13.5.11

Uomini di Monde

Uomini di Monde

L’ultimo libro di Simenon pubblicato da Adelphi, “La fuga del signor Monde”, è in apparenza uguale a molti altri. L’autore racconta sempre la stessa storia: un uomo inscatolato in una vita ripetitiva (famiglia, lavoro, residenza nella casa dove nacque) a un certo punto scarta di lato, fugge, diventa un altro. E' un'ossessione vista e sentita tante, troppe volte. La voglia di fuggire, scartare di lato, crearsi un'altra vita, liberarsi dei lacci e delle costrizioni. Poi uno si ferma e ragiona. Ma sarà vero? Ma funzionerà così? E se ci avesse sempre raccontato il contrario? Se in realtà la fuga non sia quella a cui tutti tendiamo a pensare, dritti verso una seconda vita, quella immancabilmente spericolata. Se in realtà la vera fuga fosse la prima, e cioè andare a nascondersi in una vita in scatola per evitare l’altro sè, quello che gli uomini conoscono prima ancora di averlo sperimentato, quello che, se liberato, li porterà alla rovina. E' quello che racconta Gabriele Romagnoli, nel suo blog sulle navi in bottiglia. "Ho incontrato un’infinità di uomini- scrive - che era fuggita nella scatola per sopravvivere, evitare la lenta erosione delle notti che non finiscono, delle giornate senza un centro". Per esempio il passeggero di un Frecciarossa con 119 email ancora da leggere e una moglie che lo tempestava di sms molesti, il quale a un certo punto ha teorizzato: “Vuoi mettere questa disciplina con l’orrore di avere tempo libero per pensare quanto è insignificante tutto quanto?”. Lui, come tanti, era nato con un istinto diverso ed era fuggito nella vita del signor Monde.