Vecchie lezioni americane
La leggerezza è una conquista. Ogni tanto riprendo in mano le Lezioni Americane di Italo Calvino. Lo faccio per assestare il baricentro, per ritrovare il peso e la densità delle cose, quelle giusta per non affondare. Sfoglio i capitoli: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità, molteplicità, consistenza. Apro una pagina a caso e leggo: “Chi siamo noi, chi è ciascuno di noi se non una combinatoria d’esperienze, di informazioni, di letture, d’immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario di oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”. Lui le scrisse a metà degli anni Ottanta pensando al millennio che arrivava, e come tanti fu fregato dal futuro: perché oggi che ci siamo dentro in pieno a quel millennio, le idee, le "proposte” di Calvino sembrano tanto sagge ma forse rese polverose dal tempo sciatto e svagato. Però poi come fai a non amare uno che scrive “la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca“?