16.6.09

Berlinguer

Berlinguer

I comunisti italiani di una volta. Enrico Berlinguer. Il suo volto neorealista. La durezza delle convinzioni. Il centralismo democratico. Quando diceva della questione morale, quando invitava a parlare con la gente ed ascoltarla, quando taceva. Il compromesso storico. Il "pericolo di una gravissima crisi morale e intellettuale" del Paese. Il muoversi guardinghi nell'autoscontro della modernizzazione, evitando qualsiasi scossone o urto. Sigarette che andavano in cenere. La strana Italia intravista di traverso, attraverso un fil di fumo. La foto con lui esile e quasi lieve, i capelli spettinati al vento, di fianco a rappresentanti del Pcus tetragoni e massicci, da cui era già politicamente a distanze siderali. La questione morale, l'austerità, la diversità, "l'isolamento e lo splendore". Qualcuno era comunista, o no? La prima pagina dell'Unità con scritto "ci siamo". Le stragi, i sinistri avvertimenti, i compromessi storici. Il monumento di bronzo davanti alle trasformazioni di una società libera. Craxi dall'altra parte. I rancori reciproci. Le tavole di una legge antica, i decaloghi che sbiadivano. I colpi di coda del capitalismo, che non voleva saperne di rispettare le leggi marxiste in cui era contemplato il suo declino ineluttabile. Berlinguer. I cancelli della Fiat. Poi i colletti bianchi che marciano pure loro, per conto loro. Il "popolo" era già pronto a correre nella banche per comprare azioni. La nazione che non riesce a fare i conti con la modernità politica, con l'alternanza democratica, con un modulo liberale della società. La politica che s'arrende, la società che s'arrangia, poi la morale, infine il moralismo. La critica delle ideologie, che presto ci avrebbe portati all'ideologia più triste, quella della non ideologia, cioè del mero presente, senza futuro e senza storia (tranne gli spot pubblicitari). L'utopia del "governo di capaci e onesti", che non si capisce perché doveva essere un'utopia, comunque. Berlinguer in braccio a Benigni. "Berlinguer ti voglio bene" e il compagno Cioni Mario. Le terze vie eclissate. Le speranze dileguate. Le mani pulite insufficienti. Le mani che comunque non erano mica pulite pulite. Berlinguer che era una brava persona. Un mondo dove le relazioni coincidevano o quasi con l'esperienza personale diretta, al massimo c'era il telefono, o la tv nelle ore serali. La voce arrochita, l'accento sardo. I funerali di Berlinguer. Il popolo. Il mito. Il revival di Berlinguer. Quelli che oggi lucidamente dicono, come Zambardino sul suo blog, che si vabbe' coi miti di ieri e le miserie dell'oggi, ma "Berlinguer non è un buon modello per rigenerare la sinistra, e farla laica forte e riformatrice". Ma poi chissà, Berlingue se aveva capito tutto oppure no.