Breviario per il Primo Maggio
Dopo pranzo era bel tempo, dal cortile si sentivano in lontananza echi di bonghetti e stonacchiate belle ciao, ragazzi che andavano su e giù tra concerti e beatificazioni, chiese e sindacati che si illudono di prenderli se ogni tanto riempiono una piazza, ma quelli sono giovani, sfuggono, passano di mano in mano, come i curriculum vitae a ogni scadenza di contratto. Sui giornali la solita controversia sui negozi chiusi o aperti d'autorità, indecisi se dare un colpo al padronato oppure al precariato. Nei negozi del centro le commesse, tra un giorni di lavoro precario e uno di lavoro interinale, senza sindacati e senza ferie pagate, reimparano daccapo cos'è il Primo Maggio. Allora noialtri abbiamo organizzato un simposio di intellettuali con i controcoglioni. Siamo stati veramente di supersinistra antagonista. Siamo tornati alle vecchie sane abitudine in via di estinzione. Abbiamo anche steso dei diktat di comportamento da rispettare. Qualche esempio: sostituire "problema" con "problematica"; aprire spesso le frasi con "In nessun paese civile/normale dell'occidente si è mai visto che..."; fare riferimento alla "questione sociale" ogni tre per due; perdonare i compagni che hanno sbagliato; avere l'aria di chi la sa lunga; ricordarsi che la sinistra perde per una forma di autolesionismo critico da guardare con bonario paternalismo; mostrarsi preoccupati (meglio ancora indignati) per quel che accade in Paesi che non si sanno pronunciare; dichiarare di essere sempre dalla parte dei più deboli; quando ci si trova in un cul de sac del discorso, dire "è una questione complessa e delicata, da affrontare con cautela"; quando si parla della destra, mettersi le mani nei capelli, mostrare stizza, diventare rossi in volto, digrignare i denti; tirare fuori, anche in occasioni apparentemente incongrue, la lotta partigiana, citando casi di parenti che si sono eroicamente battuti contro l'invasore; muoversi strascicando i piedi; definire "fascista" qualsiasi persona non allineata; guardare con sospetto chiunque non dimostri immediatamente di essere dei nostri; almeno una volta, citare Pasolini. Poi qualcuno ha proposto di andare a svernare in un centro commerciale con l'aria condizionata. Ma gli abbiamo risposto in coro di no: oggi è la Festa dei Lavoratori, diamine, e dunque non si lavora. E se per noi e altri milioni di essere umani consumare è diventato una specie di lavoro retribuito in merce invece che in denaro, allora oggi vuol dire che non si consumerà.