28.4.11

Scene da un matrimonio

Scene da un matrimonio

titoloL'ultima volta è stata l'anno scorso. Sono stato a un matrimonio. Uno di quei matrimoni classici con un sacco di invitati, la chiesa, il bouquet di fiori, il pranzo con trentadue portate e tutto, e mentre ero lì fuori dalla chiesa che aspettavo gli sposi m'è venuta l'impressione che quei tempi lì fossero tornati. O probabilmente non se ne fossero mai andati. I tempi del matrimonio da favola, intendo. Il matrimonio che poi nella vita di chiunque sta sempre a metà tra il sogno e il compromesso. E organizzarlo, anche se non si è la famiglia reale inglese, è sempre un'impresa titanica. Si comincia un anno prima: parroco, chiesa, catering, partecipazione, fotografo, abiti, bomboniere, forniture, addobbi, bouquet. La lista nozze, gli invitati, il corso prematrimoniale. Il menu, l'abito e le fedi, il viaggio di nozze, il ristorante, i parenti e gli amici, quelli che avrebbero dovuto esserci e quelli che era meglio non ci fossero. E i fiori, come devono essere? E il riso, si può ancora lanciare? La preparazione di un matrimonio è una fatica, un altare di sabbia in riva al mare, forse non come la costruzione di un amore ma quasi. Dopo aver trovato la chiesa adatta e non prenotata, il prete giusto o il sindaco amico, e il ristorante buono per l'occasione, allora si cercano le bomboniere, si decide il menù, si pensa all'intrattenimento prima, durante e dopo la cena, si organizza la logistica per gli invitati, poi si frequenta il corso prematrimoniale, che dovrebbero essere una serie di lezioni intensive per i rimandati in amore, si decide il luogo per il viaggio di nozze, sempre in bilico tra lo scontato e l'esotico, la sposa va a prendersi un vestito che si metterà una volta sola nella vita, lo sposo va a prendersi un vestito che fortunatamente potrà mettere per altri matrimoni o magari pure in ufficio, e poi ancora si chiamano un parrucchiere, un truccatore, un fotografo, e alla fine arriva la cosa più complicata: la distribuzione dei posti a tavola per la cena. La paura è sempre quella che si creino dei tavoli composti solo di persone divertenti e dei tavoli fatti solo di sfigati. Il fatto è che a meno che non si decida di invitare solo persone brillanti, qualche sfigato c'è sempre. Non è colpa di nessuno, è la società che è composta in questo modo. E' l'inevitabilità delle cose. Come il fatto che non esiste un matrimonio senza gente vestita male, o che sembri uscita da una telenovela degli anni ottanta. Come il fatto che poi un matrimonio su tre finirà in un divorzio. Ma questa è una cosa che non si può dire mai, che forse è vietato pure pensare mentre si sta fuori da un matrimonio, con un pugno di riso stretto in mano. E' che nessuno può mettersi a contestare le favole, fosse pure l'ipotesi effimera di una favola, e cinque minuti del genere nella vita non si negano a nessuno, nemmeno alle spose chiattone di provincia, nemmeno alle signore che si commuovono valutando in tempo reale davanti alla tv la lunghezza dello strascico di un'aristocratica stronza.