LUDIK all'incirca un blog di Luca Di Ciaccio
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4.7.09
Golpisti immaginari Sarebbe allettante ma ormai tremendamente fuori moda organizzare un bel colpo di Stato seduti ai tavolini di un bar, come Tognazzi nel vecchi film "Vogliamo i colonnelli", col suo gruppetto di vecchi militari un po' nostalgici e un po' rincoglioniti. Allora, occupiamo prima il ministero dell'Interno o la sede della Rai Tv? E il proclama della giunta come lo trasmettiamo? Ma se poi arriva l'agente: signori, loro la conoscono la legge sugli assembramenti? E si, che noi di golpe improvvisati ce ne intendevamo. Ora male che vada i golpisti un po' da operetta li esportiamo in America Latina, come il dottor Micheletti che ieri l'altro s'è preso l'Honduras con un bel golpe bianco, quasi incruento, postmoderno, tutt'altra cosa dalle macellerie degli anni Settanta, l'Argentina, il Cile, la Bolivia. Eppure non si sa chi glielo ha fatto fare al dottor Micheletti, golpista tropicale di origine bergamasca, di cacciarsi in questo guaio, ora che i golpisti sono perlomeno fuori moda, e non riescono a trovare più un accenno di comprensione nemmeno al Pentagono di Washington, nemmeno nelle vecchie destre europee, al massimo si sarà inorgoglito qualche coglione leghista, che in fondo "oh, l'è sempre un bergamasco!". L'intervista che gli ha fatto ieri l'inviato Omero Ciai su Repubblica è a tratti esilarante. Implora i cronisti esteri di aiutarlo a far capire che "noi insomma l'abbiamo fatto per il bene del paese". Ma il golpe, gli dicono... "Golpe, quale golpe? Qui ha deiciso tutto il tribunale". Poi un collaboratore lo chiama al telefono per dirgli che almeno Israele e Taiwan l'hanno riconosciuto. "Visto? Non siamo più soli" esclama lui. Ma è sicuro? "No, ma se me l'hanno detto sarà vero". A un certo punto una giornalista americana gli chiede se è vero che hanno proclamato lo stato d'assedio. "No". "Ma come no, lo ha appena detto la radio, dice che l'esercito può perquisire le case senza mandato tra le dieci di sera e le cinque di mattina". "Beh guardi, se lei ha fatto qualcosa di male deve pure aspettarsi che la vengano a prendere a casa". Insomma, il Micheletti insegna che non siamo più buoni nemmeno a esportare i golpisti. E pensare che l'idea stessa del golpe, la minaccia di golpe, le voci di golpe, la vigilanza e l'autodifesa in caso di golpe, erano entrate in pieno nell'immaginario politico. Circolavano piani più o meno seri, vecchi generali più o meno agguerriti, ambigui democristiani più o meno complici, carte dei servizi segreti angloamericani più o meno segreti, e perfino barzellette: «Dicono a De Martino: "Sono arrivati i carriarmati", e quello risponde "Bene, e a noi socialisti quanti ce ne toccano?"». Umorismo in verità raffreddato dalle tante, troppe stragi di quegli anni. Ho sentito qualche vecchio comunista raccontarmi che alla metà degli anni Settanta i loro capi erano prudenti, e qualche volta dormivano fuori casa: "Non ci prenderanno a letto", garantiva Pajetta. Ogni tanto qualche capo democristiano, ad esempio Moro, se ne usciva con criptiche denunce tipo: "Sta prendendo corpo un torbido disegno eversivo". Ogni tanto finiva in prigione qualche generale dei servizi segreti, accusato di cospirazione politica e insurrezione armata. Come il comandante della Guardia Forestale Berti, con il suo spadone e un manipolo di fedelissimi, che nella notte dell'Immacolata Concezione del '69, da Cittaducale, provincia di Rieti, si lanciò alla conquista del Viminale, ma poi - chissà perché - cambiò idea. In anni più recenti ogni tanto spunta qualche banda di sbracati aspiranti golpisti, finito il comunistmo magari se la prendono coi drogati oppure coi maomettani. Nel 1992 ci fu il caso di Donatella Di Rosa, detta "lady golpe", che presto scivolò nel pecoreccio, con tanto di democratico spoglierello in diretta tv. Oppure, nel 1993, il gustoso disvelamento di un golpe che prevedeva un assalto a Saxa Rubra con cacciabombardieri, lanciamissili e perfino sottomarini atomici, organizzato da un certo pilota, Marra, con la complicità di alcuni legionari, per mettersi in mostra con la fidanzata che (giustamente) voleva scaricarlo. Sono grottesche e balorde, queste storie, però a volte servono. Adesso il colpo di Stato è un genere ormai fuori corso, o perlomeno circoscritto ai paesi del Terzo Mondo. Almeno in apparenza. L'ultimo golpista occidentale è quel pagliaccesco colonnello Tejero che nel 1981 irruppe nel parlamento spagnolo assieme a un gruppo di "guardias civiles", e poi si arresero poche ore dopo, senza sparare un colpo. Eppure. I colpi di Stato più efficaci, oggi, non sembrano colpi di Stato. Non si affidano ai carriarmati e ai colonnelli, né alle violenze plateali del passato. Come scrive Guido Rampoldi su Repubblica, "i metodi sono più subdoli, meno appariscenti: brogli elettorali massicci, l'asservimento della magistratura e dei media, il ricorso ai più vari strumenti di intimidazione... e il tutto all'interno di una cornice formale non totalitaria, e di un sistema che mantiene perfino tratti 'democratici', purché innocui per il potere". Forse le ultime elezioni iraniane non sono un golpe? Forse i giorni del G8 di Genova otto anni fa non furono un golpe? In fondo non è detto che una democrazia sgangherata e ricca di soprusi sia peggio di un dispostismo illuminato e di breve durata. Ma questo lo diciamo a bassa voce. Pure l'aspirante colonnello Tognazzi a un certo punto si stufò, dopo che i democristiani gli avevano fregato l'idea di golpe per trasformarla in una meno rumorosa stretta ai diritti politici, e così se ne andò in Africa a vendere il suo progetto golpista. Magari è passato anche dall'Honduras. Ma poi chissà se questi oscuri pagliacci tra loro ridono mai.
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