Papi e Re
La primavera, intanto, tarda ad arrivare in questo weekend di santi e di principi nel vecchio mondo. Nelle capitali gemelle, da Londra a Roma, l'umanità si ricovera nell'antichità, si rifugia nei miti, nei riti, nelle liturgie. Lo sfarzo delle carrozze dorate, lo coralità delle porpore cardinalizie. Giusto un attimo di pace, una pausa di tregua nel mondo livido dei terremoti e delle centrali nucleari, dei debiti che esplodono e dei missili inutili che cadono. Nelle sedi dei vecchi imperi quando uno meno se l'aspetta il mito gli ricasca addosso, come in una riunione di famiglia o in una passeggiata sul corso del paese. Corone e aureole, come scrive oggi Merlo su Repubblica. Maestà e Santità. Tra milioni di pellegrini e miliardi di telespettatori. La Regina col suo cappellino giallo come un uccellino in gabbia. Le suorine che avanzano trattenendo con le mani i cappucci bianchi e neri agitati dal vento, come pinguini nella bufera. Il matrimonio darà un erede al popolo, la beatificazione darà un santo al popolo. "E però - come scrive sempre Merlo - non sono loro, ma siamo noi i veri registi: sono gli occhi collettivi del mondo che assegnano a William e a Kate i ruoli di principe azzurro e di fatina, e siamo sempre noi che, atei o credenti, assecondiamo comunque volentieri l'idea di candeggiare la morte facendo tutti finta che lì, nella tomba che stanno riportando fuori, non ci siano vermi ma lievito divino. Alla fine aggrappati ad un papa morto e ad un principe vivo come fossero un controveleno". E nell'attesa della primavera, in coda al casello autostradale in fuga dalla città occupata, balleremo un valzer con cardinali e regine. Todo cambia, canterà dalla radio.