11.5.11

Due ruote

Due ruote

Pantani l'aveva detto: vado forte in salita per abbreviare la mia agonia. L'aveva detto con estrema chiarezza, sembravano parole più da poeta che da scalatore. I ciclisti anche quando sono campioni assomigliano agli operai: pedalano per quarantaduemila chilometri l'anno, guadagnano meno degli altri atleti e faticano di più. Con o senza doping, è una fatica da bestie, anche se le bici pesano meno, anche se le strade sono più lisce, anche se i chilometraggi sono più miti, anche se gli alberghi non sono più topaie, anche se si è seguiti da un medico o da un preparatore atletico (fin troppo, talvolta). Lo racconta proprio bene Gianni Mura su Repubblica di oggi, uno che di giri e di tour ne ha seguiti tanti. Ha visto le immagini di ieri, il funerale nella tappa, i compagni del morto davanti, tutti insieme pedalando verso il traguardo, una tromba che intona il silenzio, una madre che bacia l'asfalto. Qui tante cose sono diverse da quello che sembrano. "Anche pedalare in gruppo è rischioso - scrive Mura - basta sbandare di cinque centimetri e si fa come una palla da bowling. Si fa fatica sempre, ad attaccare e ad inseguire, a salire e a scendere, a tirare la volata come a vincerla, a fare una cronosquadre oppure una crono individuale. Quale altro sport obbliga, da professionisti, a continuare a pedalare anche espletando le cosiddette funzioni corporali, e non solo di pisciare si parla? Perché, torno a dirlo, il ciclista si guadagna il pane lontano da casa, come gli emigranti stagionali e i soldati, e dico soldati perché esiste il capitano per definizione, mentre il tenentino è un giovane di belle speranze e il sergente è il più vecchio, tant'è che lo si definisce anche direttore sportivo in corsa. C'è l'attacco improvviso (il raid) e quello preparato a tavolino, ci sono le alleanze, per simpatia o per quattrini, ci sono le grandi manovre, le fughe (ma chi va in fuga nel ciclismo non è un disertore, è un eroe, c'è una bella differenza). Ci sono gli agguati, le imboscate, le trattative segrete, quelli che hanno studiato dicono che il ciclismo è una chanson de geste, tirano in ballo Omero. Ettore era uno pulito, Achille un dopato". Sarà per questo che, nonostante tutto, la gente gli vuole bene ai ciclisti, a parte quelli sulle strade della domenica, quei cavalieri solitari della sfida al cronometro e alla pancetta, che fanno incazzare gli automobilisti e gli ortopedici più di quanto riusciva a Coppi coi francesi. Nonostante le pozioni chimiche che hanno macchiato questo e quello, e le ispezioni della polizia e dei succhiasangue all'alba prima delle gare, cose che ai calciatori - per dire - non succederanno mai, ma alla fine la legge della strada vale per tutti, "campioni e poveracci che tengono l'anima coi denti per arrivare in tempo massimo".