Il Maestro Mazza
Circolo degli artisti, il tempio romano dell'indie-rock stanotte in autentico delirio per il Maestro Mazza. Proprio lui, quello de "Il Lazzo". Il sodale più caro di Arbore, soprattutto per quanto riguarda la materia "doppi sensi tristi", il maestro delle orchestre Rai, quello delle trasmissioni domenicali. Organizzatori della serata avevano annunciato che "l'atteggiamento goliardico, l'aspetto kitsch e il cuore naif delle nostre feste sono da lui perfettamente rappresentati". Il Maestro Mazza sale sul palco tra urla ed ovazioni dicendo "ho bevuto due Jagermeister, sono già ubriaco". Chiama una ragazza dalla prima fila e la fa ballare come fosse Minnie Minoprio, solo che la Minoprio era bionda, e comunque voi siete giovani, non ve la potere ricordare. Canta "Ma la notte no" e riesce a far abbassare tutti i presenti nel buio stanzone al ritmo del refrain "che stress che stress che stress di giorno, ma la notte no". Il pubblico invoca atropopaicamente "Mazza! Mazza!". Lui si esalta. Pochi intenditori conoscono le sue influenze sul funk italiano e sugli Air, o le sue profezie politiche contenute in un sigla di "Scommettiamo che" di inizio anni Novanta. Il mio primo ricordo musicale è pur sempre una vecchia musicassetta con le canzoni di "Indietro tutta". Comunque mi sembra che la gente con gli occhiali da nerd non sia più quella di una volta.