14.6.11

Risvegli referendari

Risvegli referendari

Qua il vento cambia, i referendum passano anche se non pioveva e c’era il sole. Questa astratta opinione pubblica che si risveglia e molla sberle, questo fantomatico quorum che spezza il flauto magico dell'incantatore nazionale, queste percentuali di votanti che guardavo ieri pomeriggio in tv, identiche al decimale per tutti e quattro i referendum, e pure quelle dei sì e dei no, sono qualcosa da analizzare, il segnale di un ciclo politico che si esaurisce, una rabbia e una speranza indefinite, senza leader e senza padri. E però hanno il volto concreto di milioni di persone, non i tribuni da prima serata e nemmeno i leader in maniche di camicia sui cartelloni, ma quelli che da anni mandano avanti comitati e associazioni e blog nei paesi, a parlare di bollette dell'acqua e della luce, quei cittadini che attraverso mille strade e mille ragioni, e ogni tanto perfino attraverso qualche partito, riprendono in mano l'interesse per la cosa pubblica, quei miei amici che non sapevano come l’acqua arrivasse al loro rubinetto di casa e chi la gestisse, a quale costo, e adesso perlomeno lo sanno, quei giovani che non guardano i telegiornali di Fede e Minzolini ma se ne vanno in camera a mettere su Youtube e su Facebook le loro parodie, e poi spiegano come funziona coi referendum ai loro genitori, e quei padri e quelle madri che sentono esplodere la stanchezza, e cominciano a percepire che l'individualismo e la sregolatezza sono il sintomo della solitudine mentre i figli non trovano lavoro e scarseggiano i soldi per una vacanza. Perfino il problema di Berlusconi, che fino a ieri sembrava una montagna, ci appare solo un aspetto, un ostacolo tra tanti, forse neanche quello decisivo, in un passaggio d'epoca, insieme ai notabili chiusi nella stanze alla luce dei neon, e alle tende gialle e polverose di certi messaggi televisivi. C'è chi "non ha niente da perdere perché non aveva ancora cominciato a vincere".