Roma, l'umanità si ricovera nell'antichità, si rifugia nei miti, nei riti, nelle liturgie. Lo sfarzo delle carrozze dorate, lo coralità delle porpore cardinalizie. Giusto un attimo di pace, una pausa di tregua nel mondo livido dei terremoti e delle centrali nucleari, dei debiti che esplodono e dei missili inutili che cadono. Nelle sedi dei vecchi imperi quando uno meno se l'aspetta il mito gli ricasca addosso, come in una riunione di famiglia o in una passeggiata sul corso del paese. Corone e aureole, come scrive oggi Merlo su Repubblica. Maestà e Santità. Tra milioni di pellegrini e miliardi di telespettatori. La Regina col suo cappellino giallo come un uccellino in gabbia. Le suorine che avanzano trattenendo con le mani i cappucci bianchi e neri agitati dal vento, come pinguini nella bufera. Il matrimonio darà un erede al popolo, la beatificazione darà un santo al popolo. "E però - come scrive sempre Merlo - non sono loro, ma siamo noi i veri registi: sono gli occhi collettivi del mondo che assegnano a William e a Kate i ruoli di principe azzurro e di fatina, e siamo sempre noi che, atei o credenti, assecondiamo comunque volentieri l'idea di candeggiare la morte facendo tutti finta che lì, nella tomba che stanno riportando fuori, non ci siano vermi ma lievito divino. Alla fine aggrappati ad un papa morto e ad un principe vivo come fossero un controveleno". E nell'attesa della primavera, in coda al casello autostradale in fuga dalla città occupata, balleremo un valzer con cardinali e regine. Todo cambia, canterà dalla radio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1565428561732029742?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1565428561732029742'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1565428561732029742'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/papi-e-re.html' title='Papi e Re'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-413901151152060057</id><published>2011-04-29T20:56:00.003+02:00</published><updated>2011-04-30T17:56:00.403+02:00</updated><title type='text'>Royal wedding</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Royal wedding&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I due si sono affacciati, insieme all'imperturbabile regina, all'eterno principe e alla sua amante ormai diventata principessa, al fantasma di una madre defunta e infelice, al fratello che non vedeva l'ora di ubriacarsi, alla neosuocera tutta contenta dall'alto della sua portentosa arrampicata sociale, alle piccole damigelle che sbuffavano. C'è stato anche un bacino, ma una roba proprio freddina freddina. Poi un altro, però siamo rimasti un po' insoddisfatti. Come dicevano quelli, "sarà che è gente fredda, sarà che non c’è il mare a Londra". S'è pure notato che la sovrana rimane zitta mentre tutti attorno a lei cantano God Save The Queen. Gli sposi sono arrivati al palazzo reale su una carrozza trainata da otto cavalli bianchi, con il cocchiere a cassetta e due paggi in costume del settecento dietro. Se ne sono andati su un'Aston Martin decappottabile, con lui alla guida, i palloncini colorati a forma di cuore attaccati al portabagagli e il cartello "just weed" sulla targa. "Something old, something new" titola un autorevole quotidiano. La nuova regale coppia pare non sia di massimo acume però è carinissima, nei limiti concessi a un figlio di un re che non risce mai a diventarlo e a una borghese molto bella e che sa portare benissimo i cappelli più stravaganti, il che si sa è uno dei segni che distinguono le donne dell'aristocrazia britannica e di cui sono regine proprio le regine.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-413901151152060057?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/413901151152060057'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/413901151152060057'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/royal-wedding.html' title='Royal wedding'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-6186955306907892585</id><published>2011-04-28T19:00:00.008+02:00</published><updated>2011-04-28T23:13:08.246+02:00</updated><title type='text'>Scene da un matrimonio</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Scene da un matrimonio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 371px; height: 230px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-z3z2vlLk37k/TbnXCvU-YdI/AAAAAAAAB9Q/kih3wojAQmE/s1600/matrimonio.jpg" alt="titolo" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;L'ultima volta è stata l'anno scorso. Sono stato a un matrimonio. Uno di quei matrimoni classici con un sacco di invitati, la chiesa, il bouquet di fiori, il pranzo con trentadue portate e tutto, e mentre ero lì fuori dalla chiesa che aspettavo gli sposi m'è venuta l'impressione che quei tempi lì fossero tornati. O probabilmente non se ne fossero mai andati. I tempi del matrimonio da favola, intendo. Il matrimonio che poi nella vita di chiunque sta sempre a metà tra il sogno e il compromesso. E organizzarlo, anche se non si è la famiglia reale inglese, è sempre un'impresa titanica. Si comincia un anno prima: parroco, chiesa, catering, partecipazione, fotografo, abiti, bomboniere, forniture, addobbi, bouquet. La lista nozze, gli invitati, il corso prematrimoniale. Il menu, l'abito e le fedi, il viaggio di nozze, il ristorante, i parenti e gli amici, quelli che avrebbero dovuto esserci e quelli che era meglio non ci fossero. E i fiori, come devono essere? E il riso, si può ancora lanciare? La preparazione di un matrimonio è una fatica, un altare di sabbia in riva al mare, forse non come la costruzione di un amore ma quasi. Dopo aver trovato la chiesa adatta e non prenotata, il prete giusto o il sindaco amico, e il ristorante buono per l'occasione, allora si cercano le bomboniere, si decide il menù, si pensa all'intrattenimento prima, durante e dopo la cena, si organizza la logistica per gli invitati, poi si frequenta il corso prematrimoniale, che dovrebbero essere una serie di lezioni intensive per i rimandati in amore, si decide il luogo per il viaggio di nozze, sempre in bilico tra lo scontato e l'esotico, la sposa va a prendersi un vestito che si metterà una volta sola nella vita, lo sposo va a prendersi un vestito che fortunatamente potrà mettere per altri matrimoni o magari pure in ufficio, e poi ancora si chiamano un parrucchiere, un truccatore, un fotografo, e alla fine arriva la cosa più complicata: la distribuzione dei posti a tavola per la cena. La paura è sempre quella che si creino dei tavoli composti solo di persone divertenti e dei tavoli fatti solo di sfigati. Il fatto è che a meno che non si decida di invitare solo persone brillanti, qualche sfigato c'è sempre. Non è colpa di nessuno, è la società che è composta in questo modo. E' l'inevitabilità delle cose. Come il fatto che non esiste un matrimonio senza gente vestita male, o che sembri uscita da una telenovela degli anni ottanta. Come il fatto che poi un matrimonio su tre finirà in un divorzio. Ma questa è una cosa che non si può dire mai, che forse è vietato pure pensare mentre si sta fuori da un matrimonio, con un pugno di riso stretto in mano. E' che nessuno può mettersi a contestare le favole, fosse pure l'ipotesi effimera di una favola, e cinque minuti del genere nella vita non si negano a nessuno, nemmeno alle spose chiattone di provincia, nemmeno alle signore che si commuovono valutando in tempo reale davanti alla tv la lunghezza dello strascico di un'aristocratica stronza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-6186955306907892585?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6186955306907892585'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6186955306907892585'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/scene-da-un-matrimonio.html' title='Scene da un matrimonio'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-z3z2vlLk37k/TbnXCvU-YdI/AAAAAAAAB9Q/kih3wojAQmE/s72-c/matrimonio.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-9095486065647359910</id><published>2011-04-27T23:59:00.001+02:00</published><updated>2011-04-28T12:57:17.416+02:00</updated><title type='text'>Anonimi</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Anonimi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una volta ho conosciuto un signore, giù dalle mie parti a Gaeta, che mi ha raccontato di come si fosse costruito da solo una dozzina di identità multiple, con tanto di nickname anonimo e oscura immagine correlata e idee politiche contrastanti e informazioni anagrafiche e stile di scrittura differenti, con le quali - lui e la sua dozzina di alter ego virtuali - andava a commentare sul più noto blog/forum di informazione online della zona, il sito praticamente più letto nell'amena cittadina tirrenica di ventimila abitanti, una via di mezzo tra Dagospia (per i gossip sfrenati su assessori e vigili urbani) e Wikileaks (per le delibere che escono di straforo dai migliori uffici tecnici del Comune e delle municipalizzate). E con questo trucco si vantava di essere riuscito, aizzando con artificiosa maestria un utente contro l'altro, in un perfido gioco delle parti, a provocare pure una mezza crisi di giunta e gli esiti di un congresso del Pd. Il fatto è che io li conosco i miei compaesani, compresi quelli alla prese con la rivoluzione di internet, e dunque ci credo. Però non è che avessi voglia di mettermi a citare il buzz marketing, le teorie sul comunitarismo liquido e nemmeno le magnifiche e progressive sorti del 'ueb. E' pure vero che il bello della provincia italiana è che puoi rivenderti come novità fenomenali pure le cose che nel resto del mondo cominciano a odorare di muffa. Tipo il sindaco che a Pasqua del 2011 manda un messaggio di auguri via YouTube, l'ennesimo della sua carriera, e il quotidiano locale può ancora farci una paginata citando Obama e la post-modernità. Però ho ripensato a questo amico gaetano che aveva fatto cadere mezza giunta comunale mettendosi a fare il &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Troll_(Internet)" target="_blank"&gt;troll&lt;/a&gt; sull'internet mentre leggevo &lt;a href="http://www.ilpost.it/2011/04/28/il-declino-dellanonimato-online/" target="_blank"&gt;questo articolo&lt;/a&gt; del Post che, citando l'Economist e Slate, profetizza il declino dell'anonimato online. Dice che in tutti i contesti non estremi – ovvero ovunque non viga un regime repressivo – l'anonimato è nocivo per le comunità online. Consentirlo in situazioni pubbliche incoraggia a comportarsi male. Lo dimostrano alcuni studi sociali, e hanno ragione: quando le persone sanno che le loro identità sono segrete (sia online che offline) si comportano assai peggio. Qualcuno la chiama la teoria del coglione. Forse, se trovo cinque minuti, vado a spiegarla anche a qualche assessore gaetano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-9095486065647359910?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/9095486065647359910'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/9095486065647359910'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/anonimi.html' title='Anonimi'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4545280848613654554</id><published>2011-04-25T22:01:00.005+02:00</published><updated>2011-04-25T23:15:40.818+02:00</updated><title type='text'>Chi cade e chi resta</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Chi cade e chi resta&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È che la storia - quella collettiva e quella individuale - non è mai simultanea, lineare, progressiva. È una media, una tendenza generale, un mare comunque agitato in cui galleggiano rimasugli del passato e anticipazioni del futuro, mischiandosi al presente. I bianchi e neri, vero, ma sopratutto una &lt;a href="http://www.ilpost.it/makkox/2011/04/25/25-aprile/" TARGET="_blank"&gt;sequenza&lt;/a&gt; infantile e sequenziale fatta di prima e di dopo. Fu Cesare Pavese che riuscì a scrivere: "Ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione", nelle ultime pagine della "Casa in collina", quando anche lui era stretto tra il rimorso di non avere combattuto e lo sforzo di essere di fronte alla sua vita e alle ragioni del suo rifiuto. Quelli che vinsero il 25 aprile avevano una patria da riconquistare e una dittatura odiosa da buttare giù. Oggi le loro azioni hanno un giudizio morale e un senso storico che tentiamo di far brillare, anche di fronte a tanti meschini eredi della "zona grigia", quella che aspetta solo di sapere il carro del vincitore su cui salire, quella che oggi magari ha davvero vinto ed è finita al governo, insieme magari agli eredi di quelli che allora avrebbero perso. Ma non conta, conta solo il prima e il dopo. Il 24 e il 26 aprile. E tutte quelle storie di giovani per cui fu solo il caso a decidere da che parte dovessero combattere. "Per molti dei miei coetanei - scriverà Italo Calvino - le parti tutt'a un tratto si invertivano, da repubblichini diventavano partigiani o viceversa; da una parte o dall'altra sparavano o si facevano sparare; solo la morte dava alle loro scelte un segno irrevocabile". Ma sono passati tanti anni e abbastanza generazioni dai tempi in cui ci piace pensare che nonostante tutto fosse facile individuare gli amici e i nemici, i bianchi e i neri. "Resistere, resistere, resistere" disse un signore non molti anni fa, non ricordo nemmeno più per qualche causa, se a ragione o a torto. Molta gente si stampò quella bella frase su cartelloni e magliette e pensò che quello fosse il traguardo a cui ambire, e invece si tratta solo di un punto di partenza. Resistere, prima di tutto contro se stessi, contro la tentazione di adeguarsi alle pigrizie e agli ignavie, e poi darsi da fare per combattere. In fondo ricordare un giorno di liberazione di tanti anni fa significa oggi una cosa molto semplice, che però è anche una cosa tanto difficile: "Fa' la cosa giusta". Sembra facile, e invece.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4545280848613654554?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4545280848613654554'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4545280848613654554'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/chi-cade-e-chi-resta.html' title='Chi cade e chi resta'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4855026433303650928</id><published>2011-04-22T18:46:00.000+02:00</published><updated>2011-04-22T19:39:05.283+02:00</updated><title type='text'>Ferite</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ferite&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Freud aveva detto che l'umanità aveva subito tre grandi ferite narcisistiche. La prima è stata la scoperta che la terra è tutt'altro che il centro dell'universo. La seconda è stata quando abbiamo accertato che l'uomo discende dalla scimmia. E la terza è stata quando ci si è resi conto che la coscienza è solo un'isola che emerge sul mare dell'inconscio. Forse si dovrebbe aggiungerne una quarta: tutte le volte che ci imbattiamo nella macchine che riempiono case e tasche e vite e ci viene il sospetto che non siano solo capaci di far di conto e di pensare, ma pure di fare quello che in fondo è più umiliante, avere delle macchine capaci di immaginare più e meglio di noi. Sarà che forse l'immaginazione è un po' in crisi ultimamente, un po' messa in croce verrebbe da dire. Non è questione di ripartire da zero, ma, come nel film di Troisi, di ricominciare da tre, sparigliare, partire da un'altra idea, mettere in moto un'altra immaginazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4855026433303650928?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4855026433303650928'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4855026433303650928'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/ferite.html' title='Ferite'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7291543921750100211</id><published>2011-04-20T12:08:00.005+02:00</published><updated>2011-04-22T19:48:10.611+02:00</updated><title type='text'>Habemus Papam</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Habemus Papam&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 368px; height: 204px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-VsIiouBDgGQ/TbCbASewzRI/AAAAAAAAB9E/g4UUgw6cPGc/s1600/habemuspapam.jpg" alt="titolo" vspace="3" align="right" border="0" hspace="10" /&gt;Addobbato con tutti i broccati e i ricami e gli ori necessari a consacrare la solennità pontificale, il vecchio uomo smarito non ce la fa ad affacciarsi alla loggia delle benedizioni, al balcone di fronte al quale l'intero mondo lo attende. Fa una smorfia, arretra, grida tutta la sua disperazione, corre attraverso le vecchie e nobili stanze vaticane, sogna di sfuggire da un sogno così gloriosa da rivelarsi come una prigione inaccettabile. Se il &lt;a href="http://trovacinema.repubblica.it/film/habemus-papam/400212" target="_blank"&gt;film&lt;/a&gt; di Nanni Moretti, "Habemus Papam", si chiudesse qui, già sarebbe perfetto. Il granello di sabbia che inceppa il meccanismo più alto del potere, l'ingranaggio sicuro della propria ripetizione che a un certo punto si sbiella. Un loop potentissimo. L'eterna ripetizione che è l'unica in grado di rassicurare, il morto un papa se ne fa un altro come garanzia di apparente immortalità del sistema, che rassicura perché ripete se stesso indefessamente, che fa sospettare che il tempo non passi e che dunque nessuno muoia, come se l'eteternità fosse davvero lì, a due passi, in Vaticano, dove la benzina costa meno, dove si trovano i medicinali che a Roma non ci sono, dove c'è tutto, si può fare ginnastica o fare i puzzle, pregare il Signore oppure imbottirsi di psicofarmaci, magari organizzare un torneo di pallavolo, oppure illudersi che esistano ancora vecchi giochi di età scomparse, tipo la palla prigioniera. Dove sta, come un bambino curioso, uno psicanalista, il più bravo di tutti, a tentare di capire, insieme al papa, ma senza potere nominare le parole che davvero contano, vietato parlare di sogni e di sesso, di infanzia e di rimosso, senza nemmeno avere facoltà di chiamarsi per nome. Tutto attorno lunghe file di cardinali, una moltitudine di maschi, vecchi e vecchissimi, i visi induriti dalla solitudine e da un'astratta e forse ormai inutile sapienza, uomini di potere e anche bambini mai cresciuti, cupa immagine di un modo chiuso, staccato dalla realtà e che pretende di interpretarla, e però trattati come una simpatica scolaresca. Chiusi nel segreto del Conclave tamburellano con la penna, non sanno chi indicare, copiano dal vicino, pregano sperando che non tocchi a loro, dio fa che non sia io. Fuori giornalisti pasticcioni e imbarazzanti scambiano fumate nere per bianche, fanno domande inutili senza cercare risposte. E chi vuole capire il potere alla fine ne è sempre capito, e chi vuole smontare i sistemi si ritrova smontato, allo stesso modo dello psicanalista Moretti che si ritrova infine psicanalizzato dai suoi stessi pazienti. Sic transit gloria mundi, ripete inesausto il cerimoniere a ogni cerimonia di insediamento di un nuovo papa. La letteratura è piena di incubi di papi che scappano via o di sogni di papi cristianamente nascosti nell'inferno quotidiano di qualche periferia. Nessun uomo che voglia diventare, e ci riesca, potente del mondo è davvero sano di mente. Papi, monarchi, presidenti. Gente che sembra non credere in nulla ma che muore dalla voglia di sapere quello che il paese o il mondo vuole sentirsi dire. Gente disposta a rinunciare alla sicurezza, alla vita familiare, agli amici, al sonno, a una parte consistente della propria salute mentale e alla stima di circa due su tre dei loro concittadini. E anche quando si tratta di guidare persone che la pensano come te, una chiesa o un partito, ci si sente inadeguati, e non si può fare niente. E' confortante sapere che per mettere in crisi una potenza un indeciso possa più di un fanatico, e un riluttante più di un criminale. Noialtri umani poco potenti, invece, possiamo confidare nelle imperfezioni, nelle coincidenze, nelle ansie. Essere come Amleto e non mettere confini alla propria Danimarca. Esitare, arrossire, vagare, sorridere improvvisamente, non resistere, incrinarsi, beneficiare dell'amicizia di uno sconosciuto, e poi perderlo. Forse è quella la cosa più evangelica, se uno si ricorda di com'era il Vangelo letto da piccoli. Lo bellezza di essere normali. Come gli altri, con gli altri. Forse è quello il momento più cristiano di un film fatto da un laico, un papa che nessuno riconosce, solo su un autobus o in un bar, aspettando un buon samaritano per farsi offrire un caffè o prestare un telefonino.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7291543921750100211?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7291543921750100211'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7291543921750100211'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/habemus-papam.html' title='Habemus Papam'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-VsIiouBDgGQ/TbCbASewzRI/AAAAAAAAB9E/g4UUgw6cPGc/s72-c/habemuspapam.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4466324912841952517</id><published>2011-04-19T15:28:00.001+02:00</published><updated>2011-04-20T15:53:09.645+02:00</updated><title type='text'>Next discesa in campo</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Next discesa in campo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le alternative per essere vero devono venire da altri mondi. L'altra sera con l'amico Peppuccio lo pensavamo al tavolo di un bar. Prima o poi la discesa in campo a cui noi di quest'altra generazione non potremo resistere non sarà più quella di uno che ha fatto le televisione bensì di uno che viene dall'internet. Così provavamo a immaginare la discesa in campo di uno alla Zuckerberg. E certo che l'Italia è il paese che amo ma in fondo mi sento cittadino del mondo. E sono io - dirà - in tutti questi anni che non vi ho lasciati soli, grazie a me avete costruito insieme qualcosa di grande, avete cercato compagnia nelle sere d'inverno e nelle ore vuote in ufficio, avete scambiato foto e sorrisi e canzoni, riallacciato amicizie e rapporti. La vecchia classe dirigente è stata travolta dai fatti e superata dai tempi, ma di questa avventura politica - aggiungerà - conserveremo i tratti fondamentali che ci hanno contraddistinto in tante battaglie, quelli della democrazia occidentale e della libertà. Tenteranno di colpirci, ma resisteremo. E noi già ci pareva di essere pronti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4466324912841952517?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4466324912841952517'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4466324912841952517'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/next-discesa-in-campo.html' title='Next discesa in campo'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7959210914236230047</id><published>2011-04-18T00:40:00.004+02:00</published><updated>2011-04-18T00:57:42.942+02:00</updated><title type='text'>Vivere con la Bomba</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Vivere con la Bomba&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 369px; height: 217px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-vn_VgrV8v_Y/TatvkX1hQcI/AAAAAAAAB8w/mS6cORHOcNw/s400/dr-strangelove-7.jpg" alt="titolo" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Il 6 agosto di ogni anno guardiamo le immagini televisive del fungo atomico nel cielo giapponese. Siamo ancora ipnotizzati dalla fissità di quella geometria mobile, che risucchia e racchiude ogni potenziale forma. Quale umanità poteva uscire dalla consapevolezza e dalla rimozione di quel trauma? Ieri sera a &lt;a href="http://www.cosmo.rai.it/dl/portali/site/puntata/ContentItem-643a2b6f-bd28-4965-8f62-b8ba3b283833.html" target="_blank"&gt;"Cosmo"&lt;/a&gt;, su Rai3, c'era un reportage sui test atomici durante la guerra fredda, nel deserto americano del Nevada. Parlava un anziano americano di origine giapponese che fece il cameraman ed è l'unico sopravvissuto tra i suoi colleghi. Raccontava gli anni dell'innamoramento atomico, del narcisismo demente dei curiosi che si raccoglievano sul tetto dell'Atomic Cafè di Las Vegas con i cocktail in mano per vedere i funghi alzarsi sul deserto come fuochi artificiali. "E' stato solo anni dopo che ho realizzato che quasi tutti i miei colleghi erano morti di cancro, e ho cominciato a collegare le due cose", diceva. Dal confine dell'Apocalisse si può solo arretrare, ma non lo si può cancellare. Per un lungo momento di follia sembrava che avessimo imparato a non preoccuparci e amare la Bomba, come il Dottor Stranamore del film di Kubrick. Mentre pregustavamo con volutta e terrore l'ipotesi della "morte totale" che con un conflitto nucleare poteva finalmente realizzarsi. Esclusi, forse, soltanto i leggendari scarafaggi, capaci di sopravvivere a tutto. La bomba atomica, spiega un altro esperto, non esplode quando tocca terra per centinaia di metri per aria, per fare più danni, per creare un'onda di vento, di radiazione e di calore che non lasci scampo. Il sogno viziato dell'onnipotenza in mano ai presidenti, ai generali, ai fisici più intossicati. Come i governi che incoraggiavano i capifamiglia a costruirsi il proprio bunker antiatomico in cantina, senza porsi il problema di quale città avrebbero trovato i disgraziati superstiti uscendone. Adesso la Bomba seduce orridi dittatori e vola sui misteriosi reattori iraniani, si riaffaccia negli incubi giapponesi e minaccia di scivolare nelle grinfie di organizzazioni criminali senza scrupoli, o se ne sta accovacciata negli arsenali di paesi ambigui. Il nucleare è una tecnologia che può produrre energia, ma anche vittime e distruzione, e non è un caso se uno dei suoi primi usi è stato in una guerra. Poi in tv si parlava del ritorno in voga dei rifugi antiatomici, se ne costruiscono molti nel mondo, non si sa se per l'effetto dei film hollywoodiani o per il timore di una fine del mondo imminente o per le notizie di guerre imperante nei tg. Bunker privatissimi ed extralusso per gli oligarchi russi, o rifugi in multiproprietà come case al mare e con destina incorporato per maniaci texani. I più fortunati - spiegano i pochi scettici - saranno coloro che moriranno per primi. Una cosa è certa. Il materiale fissile è tuttora sul mercato. E la follia dell'uomo pure.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7959210914236230047?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7959210914236230047'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7959210914236230047'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/vivere-con-la-bomba.html' title='Vivere con la Bomba'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-vn_VgrV8v_Y/TatvkX1hQcI/AAAAAAAAB8w/mS6cORHOcNw/s72-c/dr-strangelove-7.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-3941891013920125636</id><published>2011-04-16T17:33:00.001+02:00</published><updated>2011-04-17T17:50:06.011+02:00</updated><title type='text'>La sai l'ultima</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La sai l'ultima&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vedo il presidente del consiglio raccontare l'ennesima barzelletta sul bunga bunga e sulle sue trenta ragazze per notte, ripenso a quanto sono state vane le fatiche dei primi giorni dello scandalo, l'affannarsi dei suoi fedelissimi pretoriani per offuscare le notizie, attenuarne la portata, arzigogolare tesi difensive. Non avevano capito niente come al solito, se non ci fosse il capo a salvarli. Non avevano capito che il segreto del successo è ridurre tutto alla portata di un format. Ripetere, ripetere fino allo sfinimento, e riderne, e dare di gomito, diventare la parodia di se stessi, e buttarla in caciara finchè l'anestesia non faccia effetto sul corpo sociale, e tutto non sembri altro che una barzelletta tra le altre, una storiella curiosa degna di un litigio nell'aula di Forum per il pubblico delle casalinghe, appena dopo la finta terremotata incazzosa, o l'ennesima intemerata del personaggio un po' matto ma di cui non possiamo fare a meno per non annoiarci, noialtri del pubblico giovane, come in un qualunque edizione del Grande Fratello. La realtà addomesticata perde ogni sua carica tragica, e nessuno ci fa più caso. Poi non si capisce perché qualcuno se la debba prendere con un insegnante precario, se questo decide di andarsene a guadagnare un po' di soldi in un reality sulla tv del presidente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-3941891013920125636?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3941891013920125636'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3941891013920125636'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/la-sai-lultima.html' title='La sai l&apos;ultima'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7060438125752718143</id><published>2011-04-15T15:45:00.000+02:00</published><updated>2011-04-17T15:57:18.686+02:00</updated><title type='text'>Morettismi</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Morettismi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che siano giri in vespa o barattoloni di nutella, amici da spiare o lutti da elaborare, tic nervosi o raccolte di giornali, alla fine Nanni Moretti è sempre uno cui dovremmo essere grati, e non solo per il fatto di fare film su Berlusconi o sul Papa anni prima che possano considerarsi istant-movie, o per riempirli di battute così efficaci da darci materiale per citazioni e conversazioni negli anni a venire, o per costruirli in maniera tale da non riuscire a indovinare cosa succederà nel successivo quarto d'ora, come si svilupperanno o si incaglieranno le scene. Bisognerebbe apprezzarlo solo per il talento di inserire nel trailer del suo nuovo film una battuta su che dannazione sia essere considerati i più bravi, "lo so, me lo dicono tutti, per questo mia moglie mi ha lasciato", e &lt;a href="http://www.guiasoncini.com/2011/03/24/che-condanna/" target="_blank"&gt;soprattutto&lt;/a&gt; su "che disgrazia sia vivere in un paese che ha ancora bisogno di Nanni Moretti - cinematograficamente parlando".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7060438125752718143?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7060438125752718143'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7060438125752718143'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/morettismi.html' title='Morettismi'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1354427423421098311</id><published>2011-04-14T12:20:00.004+02:00</published><updated>2011-04-14T12:39:09.385+02:00</updated><title type='text'>Non darlo a vedere</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Non darlo a vedere&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando a Garry B. Trudeau, l'autore della più famosa striscia a fumetti americana contemporanea, chiesero in un'intervista, un paio d'anni fa, cosa ne pensasse della diffusione di Twitter e dei social network in generale, e di tutta la smania di avere una platea a cui rivelare i propri pensieri, compresi i più piccoli e superflui, una cosa che nei suoi fumetti lui ha sempre preso in giro, Trudeau rispose dicendo: "Guardate, siamo tutti narcisisti, chi più chi meno: ma la maggior parte di noi se ne vergogna quanto basta per cercare di non darlo a vedere". Ed è una frase che spiega molte cose. Quasi tutto quello che facciamo, lo facciamo per farci notare: e anche quasi tutto quello che non facciamo, come raccontò Nanni Moretti con la leggendaria considerazione "Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente?". E da qui si potrebbe discutere a lungo, a proposito di insicurezza e sincerità, di divismo e di narcisismo, e del fatto che inibirsi spesso è una buona idea, avendo delle buone ragioni per farlo. Come fa Luca Sofri in &lt;a href="http://www.ungrandepaese.it/2011/04/12/non-darlo-a-vedere/" target="_blank"&gt;alcuni pezzi&lt;/a&gt; del suo ultimo libro, ambiziosamente intitolato "Un grande paese". Io per esempio sono molto contento che i social network non fossero stati ancora inventati quando avevo sedici anni (poi ne avevo diciotto quando scoprii i primi blog, e già lì dovrei invocare la prescrizione, e nemmeno quella breve). E mi ritrovo spesso a pensare che il tasto "delete", o "annulla tutto", sia uno strumento di libertà - certe volte - più di quello "publish", o "condividi".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1354427423421098311?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1354427423421098311'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1354427423421098311'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/non-darlo-vedere.html' title='Non darlo a vedere'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-8862648219502675676</id><published>2011-04-13T12:09:00.005+02:00</published><updated>2011-04-14T12:40:16.093+02:00</updated><title type='text'>Papere e cigni</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Papere e cigni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' il tempo dei cigni neri. Quando ne vedi uno non sai come regolarti: avevi sempre creduto, supportato dall'evidenza, che al mondo tutti i cigni fossero bianchi. Ti avevano insegnato certezze consolidate e ripetuto che il futuro fosse prevedibile, i destini ineluttabili. Poi ti chiedi se un singolo evento da solo basterà a invalidare vecchi convincimenti. Ma te lo puoi chiedere solo a posteriori, quando il cigno nero, con aria indifferente, è già passato. I cigni neri esistono davvero, in Patagonia hanno nero il collo e rosso attorno agli occhi, e tutti neri in Australia. E' il tempo delle papere gialle di plastica. Quando ne vedi una, su una spiaggia, intatta e ormai sbiadita, sai che avrà fatto un lungo viaggio, un percorso dominato dai casi e dalle correnti marine. Ce n'erano ventottomila e ottocento, pensavano di finire in qualche vasca da bagno, poi il cargo è affondato e si sono ritrovate alla deriva nell'oceano. Ogni angolo della Terra ti sembrava noto e sotto controllo, e invece ti accorgerai che siamo circondati da oceani inafferrabili, pezzi di plastica indistruttibili, mode e pensieri e migranti portati via dalla corrente, macchie di petrolio che riemergono, giochi di infanzia che resistono galleggiando. Una volta la chiamavano eterogenesi dei fini, come &lt;a href="http://giovannitaurasi.wordpress.com/2011/04/13/la-scienza-e-il-cigno-nero-di-adriano-sofri/" target="_blank"&gt;ci spiegano&lt;/a&gt; oggi, cioè la probabilità che i risultati delle nostre azioni vadano a finire lontano dagli scopi che ci eravamo proposti. E ritrovarsi magari alla deriva.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-8862648219502675676?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8862648219502675676'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8862648219502675676'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/papere-e-cigni.html' title='Papere e cigni'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-6700730340686290015</id><published>2011-04-12T01:49:00.004+02:00</published><updated>2011-04-12T01:56:43.083+02:00</updated><title type='text'>Vota Garibaldi</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Vota Garibaldi &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quartiere Garbatella di Roma, via Basilio Brollo. &lt;a href="http://www.flickr.com/photos/ludik/5349624860/in/set-72157622391379357" target="_blank"&gt;Una scritta murale&lt;/a&gt;, in vernice rossa, resiste tra macchine parcheggiate in doppia fila e una trattoria semi abbandonata. Dice: "Vota Garibaldi, lista N. 1". La datazione, avverte una targa fatta apporre lì accanto dall'undicesimo municipio, dopo opportuno restauro, risale all'anno 1948. Epica campagna elettorale tra il Fronte Democratico Popolare di Togliatti e Nenni, e cioè la coalizione della sinistre col faccione dell'eroe dei due mondi, e la fresca Democrazia Cristiana di De Gasperi, la quale giustamente ammoniva che nel segreto dell'urna Dio ti vede e Stali no. Non sapremo mai chi fu a tracciare la scritta sul muro. Sta di certo che però, alla Garbatella, non hanno voluto che fosse cancellata dal tempo e dalle tinteggiature.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-6700730340686290015?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6700730340686290015'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6700730340686290015'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/vota-garibaldi.html' title='Vota Garibaldi'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4885300056627293880</id><published>2011-04-11T00:17:00.003+02:00</published><updated>2011-04-12T00:57:21.097+02:00</updated><title type='text'>Stadio dei Marmi</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Stadio dei Marmi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certe volte immagino che le statue giganti dello Stadio dei Marmi scendano dai loro piedistalli e si incamminino per le vie della città. Quegli atleti, pugili e arcieri, ercoli e canottieri e lottatori. Forse basterebbe vederli passare, senza chiedere troppo permesso, in mezzo al traffico della Capitale, per ritrovare in noi la spinta necessaria ad affrontare questo periodaccio. E invece se ne stanno lì, candidi e assenti, a fare da corona a uno spazio metafisico, nel vecchio stadio d'atletica progettato ai tempi del fascismo. Sede ideale per raduni e prove di forza. Fu un'idea dell'allora presidente dell'Opera Balilla: ogni provincia italiana doveva stanziare cinquantamila lire per pagarsi il bozzetto, lo scultore e l'opera che avrebbe rappresentato la marmorea virilità patriottica. Non tutte le statue sono venute bene, alcune sembrano solo pupazzoni in mutande, altre sono notevoli. Dice che al momento dell'inaugurazione, di fronte al Duce e al Re, qualcuno sollevò più di un imbarazzo. Tutta quella virilità fascista pareva troppo ostentata, quasi compiaciuta. Persino la nostra epoca permissiva, dirà decenni più tardi Alberto Arbasino, rimane interdetta di fronte a "tutto quel culo fascista".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4885300056627293880?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4885300056627293880'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4885300056627293880'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/stadio-dei-marmi.html' title='Stadio dei Marmi'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-8753389414878742394</id><published>2011-04-10T18:13:00.000+02:00</published><updated>2011-04-17T18:22:41.246+02:00</updated><title type='text'>Benvenuti al format</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Benvenuti al format&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Osservo al telegiornale le immagini della tendopoli degli immigrati tunisini a Manduria, in Puglia. Assomiglia alle tendopoli già viste un paio d'anni fa, dopo il terremoto in Abruzzo. Tutte uguali, colore blu, col marchio del governo e della protezione civile, sullo sfondo di un cielo azzurro e di un paesaggio indistinto, con poche figure che si aggirano lontane (in questo caso però qualcuno prende la rincorsa e scappa, rompendo l'incantesimo). Un non-luogo. Potrebbe essere in Puglia oggi o in Abruzzo ieri, ma anche in qualunque altro posto. E' il format, bello e prento per l'evenienza, delle grandi emergenze. Decontestualizzate dai paesi e dalle città, chirurgicamente separate dalla carne viva di chi se le porta addosso, non fanno più effetto. Anche il linguaggio si assomiglia. Sgomberare, spostare, bonificare, risolvere. C'è una moltitudine di rifiuti da smaltire, sostanzialmente. Monnezza a Napoli, terremotati all´Aquila, rifiuti extracomunitari a Lampedusa e al Sud: e la stessa soluzione, spazzarli qua e là, alla rinfusa, con le cattive o con le buone.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-8753389414878742394?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8753389414878742394'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8753389414878742394'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/benvenuti-al-format.html' title='Benvenuti al format'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7797164472788363218</id><published>2011-04-08T00:05:00.004+02:00</published><updated>2011-04-10T00:01:51.000+02:00</updated><title type='text'>Ospiti migranti</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ospiti migranti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Corpi di umani che galleggiano. Nel mare. Come noialtri da bambini quando facevamo il morto a galla, per imparare a nuotare. Corpi di umani, non fanno i morti però, sono morti, a centinaia. Avvistati dall'alto degli elicotteri e degli aerei, "non sollevano il braccio", dicono i soccorritori. A perdita d'occhio, a perdita di numero. I corpi degli umani annegati galleggiano presto. Me l'hanno insegnato una volta a scuola, all'ora di fisica: un corpo vivo affonda, tuttalpiù annaspa, un corpo morto inesorabilmente galleggia. Anche quelli dei bambini, delle donne. Anche quelli vestiti, se hanno addosso vestiti da poco. O se portano ancora ai piedi un paio di scarpe firmate, e con quelle provavano a scappare da persecuzioni e carestie, me ne accorgo guardando una foto. Quattrocento dollari gli è costata l'ultima tratta. Diego è andato &lt;a href="http://youtu.be/DdF7ZE51qjk" target="_blank"&gt;nei campi pugliesi&lt;/a&gt;, a vedere dove li portano quelli che invece hanno trovato l'isola su cui sbarcare. Vent'anni fa, al primo barcone di immigrati all'orizzonte eravamo tutti genuinamente amici e solidali, al decimo già volgevamo lo sguardo dall'altra parte, al quindicesimo organizzavamo una ronda coi leghisti di turno. Appena abbiamo capito che non erano piccoli fuochi, ma le prime scintille di un incendio mondiale. Si incontrano ora, tra gli ulivi e le sterpaglie di campagna, un gruppo di italiani che fa una ronda e un gruppo di tunisini che scappa. L'uomo della migrazione dice che lui vuole solo scappare, cerca un po' di normalità altrove, e fa capire che questa Italia gli sembra la Tunisia da cui è fuggito. L'uomo della ronda dice che lui è incazzato e non può ritrovarsi centinaia di disperati a casa sua, però poi non sa nemmeno con chi prendersela, se con quelli o con lo Stato. Avanti fino alla prossima frontiera. Alla fine hanno ragione, che questa è casa nostra non loro, e che loro sono ospiti, e che spesso gli ospiti si invitano, ma spesso arrivano quando hanno bisogno, e se hanno bisogno non aspettano di essere invitati.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7797164472788363218?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7797164472788363218'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7797164472788363218'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/ospiti-migranti.html' title='Ospiti migranti'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-2236481695452444485</id><published>2011-04-07T00:11:00.001+02:00</published><updated>2011-04-07T12:13:49.037+02:00</updated><title type='text'>Supereroi</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Supereroi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A me i supereroi hanno sempre affascinato, le loro storie quando le leggevo da piccolo mi sembravano tutto sommato perfino realistiche, finché non tiravano fuori i superpoteri e lì si guastava tutto. Non mi piacevano più, diventavano banali e insopportabili. Come certi amici di famiglia o vecchi zii quando muiono e all'improvviso sembrano diventati dei supereroi, nel senso che tutti cominciano a parlare in quella maniera un po' falsa e noiosa, assai poco umana. Comunque sembra che adesso, dopo un periodo di declino, i supereroi siano tornati. Anche se hanno - come chiunque di noi - un sacco di dubbi e di problemi. Per esempio al cinema ho visto questo film scorrettissimo, Kick-Ass, dove gli eroi mascherati sono come disperati senza nulla a cui tenere, o che hanno perso ciò a cui tenevano. A un certo punto la voce fuori campo del protagonista, in un momento di rara sincerità, dice: "Ora so perchè non capivo come mai nessuno abbia mai provato a fare l'eroe mascherato, non avevo nulla a cui tenessi davvero". In America, ho letto, è appena uscita una commedia a basso budget ancora meno super, che si intitola proprio Super, e racconta di un supereroe scalcagnato, il quale, tradito dalla moglie per uno spacciatore, tenta di riprendersela cucendosi addosso un costumaccio sbiadito. Ha spiegato il regista James Gunn che se da piccolo gli piaceva Batman, ora gli sembra "più supereroica mia zia che fa volontariato nel Mississippi". Senza contare tutto quello che accade quando abbiamo i superpoteri scarichi, e tutti quelli a cui i sogni non si sono avverati e comunque ogni mattina si alzano e portano i figli a scuola, e altre cose molto più impegnative rispetto alla routine piuttosto pigra dei supereroi classici.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-2236481695452444485?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2236481695452444485'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2236481695452444485'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/supereroi.html' title='Supereroi'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-526080447093351930</id><published>2011-04-06T15:41:00.005+02:00</published><updated>2011-04-06T16:21:01.513+02:00</updated><title type='text'>Cosa portare a casa</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Cosa portare a casa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 363px; height: 215px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-FHN8LV4n9_Y/TZx1smHgNlI/AAAAAAAAB8Y/CoaqdZ0TPFo/s1600/ferretti.jpg" alt="titolo" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Quello che ha pensato &lt;a href="http://leonardo.blogspot.com/2011/04/cosa-portare-casa.html" target="_blank"&gt;Leonardo&lt;/a&gt;, dopo aver visto al cinema il film "Boris", e qualche altra commedia italiana un po' più antica. Su quanto siamo simpatici, e però, riflettendoci bene, su quanto schifo facciamo. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Cosa significava dunque essere italiani nel 2011, lavorare in Italia nel crepuscolo di Berlusconi? Questa sensazione di galleggiare sul marcio, senza pretese di essere migliori, anzi, accettando i compromessi, finché non te li trovi praticamente infilati nel retto a forza, i compromessi, e allora ti ribelli: non è per politica, politica hai smesso di farla, a un certo livello è semplicemente un riflesso condizionato, potrebbe essere qualsiasi cosa, una luce troppo smarmellata, un ralenty ridicolo, a un certo punto abbiamo detto di no. Però non ce ne siamo andati, andare dove? Alla nostra età? E poi ormai c'è la crisi dappertutto, così siamo rimasti lì, aspettando che un altro riflesso condizionato ci rimettesse in carreggiata, che un'altra voce nella nostra testa ricominciasse a dire Dai. Dai. Dai che stavolta ce la possiamo fare. Dai che stavolta la portiamo a casa. Perché sarà diverso, stavolta. Non ci faremo andare bene tutto. Sapremo dire di no, anche agli amici se necessario. Stavolta faremo un buon lavoro. Infatti non è che abbiamo tutte queste ambizioni. Forse sta lì il problema? Noi non siamo i roberto saviano di niente, noi nella vita vorremmo soltanto fare un buon lavoro, un lavoro serio. Qualunque cosa, anche un ristorantino, perché no, diteci soltanto cosa si può fare di serio in Italia e noi ci proveremo. Poi, quando tutto ricomincia ad andare a rotoli, non abbiamo neanche la forza per mandare tutto a fanculo; ci resta il sospetto di essere noi stessi il problema, noi che tolleriamo tutto quello che ci scorre intorno finché non ci sovrasta, noi che siamo sempre disposti al compromesso, anche col demonio, anche col proctologo del demonio, ma sappiamo veramente cosa vogliamo? Se a un certo punto, a furia di restringere le nostre ambizioni, a circoscriverle, le ridurremo a un punto - cosa ci sarà in quel punto? Dai dai dai, ma dai dai cosa? Cos'è che vogliamo veramente portare a casa? Non lo so se Boris sia un buon film. So che Pannofino è un grande attore; dal momento in cui mi sono seduto mi sono ritrovato dentro al suo René Ferretti, e tutto quello che volevo era uscirne con dignità, finire un film decente, fare qualcosa di serio. E alla fine, dai dai dai [spoiler] mi sono ritrovato infilato a forza un cinepanettone. Così è l'Italia e purtroppo così sono anche io"&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-526080447093351930?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/526080447093351930'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/526080447093351930'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/cosa-portare-casa.html' title='Cosa portare a casa'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-FHN8LV4n9_Y/TZx1smHgNlI/AAAAAAAAB8Y/CoaqdZ0TPFo/s72-c/ferretti.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7542361255807953756</id><published>2011-04-05T01:08:00.002+02:00</published><updated>2011-04-05T01:22:17.161+02:00</updated><title type='text'>Fiori di ciliegio</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Fiori di ciliegio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le falle radioattive continuano a scricchiolate e i cimiteri a riempirsi. La natura non conosce compassione. Leggo sui giornali che i ciliegi quest'anno sono fioriti puntuali a Tokyo ma il loro sbocciare non è stato seguito come gli altri anni da bollettini ufficiali che segnalano l'avanzata del fronte della fioritura quasi fosse un esercito in marcia. Ma Flavio Parisi da laggiù &lt;a href="http://www.ilpost.it/flavioparisi/2011/03/31/i-sakura-e-il-sindaco/" target="_blank"&gt;scrive&lt;/a&gt; di quanto gli piaccia vedere che anche i più indaffarati salary man rallentano il loro trotterellare quando vedono i primi boccioli rosa schiusi, e si fermano per un attimo a guardarli restano quasi a bocca aperta, soddisfatti, consolati. Anche quest'anno la natura non ha tradito l'uomo, nonostante tutto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7542361255807953756?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7542361255807953756'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7542361255807953756'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/fiori-di-ciliegio.html' title='Fiori di ciliegio'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-2779638895876519666</id><published>2011-04-04T00:50:00.000+02:00</published><updated>2011-04-05T01:01:43.036+02:00</updated><title type='text'>Rei confessi</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Rei confessi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il rimorso è una cosa che non lascia vivere, non fa dormire la notte, finché un mattino ci si risveglia assieme ai propri incubi, e solo loro stessi a spingere verso il primo commissariato, dove incontrare un qualsiasi poliziotto con il quale liberarsi della colpa. Oppure non succede niente, e forse non succederebbe mai nulla, finché dal passato non spunta un capello, una goccia di sangue, uno sputo su un lenzuolo, la famosa prova del dna che incastra. Succede così coi &lt;a href="http://roma.repubblica.it/cronaca/2011/04/02/news/il_rimorso_e_il_dna-14395439/" target="_blank"&gt;gialli&lt;/a&gt; che si risolvono dopo anni, casi chiusi a distanza di un tempo inaspettatato. Succede coi dolori della vita, e non solo coi reati: c'è chi rimuove per non soffrire, chi si ostina a negare l'evidenza. l tempo cambia. Fa sempre uno strano effetto vedere colpevoli riacciuffati o condannati dopo tanti anni dal giorno in cui commisero il delitto. Succede ancora più dove c'è la pena di morte. Si elimina, addirittura, una persona diversa da quell'omicida, qualcuno che ha ritrovato magari un equilibrio o una fede o una vita, magari proprio in carcere nel caso delle pene capitali oppure nel mondo fuori quando si tratta di tornare in galera. Chissà come sarebbe cambiata anche la vittima, però.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-2779638895876519666?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2779638895876519666'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2779638895876519666'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/rei-confessi.html' title='Rei confessi'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-2978596631554159990</id><published>2011-04-03T23:01:00.002+02:00</published><updated>2011-04-05T01:08:22.456+02:00</updated><title type='text'>Fora de ball</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Fora de ball&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perchè poco attraenti e selvatici ma perchè si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali"&lt;/span&gt;. Questo testo risale all'ottobre del 1912, ed è tratto da una relazione dell'Ispettorato del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti d'America (e l'ha letta anche Simone Cristicchi &lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=T0F1R_BnK9A" target="_blank"&gt;qui&lt;/a&gt;).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-2978596631554159990?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2978596631554159990'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2978596631554159990'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/fora-de-ball.html' title='Fora de ball'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-3963365386550907682</id><published>2011-04-01T21:35:00.004+02:00</published><updated>2011-04-02T18:42:24.896+02:00</updated><title type='text'>Lazialità</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Lazialità&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 392px; height: 241px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-yqS0dVFS0Zg/TZdRDNrqnMI/AAAAAAAAB8Q/FsDmcvsUoak/s1600/aquila1.jpg" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;A un certo punto della vita, generalmente dell'infanzia, se la passione calcistica non è trasmessa per vie familiari o stracittadine, se nessuno ti porta allo stadio e pure il fantacalcio lo devono ancora inventare, bisogna trovarsi una squadra per cui tifare, e alla svelta. Io in quanto laziale decisi che dovevo tifare per la Lazio. Ero un bambino più buonista che buono e i colori bianco e azzurro mi fecero colpo. In seguito, informandomi meglio, mi accorsi che la Lazio uno scudetto non lo vinceva da vent'anni e la Coppa dei Campioni nemmeno a parlarne, e insomma non mi sarebbero spettate le delizie che capitavano ai miei amichetti dell'epoca, milanisti e juventini perlopiù. Troppo tardi, però. Le squadre di calcio non si cambiano mai. Un giorno, per esempio, qualcuno studierà i veri casi patologici dell'Italia degli ultimi vent'anni, ovvero gli interisti berlusconiani e i milanisti di sinistra. Io comunque, con la mia squadra del cuore, lo avevo capito subito. Si sa che la Ss Lazio non cavalca, al massimo volteggia in aria, essendo aquila e aria e cielo. E l'avrei saputo dopo come sarebbe stata la storia coi romanisti, e questa faccenda irresistibile dei derby che puoi vincere anche un campionato intero ma poi perdi quello con la Roma e non hai pace per il resto del girone di andata o di ritorno (in effetti ci ha detto male, ultimamente). Per non parlare della fatica a far capire che mica solo i fascisti e i nazisti delle curve tifano Lazio, e anzi tantissime persone simpatiche e democratiche si divertono e soffrono a seguire le vicende dei biancoazzurri. Forse abbiamo in comune, noi laziali, un certo pessimismo di fondo, forse l'idea e il piacere di far parte di una minoranza, forse la mancanza di quell'entusiasmo totale e un po' fideista che caratterizza i cugini romanisti. All'inizio di questo campionato, per esempio, sembrava che il calcio italiano si fosse capovolto, rivoluzionando classifiche e posizioni, i davide e i golia, le cittadine e le provinciali. E pure la Lazio s'era ripresa se stessa: magari non era da primo posto, come nelle prime giornate, ma non era neanche quella squadraccia che l'anno prima prendeva schiaffi ovunque. Ad ogni modo, noi lo sapevamo che gli altri, quelli popolani, già al posto nostro avrebbero appeso peperoni e bandieroni alle finestre, e ce li saremmo ritrovati con tamburi e pentole a far festa a Testaccio. Noi ci limitavamo ad alzare le spalle e a dire solo che alla Lazio mancano una ventina di punti per la salvezza, e tutto quello che verrà dopo sarebbe stato una carineria di questo campionato. Nel frattempo c'era questo spettacolo dell'aquila - un'aquila vera, in piume ed ossa - che all'inizio di ogni partita veniva fatta volteggiare sull'Olimpico, per la gioia di grandi e piccini si sarebbe detto un tempo, quando uno poteva ancora portare dei piccini allo stadio senza pensare che fosse troppo pericoloso e diseducativo. Porta bene, pensavano tutti. Una volta non riuscivano a ripigliarla, all'aquila. Esatto, lei s'era piazzata proprio a centrocampo, col maxischermo alle spalle, bella tronfia, a guardare i suoi aquilotti. Insomma, bisogna capirla, si sarà detto: "Ma che, ogni volta che c'è lo spettacolo mi mandano negli spogliatoi?" Il tempo di vedere il gol, e poi s'è fatta pijà. Partita dopo partita, la Lazio si è un po' ammosciata, pur tenendosi nella zona alta di classifica, e Milan e Inter e Napoli si sono ringalluzziti. Io ho cominciato a dire che male che vada quest'anno mi sarei potuto scegliere il Napoli, come seconda squadra. Perché pure senza Maradona uno scudetto a Napoli è una cosa che mette di buonumore, e che andrebbe ammirata una volta nella vita. Io non sono un buon tifoso: non conosco le formazioni, controllo a malapena la classifica, mi mobilito solo quando il gioco si fa duro. Però domani c'è Napoli-Lazio. Una è terza e una è quinta. Io ovviamente tifo per la Lazio, però osserverò Reja, in panchina. Il nostro allenatore che l'anno scorso allenava il Napoli. Appartiene a un mondo che sembra passato. I capelli, la pelle, la voce, la tuta. Un sessantenne che ha sgomitato risalendo serie e tornei, non uno che sembra un broker di borsa. E' uno che viene dal Carso, però s'e ritrovato prima a Napoli e poi a Roma. Che sono un'altra cosa. Città dove il tifo e l'entusiasmo non hanno mezze misure. Aurelio de Laurentiis ai tempi del Napoli l'aveva paragonato a Clint Eastwood. In effetti, c'ha la faccia e forse anche un po' il portamento. La sigaretta aumenta l'analogia. Chissà quante ne fumerà domani.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-3963365386550907682?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3963365386550907682'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3963365386550907682'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/04/lazialita.html' title='Lazialità'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-yqS0dVFS0Zg/TZdRDNrqnMI/AAAAAAAAB8Q/FsDmcvsUoak/s72-c/aquila1.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-176728623278348336</id><published>2011-03-31T23:50:00.000+02:00</published><updated>2011-04-01T00:50:25.817+02:00</updated><title type='text'>Santoro</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Santoro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si vede che ogni giovedì sera Michele Santoro si sforza per resistere, per mantenere la calma e l'aplomb, per non arrabbiarsi. Parte quasi calmo, fa il suo editoriale per spiegare i torti e le ragioni e quelli - troppi - che ce l'hanno con lui, poi dà la parola con equilibrio a tutti gli ospiti, segue rigorosamente la drammaturgia che la situazione richiede, gestisce i La Russa e i Cicchitto che il casting richiedo, ammansisce i Di Pietro e i Bersani. Però a un certo punto, piano piano, verso metà della puntata noi spettatori da casa capiamo che il fragile equilibrio sta per rompersi, che anche stavolta Michele Santoro non ce la farà, e infatti Michele Santoro comincia a gigioneggiare, diventa impertinente, infine si spazientisce, sbrocca. E noi spettatori da casa in fondo lo vediamo per quello, che ormai siamo abituati a questo meccanismo: alla fine non è che ci importa davvero di farci un'idea ponderata su qualcosa - e sì che i temi in discussione sono sempre importanti e decisivi - ma quello che ci appassione è seguire le avventure del protagonista, vedere a che punto inevitabilmente sbroccherà, fare il tifo per una curva o per l'altra dello studio televisivo a forma di arena. Ed è così che funziona in questo genere di cose: avere dei buoni e dei cattivi per cui fare il tifo, e per cui bullarsi il giorno dopo davanti alla macchinetta del caffè, gliel'avemo ammollate questa volta, ed evitare come la peste l'instillarsi di un dubbio sui ruoli in commedia.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-176728623278348336?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/176728623278348336'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/176728623278348336'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/santoro.html' title='Santoro'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-9180384864977072937</id><published>2011-03-30T20:10:00.005+02:00</published><updated>2011-03-31T02:05:49.815+02:00</updated><title type='text'>Baci dalla provincia</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Baci dalla provincia&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 353px; height: 200px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-GoHZQwI8Wbk/TZO_9HAXu5I/AAAAAAAAB8I/xnT0VUsnFp8/s1600/elsewhere.jpg" alt="titolo" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Mi piace il mio paese, adesso. Non credo che tornerei a viverci, però sento che se oggi io sono qui, qui dove sono, è anche perchè sono partito da lì. C'è qualcosa di struggente nell'osservare le vie del proprio paese, come se le case, gli angoli di incrocio tra le strade, i palazzi li avessi cominciati a vedere realmente solo col passare degli anni, con il lento cammino verso l'età adulta. Come se quelle strade fossero la misura di una consapevolezza, come se segnassero il limite della propria innocenza. Se sono quello che sono è anche perché vengo da lì. Piccola città bastardo posto come canterebbe Guccini sempre portandosi dietro quell'odore di osterie e di barbera, esperienza comune per un paese fatto di province, anche se con mille gusti e odori e anche vini diversi. In Italia - ho letto - ci sono più di ottomila comuni e seimila hanno sotto i quindicimila abitanti. Estetica anestetica provincia cronica, come cantavano quelli. E ognuno di sicuro ha in mente una provincia diversa, un paesaggio differente. Ultimamente ne parlavo col mio amico Simone. Lui doveva fare un &lt;a href="http://www.simonemassera.com/index.php?/toelsewhere/the-book/" target="_blank"&gt;progetto fotografico&lt;/a&gt;, qualcosa del genere "cartoline dalla provincia", e però gli arrivava di tutto, perché quasi tutti sono cresciuti in provincia, spesso anche quelli che sono gente di città, e tutte le città italiane sono fatte di gente che viene dalla provincia, ma alla fine ognuno ne porta addosso odori e sapori diversi. E allora si possono spedire cartoline di palazzoni grigi e cartoline di spiagge assolate, cartoline di verdi colline e cartoline di svincoli di tangenziale. C'è chi scrive da posti dove si vede la fine delle cose - o delle strade - e chi da posti dove tutto sembra partire. C'è chi parla di come amare un luogo e chi di come odiarlo, del come scenderci a patti o del come distruggerlo, e di come eventualmente progettare una fuga. E' lì che risiedono gli eterni luoghi comuni - e perfino le casalinghe di Voghera - dove la provincia si fa essenza, rigorosissima alternativa al frastuono della realtà esangue. Quelli del borgo sospeso nel tempo coi suoi valori quasi autonomi, indifferenti alle lusinghe del tempo, universali. Quelli delle periferie suburbane in cui ogni giorno si compie il delitto perfetto e si uccide ogni traccia vivente di bellezza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-9180384864977072937?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/9180384864977072937'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/9180384864977072937'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/baci-dalla-provincia.html' title='Baci dalla provincia'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-GoHZQwI8Wbk/TZO_9HAXu5I/AAAAAAAAB8I/xnT0VUsnFp8/s72-c/elsewhere.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-390908284970868820</id><published>2011-03-29T00:01:00.003+02:00</published><updated>2011-03-29T00:05:26.099+02:00</updated><title type='text'>Liquidità</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Liquidità&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"I messaggi si rincorrono freneticamente. Le tue dita sono perennemente occupate a premere tasti : per comporre chiamate o per digitare messaggi. Sei perennemente connesso, benché in costante movimento e sebbene gli invisibili mittenti e destinatari delle chiamate e dei messaggi siano anch'essi in movimento. Non perdi mai di vista il tuo cellulare. Di fatto, senza non andresti da nessuna parte. Ed una volta che (lo) hai al tuo fianco non sei mai fuori o via. Sei sempre dentro, mai però bloccato in un singolo posto. Avvolto in una fitta rete di chiamate e messaggi, sei invulnerabile. Chi ti sta intorno non può estrometterti da nulla, e qualora ci provasse, non cambierebbe nulla di davvero importante. Non importa in che luogo ti trovi, chi è la gente che ti sta intorno e cosa stai facendo in quel luogo con quella gente. La differenza tra un posto ed un altro, tra un gruppo di persone ed un altro, è stata cancellata, azzerata. Sei l'unico punto stabile nell'universo degli oggetti in movimento ed altrettanto lo sono le tue diramazioni. Le tue connessioni. Ci sono sempre altre connessioni da usare, e dunque non è mai così spaventosamente importante quante di esse potrebbero dimostrarsi fragili e spezzarsi. E non importa neanche il ritmo al quale si logorano e si spezzano. Ciascuna connessione può anche durare poco, ma la loro sovrabbondanza è indistruttibile. La prossimità virtuale, permanentemente disponibile grazie alla rete elettronica, sposta l'equilibrio delle relazioni a favore della lontananza, della distanza e dell'immaginazione. Questa prossimità non richiede più la vicinanza fisica. Ma la vicinanza fisica non determina più la prossimità. Il suo avvento rende le connessioni umane al contempo più frequenti e più superficiali, più intense e più brevi. Le connessioni tendono ad essere troppo superficiali per e brevi per condensarsi in legami. Incentrate sull'attività in corso, esse sono protette dal pericolo di tracimare, e coinvolgere gli altri in qualcosa che va al di là del tempo necessario a comporre e leggere un messaggio e dell'argomento in esso contenuto - contrariamente a ciò che fanno le relazioni umane, notoriamente diffuse e voraci. La distanza non è un ostacolo al tenersi in contatto, ma tenersi in contatto non è un ostacolo all'essere distanti"&lt;/span&gt;. &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zygmunt_Bauman" target="_blank"&gt;Zygmunt Bauman&lt;/a&gt;, un pezzo del vecchio libro "Amore Liquido" del 2003, e da lì tutte le liquidità seguenti con cui s'era fissato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-390908284970868820?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/390908284970868820'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/390908284970868820'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/liquidita.html' title='Liquidità'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-3415977494174224269</id><published>2011-03-28T00:03:00.003+02:00</published><updated>2011-03-28T00:06:58.082+02:00</updated><title type='text'>Fuorisede bolognesi</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Fuorisede bolognesi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di Bologna ricordo le torri, i tortellini, le birre cadute per terra, le biciclette che sbandano accanto ai portici, il bar Orfeo con la sua microscopica tv di strada, gli Mtv Days accanto alla festa dell'Unità al Parco Nord, l'orologio fermo alla stazione da quel dì. E poi &lt;a href="http://casalogic.splinder.com" target="_blank"&gt;Casalogic&lt;/a&gt;. Chissà che fine ha fatto Casalogic. Dice che oggi è svuotata. Imbiancata. Sfrattati i suoi tre inquilini superstiti: Alarico, Havir, Teo. Chiavi riconsegnate al proprietario e fine della storia. Bye bye baby. Restano i ricordi. Per un pezzo degli anni zero, quelli vissuti da studente fuorisede, l'appartamento di via Oberdan ribattezzato Casalogic fu il fulgido e inimitabile esempio di tutte le case studentesche, non l'esempio pure diffuso delle tre stanze più cucina con frigorifero tappezzati di post-it gialli ad indicare su ogni confezione di cibo il nome del legittimo proprietario (e guai a chi tocca la passata di pomodoro del compagno di stanza), ma l'apice massimo di un'esperienza collettiva. A Casalogic succedeva di tutto e passavano tutti. Anche io un paio di volte, per feste memorabili che mi richiamavano fin dalla Capitale. Ci passavano Salvatores, Bifo, Cicciolina, i Wu Ming, un quadretto incorniciato da prefettura del fu presidente Leone, un autografo di Gianni Morandi, un manifesto di Bud Spencer candidato per Forza Italia, rockettari indie e chitarristi minimal giapponesi. Nell'ingresso era appeso "l'albero genealogic": ogni nuovo inquilino arrivava e ci metteva la sua foto. Una specie di monumento alla generazione invisibile dei fuorisede, agli eserciti di diciannovenni che ogni anno lasciano le proprie case e vanno a studiare in città del centro-nord, diciannovenni che si uniscono a ventenni che studiano e a venticinquenni che fanno stage a trentenni che cercano lavoro che cercano lavoro, a quarantenni che perdono lavoro che cercano lavoro che perdono lavoro. Erano gli anni dell'università, diranno poi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-3415977494174224269?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3415977494174224269'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3415977494174224269'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/fuorisede-bolognesi.html' title='Fuorisede bolognesi'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-6715424837230431142</id><published>2011-03-27T12:43:00.005+02:00</published><updated>2011-03-27T13:01:15.046+02:00</updated><title type='text'>Ora legale</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ora legale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Recupero un'ora di sonno sapendo che la perderò. Non capisco mai, come tutti, se questa volta scatta l'ora solare al posto della legale, o quella legale al posto della solare. E dunque se la notte toccherà dormire un'ora in meno, oppure un'ora in più. C'è sempre qualcuno che non è convinto, e dice che non è vero che dormiremo un'ora in meno come dicono tutti ma un'ora in più, o viceversa. C'è sempre quello che rivanga la vecchia battuta di Cuore, riadattata ai tempi e ai governi correnti, "Arriva l'ora legale: panico tra i socialisti" (oppure "Torna l'ora solare: sollievo tra i socialisti"). Nel dubbio io aggiusto tutti gli orologi già all'ora di cena, seguendo scrupolosamente le istruzioni stampate nel riquadro in fondo alla prima pagina del giornale, quello con la didascalia che dice: ricordatevi stanotte di mettere le lancette un'ora avanti (o un'ora indietro). E che il giorno dopo, sempre lì in prima pagina, dirà: vi siete ricordati di mettere le lancette dell'orologio un'ora avanti (o indietro)? Dopo avere aggiustato gli orologi però, nel dubbio, invece di andare a dormire esco, e faccio tardi, e mi diverto un'altra volta alle due di notte, nella confusione di qualche locale, a giocare con le lancette e perdere la cognizione del tempo. Che sfugge, ma niente paura, prima o poi ci riprende. Il giorno dopo l'ora legale (o solare) ho la scusa per svegliarmi tardi, saltare i pasti, confondere le priorità, rispondere a telefonate che non ho ricevuto, trovare colpevoli per le mie malinconie. E' uno di quei "momenti di trascurabile felicità", come li ha scritti Francesco Piccolo: "Quando sbadigli, o dici di aver fame, o sonno, c'è sempre qualcuno che ti ricorda che è logico, perché sono le dieci, ma è come se fossero le undici; sono le due, ma è come se fosse l'una. E poi, quando alle sette della sera il sole è ancora alto e ti commuovi perché ormai hai capito che è arrivata la primavera, e dici 'che bello, le giornate si sono allungate', ti dicono che non è esattamente così, perché è vero che sono le sette ma è come se fossero le sei, ed è soltanto per questo che il sole è ancora alto. E così torni subito triste". Piano piano intanto scopro che l'unica via per arrivare alla precisione passa dall'approssimazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-6715424837230431142?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6715424837230431142'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6715424837230431142'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/ora-legale.html' title='Ora legale'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-6787630319408413068</id><published>2011-03-25T19:49:00.000+01:00</published><updated>2011-03-26T20:02:31.657+01:00</updated><title type='text'>Divismi</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Divismi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si è più dive (e divine) morendo improvvisamente da giovani oppure finendo tutto da vecchie e venerabili, lasciando scritto sul testamento che si vuole arrivare in ritardo perfino al proprio funerale. Vincendo tenacemente su malanni, mariti sbagliati, gioielli sfacciati. O restando precocemente uccisi da una vita e da una celebrità più grandi del sopportabile. Divoranti infelicità che traspaiono dietro un paio di occhioni appannati o botte di infelicità da scaricare addosso a chiunque capiti a tiro. Difficile capirlo, nella velocità con cui oggi siamo bravi a montare e smontare divi e idoli. Ma quello che comanda, si capisce leggendo articoli sull'antica rivalità tra Liz e Marilyn, è un gioco delle parti che il pubblico vuole, illudendosi di partecipare al gioco, dove lentamente il ruolo diventa la donna (o l'uomo), l'abito entra in chi lo indossa, e il personaggio vince sulla persona.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-6787630319408413068?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6787630319408413068'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6787630319408413068'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/divismi.html' title='Divismi'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-3426560474112388187</id><published>2011-03-24T00:01:00.002+01:00</published><updated>2011-03-24T00:09:36.997+01:00</updated><title type='text'>Appartamento napoletano</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Appartamento napoletano&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei vicoli del ventre di Napoli, un vecchio e polveroso appartamento in un piano che probabilmente fu nobile di un antico palazzo. Un portone in legno massiccio all'ingresso. Indovinare più sù dalle scale stanze tempestate di maioliche istoriate e serrate al mondo con una lunga chiave d'ottone, come in una dissolvenza cinematografica. L'impressione di un luogo dove non si butta via niente e da secoli non si apre un'imposta. Beni immobilari che ad averli è come avere ereditato un destino, e non una fortuna.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-3426560474112388187?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3426560474112388187'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3426560474112388187'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/appartamento-napoletano.html' title='Appartamento napoletano'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-8028777904497258181</id><published>2011-03-23T22:24:00.002+01:00</published><updated>2011-03-24T00:08:36.765+01:00</updated><title type='text'>In fila alla cassa</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;In fila alla cassa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 363px; height: 189px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-ZPc0yotmEUg/TYp4GBApumI/AAAAAAAAB7w/LGvFOH5mPPE/s1600/carrelli.jpg" alt="titolo" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;È nella coda alla cassa del supermercato che si raggrumano le vite delle persone, aperte davanti agli occhi di tutti e ben visibili nei carrelli della spesa. Perché lì dentro ci sono le cose che mangiamo, quelle con cui ci laviamo o puliamo la casa, e a volte anche quelle che leggiamo. E tutto ciò ci definisce, anche se crediamo il contrario. Mi fermo a osservare il contenuto dei carrelli altrui, gli yougurt e i pacchi di pasta, le merendine e le confezioni di quattro salti in padella, e cerco di immaginarmi le loro colazioni, le loro cene, certe somiglianze con il loro modo di vivere. Osservo la diversa composizione sociale delle file, i disperati del discount con le casse di birra da dodici e gli spiccioli per pagare, le pensionate dell'Esselunga, i neoborghesi nella catena che si fa chiamare Elite. In coda alla casa, la sera, dopo una giornata di lavoro, insieme a tutti quelli che come me cercano di mettere insieme una cena senza troppe pretese, sotto la luce bianca dei neon, col sottofondo di canzonette insulse e cartelli scritti a pennarello che urlano offerte imperdibili, potrei altrimenti limitarmi a odiare il resto del mondo, perfino le cassiere isteriche, oberata dal loro lavoro alienante, o che cercano rifugio in sorrisi che per un attimo sembrano rivelarsi persino sinceri. Che è vero, a pensarci, passando dal negozietto sotto casa al supermercato agli ipermercati ai centri commerciali, senza avere più il macellaio di fiducia o il verduraio di stagione, c'è stata una diradazione delle relazioni sociali, è vero, anche se a dirla così sembra una banalità. A me comunque del supermercato mi piacciono le offerte, che cambiano ogni giorno dandomi sempre nuove illusioni di risparmio, puntualmente smentite dallo scontrino. Eppure non danno mai la sensazione che ti stiano fregando, che insistano per quelle scarpe che ti stanno così tanto bene, o che vogliano rifilarti quell'armadio che improvvisamente oggi è al 60% di sconto. Al supermercato posso entrare e starci dentro oppure posso uscire e nessuno mi dice niente. Poi quando uno si abitua diventa un po' una prigione. Allora torno a posare lo sguardo sulla cassiera o sul cassiere, e non so perché, mi viene da pensare che è come in certi film, dove chi sta alla cassa ha sempre in passato fatto qualcosa di male.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-8028777904497258181?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8028777904497258181'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8028777904497258181'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/in-fila-alla-cassa.html' title='In fila alla cassa'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-ZPc0yotmEUg/TYp4GBApumI/AAAAAAAAB7w/LGvFOH5mPPE/s72-c/carrelli.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4323487042801263312</id><published>2011-03-22T01:53:00.001+01:00</published><updated>2011-03-23T00:00:45.220+01:00</updated><title type='text'>Somiglianze</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Somiglianze&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un piccolo movimento delle labbra, un modo di portarsi i capelli all'indietro, un piede che emerge nella vasca da bagno. Capita di riconoscere nel proprio corpo, in certi minimi gesti, la traccia di chi ci ha preceduto che sopravvive nei nostri geni. E' una sensazione strana, di compagnia e di estraneità a se stessi, di identità insieme rinate e sopravissute. E' come se dalle profondità del corpo venissero a galla polveri scampate alla pulizia del tempo, e così ci si accorge che le persone amate scomparse abitano da qualche parte in noi. Capita di pensare che, forse, quando qualcuno muore i suoi figli cominciano ad assomigliargli di più, come se i geni di chi va si accendessero in chi resta. Una danza silenziosa tra il distinguersi e l'assomigliare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4323487042801263312?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4323487042801263312'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4323487042801263312'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/somiglianze.html' title='Somiglianze'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-6473499923948541990</id><published>2011-03-21T23:36:00.000+01:00</published><updated>2011-03-22T23:49:49.072+01:00</updated><title type='text'>Gioiellino</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Gioiellino&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Oltre al prodotto, noi produciamo valori...", sentenzia il pio Amanzio Rastelli di fronte alle maschere gaudenti e plaudenti che assiepano il teatro del Potere. Il Generale e il Finanziere, l'Avvocato e il Senatore. E naturalmente il Banchiere e il Cardinale. Il primo annuisce e sussura al secondo: "Sì, anche per noi i valori vengono prima del denaro...". Sono tutti riuniti per festeggiare i trionfi dell'Imprenditore, colui che incarna la sintesi tra il vecchio capitalismo familiare del Novecento e il turbo-capitalismo tentatocolare degli anni Duemila. E' la scena madre di "Il gioiellino", film che condensa la parabola del crac Parmalat. La storia la conoscono tutti: un simpatico gruppo di cialtroni di provincia, col silenzio probabilmente complice di alcune grandi banche italiane, emette obbligazioni che non sono garantite da un congruo patrimonio societario. Le banche le piazzano e i risparmiatori le comprano, finché la bolla non esplode facendo molti danni. Cambiano solo l'ambientazione e i nomi, ovviamente. Non più Parma, ma il Piemonte e l'azienda si chiama Leda. Resta, nel film come nella realtà, il grosso equivoco. Non esiste più un solo capitalista che, mentre si accinge a intascare il lauto dividendo, non parli di "valori". Parola malata. Inganno di sempre, che vale a Collecchio come a Wall Street, senza redenzione, per il ragionier Botta di provincia come per il Gordon Gekko dei vecchi tempi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-6473499923948541990?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6473499923948541990'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6473499923948541990'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/gioiellino.html' title='Gioiellino'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-2243015965934839266</id><published>2011-03-20T23:18:00.002+01:00</published><updated>2011-03-22T01:42:03.365+01:00</updated><title type='text'>Cronache del dopobomba</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Cronache del dopobomba&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una mattina ci si sveglia, ci si prepara il caffè, si accende la radio e al posto delle previsioni del tempo si sentono le notizie di una guerra alle porte di casa. L'impressione è quella di essersi perso qualcosa. Si passa nel giro di poco dai baciamano ai lanciamissili. Imprevisti cigni neri si affacciano all'orizzonte, battiti d'ali di farfalla dall'altra parte del pianeta ci fanno vento sulla faccia. Nello stesso cielo viaggiano nubi radioattive giapponesi e missili Cruise a destinazione libica. Nella stessa borsa si misurano i prezzi dei barili di petrolio al tempo delle rivoluzioni e il prezzo delle materie prime per televisori e telefonini al tempo dei terremoti. Ci prepariamo a discutere di nuovo di guerra giusta, speriamo prima di sentirne il sibilo. Una luna gigantesca come non mai tace lassù in alto. I giornali e i siti e le tivù chiamano ogni incidente terreno col nome di Apocalisse, forse per non farci capire cosa succede davvero, dove sta il problema. Intanto il reale va avanti con la sua secolare fatica, ripetendo fenomeni di cui l'amnesia indotta dal frenetico qui e ora ha cancellato traccia, macinando eventi che stanno semplicemente nella natura delle cose e non nell'immateriale delle fantasie. Glaciazioni ed ebollizioni e catastrofi sono sempre esistite, ma solo adesso viviamo su un pianeta così affollato, così pieno di occhi naturali e artificiali, così al limite delle sue forze. Un equilibrio delicato, come quello di un tram all'ora di punta. Nessuno di noi può sentirsi tranquillo, perché - a Bengasi o a Fukushima - sappiamo benissimo come cominciare una guerra, o come lanciare una reazione a catena di un atomo, ma ancora non sappiamo come finirle. Mai stati così bene, come quando viene voglia di baciare le mani. Mai stati così sul baratro, come quando viene voglia di tirare un missile.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-2243015965934839266?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2243015965934839266'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2243015965934839266'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/cronache-del-dopobomba.html' title='Cronache del dopobomba'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-2690122346925430334</id><published>2011-03-19T01:46:00.003+01:00</published><updated>2011-03-19T01:57:26.228+01:00</updated><title type='text'>Torri milanesi</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Torri milanesi&lt;/span&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Deve essere magnifico di notte attraversare in macchina la zona di Porta Garibaldi a Milano, dove c'è la grande buca da cui stanno tirando sù, un giorno dopo l'altro, un distretto di grattacieli, uno a fianco all'altro, una dozzina di torri possenti, acciaio e vetro e cemento. L'effetto è come dire: qui si cambia, si va avanti nonostante tutto. E' il fascino del futuro, dello sfruttare le nuove opportunità, del non affezionarsi troppo nella conservazione di vecchi ruderi, del tenersi in gioco. Scheletri in progress, il simbolo dell'Italia di oggi. Ho visto in foto: su quei cantieri, su quelle bestie che salgono nel cielo, un visionario designer ha sistemato enormi numeri luminosi rossi. La 1, la 2, 3 eccetera, le torri che verranno, il domani che arriva.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-2690122346925430334?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2690122346925430334'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2690122346925430334'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/torri-milanesi.html' title='Torri milanesi'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1375011752901959150</id><published>2011-03-18T21:23:00.003+01:00</published><updated>2011-06-03T10:59:15.600+02:00</updated><title type='text'>Vittoriano</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Vittoriano&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla fine l'occhio si abitua alla cascata di marmi bianchi dell'Altare della Patria, anche detto Vittoriano in quanto monumento eretto in onore di Vittorio Emanuele II Padre della Patria, da altri paragonato a un'incongrua torta alla panna, di certo fra i monumenti più fotografati al mondo, dai giapponesi e perfino dagli irpini, nonchè luogo prediletto da aspiranti suicidi che fanno compagnia al milite ignoto, "dal quale la città di Roma è stata sfigurata in modi irrimediabili (ma con ciò non si creda che io sia tra coloro che oggi vorrebbero demolirlo)" come scrisse una volta il critico d'arte Federico Zeri. Quando si dovette tirarlo sù, cent'anni fa, il Regno d'Italia indisse un concorso di idee per questo monumento al Re. Partecipò un sacco di gente, e nel 1884 uno strepitoso libro di Carlo Dossi, intitolato "I mattoidi", prese in rassegna i progetti che erano stati presentati "da ragionieri, impiegati, medici, avvocati... opere grandiose, grottesche e strampalate". Tra i progetti previsti: templi in mezzo a grandi laghi artificiali, oppure quattro fortezze in stile gotico, o ancora una grande mano dove il pollice era Pio IX, l'indice Carlo Alberto, il medio Vittorio Emanuele, l'anulare Umberto e il mignolo il principe Vittorino. Un progettista voleva costruire sopra Castel Sant'Angelo un "Gloriadeum" con le statue degli uomini illustri di tutti i paesi compreso Cristo "ma con le spalle volte al Vaticano, tié",e il re a cavallo in cima ad una salita a spirale percorribile con le carrozze e persino con un piccolo tram. Quel libro divenne un capitolo del famigerato studio di Lombroso sui rapporti tra l'arte e la follia. In realtà, come scrisse Zeri, fu un magnifico racconto "sull'infetto kitsch italiano". Quello che in fondo ci unì, tipo l'elmo di Scipio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1375011752901959150?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1375011752901959150'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1375011752901959150'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/vittoriano.html' title='Vittoriano'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-2129027639893860211</id><published>2011-03-17T23:18:00.007+01:00</published><updated>2011-03-18T12:51:35.865+01:00</updated><title type='text'>150. In piazza, tra feste e bandiere</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;150. In piazza, tra feste e bandiere&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 383px; height: 244px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-6vzIc6jLG3U/TYKi-b8nhSI/AAAAAAAAB7o/L1IGFqgkNnM/s1600/scarpe_tricolore.jpg" alt="titolo" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Spuntano. Sui balconi, alle finestre, ai negozi, appuntate al bavero di qualche giacca. Perfino nel profondo nord leghista o nel disilluso sud dei neoborbonici. Spuntano i vessilli tricolori, eppure sembra ieri che ci siamo svegliati e ci siamo accorti che c'era un centocinquantenario, quello dell'Italia. L'Italia nemmeno tutta intera, giacchè nel 1861 mancava ancora Roma e il Veneto e un pezzo di nordest. Ma l'Unità in fondo non è sempre stata questo? Una cosa che tutti si aspettano e poi, quando arriva, nessuno era pronto? E poi manca un pezzo e bisogna metterci una toppa? Però anche io oggi, 17 marzo, ho appeso una bandiera italiana alla finestra. Eppure mi da fastidio la parola nazionalismo, ho usato la parola patria poche volte in vita mia e mai mentre stavo urlando, sono consepevole degli inganni e degli interessi che si celano dietro ogni guerra, mi spaventa pensare ai giovani che vanno a morire in modo idiota per le convinzioni di qualche capo o profeta, e non sono nemmeno sicuro che fare l'Italia - e gli italiani - sia stata proprio una buona idea. Sono anche convinto che la Storia sia una faccenda sopravvalutata rispetto alle vite delle persone e agli indifferenti equilibri del cosmo. Eppure mi va di festeggiare, nel mio piccolo. In numerosa compagnia (anche nel mio cortile romano le bandiere ai balconi si sono moltiplicate in un attimo, sembra di stare ai mondiali). C'entra, credo, l'appartenere a una storia, il voler trovare un senso a un presente spesso mediocre, il volere dare un giusto peso alle cose che restano mentre tutto deperisce veloce, l'idea di poter avere un testimone da passare. Provo a fare un &lt;a href="http://randomante.blog.unita.it/il-termometro-dell-italianita-i-blogger-e-l-unita-d-italia-1.276538" target="_blank"&gt;elenco&lt;/a&gt; dei momenti in cui ci sentiamo italiani. Quando gioca la Nazionale. Quando arrivano gli immigrati sui barconi. Quando andiamo in viaggio all'estero. Provo a fare un elenco delle persone che potremmo definire grandi italiani, quelli che ci rendono fieri, e mi vengono in mente facce e nomi che devono la loro grandezza alla loro battaglia "contro l'Italia", persone che hanno combattuto una vita per cambiare il loro Paese. Come &lt;a href="http://www.francescocosta.net/2011/03/12/fare-litalia-da-unaltra-parte/" target="_blank"&gt;scrive&lt;/a&gt; Francesco Costa, "quelli che resistono ai piccoli quotidiani ricatti della criminalità organizzata, quelli che si fanno in quattro nel volontariato, quelli che denunciano le ingiustizie, quelli che si impegnano a fare bene le cose che fanno". Provo a riepilogare allora i &lt;a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/03/17/news/dal_nord_al_sud_fieri_del_tricolore_cos_vince_l_orgoglio_nazionale-13708592/" target="_blank"&gt;dati&lt;/a&gt; dei sondaggi e delle ricerche sociali sugli italiani. Nella percezione degli stessi italiani, il nostro popolo si distingue dagli altri per "l'arte di arrangiarsi", per "l'attaccamento alla famiglia", per le "appartenenze locali". Un Paese di paesi e di compaesani, dove è possibile dire tutto e il contrario di tutto, dove tutto è irriducibile e tutto negoziabile. Sfoglio l'album di famiglia dell'epica nazionale, le cartoline di acqua e monti, di caratteri teatrali e ricette gastronomiche, da Bolzano a Cefalù, l'idea di bellezza di fronte a una cupola o a un vulcano, le scuola e le prefetture, gli oratori salesiani e i servitori dello Stato, le Alpi e le spiagge, i preti buoni e le vecchie sezioni del Pci, le facce bruciate di marinai e contadini, la finale dei Mondiali con un partigiano come presidente, e poi quel sorriso contagioso che ci scambiamo cantando "poi di improvviso venivo dal vento rapito, e incominciavo a volare nel cielo infinito" di un Paese dove è dolce anche naufragare. Ci tiriamo giù il cappello davanti a noi stessi, e a quelli che sono venuti prima di noi. Avevano un'idea folle, e l'hanno realizzata. Avevano una visione quasi utopica, e si sono battuti per renderla realtà. Nessuno, con un briciolo di buon senso, nel 1861 avrebbe creduto che fosse stato possibile fare l'Italia. Nemmeno noi, oggi, ne saremmo capaci. La celebre frase di Massimo D'Azeglio diceva: fatta l'Italia bisogna fare gli italiani. Gli italiani, alla fine, sono stati fatti. E l'Italia che dovremmo rifare, se ne vale la pena. Goffredo Fofi racconta che Gaetano Salvemini non sopportava l'espressione "gli italiani sono fatti così" e attaccava: "Finché c'è un italiano che non è fatto così, non è vero che gli italiani sono fatti così". Intanto guardo le piazze piene nella notte tricolore nonostante il temporale, i fischi ai leghisti che dicono "soldi buttati, questi per le celebrazioni", il mio nipote che a scuola si rimette a studiare i nomi di quei ragazzi di vent'anni che un secolo e mezzo fa hanno fatto l'Italia. E' un Paese che diresti sull'orlo del collasso invece una notte di primavera esce di casa e va a festeggiare, oppure si ferma un attimo e appende una bandiera fuori dalla finestra. Quanto tempo e quanta pazienza ci vuole in questo paese storto che la geografia manda alla deriva nel suo mare.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-2129027639893860211?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2129027639893860211'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2129027639893860211'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/150-in-piazza-tra-feste-e-bandiere.html' title='150. In piazza, tra feste e bandiere'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-6vzIc6jLG3U/TYKi-b8nhSI/AAAAAAAAB7o/L1IGFqgkNnM/s72-c/scarpe_tricolore.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4501952411188539735</id><published>2011-03-16T19:33:00.003+01:00</published><updated>2011-03-18T00:11:58.750+01:00</updated><title type='text'>Radioattività</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Radioattività&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si scruta un cielo color pus, si leggono particelle in controluce e notizie in ombra. Qualche manipolo di tecnici in scafandro bianco si avvia alla contaminazione sicura e forse alla morte probabile in un reattore nucleare appena esploso. Tentano di raffreddarlo. Generalmente si mette una pentola sul fuoco per scaldare l'acqua, in casi come questo di fusione nucleare si mette la pentola d'acqua sul fuoco per raffreddare il fuoco. Dovrebbero spiegarle prima queste cose, i nuclearisti. Ora è il turno di chi si sacrifica. E' il turno di chi aspetta. Dice &lt;a href="http://pesceriso.wordpress.com/" target="_blank"&gt;Flavio Parisi&lt;/a&gt;, da Tokio, che lì sono tutti rosicchiati dall'angoscia ma se ognuno si concedesse di comportarsi come se fosse l'unico in difficoltà, sarebbe considerato, e si considererebbe lui stesso un egoista immaturo. Sarebbe un comportamento che si rimprovera anche ai bambini, lì. Aumenta la sicurezza e allo stesso tempo aumenta la paura, dev'essere un paradosso della modernità. Poi non capisco quelli che sui giornali e in tv, qui da noi, parlano dei giapponesi fatalisti. Se è più fatalista costruire in maniera sicura e poi rimettersi in piedi dopo il crollo. Oppure se è più fatalista disperarsi e poi far finta che ogni disgrazia possa essere l'ultima.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4501952411188539735?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4501952411188539735'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4501952411188539735'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/radioattivita.html' title='Radioattività'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-6744917997864544578</id><published>2011-03-15T00:48:00.003+01:00</published><updated>2011-03-15T01:12:32.096+01:00</updated><title type='text'>Prime volte</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Prime volte&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non so se le cose capitano per caso oppure se è già tutto scritto. Però c'è sempre qualcuno che si sta preparando a qualcosa. Aspetta e si prepara. C'è chi aspetta il primo figlio e apparecchia la stanza per il bambino. C'è chi prepara il primo esame e studia in un modo che ancora non sa come si fa. C'è chi sta per iniziare un nuovo lavoro e sistema le proprie cose e ripassa gli studi, nella speranza che servano. C'è chi deve essere operato e non gli era mai successo, e gli fa più paura l'anestesia che il bisturi. C'è chi si avvia in un nuova città e deve prendergli le misure come si fa a un vestito nuovo ma che al negozio non puoi cambiarlo. Le seconde, le terze, le quarte volte, spaventano sempre di meno. Le prime volte sono eterne spaesate repliche del primo giorno di scuola, le situazioni esterne cambiano ma dentro di noi l'atmosfera è la stessa, si rimane spiazzati ad ogni passo, e si cerca una strada nel groviglio delle novità, qualcosa cui aggrapparsi. Forse tutto sta nel crearsi un metodo. Distinguere gli appigli dagli intralci, come insegnano nei corsi di arrampicati. Gettare piano piano le fondamenta dell'abitudine, oppure non fidarsene mai, che tanto le cose cambiano, e all'improvviso. Perché alla prima volta magari segue una seconda, hai visto mai che sia un po' migliore.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-6744917997864544578?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6744917997864544578'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6744917997864544578'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/prime-volte.html' title='Prime volte'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-5499134191819518367</id><published>2011-03-14T20:19:00.001+01:00</published><updated>2011-03-15T00:47:57.179+01:00</updated><title type='text'>Ultimi giapponesi</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ultimi giapponesi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi un giorno, di solito l'undici del mese, arriva un apocalisse a ricordarci cosa siamo. Si resta ipnotizzati davanti a uno schermo. Le immagini sembrano fatte al computer e non fanno davvero tanta impressione, perchè sembrano sempre quelle già viste in qualche film. Però sono vere. L'acqua che tutto spazza e tutto afferra, rotolando sulle cose e sulla vita. Gente che fugge. Palazzi che ballano. Macchine e case e strade che rotolano come in un gioco del Lego. Una neve nel gorgo, un treno appeso ai suoi binari. Tetti di case che galleggiano. Esplosioni in raffineria. Trecento corpi su una sola spiaggia. Morti che non si possono contare e non si possono raccontare. Il ministero degli esteri a tenere il l'inutile conto dei decessi nazionali. I razionamenti di energia elettrica a Tokio. I geologi che parlano di placche tettoniche e uno si immagina i grandi seni di una matrigna cosmica che, fondamentalmente, se ne fotte dei suoi figli. Il fatalismo di chi vive sull'orlo di un vulcano. La polemica di quelli che "da noi sarebbe peggio". Gli aggiornamenti allarmati su un paio di reattori nucleari che hanno fatto il botto. La radioattività più alta dei valori normali. Le pioggie contaminate previste per l'indomani. Palombari in tute d'argento che scansionano civili. "Io sono giapponese e non ho paura di quello che vedo. Ho paura di quello che non vedo, come le radiazioni, e di questo governo che mente per fare gli affari suoi loschi" scrive su Facebook un'anonima. Un titolo ad annunciare che l'asse terrestre si è spostato di dieci centimetri. Uno si chiede cosa succede quando l'asse terrestre di sposta di dieci centimetri? Forse diventiamo tutti un po' più alti, e in punta di piedi sopra una montagna di cadaveri riusciamo a scorgere meglio oltre i nostri piccoli orizzonti, ma solo per un po'.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-5499134191819518367?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5499134191819518367'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5499134191819518367'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/ultimi-giapponesi.html' title='Ultimi giapponesi'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7995480299522853149</id><published>2011-03-13T19:04:00.004+01:00</published><updated>2011-03-13T20:07:49.765+01:00</updated><title type='text'>150. In campagna, tra briganti e traditori</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;150. In campagna, tra briganti e traditori&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 362px; height: 380px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-N7k9JXThR1c/TXVtXgYmIDI/AAAAAAAAB7U/eNbCjLrXM48/s1600/noicredevamo.jpg" alt="titolo" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Due rivoluzionari stanchi, due sognatori che hanno tradito e mantenuto promesse, e hanno avuto pure la testa spaccata, si ritrovano sul costone di un monte, seduti mentre addentano un panino conversano di ideali, il mare di fronte a loro, i piloni di un palazzo in cemento armato abusivo sopra di loro, opera incompiuta in un incantevole paesaggio. I sognatori si sentono gli unici svegli in un mondo che dorme, e non lo sopportano. E' una scena, verso la fine, di "Noi credevamo", il film di Mario Martone sul Risorgimento, uscito qualche mese fa. L'hanno girata nel Cilento, nel comune di Pollica, il sindaco era stato invitato alla prima del film al festival di Venezia lo scorso settembre, ma la sera prima l'hanno ucciso, al sindaco di Pollica Angelo Vassallo, fatto fuori dalla camorra. Io pure sono andato al cinema a vedere "Noi credevamo", forse perchè avevo paura di non credere più. E' un film ambizioso, bello ed emozionante. Le vicissitudini italiane, si vede, passano avanti e indietro attraverso le stesse persone, le stesse comunità, gli stessi luoghi. Il racconto aveva un doppio registro: come si è fatta l'Italia, e come si è fatta male. Senza che una pagina prevalga sull'altra. Il nodo dell'Italia fatta e fatta male, lo stesso che oggi molti vorrebbero sciogliere semplicemente disfacendola, l'Italia. Leghe di avidità nordiste e partitini di rancori sudisti, logore resistenze democratiche e feudi intestati a nome del popolo, pretese clericali e famiglie di malavita radicate sul territorio ma più unitarie di Mazzini in quanto agli affari. Mille e più giovani che partono ogni giorno, fuori dal loro Paese, dopo aver studiato per niente. Noi credevamo, si diceva. Noi, Verdi e Garibaldi, Mameli e Pisacane, i briganti ribelli e i sindaci ammazzati. Ho appena finito di leggere le quasi seicento pagine di un bel romanzo storico di recente uscita, l'ha scritto Giancarlo De Cataldo, si chiama "I traditori". Racconta, pure lui, l'Italia che nasceva. E' una storia di giovani che si ribellano, ma anche anche una storia di corruzione e di spie, di mafie, di accordi sottobanco e di tradimenti, appunto. Allora come oggi. E allora come oggi è una storia fatta da un Nord e da un Sud distanti, lontani, diversi. Però l'Italia l'hanno fatta loro. Ho segnato una frase, siamo nel 1848. "Se il popolo italiano fosse fatto di studenti e professori l'Italia sarebbe libera da un pezzo. Ma studenti e professori non sono che un'infima minoranza. E il popolo, quello vero, sta da un'altra parte. Sta alla finestra. Guarda, aspetta di vedere come si mettono le sorti della battaglia, si prepara ad accorrere in soccorso del vincitore". Mi metto a pensarci: com'erano in fondo "anti-italiani" gli uomini che hanno fatto l'Italia. Come sono eterni i problemi del Paese, i suoi imbrogli e le sue trame, le sue marcette e le sue ipocrisie. Piccoli cospiratori idealisti morti a vent'anni e cinici mafiosi sopravvissuti a tutto. Quanto di più potremmo capire del Risorgimento se rinunciassimo alla retorica. Più leggo e più ho voglia di sapere. Trovo il libro giusto: Roberto Martucci, "L'invenzione dell'Italia unita". Lettura disincantata e non preconcetta. Ci trovo Garibaldi che promette le terre ai contadini, e i suoi sottoufficiali che poi minacceranno la fucilazione a coloro che oseranno rivendicarle. Ci trovo le stragi di Pontelandolfo e Casalduni e mille altri paesi del Sud, dove si stava dalle parti del genocidio degli indiani d'America, fra un film di Sergio Leone e un fumetto di Tex Willer. Ci trovo la prima delle "guerre" italiane tra politica e magistratura, con i proconsoli dei Savoia a invocare pene esemplari e leggi speciali per i "terroni" e i giudici a spaccare il capello in quattro nell'assurda, agli occhi di Torino, pretesa di dividere gli innocenti dai colpevoli. Ci ritrovo Garibaldi, che torna due anni dopo al Sud perché capisce che l'Italia ha tradito le promesse, e viene ferito dalle truppe del suo re perché l'Ordine ha sostituito la Rivoluzione. "Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali - scriverà il Generale - sono incommensurabili. Non ripeterei oggi la via dell'Italia meridionale, temendo di esser preso a sassate, essendosi colà cagionato solo squallore e odio". Parole toste, ma non bisognerebbe avere paura di sentirle. Non se ne parla, si dice, per carità di patria. Ma che senso ha? Non parlarne significa regalare argomenti ai detrattori dell'unità. Tutte le grandi nazioni hanno alle loro spalle storie indicibili. Ma non per questo fanno a pezzi il loro mito fondativo. In America ci furono generali che sterminatono pellirossa ma non per questo sono bollati come criminali, e ci sono strade intitolate anche agli sconfitti sudisti della loro guerra civile. Come sarebbe saggio se il nostro presidente andasse a rendere omaggio non solo alla tomba del re Vittorio Emanuele II ma anche di fronte a uno dei paesi del sud dei cui morti innocenti nessuno ha mai chiesto perdono. Bei paesaggi, case abusive. Come nella scena del film entro in una terra che sa di disfatta. Sconfitti i Borboni, sconfitta l'Italia, sconfitti i liberali, sconfitte le camicie rosse, sconfitti i contadini. Pare anche a me, adesso che sono passati centocinquant'anni, che si vogliono cercare vecchie scuse e alzare nuove frontiere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7995480299522853149?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7995480299522853149'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7995480299522853149'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/150-in-campagna-tra-briganti-e.html' title='150. In campagna, tra briganti e traditori'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-N7k9JXThR1c/TXVtXgYmIDI/AAAAAAAAB7U/eNbCjLrXM48/s72-c/noicredevamo.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-5146798209497187414</id><published>2011-03-11T00:21:00.002+01:00</published><updated>2011-03-11T00:33:19.983+01:00</updated><title type='text'>Burlesque</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Burlesque&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A vedere uno spettacolo di burlesque. Amici ti spiegano che "non è volgare", mica lo spogliarello caro ai pipparoli di un'epoca fa, e nemmeno il più moderno strip-tease squallido di periferia, con le calze a rete bucate sulla chiappa, perché il burlesque, colpa o merito sicuramente della maschera e delle piume, custodisce un surplus di ironia, e poi, non ci credi?, di eleganza, vera arte, "ma li hai visti i costumi che belli che sono?", e amiche si sforzeranno di farti capire che non siamo né dalle parti del calendarietto profumato da camionista e nemmeno del mercenario bunga bunga presidenziale. Altri citeranno, come l'oliva vivente nel calice di un immancabile Martini, l’ex fidanzata di Marilyn Manson, Dita Von Teese, che ci ha fatto pure un sacco di soldi, con 'sto burlesque. E infatti anche adesso alle pareti dei bar invitanti manifestini pubblicizzano corsi di burlesque, addirittura workshop e seminari come nemmeno alla fondazione Italianieuropei, e pure il film e il reality a tema trasmesso su Sky, "Lady Burlesque", dove alle fortunate partecipanti forniscono perfino le piume e i corsetti, il berrettino da marinaretta o il vestito da sera della bisnonna morta. E poi pensi che ha ragione lo scrittore Fulvio Abbate, che quando lo hanno portato a uno spettacolino così ha commentato che, in fondo, il burlesque  è nient'altro che "la socialdemocrazia dell'esibizionismo", una di quelle attività che nella sue forme più estreme richiederebbe ben altre frequentazioni e un grande amore per il rischio, e altro che lap dance, ma chi ne ha voglia ormai.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-5146798209497187414?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5146798209497187414'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5146798209497187414'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/burlesque.html' title='Burlesque'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4629440978864411322</id><published>2011-03-10T23:50:00.007+01:00</published><updated>2011-03-11T00:18:52.055+01:00</updated><title type='text'>La legge di Murphy</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La legge di Murphy&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 370px; height: 267px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-STowH4_rl68/TXlbyWjldRI/AAAAAAAAB7c/f1RGKT0M6Y8/s1600/postit.jpg" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;La struttura fondamentale dell'universo, credo, implica che le cose non vadano mai perfettamente al loro posto, che nulla combaci simmetricamente come nelle istruzioni di montaggio dei mobili svedesi o delle sorpresine negli ovetti di cioccolato, che gli oggetti non riescano sistematicamente a conquistare un equilibrio. Il tuo toast cade a terra dalla parte imburrata. I migliori a scuola prendono palate in faccia nella vita invece di diventare i leader del paese. Nessuno ottiene quello che vuole ma coloro che non vogliono una cosa ne hanno a quintali. Quelli che hanno i denti non hanno il pane e viceversa, come da antico proverbio. L'asimmetria regna. E' ormai assodato che aveva ragione Murphy, quello dell'onomima legge conosciuta in tutto il mondo, uno che meriterebbe di vincere il Nobel se non fosse che nessuno sa chi sia, se esattamente si chiami così o se sia mai esistito davvero. In fondo la "Legge di Murphy" non è neanche una legge, quello che codifica è semplicemente una verità universale riassunta nel principio: "Se qualcosa può andare storto, andrà storto". E tuttavia la deprimente verità di questo principio si applica a tutti, senza possibili immunità parlamentari, impedimenti legittimi, salvacondotti economici, status sociali o anagrafici o sessuali. Di seguito un piccolo campionario di possibili corollari alla formula di base. l volume del traffico stradale è sempre inversamente proporzionale al tempo a disposizione. Se non avete nessuna fretta, la strada è sgombra. Se siete in ritardo, la strada è paralizzata. In un palazzo di molti piani, quando chiamate l'ascensore dal piano terra, la cabina sarà ferma a un piano alto. Se la chiamate da un piano alto, la cabina sarà al piano terra. (Corollario: se avete tre valigione di ritorno da un viaggio, l'ascensore sarà guasto). Quando fate retromarcia da un parcheggio, ci sarà sempre qualcuno che passerà dietro la vostra auto. È assolutamente impossibile riuscire a far salire contemporaneamente in auto una famiglia intera. Se avete lasciato la pentola sul fuoco partendo per le vacanze o avete dimenticato il passaporto, ve ne ricorderete quando sarete almeno a un'ora da casa. La memoria si riaccende in proporzione diretta alla distanza: più lontani siete dalla possibilità di rimediare alla dimenticanza, meglio la memoria funziona. L'altra fila si muoverà sempre più velocemente di quella in cui siete voi. I denti aspetteranno pazientemente il fine settimana per esplodere di dolore o, possibilmente, la vigilia di Ferragosto o di Natale. Lo stesso principio si applica alle febbri altissime, agli arrossamenti, alle diarre violente dei bambini. I giorni festivi sono causa di gravi malattie e afflizioni. La taglia dell'abito che avete scelto sarà sempre esaurita, perché pare che quest'anno tutti la portino. Ma qualche anno prima, era sempre la vostra taglia più piccola o più grande, oggi abbondantissima, a essere esaurita. La grossa spesa imprevista arriva quando avete meno soldi. Se vai a prendere una persona all'aeroporto e sei in largo anticipo, l'aereo sarà in forte ritardo. Se arrivi in ritardo, l'aereo sarà già arrivato con forte anticipo. Quando il computer della banca, o della società del gas, dell'acqua, della luce, dell'Erario commette un banale errore di calcolo, l'errore sarà sempre a vostro sfavore, mai a vostro favore. Il vostro pc attenderà pazientemente che manchino pochi minuti al termine ultimo della consegna di una tesi, di una relazione, di un articolo per inchiodarsi. La qualità di una fotocopia sarà peggiore quanto più importante e introvabile è il documento originale. Saranno gli oggetti più preziosi quelli che subiranno i danni più gravi o andranno smarriti. Nulla è a prova di cretino, perché i cretini sono incredibilmente ingegnosi. Anche coloro che credono di riuscire a pianificare e prevedere tutto saranno, prima o poi, vittime della Legge di Muprhy, perché, nota un altro articolo: "Ogni soluzione di un problema, crea automaticamente nuovi problemi".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4629440978864411322?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4629440978864411322'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4629440978864411322'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/la-legge-di-murphy.html' title='La legge di Murphy'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-STowH4_rl68/TXlbyWjldRI/AAAAAAAAB7c/f1RGKT0M6Y8/s72-c/postit.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-2173397113903082577</id><published>2011-03-09T19:22:00.003+01:00</published><updated>2011-03-09T19:51:44.380+01:00</updated><title type='text'>Placebo oppure no</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Placebo oppure no&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quest'anno ho deciso di provare con l'omeopatia, che non si sa mai. Mi hanno detto che l'omeopatia è inutile, come l'acqua fresca. Altri hanno giurato di aver tratto enorme giovamento dalle cure omeopatiche, e comunque - mi hanno detto - con me e le mie allergie di primavera sarebbe l'ultima spiaggia. C'è chi dice che non ci sono prove scientifiche sull'efficacia dell’omeopatia. Non è del tutto vero, e comunque ci sono fior di prove scientifiche della nocività di molti medicinali allopatici, se teniamo tanto alle prove. Ora io sono scettico di natura, però posso adottare per questo genere di cose poco razionali la stessa prospettiva che ho sul tema dell'esistenza di Dio o della certificazione dei miracoli: non sappiamo se l'omeopatia funzioni, ma quando la situazione è disperata e si è provato tutto il resto, why not? Poi quando un pomeriggio di inverno sono andato nello studio di questo omeopata, uno molto caro e molto rinomato, ho pensato che forse l'omeopatia sarà davvero inutile,  ma almeno di solito l'omeopata è una persona gentile, che ti sta a sentire, ti chiede cosa e come ti senti, prende un sacco di appunti, ed è insomma piuttosto diverso da certi mediconi che ti trattano come un oggetto ti riempiono di farmaci ed esami e quasi quasi quando ti vedono ti sputano in faccia (tipo il dottor House, ma nei telefilm siamo sempre disposti a tutto). Poi lui mi ha dato un po' di granuli da sciogliere in bocca due volte al dì e mi ha congedato. Dentro quei granuli zuccherati ci sarà un'infinitesimale quantità del princio attivo che causa il mio stesso malessere facendomelo passare, oppure sarà suggestione e tra un paio di mesi come prima e più di prima starnutirò e mi gratterò. Magari sarà un effetto placebo, ma a volte pure quello aiuta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-2173397113903082577?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2173397113903082577'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2173397113903082577'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/placebo-oppure-no.html' title='Placebo oppure no'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-8012302436565373223</id><published>2011-03-08T00:49:00.002+01:00</published><updated>2011-03-08T01:04:01.799+01:00</updated><title type='text'>Carnevale</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Carnevale&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io nemmeno me ne stavo accorgendo che era carnevale. Mi hanno detto che quest'anno ci sono in giro tanti maschi travestiti da donna, sarà che stanno scoprendo la loro vera natura, oppure sarà colpa della coincidenza temporale del martedì grasso con l'otto marzo. In verità provo fastidio per l'allegria obbligatoria di certe feste tipo il carnevale, o per quelli che vanno ad accalcarsi sotto i carri di Viareggio o attorno alle maschere fisse e tristi di Venezia, quasi quanto per certe comitive di donne di provincia col trucco pesante e le mimose sottobraccio che lo stesso giorno dell'anno riempiono le tavolate dei ristoranti aspettando l'arrivo di una spogliarellista. Poi mi invitano a una festa e invece mi diverto a pensare come presentarmi. So già che troverò un sacco di persone, chi sarà vestito da moschettiere, chi da madamina veneziana, chi da orsacchiotto, chi da uomo ragno, chi da zorro, chi da infermiera zoccola, chi da ufficiale di cavalleria, chi da beatles, chi da pasticciere trotzkista, chi da fata turchina di colore, chi da michael jackson assomigliando però a muammar gheddafi. E vorrei fare come da piccolo vent'anni fa, quando alle brutte, non avendo proprio niente da mettersi per travestirsi decentemente e uscire in strada a partecipare a lotte tra bande di monelli a base di arance e schiuma da barba, si poteva rimediare stracciando un jeans e una vecchia maglia, disegnandosi col pennarello dei segni sulle gote e sugli avambracci, e raccontare in giro che ci si era mascherati da punk.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-8012302436565373223?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8012302436565373223'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/8012302436565373223'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/carnevale.html' title='Carnevale'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7884498543661105406</id><published>2011-03-07T23:23:00.002+01:00</published><updated>2011-03-08T01:02:28.984+01:00</updated><title type='text'>Maschere</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Maschere&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In un teatro di burattini battibeccano maschere di Arlecchino, Pinocchio, Pulcinella. Il primo e l'ultimo figli della commedia dell'arte, quello in mezzo creatura romanzesca. Arlecchino con le sue vesti dai molti colori, che sono altrettante toppe e rammendi. Pinocchio con tutti i suoi vizi ingenuamente scoperti e così visibili, compreso un naso che s'allunga all'ennesima bugia. Pulcinella bianco e nero, che dà le mazzate e le prende di santa ragione, e a tutto sopravvive perchè lui è un eroe della sopportazione. Arlecchino fa la piroetta, finge ossequio di fronte all'eterno padrone ma poi lo deride, fa il servo come sono servili tutti gli oppressi della storia, compresi quelli che della storia sono del tutto inconsapevoli. Pinocchio sfugge al Grillo Parlante col ditino puntato e si fa fare fesso dal Gatto e dalla Volpe con le solite promesse, tutti s'accorgono quando dice una bugia, tutti si approfittano della sua sventatezza, ma in fondo non fa altro che inseguire i suoi desideri, e quando a un certo punto schiaccia il Grillo Parlante e lo mette a tacere per sempre noi ci ritroviamo lì a tirare un sospiro di sollievo. Pulcinella si contorse, parla un dialetto del sud che sembra a tratti la lingua di un santo e a tratti quella di un diavolo, è perseguitato dalla fame, gioca la sua parte come fosse Maradona in calcio d'angolo, e quando gli capita afferra con le mani gli spaghetti e s'ingozza, lo sa che occasioni così non gli capitano mica spesso e allora tocca approfittarne. Uno s'apparecchia la tavola con pezzi di carta, un'altro si gioca tutto nel paese dei balocchi, un'altro urla a squarciagola che a lui non lo fotte nessuno. Nella penombra di un sipario di pupi restano maschere vuoti, burattini flosci, non sono tutto quello che dicono e tutto quello che fanno, recitano se stessi, fanno gli italiani come se la Patria con la corona d'allora e lo scettro si presentasse davanti a loro e gli dicesse vabbuò, abbiamo scherzato.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7884498543661105406?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7884498543661105406'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7884498543661105406'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/maschere.html' title='Maschere'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-5071118379983725865</id><published>2011-03-05T17:49:00.002+01:00</published><updated>2011-03-05T18:34:22.569+01:00</updated><title type='text'>Futuri decrepiti</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Futuri decrepiti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Umore da sabato invernale, sorpresi di non essere al lavoro. Telefono ad amici in procinto di lasciare la città. Leggo sul giornale, tra notizie di corpi e nazioni tenuti in ostaggio, che il settore di EuroDisney dedicato al futuro è andato in crisi. Mentre il castello della Bella Addormentata e il villaggio del vecchio West non hanno perso il loro smalto per grandi e piccini, il paese del futuro, fatto di astronavi, invenzioni e sogni, ha chiuso i battenti per lavori: si sta studiando come "modernizzarlo". La sua ultima versione appariva un po' decrepita, dicono, richiamava un futuro passato. Su internet salvo tra i preferiti la foto di Ruby Rubacuori al centro tra Gei Ar di Dallas e un vecchio miliardario austriaco svitato col cappello da cowboy. Sembra un documento storico, l'accertamento dell'apocalisse imminente o la certificazione di una fortezza espugnata senza scruopoli. Trovo questa frase citata da Marco Makkox Dambrosio: ‎"Oggi è il domani che ci è stato promesso ieri", lui l'ha trovata come sfondo in una storia di Shaun Tan. Non si sa di chi sia, forse una citazione o una voce che passa di strada in strada, ma fa un certo effetto. Alla televisione dicono che Belen Rodriguez farà la parte di Anita Garibaldi in un prossimo show della tivù di Stato per il centocinquantenario dell'unità nazionale, e viene voglia di sentirsi più patriottici. Leggo sms di mia amica che sostiene che andare a due party sia molto più divertente che andare a uno soltanto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-5071118379983725865?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5071118379983725865'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/5071118379983725865'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/futuri-decrepiti.html' title='Futuri decrepiti'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-2312384953302870095</id><published>2011-03-04T13:19:00.002+01:00</published><updated>2011-03-04T13:24:45.825+01:00</updated><title type='text'>Luoghi di lavoro</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Luoghi di lavoro&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dal blog di &lt;a href="http://www.blogsquonk.it/?p=4743" target="_blank"&gt;Sir Squonk&lt;/a&gt;, qualche giorno fa. &lt;span style="font-style:italic;"&gt;"I lavori non sono mai nuovi per le cose che devi fare, ma per le persone. Le facce, i nomi, le abitudini e tutto il non detto che devi scoprire anche se non ti interessa, perché con quella gente – e alcuni in particolare – passerai gran parte della tua vita da sveglio, e incidenti e squadre del cuore e figli e separazioni e amicizie e gusti musicali e preferenze politiche e luoghi di nascita sono qualcosa più di un semplice curriculum vitae, sono le cose che fanno le persone, sono le persone. Per un po’ stai ai bordi, dei colleghi e di ciò che sono, parli poco, ti guardi attorno, ascolti, ché il tuo mondo è – in fondo – ancora un altro. Un giorno offri il caffè, un giorno te lo fai offrire, un giorno dici che per pranzo hai da fare, un giorno prendi il fiato e dici sì vengo anch’io, un giorno ti fermi a guardare un libro su una scrivania – l’ho letto anch’io, davvero, sì, a me piace un sacco, anche a me è piaciuto molto se vuoi ti porto il seguito quando l’hai finito, ma senti ma tu quanti anni hai, un po’ più di te mi sa, sì ma quanti, questi, dai mi stai prendendo in giro, no purtroppo, non l’avrei mai detto, ci vediamo domani, ci vediamo domani – un giorno sei lì sul balcone a fare la pausa sigaretta anche se non fumi e poco alla volta il suo mondo e il tuo mondo escono, come pianticelle che mettono fuori la testa in questi primi giorni di sole e luce e tepore, amici, viaggi, famiglie, persone care, il funerale dal quale sei appena tornato, ché la vita non deve per forza essere sostituzione, può essere aggiunta, e quando ritorni alla scrivania hai la sensazione che il tuo mondo non sia più ancora un altro, ma sia anche altro, e sia anche questo, che non hai buttato via nulla, che con un po’ di fortuna hai guadagnato qualcosa e qualcuno senza perdere altro, ti siedi, mandi una mail, fai una telefonata, riprendi"&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-2312384953302870095?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2312384953302870095'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/2312384953302870095'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/luoghi-di-lavoro.html' title='Luoghi di lavoro'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-3286597591322005227</id><published>2011-03-03T00:10:00.002+01:00</published><updated>2011-03-03T00:18:20.758+01:00</updated><title type='text'>Signora maestra</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Signora maestra&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'altro giorno mi è capitato di incontrare la mia vecchia maestra delle elementari. Mi capita poche volte, però mi è venuto da pensare che sarebbe meglio incontrarla molto più di frequente. Ora io non ho avuto sempre la stessa maestra. Il primo anno stavo dalle suore, le quali pero già non erano d'accordo che scrivessi con la mano sinistra, e siccome a nessuna delle due parti pareva il caso di cambiare idea, me ne andai alla scuola pubblica. Poco dopo arrivò la famosa legge delle tre maestre, e a un certo punto una stette poco bene e venne addirittura un maestro a fare il supplente per un po', tuttavia alla fine se una maestro ho avuto è stata una sola, lei stava per andarsene in pensione, e aveva chiaramente la sensazione che tutto un mondo assieme a lei stava per venire pensionato, e in effetti aveva ragione, ma ci accompagnò lo stesso fino agli esami di quinta elementare. E in effetti lei è rimasta, per me, "la maestra". Allo stesso modo di come il signore sarcastico e di sinistra che in seconda e terza media mi ha fatto capire molte cose, senza nemmeno bisogno di spiegarmele, è rimasto per sempre ai miei occhi "il professore". Succede. Certi genitori di miei compagni di classe si lamentavano che la maestra fosse troppo severa, eppure non è che ci desse delle bacchettate, anzi pareva semplicemente gentile, un anziana democristiana che ci parlava bene dei partigiani anche se noi dalle nostre parti non ne abbiamo mai avuti. Forse stava prendendo piede la tendenza a rimproverare l'insegnante che diceva "vostro figlio non studia" invece che rimproverare il figlio come s'era sempre fatto, magari con uso di ceffone. A noi persone corte ci diceva sempre, prima di spiegarci la storia, che tutti noi abbiamo una storia. Comunque ho incontrato questa mia maestra delle elementari, e mi ha detto, questa mia maestra, che ogni tanto si ricorda ancora con piacere dei temi che scrivevo, e mentre lo diceva sorrideva. Ma anche che non li avesse ricordati con piacere, e magari invece con disgusto e raccapriccio, a me ha fatto un certo effetto incontrare una persona che dopo vent'anni o poco più si ricordava ancora di tutto quello che scrivevo e di come lo scrivevo. Continuo ancora a scriverli sull'internet quei temi, avrei voluto dirle, e oggi come allora sono molto intelligente ma non mi applico o mi vergogno un po'.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-3286597591322005227?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3286597591322005227'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/3286597591322005227'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/signora-maestra.html' title='Signora maestra'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1516715653488034115</id><published>2011-03-02T23:52:00.005+01:00</published><updated>2011-03-03T00:16:09.048+01:00</updated><title type='text'>Incredulonità</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Incredulonità&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 430px; height: 230px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-n7On48gXEQ8/TW7OpjTSMCI/AAAAAAAAB68/4_U7t_ANvS4/s1600/altan.jpg" alt="titolo" align="center" border="0" hspace="0" vspace="3" /&gt;&lt;br /&gt;Mi sembra che attorno vada forte la scissione tra ciò che si pensa, ciò che si dice, e come le cose stanno effettivamente. Le semplificazioni poi vincono sempre e la complessità è difficile da accettare. Condivido &lt;a href="http://www.wittgenstein.it/2011/03/01/siamo-tutti-paese-reale/" target="_blank"&gt;riflessioni&lt;/a&gt; sofriane sul fatto che il cosiddetto "paese reale" siamo noi, e tutti quelli, tanti simili e diversi, che stanno nel mezzo tra le macchiette dei commentatori politici e dei sociologi improvvisati, grandifratelli vs cachemire, veline vs Kant, magari "persone che le prime pagine del Giornale o di Repubblica non le vedono per mesi, e che sono definite 'politicamente' solo dal loro essere soggetti degli stessi consumi". Leggevo questa frase ieri, su un giornale, di Nicola Chiaromonte: "Nel tempo della malafede le menzogne utili sostituiscono le verità inutili". Leggo una &lt;a href="http://www.facebook.com/photo.php?fbid=1742024923451&amp;set=a.1031405718415.6547.1623545495&amp;ref=nf" target="_blank"&gt;nota&lt;/a&gt; di Paolo Guarino su Facebook, riporta una bella frase del semiotico Greimas, "La società dell'incredulità si lascia sommergere da ondate di credulità". "Ma mi pare - aggiunge - che siamo arrivati al contrario, ormai società della credulità, ci soprendono improvvisi lampi di incredulità, quelli che fanno cadere i potenti".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1516715653488034115?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1516715653488034115'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1516715653488034115'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/incredulonita.html' title='Incredulonità'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-n7On48gXEQ8/TW7OpjTSMCI/AAAAAAAAB68/4_U7t_ANvS4/s72-c/altan.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-6388895318485386845</id><published>2011-03-01T22:11:00.001+01:00</published><updated>2011-03-01T23:21:33.288+01:00</updated><title type='text'>Il bravo presentatore</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il bravo presentatore&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorrei condurre la mia vita come uno spettacolo dalla scaletta perfettamente oliata e dalla conduzione collaudata. Cavarmela come ogni bravo presentatore che si rispetti. Ed ecco a voi. Signore e signori buonasera. Cari amici vicini e lontani. Sono felice di chiamare tra noi. Che mi dite dalla Casa? Buon proseguimento di serata. E non finisce qui. Comunque vada, il bravo presentatore ci mette la faccia. Un mediatore tra chi offre lo spettacolo e chi lo subisce. Incanalarsi e fluire in una vita che, come la tv, come la diceva Orson Welles, "sta accesa come la luce in bagno, scorre come l'acqua in cucina". Un tonico, un mezzo di soddisfazione, cercando una poetica di vecchi varietà e festival decaduti, fatta di orrori gradevoli e dunque pericolosissimi. Gli antichi Pippibaudi e i moderni Bonolis, le pensionate Carrà e le urlanti Ventura, le Carlucci dalla prima all'ultima, i buonisti alla Fazio e i cattivisti alla Chiambretti, i defunti Mike e Corrado, Tortora e Lupo. I Frizzi e naturalente gli interminabili lazzi. Misurarsi su tutti i registri, dalla recitazione alle letture, dalla barzelletta all'impegno, dal passo di danza alla politica, dal travestimento al pianoforte, miscelando talvolta il retrogusto greve di una battutaccia o di una parolaccia, tra una spalla comica e un maestro d'orchestra. D'altronde la conduzione televisiva non si improvvisa. Occorre avere memoria, miscelare emozione, fiutare le voglie del pubblico, celebrare la liturgia senza offendere e senza annoiare, soprattutto essere abili a gestire l'imprevisto, il bello della diretta come lo chiamava quell'altro bravo presentatore. Ho paura, come un qualunque improvvisatore in questi tempi molli, di ritrovarmi a scutare con occhi smarriti un gobbo elettronico disperatamente vuoto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-6388895318485386845?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6388895318485386845'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6388895318485386845'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/03/il-bravo-presentatore.html' title='Il bravo presentatore'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4411776141357122806</id><published>2011-02-28T13:20:00.004+01:00</published><updated>2011-02-28T15:24:51.337+01:00</updated><title type='text'>Il discorso dell'Oscar</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Il discorso dell'Oscar&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno può anche vincere un Oscar ma il difficile poi deve essere fare un discorso d'accettazione decente. Ricordarsi in mezzo agli applausi e agli squilli di tromba di ringraziare tutti, amici, parenti, insegnanti di yoga, truccatori, animali, registi, cavarsela con una battuta simpatica, giammai fare la figura dei pedanti, evitare le frasi strappalacrime, alle brutte trovare il foglietto nascosto in una tasca dello smoking, lanciare un bacio al partner seduto nelle prime file e soprattutto non sforare sui tempi, che i registi televisivi della notte degli Oscar sono implacabili, quarantacinque secondi e fanno partire la musica di sottofondo, che piano piano sale e lascia sfumare tutto in un indistinto miscuglio di applausi e break pubblicitari, chiaramente solo per le attrici di un certo fascino la regola non vale e la musica che stronca e sopisce parte in ritardo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4411776141357122806?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4411776141357122806'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4411776141357122806'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/02/il-discorso-delloscar.html' title='Il discorso dell&apos;Oscar'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-4162455753283393827</id><published>2011-02-27T22:59:00.007+01:00</published><updated>2011-03-08T00:15:10.757+01:00</updated><title type='text'>150. Al Gianicolo, tra statue ed eroi</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;150. Al Gianicolo, tra statue ed eroi&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img style="width: 390px; height: 244px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-FKwgwSd2kHI/TWrkZhetkgI/AAAAAAAAB60/gUL2qFeXiPs/s1600/imille.jpg" alt="" align="right" border="0" hspace="10" vspace="3" /&gt;Garibaldi a Roma, altissimo, immobile, come se galleggiasse nel tramonto. Dalla cima del colle del Gianicolo, lui a cavallo guarda la notte che viene e non degna di uno sguardo il Vaticano. Luccica Roma Capitale vista da quassù, come un'inquilina precaria e sotto sfratto. Il Cupolone supremo nido del papa re, il Quirinale col tricolore sul pennone più alto, assediato da mille terrazze con verande semi-abusive in alluminio anodizzato, poco in là Montecitorio con la sua aula "sorda e grigia", mai diventata Westminster, fondamento di una nazione. Via, via, viene voglia di andare via da Roma. Città provinciale angustiata da vecchie rovine imperiali. Garibaldi la voleva capitale, ma c'era già allora chi temeva il trappolone. Massimo D'Azeglio scriveva: "Il suo ambiente, impregnato dei miasmi di 2500 anni di violenze materiali e pressioni morali esercitate dai suoi successivi governi sul mondo, non pare il più atto a infonder salute e vita nel governo di un'Italia giovane, nuova, fondata sul diritto comune". Oggi Roma è il cuore di un Paese che non riesce a diventare maggiorenne, laico e compiutamente europeo. Passeggio al Gianicolo e solo qui mi sforzo di dimenticare le miserie di una città imbruttita dall'incuria, di una nazione che si scorda com'è nata e fa i conti da ragioniere sulle feste nazionali. Nella luce gialla galleggiano le storie e i monumenti. Scruto il povero Garibaldi, messo lì da Mussolini, poi diventato effige nei comizi della sinistra dopo la guerra, tirato per il poncho da tutte le parti. Incrocio il bronzo di sua moglie Anita che galoppa poco in là con un bambino in braccio e una pistola nella mano libera. Galoppa anche se il cavallo (evviva il centocinquantenario!) sta in piedi solo grazie a un ponteggio sbilenco. Ma anche lei se ne frega del mondo, delle erbacce, dei cartocci di pizza, dei chewing gum. E' la cura italiana per l'eroe: lo fanno monumento, targa, via, palazzo, cattedra, convegno, francobollo. Imbalsamato così se lo possono tranquillamente dimenticare. E poi, che eroe può esistere in un Paese cinico come il mio? In mezzo a questa armata brancaleone di statue cadenti mi sale la rabbia, è vero che siamo un paese servo, una "fabbrica dell'obbedienza", e guardo la prima pagina di un giornale buttato per terra e penso che aveva ragione Monicelli, da questa pena si esce soltanto con una rivoluzione, sarebbe forse l'unico modo per fare davvero la festa d'Italia, un nuovo Risorgimento. Ma è come se sentissi mille voci paterne ripetermi quel vecchio modo di dire, "non fare il garibaldino!", cioè per invitarmi alla ragione, alla calma, alla compostezza, a non prendere le cose di irruenza, di petto, a non votarle al fallimento. Da qui sopra osservo Roma, le sue strade trafficate che sembrano un formicaio impazzito, le bandierine e le croci sulle cime degli edifici come in un arcipelago di sabbia. Se fosse l'Italia vista dall'alto sarebbe "un paese troppo lungo", definizione di Ruffolo, "donna di province" oppure "bordello", così come attestavano già i grandi poeti sui libri di scuola, Dante e Petrarca e Boccaccio, oppure soltanto "un'espressione geografica" come diceva Metternich, o come pensano molti stranieri ancora oggi, un luogo fisico colmo di bellezze e siti monumentali, degno di interesse a dispetto dei suoi abitanti. Ma noi che ci abitiamo dentro, noi che ci viviamo, noi che siamo costretti a fregarcene dei colli popolati di monumenti, siamo costretti a una prospettiva diversa. Pur accettando e alimentando l'idea del Belpaese, dobbiamo fare i conti con ciò che che non va. E a forza di fare i conti, ci siamo abituati a pensare l'Italia come un luogo retorico, un vaso che contiene di tutto, una metafora utile per parlar d'altro. Quando la si nomina è sempre necessario precisare quale Italia: se l'Italia in quanto Stato, se l'Italia in quanto malcostume, se l'Italia in quanto nazionale di calcio e così via. Sottinteso e pleonastico resta però un punto: l'Italia non siamo noi. Ammiriamo i santi e i navigatori, compatiamo i cervelli in fuga, coloro che cercano il loro destino altrove. Vista dall'alto, l'Italia assomiglia all'isola di Lost, e noialtri ai suoi naufraghi. Un posto alieno ai suoi abitanti, sfuggente e ambiguo anche quando sembra farci del bene, un luogo da cui affannarsi a trovare il sistema per fuggire. Una cosa a cui rivolgersi in terza persona. L'Isola è questo, l'Isola fa quello. L'Italia è così, l'Italia è colà. Nella quiete del tramonto, dall'alto colle romano, osservo le statue degli eroi risorgimentali, Mazzini e Pisacane e Mameli, Saffi e Armellini, i caduti per quell'effimera Repubblica Romana del 1849 la cui Costituzione aveva un incipit formidabile che diceva "La sovranità è per diritto eterno nel popolo", le facce austere di ragazzi che sembrano uomini, ora tutte coperte dai cellophan di un imminente restauro, ferme anche loro in un bosco di solitudini.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-4162455753283393827?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4162455753283393827'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/4162455753283393827'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/02/150-al-gianicolo-tra-statue-ed-eroi.html' title='150. Al Gianicolo, tra statue ed eroi'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-FKwgwSd2kHI/TWrkZhetkgI/AAAAAAAAB60/gUL2qFeXiPs/s72-c/imille.jpg' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-829126236257958525</id><published>2011-02-26T02:29:00.004+01:00</published><updated>2011-02-28T00:58:55.626+01:00</updated><title type='text'>Verità disegnate</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Verità disegnate&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Osservo queste vignette di Makkox, sul Post. Più che vignette sono editoriali. E dicono la verità, sebbene da angolazioni atipiche, e mi fanno rifettere, talvolta mi fanno male. &lt;a href="http://www.ilpost.it/makkox/2011/02/20/kamikaze/" target="_blank"&gt;Quella dell'altro ieri&lt;/a&gt;, per esempio, sugli scandali del governo e sulla voglia di farci colpire pure da un asteroide per darci un taglio. Secondo cui, alla fine, la cifra identitaria di una generazione, della mia generazione, è Berlusconi. Non l'opposizione a Berlusconi: proprio lui, la sua stessa esistenza, la sua irruzione nelle nostre vite, il nostro cercare colpe, meriti, eroismi, identità e il nostro sperare che, come un male non curato, vada via da solo. Makkox ci chiama – e si mette anche lui nel mucchio – "kamikaze vili", disposti a "morire per", ma non a lottare. "Combattere stanca. Morire invece è un attimo, è comodo, sì! Piuttosto crepare e portare con sè il Nemico, ma, anche in questa scelta, passivo, senza parte attiva nel rito. Ci pensi il destino, la sfiga, Ruby, il Montenegro. Sono... siamo battuti nell'anima". E ha ragione, purtroppo. Gente che si affida all'unico fattore di rinnovamento per questo paese, il caso, oppure la morte, al limite la malcelata illusione che qualcuno arrivi da fuori, magari da un'altra sponda del Mediterraneo, a romperci lo specchio. Quell'altra &lt;a href="http://www.ilpost.it/makkox/2011/02/25/il-parafulmine/" target="_blank"&gt;vignetta di oggi&lt;/a&gt;, invece. Su un ragazzo libico incazzatissimo, giustamente, l'altra sera in tv, per la ferocia del regime di Gheddafi di fronte alla rivoluzione, per l'ignavia del governo italiano in questi anni. "Virgognati Billusconi!" urlava il ragazzo. Makkox però pensa che in fondo proprio l'enorme ego di Silvio, il suo sentirsi così pieno di sè e poco istituzionale, quasi ci salva, ci concede l'alibi di non essere indicati come corresponsabili, pur avendolo magari tanto sopportato e pure votato. "Non è l'Italia a metterci la faccia, ma Lui. Sbaglia chi all'opposizione dice che Silvio sputtana il Paese agli occhi del mondo. Anzi: quasi noialtri si passa per porelli". Pensavo che anche qui avesse ragioni da vendere, in fondo da fuori ci vogliono bene, tranne dove magari siam stati cattivi con le colonie, siamo noialtri semmai a non volercene.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-829126236257958525?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/829126236257958525'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/829126236257958525'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/02/verita-disegnate.html' title='Verità disegnate'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-6659908539395605662</id><published>2011-02-25T00:04:00.005+01:00</published><updated>2011-04-30T21:37:18.962+02:00</updated><title type='text'>Dove andiamo a combattere</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Dove andiamo a combattere &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sicuramente il linguaggio della politica è cambiato negli anni, i barocchismi di un tempo hanno ceduto il passo alle ruvidezze attuali, e bisogna tenere conto che tenere la barra in una nazione che risultava la cerniera mediterranea in un equilibrio mondiale di blocchi contrapposti com'era la guerra fredda doveva essere un'impresa per cui servivano mani salde e menti versatili. E si capisce pure che nella malaugurata ipotesi che dalla comoda retrocessione di provincia dell'impero si debba tornare a protagonisti di un ingarbugliato scacchiere mondiale toccherà rimettersi a studiare, mica sono cose che si improvvisano. Tuttavia fa una certa impressione risentire parlare qualche sopravvissuto della Prima Repubblica e avvertire magari in poche frasi di commento sull'attualità una densità di concetti e linee teoriche da far girare la testa, a confronto di triti slogan e urla da talk show dei loro colleghi odierni. Ci pensavo poco fa sentendo un Gianni De Michelis in tv, uno dei più scaciati socialisti degli anni Ottanta, uno che da ministro degli Esteri passava all'onore della cronache come autore di una guida alle discoteche intitolata "Dove andiamo a ballare stasera?", e perfino lui, De Michelis, messo accanto a un suo successore come Franco Frattini ci faceva quasi la figura di un Metternich. Sarà che come scrive Enrico Brizzi nel suo "La vita quotidiana in Italia ai tempi del Silvio", a proposito degli anni Ottanta, era "un'epoca in cui sembrare intelligenti era ancora di moda".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-6659908539395605662?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6659908539395605662'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/6659908539395605662'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/02/dove-andiamo-combattere.html' title='Dove andiamo a combattere'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-7599343447242688354</id><published>2011-02-24T09:15:00.002+01:00</published><updated>2011-02-25T00:20:58.081+01:00</updated><title type='text'>Mainstream</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Mainstream&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Filmoni hollywoodiani che scalzano i vecchi registri di matrice europea. Musical indiani di Bollywood che conquistano il mercato africano. Batman e Lady Gaga in una baraccopoli d'oriente. Valori difesi dalla propaganda cinese e dai media musulmani che ricordano da vicino quelli del buon vecchio Walt Disney. Fanatici di manga giapponesi in un bar italiano. Al Jazeera vista negli uffici del Pentagono e i social network nati in California che fanno fare la rivoluzioni ai ragazzi nordafricani. Sarà vero come dice il giornalista francese Frédéric Martel, nel suo &lt;a href="http://www.ibs.it/code/9788807171987/martel-fredeacut/mainstream-come-costruisce.html" target="_blank"&gt;librone&lt;/a&gt; scritto girando per trenta paesi e intervistando milleduecento persone, che è cominciata la nuova guerra mondiale per il controllo dei contenuti. E al cuore di questo nuovo conflitto si situa la cultura mainstream, la cultura che piace a tutti in tutto il mondo. La cultura di massa non è necessariamente "cattiva" - dice Martel - e la diversità, in particolare il contributo degli immigrati, può rendere film, libri e opere d'arte più universali. Dice che gli americani stanno vincendo la sfida, altre potenze regioanali orientali e sudamericane si impongono, i vecchi europei restano al palo. Ma poi nel mondo globalizzato i costumi, i consumi, i sistemi culturali si contaminano e si confondono. Alla fine stai a vedere che a parte qualche pastore d'altura, qualche jihadista afgano alla macchia nelle caverne, qualche nomade artico, più o meno tutti desideriamo le stesse cose. Gli immigrati appena sbarcati non vedono l'ora di comprarsi una casa a Milano Due e votare per la Lega. Nei film coreani i quartieri residenziali assomigliano molto ai nostri sobborghi piccolo-borghesi. Le ragazzine iraniane avrebbero piacere a partecipare in velo e bikini a un concorso di bellezza. E quando le nostre attricette televisive si truccano pesante per andare in onda, sono perfette per un provino a Bollywood. Tutti sulla stessa barca.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-7599343447242688354?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7599343447242688354'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/7599343447242688354'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/02/mainstream.html' title='Mainstream'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-1870619.post-1111329429534673098</id><published>2011-02-23T22:30:00.002+01:00</published><updated>2011-02-23T23:08:56.649+01:00</updated><title type='text'>La caduta dei tiranni</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La caduta dei tiranni&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I tiranni di fronte alla loro caduta si assomigliano tutti. Sono troppo vecchi, troppo potenti, troppo schiavi del potere per accorgersi che tutto sta sbriciolando. Appaiono, vaneggiano, promettono, minacciano, paventano riforme che mai si erano sognati di fare, sbattono i pugni sul tavolo. Annunciano talvolta di volere resistere fino alla morte, che però sarà possibilmente quella degli altri, e del loro stesso popolo. Non capiscono perché non possono capire, altimenti non sarebbero quello che sono. Rintanati in un palazzo lussoso o in un bunker dirottati, baciati da giuda che presto li tradiranno o che si trovano costretti a resistere per il terrore di essere portati in giudizio. Dove siete ora? Dove eravate prima? - chiedono alle folle che un tempo riempivano per loro le piazze e adesso con la stessa velocità gli hanno voltato le spalle, e così come li innalzavano agli altari ora con lo stesso entusiasmo sono pronti a rivoltarli nella polvere. E lo chiedono ai leader che con la stessa ipocrisia ieri gli erano amici in nome dei propri affari e oggi gli diventano nemici in nome dell'altrui libertà. Dove siete, chiedono, e la domanda che pongono al popolo risuona soprattutto per se stessi, perché sono pazzi - e la pazzia è la nudità dei re quando il loro potere scivola via - e dunque convinti che ci sia sempre un ultima falange, un ultimo fortino disposto a difenderli, per una malintesa idea di tradimento e di onor di patria.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/1870619-1111329429534673098?l=ludik.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1111329429534673098'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/1870619/posts/default/1111329429534673098'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ludik.blogspot.com/2011/02/la-caduta-dei-tiranni.html' title='La caduta dei tiranni'/><author><name>ludik</name><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author></entry></feed>
