LUDIK all'incirca un blog di Luca Di Ciaccio
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3.7.09
La legge di un Paese cattivo Il governo da ieri ci ha dichiarati tutti più sicuri. In verità da ieri, come ha ben scritto Adriano Sofri oggi su Repubblica, "siamo tutti più insicuri, più ipocriti e più cattivi, perché viviamo di rendita sulla fatica umile e spesso umiliata degli altri". Leggo il testo della legge sulla "sicurezza" approvata dal governo: quella sul reato di clandestinità per gli immigrati, sulle ronde di volontari, sulle difficoltà imposte agli stranieri che vogliono fare un documento o ricongiungersi con la loro famiglia, sugli oltraggi a pubblico ufficiale persino. Mi viene da pensare che questa è davvero una legge razzista e fascista, e cercandolo di dire senza voler giocare con le parole. "Si gioca troppo con le parole, mentre i fatti corrono. Le razze non esistono, i razzisti sì". Se c'è una responsabilità politica fondamentale che la lunga stagione del berlusconismo e del leghismo si porterà nella storia è quella di aver fatto strame di qualsiasi concetto di solidarietà sociale in questo Paese. L'idea che essere partecipi del destino degli altri, non necessariamente stranieri, gli altri intesi come esistenze e destini al di fuori del nostro prezioso e sempre più angusto orticello, l'idea che solo pensarci sia una cosa da fessi e da scemi. Siamo un Paese davvero incattivito, e forse non aspettavamo altro. Qualcuno potrebbe paventare degli scioperi di fronte a delle leggi così vessatorie verso della gente che volente o nolente manda avanti tanta parte della nostra economia, o soltanto delle rivolte di fronte a uno stato di affollamento delle carceri inaudito. Ma gli scioperi e le rivolte non verranno. Viene in mente don Lorenzo Milani quando diceva che più che di chi ha un diritto e lo perde dobbiamo preoccuparci di chi non ha mai avuto nessun diritto e neanche è in grado di sapere quando un diritto gli viene arbitrariamente tolto. Quando non rimane che domandarci se questi siano uomini. | ||