6.5.11

Rock never dies

Rock never dies

Sfoglio una rivista musicale per distrarmi. Leggo l'editoriale, il direttore deve avere cinquant'anni ma scrive come se ne avesse venti. Le tante pagine di pubblicità sono tutte per il target giovane. Le interviste, invece, sono tutte di vecchi tatuati, settantenni barbuti a torso nudo, racconti di giovinezze allo sfascio e di maturità malinconiche ma serene, rievocazioni di vecchie glorie morte giovani e tanto tempo fa. Mi chiedo se il rock oggi è roba da vecchi, o se c'è una punizione divina nell'essere costretti a cantare all'infinito che "rock'n'roll will never die" e che si resterà "forever young". Ci sono alcuni individui costretti a fingere di non invecchiare e molti loro fan costretti a fingere di crederci. Poi leggo su un altro giornale di Bob Dylan che fa una tournée in Cina. Gli hanno imposto di non fare nessun accenno ai dissidenti e ai prigionieri politici, nessuna canzone di protesta. Lui ha obbedito. La scaletta del concerto è stata vistata e approvata: "The times they are changin'" no, e neanche "Blowin' in the wind". Sospiro, indosso le cuffie dell'ipod e vado alla ricerca di vecchi successi.