10.5.11

Ex Jugoslavia

Ex Jugoslavia

Leggere un giornale che raccoglie vecchi articoli sulla guerra civile di Jugoslavia - anni novanta, ricordi personali confusi, sottofondo di telegiornali poco compresi - e avere l'impressione di ritrovarsi davanti i carteggi di una causa di divorzio estenuante e sanguinosa, tra nazioni e popoli male coniugati. A un certo punto qualcuno aveva deciso di prepararsi a sparare al collega d'ufficio, al vicino di casa, al commilitone che fino al giorno prima indossava la stessa divisa. Un collega mi dice quello che gli raccontava un suo amico, che da ragazzino viveva a Sarajevo durante l'assedio e ogni pomeriggio che andava a lezione di musica la madre gli ripeteva: quando cammini in fila sui marciapiedi o quando attraversi la strada mettiti sempre per terzo. Perché al primo lo puntano, al secondo prendono la mira e al terzo i cecchini sui tetti gli mandano il proiettile. Rileggo la dichiarazione di un prete ortodosso, a guerra appena finita: "Le stesse persone che prima ci dicevano che non potevamo vivere assieme perché eravamo diversi, oggi, a guerra finita, ci dicono che dobbiamo vivere assieme perché siamo tutti eguali. Be' - si lamentava lui - sono entrambi discorsi inaccettabili. La convivenza si costruisce sull'accettazione della diversità".