1.2.10

Amicizie rotolanti

Amicizie rotolanti

Sull'inserto Cult di Repubblica di sabato scorso due articoli, inaspettatamente belli, sull'amicizia ai tempi dei socialcosi a firma di Vittorio Zucconi e Alessandro Baricco. Si parla del nuovi tipo di rapporti umani creati dalla cosiddetta era di Facebook: virtuali, invisibili, fluidi. Il modo in cui si sta forgiando un universo in cui le "cose da raccontare" agli altri hanno preso il posto delle "cose da fare" con gli altri. Con molto buonsenso si dice che non è tempo di criminalizzazioni né di rimpianti: soprattutto perché i legami nati su internet non sono esclusivi, e non soppianteranno mai la voglia di abbracciare una persona che ci è cara. Della stessa questione si è occupato anche l'Economist, con un dettagliatissimo report. Articoli accurati, dotti, pieni di riferimenti. Sul finale mi sono annotato l'osservazione di Baricco del tempo che passa, delle amicizie che restano e del caso che governa le nostre vite, che in fondo, e per fortuna, non c'entra molto né coi computer né coi cellulari. "In genere la 'profondità' che tendo ad attribuire retrospettivamente a quelle amicizie non sembra aver influito sulla loro resistenza al tempo. Alcune se ne sono sparite, altre sono rimaste, come se una regola non ci fosse: ha tutta l'aria di essere una faccenda dannatamente casuale. E se mi trovo ancora appiccicato addosso persone con cui tornavo da giocare a pallone, è vero che tante altre amicizie che erano analogamente 'profonde' se ne sono andate con un fare liquido strabiliante, come se non avessero agganci da nessuna parte, e la benché minima forma di necessità. È bastato alle volte uno spostamento minimo, un'inezia, e già non c'erano più. Così quelle che sembravano pietre incastonate si sono svelate pietre appoggiate su qualcosa di sdrucciolevole: e la petrosità una categoria che solo nella fantasia ha un nesso necessario con la permanenza. Da giovani non potevamo immaginarlo, ma la verità è che si può essere petrosi e provvisori, noi lo eravamo. Rolling stones, come ci insegnò poi qualcuno che, senza saperlo, aveva già capito tutto".