22.6.11

Faccendieri

Faccendieri

Tutte le foto di questo Bisignani, uno che la didascalia etichetta senza problemi come "faccendiere" - uno di quei mestieri che io avrei voluto senza dubbio fare da piccolo, e me accorgo solo adesso, il faccendiere - hanno una grana a colori da vecchio rullino, lui stesso indossa delle giacche beige e porta degli occhiali larghi di noce, dev'essere un tipo molto vintage, oppure uno così abile a gestire gli affari di mezza nazione senza farsi notare da non avere lasciato agli archivi una sola sua foto che non risalga agli anni della Prima Repubblica, a occhio e croce periodo declinante del Caf (Craxi Andreotti Forlani). Un faccendiere molto affaccendato, un eroe della nomenclaturina che viaggia in Maserati avuta col favore, raccomanda la Fenech e riunisce la società segreta al bar, avendo ormai perso il conto dalla P2 alla P3 alla P4 alla P5. Uno che neanche vendeva materassi. Probabilmente in tutto questo pappa e ciccia sarà distinguere tra i reati e le normali scorrettezze, e però il paesaggio che ne esce è sempre lo stesso. Un pezzo d'Italia che nel profondo non è cambiato. Un paese di favori e raccomandazioni, dove si fanno affari e carriere non per merito ma perché si conosce qualcuno o si è amici di qualcun'altro o ci si trova al momento giusto nelle stanze che contano. Tra un palazzo e l'altro di una capitale romana che tutto ingoia e tutto digerisce, tutto blandisce e tutto invischia, dalle operette ai cambi di regime, tra un comunicato stampa di ferma condanna e un'occhiata agli aggiornamenti di Dagospia in orario d'ufficio.