LUDIK all'incirca un blog di Luca Di Ciaccio
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10.1.09
Progresso In certi giornate meno peggiori sono capace di convincermi dell'ineluttabilità del progresso. E' un concetto che qualche giorno fa ha raccontato bene Francesco Costa sul suo blog. "Non credo certo che le cose a questo mondo si sistemino da sole, ovviamente, e penso altrettanto ovviamente che gli uomini debbano battersi e darsi da fare per far sì che le cose cambino. Penso però che le persone lo fanno e lo faranno, spesso senza neanche accorgersene, semplicemente facendo le cose in modo diverso, semplicemente morendo e nascendo in un mondo diverso da quello dei propri genitori. Non penso che il percorso da qui a questa cosa che chiamiamo "il progresso" sia retto e lineare: si tratta plausibilmente una strada accidentata, piena di colpi e contraccolpi, di passi indietro e improvvise accelerate, di soste, di strade sbagliate e di retromarce. Il punto però è che a poco a poco arriviamo, stiamo già arrivando, di fatto". Costa portava alcuni esempi, si potrebbe anche trattare solamente di bicchieri visti dal lato mezzo pieno, a sostegno di questa tesi. La Dichiarazione dei Diritti Universali dell'Uomo, per esempio, un bellissimo pezzo di carta scritto appena una sessantina di anni fa e spesso stracciato, è vero, però è già qualcosa che ci sia arrivati. Il mondo è un gran casino, lo sappiamo tutti. Però come stavamo appena cinquanta o cento o duecento anni fa? In Africa è un macello, ma un secolo fa c'erano le colonie e gli schiavi. Ci sono guerre in corso nel mondo, ma sono ridotte e periferiche rispetto ai conflitti dei secoli passati. In Europa c'è la crisi economica, mancano i soldi, non c'è lavoro, le istituzioni e i governi vivono una profonda crisi di credibilità, ma facciamo un passo indietro: ci facevamo la guerra l'un l'altro fino all'altro ieri e ora siamo nel più lungo e duraturo periodo di pace e floridità economica che la storia delle nazioni europee abbia conosciuto. In Italia e in molte parti del mondo si discute e ci si da fare, e si approvano leggi, sul diritto di contrarre matrimonio e di non essere discriminati anche per persone che amano altre persone del loro stesso sesso, mentre appena sessant'anni fa le donne non potevano nemmeno votare e la famiglia era ancora quella della potestà patriarcale e del delitto d'onore. I lavoratori continuano a essere sfruttati e malpagati assai volte, ma i loro diritti si fanno valere come duecent'anni fa non succedeva. Senza contare le innovazioni tecnologiche nelle nostre vite: facciamo bene a lamentarci della nostra sazietà di pingui consumatori seduti davanti a schermi sempre più piatti, ma non ci ricordiamo come vivevano i nostri nonni o bisnonni, e in quali scomode e sporche case. Mi rendo conto che questa è una comoda visione di chi ha la fortuna (e certo non dipende da noi) di essere nato nella nostra piccola porzione di mondo, all'incirca verso Occidente nell'emisfero Nord. Non possiamo capire, e probabilmente non ce ne frega, i nativi di un villaggio nella steppa o gli abitanti di una capanna all'equatore o forse neanche quelli che scappano sotto le bombe a Gaza e pensano che la prossima volta si faranno terroristi. Anzi, guardiamoci in faccia: meglio non capirli, stiamo chiudendo sempre più le nostre frontiere, è evidente che non ci sono abbastanza risorse per tutti, almeno rispetto al nostro stile di vita. Inoltre la storia recente dimostra che è proprio quando noi occidentali ci sentiamo così giustamente fieri dei nostri progressisti e democratici "valori", tanto da metterci in testa di esportarli al resto del mondo, che finiamo per fare i peggiori danni. Comunque, siccome la mia parte di mondo è questa qui, continuo in certi momenti a condividere un certo ottimismo della ragione, che è anche quello che scrive Costa: "Ci sono e ci saranno sempre posti nel mondo in cui si andrà più velocemente e posti in cui si andrà più lentamente. Ci sono e ci saranno sempre quelli che vorranno portare indietro le lancette del mondo. Ma ci sono, e saranno sempre di più e più forti, in un modo o nell'altro, quelli che saranno pronti per portarle avanti". Non è il mio, credo, un ottimismo a senso unico. Il terreno su cui poggiano le nostre prospettive di vita è notoriamente instabile, come sono instabili i nostri posti di lavoro e le società che li offrono, i nostri partner e le nostre reti di amicizie, la posizione di cui godiamo nella società in generale e l'autostima e la fiducia in noi stessi che ne conseguono. Tante volte il "progresso" ci evoca un gioco delle sedie senza sosta, un'insonnia ansiosa, la paura di perdere treni, di essere lasciati indietro, di non essere all'altezza. Credo nel progresso delle forme che si danno gli uomini per vivere e convivere tra di loro. Non credo tuttavia nel progresso degli uomini, credo - e probabilmente questa mia convinzione sarà destinata a crescere andando avanti negli anni - che l'essere umano rimanga sempre un animale disperato, capace di straordinarie bellezze come di orrori, capace di tutto, ma sostanzialmente senza redenzione. Compresi noialtri che sotto i cuscinetti di ciccia rimaniamo belve, specialmente se domani ci staccassero la corrente elettrica. Le cose cambiano, spesso migliorano. Gli uomini no, non cambiano. E poi l'ineluttabilità del progresso non è un concetto adattabile per tutto, anche nella nostra sazia parte di mondo, nelle nostre vite più o meno appaganti: i dischi dei grandi cantautori sono destinati a peggiorare sempre più, il buco dell'ozono non potrà fare altro che allargarsi, la nostra capacità di reggere alle sbronze di una sera diventerà sempre più faticosa, e pure quei capelli, vedrete, continueranno a diradarsi. Sono troppo affascinato, e a volte impaurito, dalle contraddizioni per arrendermi. Per esempio, lo stesso Costa segnalava "una delle più grandi smentite del ragionamento di cui sopra". Cioè la rivoluzione degli ayatollah in Iran. Bernando Valli l'ha raccontata in un bel reportage su Repubblica. E' il caso più unico che raro nel mondo contemporaneo di rivoluzione che sovverte una dittatura per creare una dittatura ancora peggiore e, soprattutto, quanto mai stabile e duratura. Compirà trent'anni il prossimo 16 gennaio. Come diceva Elias Canetti, anche il progresso ha i suoi svantaggi: di tanto in tampo esplode.
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