Test elettorali
Il voto di oggi e di domani, si dice, è un’altra volta il famigerato “test” per il governo, quello che è locale ma comunque vada deve avere per forza "valenza nazionale". Dovrebbe essere un'elezione del sindaco, di Moratti o di Pisapia se si vive a Milano, di Lettieri o Morcone o De Magistris se si vive a Napoli, eccetera, non di Berlusconi o di Bersani, del governo che cade o dei partiti che tengono. Sarà per questo che gli italiani non possono mai occuparsi di se stessi, dei loro problemi, della loro vita, delle città in cui vivono, della disoccupazione, della mancanza di case, delle strade dissestate, della sicurezza in periferia, della solitudine che attanaglia tutti, ma solo del presidente del consiglio, e del governo che sicuramente non troverà il tempo per governare, che pure in Italia sarebbe un lavoro titanico, essendo impegnato, soprattutto questo governo, in una campagna elettorale permanente, che non finisce mai. E così ad ogni elezione - e ce n'è sempre una in arrivo, come le rondini, a primavera - non siamo mai chiamati a decidere se un sindaco o un presidente di provincia o di regione ha amministrato bene, o se, come capita ovunque esista la democrazia, si può provare a cambiare. Noi disgraziati cittadini siamo chiamati a votare soprattutto pro o contro la magistratura, pro o contro il premier, pro o contro le opposizioni pronte a dare la spallata. Ci derubano della nostra città, della nostra quotidianità, di noi stessi. Come se non contassimo nulla.