Osservo le fotografie di Dominique Strauss-Kahn, appena arrestato a New York, uno degli uomini più potenti del mondo, uno che con un cenno del capo poteva salvare o distruggere nazioni dal tracollo finanziario, ora sembra avere la faccia di un criminale qualunque. Un solito ceffo. Il viso tirato, l'impermeabile da duro, le borse sotto gli occhi, la barba sfatta, un ceffo come un altro. Mi fanno ribrezzo le manette esibite ai telecamere, come tutti coloro che ci vedono il sintomo di un'atrocità e insieme ci temono il segno spietato dell'uguaglianza. La solitudine sbigottita di trovarsi nel giro di ventiquattro ore da una poltrona di prima classe alla panca degli imputati di un commissariato. Forse ripensa a quel momento. Il momento che potrebbe passare nella vita di ognuno, anche di chi ha la strada spianata verso il successo e verso la presidenza di una repubblica, quando in un battito di ciglia la tua intima natura decide per te. Tutte le decisioni più importanti nella vita vengono prese in un secondo. Quello in cui una banale tentazione, o una cameriera che si presenta alle 12 e qualcosa del mattino, può farti gettare via le chiavi del potere e il corredo del successo. Restano fuori dalla porta, per un attimo, i deliri di onnipotenza, gli abusi d'ufficio, le teorie immancabili del complotto. La droga più sniffata che è la vanità e l'afrodisiaco più irresistibile che è il potere. E in quell'attimo un uomo di 62 anni con il mondo in mano pensa fulmineamente: machissenefrega. E butta via sette anni all'Eliseo per sette minuti con una sconosciuta, consenziente o no che si riveli. Si arrende alla propria perversione. La guerre est finie e poco importa che sia la parte oscura ad aver vinto. Che poi sarà vero che nessuno è mai un grand'uomo agli occhi della propria cameriera. Come sta scritto qui, "è paradossale, ma è confortante pensare che abbiamo dato le chiavi del pianeta ad animali incapaci di riflettere. O no?".
17.5.11
DSK e la cameriera
DSK e la cameriera
Osservo le fotografie di Dominique Strauss-Kahn, appena arrestato a New York, uno degli uomini più potenti del mondo, uno che con un cenno del capo poteva salvare o distruggere nazioni dal tracollo finanziario, ora sembra avere la faccia di un criminale qualunque. Un solito ceffo. Il viso tirato, l'impermeabile da duro, le borse sotto gli occhi, la barba sfatta, un ceffo come un altro. Mi fanno ribrezzo le manette esibite ai telecamere, come tutti coloro che ci vedono il sintomo di un'atrocità e insieme ci temono il segno spietato dell'uguaglianza. La solitudine sbigottita di trovarsi nel giro di ventiquattro ore da una poltrona di prima classe alla panca degli imputati di un commissariato. Forse ripensa a quel momento. Il momento che potrebbe passare nella vita di ognuno, anche di chi ha la strada spianata verso il successo e verso la presidenza di una repubblica, quando in un battito di ciglia la tua intima natura decide per te. Tutte le decisioni più importanti nella vita vengono prese in un secondo. Quello in cui una banale tentazione, o una cameriera che si presenta alle 12 e qualcosa del mattino, può farti gettare via le chiavi del potere e il corredo del successo. Restano fuori dalla porta, per un attimo, i deliri di onnipotenza, gli abusi d'ufficio, le teorie immancabili del complotto. La droga più sniffata che è la vanità e l'afrodisiaco più irresistibile che è il potere. E in quell'attimo un uomo di 62 anni con il mondo in mano pensa fulmineamente: machissenefrega. E butta via sette anni all'Eliseo per sette minuti con una sconosciuta, consenziente o no che si riveli. Si arrende alla propria perversione. La guerre est finie e poco importa che sia la parte oscura ad aver vinto. Che poi sarà vero che nessuno è mai un grand'uomo agli occhi della propria cameriera. Come sta scritto qui, "è paradossale, ma è confortante pensare che abbiamo dato le chiavi del pianeta ad animali incapaci di riflettere. O no?".
Osservo le fotografie di Dominique Strauss-Kahn, appena arrestato a New York, uno degli uomini più potenti del mondo, uno che con un cenno del capo poteva salvare o distruggere nazioni dal tracollo finanziario, ora sembra avere la faccia di un criminale qualunque. Un solito ceffo. Il viso tirato, l'impermeabile da duro, le borse sotto gli occhi, la barba sfatta, un ceffo come un altro. Mi fanno ribrezzo le manette esibite ai telecamere, come tutti coloro che ci vedono il sintomo di un'atrocità e insieme ci temono il segno spietato dell'uguaglianza. La solitudine sbigottita di trovarsi nel giro di ventiquattro ore da una poltrona di prima classe alla panca degli imputati di un commissariato. Forse ripensa a quel momento. Il momento che potrebbe passare nella vita di ognuno, anche di chi ha la strada spianata verso il successo e verso la presidenza di una repubblica, quando in un battito di ciglia la tua intima natura decide per te. Tutte le decisioni più importanti nella vita vengono prese in un secondo. Quello in cui una banale tentazione, o una cameriera che si presenta alle 12 e qualcosa del mattino, può farti gettare via le chiavi del potere e il corredo del successo. Restano fuori dalla porta, per un attimo, i deliri di onnipotenza, gli abusi d'ufficio, le teorie immancabili del complotto. La droga più sniffata che è la vanità e l'afrodisiaco più irresistibile che è il potere. E in quell'attimo un uomo di 62 anni con il mondo in mano pensa fulmineamente: machissenefrega. E butta via sette anni all'Eliseo per sette minuti con una sconosciuta, consenziente o no che si riveli. Si arrende alla propria perversione. La guerre est finie e poco importa che sia la parte oscura ad aver vinto. Che poi sarà vero che nessuno è mai un grand'uomo agli occhi della propria cameriera. Come sta scritto qui, "è paradossale, ma è confortante pensare che abbiamo dato le chiavi del pianeta ad animali incapaci di riflettere. O no?".