L'ultima volta è stata l'anno scorso. Sono stato a un matrimonio. Uno di quei matrimoni classici con un sacco di invitati, la chiesa, il bouquet di fiori, il pranzo con trentadue portate e tutto, e mentre ero lì fuori dalla chiesa che aspettavo gli sposi m'è venuta l'impressione che quei tempi lì fossero tornati. O probabilmente non se ne fossero mai andati. I tempi del matrimonio da favola, intendo. Il matrimonio che poi nella vita di chiunque sta sempre a metà tra il sogno e il compromesso. E organizzarlo, anche se non si è la famiglia reale inglese, è sempre un'impresa titanica. Si comincia un anno prima: parroco, chiesa, catering, partecipazione, fotografo, abiti, bomboniere, forniture, addobbi, bouquet. La lista nozze, gli invitati, il corso prematrimoniale. Il menu, l'abito e le fedi, il viaggio di nozze, il ristorante, i parenti e gli amici, quelli che avrebbero dovuto esserci e quelli che era meglio non ci fossero. E i fiori, come devono essere? E il riso, si può ancora lanciare? La preparazione di un matrimonio è una fatica, un altare di sabbia in riva al mare, forse non come la costruzione di un amore ma quasi. Dopo aver trovato la chiesa adatta e non prenotata, il prete giusto o il sindaco amico, e il ristorante buono per l'occasione, allora si cercano le bomboniere, si decide il menù, si pensa all'intrattenimento prima, durante e dopo la cena, si organizza la logistica per gli invitati, poi si frequenta il corso prematrimoniale, che dovrebbero essere una serie di lezioni intensive per i rimandati in amore, si decide il luogo per il viaggio di nozze, sempre in bilico tra lo scontato e l'esotico, la sposa va a prendersi un vestito che si metterà una volta sola nella vita, lo sposo va a prendersi un vestito che fortunatamente potrà mettere per altri matrimoni o magari pure in ufficio, e poi ancora si chiamano un parrucchiere, un truccatore, un fotografo, e alla fine arriva la cosa più complicata: la distribuzione dei posti a tavola per la cena. La paura è sempre quella che si creino dei tavoli composti solo di persone divertenti e dei tavoli fatti solo di sfigati. Il fatto è che a meno che non si decida di invitare solo persone brillanti, qualche sfigato c'è sempre. Non è colpa di nessuno, è la società che è composta in questo modo. E' l'inevitabilità delle cose. Come il fatto che non esiste un matrimonio senza gente vestita male, o che sembri uscita da una telenovela degli anni ottanta. Come il fatto che poi un matrimonio su tre finirà in un divorzio. Ma questa è una cosa che non si può dire mai, che forse è vietato pure pensare mentre si sta fuori da un matrimonio, con un pugno di riso stretto in mano. E' che nessuno può mettersi a contestare le favole, fosse pure l'ipotesi effimera di una favola, e cinque minuti del genere nella vita non si negano a nessuno, nemmeno alle spose chiattone di provincia, nemmeno alle signore che si commuovono valutando in tempo reale davanti alla tv la lunghezza dello strascico di un'aristocratica stronza.
28.4.11
Scene da un matrimonio
Scene da un matrimonio
L'ultima volta è stata l'anno scorso. Sono stato a un matrimonio. Uno di quei matrimoni classici con un sacco di invitati, la chiesa, il bouquet di fiori, il pranzo con trentadue portate e tutto, e mentre ero lì fuori dalla chiesa che aspettavo gli sposi m'è venuta l'impressione che quei tempi lì fossero tornati. O probabilmente non se ne fossero mai andati. I tempi del matrimonio da favola, intendo. Il matrimonio che poi nella vita di chiunque sta sempre a metà tra il sogno e il compromesso. E organizzarlo, anche se non si è la famiglia reale inglese, è sempre un'impresa titanica. Si comincia un anno prima: parroco, chiesa, catering, partecipazione, fotografo, abiti, bomboniere, forniture, addobbi, bouquet. La lista nozze, gli invitati, il corso prematrimoniale. Il menu, l'abito e le fedi, il viaggio di nozze, il ristorante, i parenti e gli amici, quelli che avrebbero dovuto esserci e quelli che era meglio non ci fossero. E i fiori, come devono essere? E il riso, si può ancora lanciare? La preparazione di un matrimonio è una fatica, un altare di sabbia in riva al mare, forse non come la costruzione di un amore ma quasi. Dopo aver trovato la chiesa adatta e non prenotata, il prete giusto o il sindaco amico, e il ristorante buono per l'occasione, allora si cercano le bomboniere, si decide il menù, si pensa all'intrattenimento prima, durante e dopo la cena, si organizza la logistica per gli invitati, poi si frequenta il corso prematrimoniale, che dovrebbero essere una serie di lezioni intensive per i rimandati in amore, si decide il luogo per il viaggio di nozze, sempre in bilico tra lo scontato e l'esotico, la sposa va a prendersi un vestito che si metterà una volta sola nella vita, lo sposo va a prendersi un vestito che fortunatamente potrà mettere per altri matrimoni o magari pure in ufficio, e poi ancora si chiamano un parrucchiere, un truccatore, un fotografo, e alla fine arriva la cosa più complicata: la distribuzione dei posti a tavola per la cena. La paura è sempre quella che si creino dei tavoli composti solo di persone divertenti e dei tavoli fatti solo di sfigati. Il fatto è che a meno che non si decida di invitare solo persone brillanti, qualche sfigato c'è sempre. Non è colpa di nessuno, è la società che è composta in questo modo. E' l'inevitabilità delle cose. Come il fatto che non esiste un matrimonio senza gente vestita male, o che sembri uscita da una telenovela degli anni ottanta. Come il fatto che poi un matrimonio su tre finirà in un divorzio. Ma questa è una cosa che non si può dire mai, che forse è vietato pure pensare mentre si sta fuori da un matrimonio, con un pugno di riso stretto in mano. E' che nessuno può mettersi a contestare le favole, fosse pure l'ipotesi effimera di una favola, e cinque minuti del genere nella vita non si negano a nessuno, nemmeno alle spose chiattone di provincia, nemmeno alle signore che si commuovono valutando in tempo reale davanti alla tv la lunghezza dello strascico di un'aristocratica stronza.
L'ultima volta è stata l'anno scorso. Sono stato a un matrimonio. Uno di quei matrimoni classici con un sacco di invitati, la chiesa, il bouquet di fiori, il pranzo con trentadue portate e tutto, e mentre ero lì fuori dalla chiesa che aspettavo gli sposi m'è venuta l'impressione che quei tempi lì fossero tornati. O probabilmente non se ne fossero mai andati. I tempi del matrimonio da favola, intendo. Il matrimonio che poi nella vita di chiunque sta sempre a metà tra il sogno e il compromesso. E organizzarlo, anche se non si è la famiglia reale inglese, è sempre un'impresa titanica. Si comincia un anno prima: parroco, chiesa, catering, partecipazione, fotografo, abiti, bomboniere, forniture, addobbi, bouquet. La lista nozze, gli invitati, il corso prematrimoniale. Il menu, l'abito e le fedi, il viaggio di nozze, il ristorante, i parenti e gli amici, quelli che avrebbero dovuto esserci e quelli che era meglio non ci fossero. E i fiori, come devono essere? E il riso, si può ancora lanciare? La preparazione di un matrimonio è una fatica, un altare di sabbia in riva al mare, forse non come la costruzione di un amore ma quasi. Dopo aver trovato la chiesa adatta e non prenotata, il prete giusto o il sindaco amico, e il ristorante buono per l'occasione, allora si cercano le bomboniere, si decide il menù, si pensa all'intrattenimento prima, durante e dopo la cena, si organizza la logistica per gli invitati, poi si frequenta il corso prematrimoniale, che dovrebbero essere una serie di lezioni intensive per i rimandati in amore, si decide il luogo per il viaggio di nozze, sempre in bilico tra lo scontato e l'esotico, la sposa va a prendersi un vestito che si metterà una volta sola nella vita, lo sposo va a prendersi un vestito che fortunatamente potrà mettere per altri matrimoni o magari pure in ufficio, e poi ancora si chiamano un parrucchiere, un truccatore, un fotografo, e alla fine arriva la cosa più complicata: la distribuzione dei posti a tavola per la cena. La paura è sempre quella che si creino dei tavoli composti solo di persone divertenti e dei tavoli fatti solo di sfigati. Il fatto è che a meno che non si decida di invitare solo persone brillanti, qualche sfigato c'è sempre. Non è colpa di nessuno, è la società che è composta in questo modo. E' l'inevitabilità delle cose. Come il fatto che non esiste un matrimonio senza gente vestita male, o che sembri uscita da una telenovela degli anni ottanta. Come il fatto che poi un matrimonio su tre finirà in un divorzio. Ma questa è una cosa che non si può dire mai, che forse è vietato pure pensare mentre si sta fuori da un matrimonio, con un pugno di riso stretto in mano. E' che nessuno può mettersi a contestare le favole, fosse pure l'ipotesi effimera di una favola, e cinque minuti del genere nella vita non si negano a nessuno, nemmeno alle spose chiattone di provincia, nemmeno alle signore che si commuovono valutando in tempo reale davanti alla tv la lunghezza dello strascico di un'aristocratica stronza.