Una zebra a pois
Come scriveva Akille, un mese fa: "Con tutto il rispetto per l'impegno civile, l'ammirazione per la capacità di metterci la faccia, gli applausi per la voglia di indignarsi, la stima per la reattività, e via dicendo. Io da ragazzino adoravo la pubblicità in cui il professore chiedeva di chi fosse quel preservativo e tutti si alzavano dicendo 'è mio', e la scena dell'Attimo fuggente in cui tutti salgono sul tavolo, e i momenti della storia in cui si urla insieme ammazzateci tutti o arrestateci tutti". E tuttavia questo per dire che non sono forse così efficaci tutte quelle iniziative costruite sull'appropriazione di una frase del capo del governo, o sul reagire a una cosa grave e infame, una delle tante, e buttarla in carnevalata o in macchietta. Cioè magari si, ma c'è un limite. Io, per esempio, ero tra quelli che per primi lanciarono l'idea di farsi una foto e scendere in strada con la scritta "sono un coglione", quel giorno di due anni e mezzo fa quando Berlusconi disse "coglioni!" a tutti gli elettori di sinistra, e fu una cosa riuscita e divertente. Voleva essere anche un modo per reagire al vecchio tic delle indignazioni solenni e delle serietà inappuntabili. Solo che nel frattempo, complice la viralità delle cose che passano su internet e social network, abbiamo rifatto il giro e siamo a un alto tic, uguale e contrario: Berlusconi dice "farabutti", e tutti corrono a farsi la foto col cartello "sono un farabutto"; Berlusconi sfotte Obama definendolo "abbronzato" ed ecco arrivare la gallery degli "abbronzati"; Berlusconi offende Rosy Bindi dandole della "più bella che intelligente" e tutte le donne mettono in posa la loro indignazione, giusto a pochi centimetri di pixel dai cliccatissimi boxini morbosi affollati di "donne-oggetto", come se stessero dicendo "anch'io ho la figa", che poi di per sè non sarebbe una grande notizia; e via così. E se domani Berlusconi se ne esce con un "chi non sta con me è un cippalippa", bisogna farsi tutti la foto con il cartello con su scritto: "io sono un cippalippa"? Giustamente si chiedeva Akille: "Ma non eravate tutti d’accordo sul fatto che non bisogna essere condizionati e ossessionati da Berlusconi? Non vi avevano spiegato, gli strateghi di sinistra, che bisogna smettere di farsi dettare la linea da lui? E non è che a lungo andare lo strumento si indebolisce un pochino? Non sarebbe meglio dire: farabutto a chi?". Poi ognuno può pensare che i tempi e i modi dell'azione politica al giorno d'oggi non ci consentono molto altro che questo, ed è sempre meglio di niente: cavarsela firmando un appello alla settimana sul sito di Repubblica, aderendo a un gruppo su Facebook, facendosi una foto seriosamente ironica e mandandola agli amici. Se prima si sognava la risata in grado di seppellire i nemici, oggi fissarsi in un sorriso, mentre tutt'attorno le cose rimangono immobili, equivale a una sorta di paziente rassegnazione. Lo stesso spirito con cui ho letto dell'assurda vicenda del giudice Mesiano pedinato e messo alla gogna dalle telecamere di Canale 5, sapendo che c'era qualcosa che mi terrorizzava ma non riuscivo a focalizzare. Poi ho letto il geniale Miic su FriendFeed e tutto mi è stato chiaro: "Ora però non è che ce la caviamo facendoci la foto in calzini turchesi davanti al barbiere e mandandola a repubblica per la campagna SIAMO TUTTI STRAVAGANTI". Manco a dirlo, siamo sempre un calzino avanti.