27.4.11

Anonimi

Anonimi

Una volta ho conosciuto un signore, giù dalle mie parti a Gaeta, che mi ha raccontato di come si fosse costruito da solo una dozzina di identità multiple, con tanto di nickname anonimo e oscura immagine correlata e idee politiche contrastanti e informazioni anagrafiche e stile di scrittura differenti, con le quali - lui e la sua dozzina di alter ego virtuali - andava a commentare sul più noto blog/forum di informazione online della zona, il sito praticamente più letto nell'amena cittadina tirrenica di ventimila abitanti, una via di mezzo tra Dagospia (per i gossip sfrenati su assessori e vigili urbani) e Wikileaks (per le delibere che escono di straforo dai migliori uffici tecnici del Comune e delle municipalizzate). E con questo trucco si vantava di essere riuscito, aizzando con artificiosa maestria un utente contro l'altro, in un perfido gioco delle parti, a provocare pure una mezza crisi di giunta e gli esiti di un congresso del Pd. Il fatto è che io li conosco i miei compaesani, compresi quelli alla prese con la rivoluzione di internet, e dunque ci credo. Però non è che avessi voglia di mettermi a citare il buzz marketing, le teorie sul comunitarismo liquido e nemmeno le magnifiche e progressive sorti del 'ueb. E' pure vero che il bello della provincia italiana è che puoi rivenderti come novità fenomenali pure le cose che nel resto del mondo cominciano a odorare di muffa. Tipo il sindaco che a Pasqua del 2011 manda un messaggio di auguri via YouTube, l'ennesimo della sua carriera, e il quotidiano locale può ancora farci una paginata citando Obama e la post-modernità. Però ho ripensato a questo amico gaetano che aveva fatto cadere mezza giunta comunale mettendosi a fare il troll sull'internet mentre leggevo questo articolo del Post che, citando l'Economist e Slate, profetizza il declino dell'anonimato online. Dice che in tutti i contesti non estremi – ovvero ovunque non viga un regime repressivo – l'anonimato è nocivo per le comunità online. Consentirlo in situazioni pubbliche incoraggia a comportarsi male. Lo dimostrano alcuni studi sociali, e hanno ragione: quando le persone sanno che le loro identità sono segrete (sia online che offline) si comportano assai peggio. Qualcuno la chiama la teoria del coglione. Forse, se trovo cinque minuti, vado a spiegarla anche a qualche assessore gaetano.