Sacramenti
C'è stato un periodo in cui cercavo di tenermi in regola coi sacramenti. Anche se in realtà ce n'è uno che non sono mai riuscito a capire per bene, e ho provato anche a chiederlo a quelli più cattolici di me: la cresima. E' un sacramento, ok. Come la confessione: entri in chiesa, ti siedi davanti a un prete e dici tutti i tuoi peccati. Lui se non è uno stronzo ti assolve. Oppure la comunione: ti metti in fila, congiungi le mani oppure apri la bocca, e ricevi il corpo di Cristo, o almeno una sfoglia di acqua e farina che dovrebbe simboleggiarlo. Ma la cresima? Ricordo che è una cosa che in genere arriva attorno ai tredici anni, età bastarda di per sé. Pochi ragazzini sanno in cosa consiste. Mi pare che sia una sorta di benedizione che ti arriva grazie a un segno della croce che ti fanno mettendoti un poco di cenere sulla fronte. In aggiunta, a voltoa, un piccolo schiaffetto di incoraggiamento da parte del vescovo. Occorre essere dotati di un padrino o di una madrina. A me era tornato in mente mentre mi imbattevo, poco fa, nella circolare di un arcivescovo che dava istruzioni ai parroci "affinché le celebrazioni del sacramento della cresima siano ben ordinate". All'ultimo, dopo varie disposizioni su processioni, abiti scuri e fotografi, si invitava con fermezza i parroci a non consegnare nessuna targa o documento che possa anche solo vagamente evocare un possibile "diploma di Cresima", perché sennò finisce che molti lo considerano "come esonero dalla Messa e dall’impegno cristiano". Una specie di tana libera tutti, insomma. E non sta bene. La fede va fidelizzata. Così mi sono ricordato che a quell'età uno ha solo voglia di scappare, generalmente, ecco perché m'ero dimenticato dei sacramenti.