LUDIK all'incirca un blog di Luca Di Ciaccio
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8.1.09
Il più fico amico è chi resisterà A un certo momento la domanda che mi sale in mente non è più "che ci faccio qui?" ma "che ci faccio altrove?". In questo momento, per esempio, ho 358 amici su Facebook. Credo di conoscerne a malapena la metà. La mattina mi alzo e accendo il computer, prima ancora della caffettiera. Controllo la posta elettronica, e già quella, superati gli spam, le newsletter, le comunicazioni di forum a cui mi sono iscritto e non so più come togliermi, mi spinge altrove, ricordandomi che qualcuno mi ha cercato, mandato un avviso, scritto sul muro, commentato sul blog, telefonato su Skype, trillato su Messenger, inviato un dono virtuale, oppure viene a dirmi che mi sta aspettando a un party virtuale, o per una riunione di un circolo online di un partito in realtà evanescente, o per comprarsi la mia macchina fotografica usata. Dove? Su Facebook, o su MySpace, o su FriendFeed, o magari in una Second Life che ancora non ho. Il mondo reale sta diventando appena una succursale della mia esistenza, dove mi muovo col mio solito impaccio. In compenso vivo attivamente "su". Fateci caso: tutti dicono "vado su internet", oppure "vado su Facebook" o "vado su MySpace", come si potrebbe dire "vado su Marte". Il cyberspazio sembra fare lo stesso effetto dello spazio. E una volta sbarcati, con l'idea di dare solo un'occhiata, si è in trappola. Cerco una nuova citazione cool per aggiornare il mio status su Facebook, per non sfigurare nell'ininterrotto elenco di aggiornamenti dei miei amici. Una si è fatta una tisana, un altro è entrato tra i fan di Johnny Depp. Mi imbatto in Aristotele: "Siamo quello che facciamo ripetutamente". Cosa sono, dunque, io? Se il tempo lo trascorro a cambiare la foto del mio profilo Facebook, a pensare a un aggiornamento intelligente del mio status su Facebook, a controllare ancora una volta il mio profilo per vedere se qualcuno ha commentato sulla mia pagina, è questo che sono? Una persona che ri-visita i suoi stessi pensieri e le sue stesse immagini per ore e ore ogni giorno? E quindi come mi si può definire? Egotista? Voyeur? Eppure allo stesso tempo mi basta un giro su Facebook per riscoprire il gusto degli altri, mantere contatti con amici lontani, amplificare reti di relazione, assaparorare la giusta dose di narcisismo, commentare simpatiche foto di feste sfigate. Allora il problema che si pone diventa un altro: come faccio a trovare un equilibrio tra la mia vita online e la mia vita "vera"? Fino a che punto l'esposizione è salutare? Come posso agire responsabilmente per me stesso e relazionarmi alle persone a cui tengo? Pensieri importanti. Nel frattempo, evitando di tirare in ballo nuovi linguaggi politici, nuove frontiere della socialità e dell'impegno, mi unisco a un saggio gruppo facebookiano che si chiama: "che mi aggiungi a fare tra gli amici se poi per strada non mi saluti". A sua volta collegato a un altro, ancora più definitivo nel suo titolo: "diciamo la verità, FB serve a farsi i cazzi degli altri!". Hanno ragione. Un immenso mondo dove gli ex si mescolano agli amici, i colleghi di lavoro si mischiano con la bellona di scuola ora diventata casalinga disperata, amici di famiglia di mezza età si palesano con la scusa di controllare i figli adolescenti, mentre l'amore che strappa i capelli, emigrato per sempre anni fa, ricompare in forma di foto ammiccante. Trovarti nella rete è un gioco da ragazzi. La condivisione dei dati in questi ambienti è spontanea, spesso regolata dai vari livelli di amicizia possibili, eppure mi è impossibile in certi momenti non sentirmi uno spione. Forse chi non ha vite private complicate, per citare una famosa e gravida ministro francese, potrebbe essere più sereno. Difatti le storie d'amore che nascono sui social network saranno di sicuro compensate da tutte quelle altre storie che grazie ad essi si sfasciano. Ho sentito di una ragazza che ha lasciato il fidanzato con cui doveva sposarsi pochi giorni appresso per via di Facebook: la follia di una notte del fidanzato ha scritto sul sito alla di lui ragazza e a tutti i suoi contatti, comunicando trionfante l'accaduto e allegando foto-prova. Mi viene da pensare che il più delle volte non sono capace di gestire la mia esistenza, figurarsi la meta-esistenza. Ci sarebbe una sola via d'uscita: un clic, spegnere, e sparire. L'altro giorno ho provato a farlo su Badoo. Badoo è uno dei 10 siti di social network più popolari d'Europa, e va forte pure nella più insospettabile provincia italiana. L'idea chiave di questo sito è che tu metti delle foto di te e la gente ti dà dei voti, da 1 a 10. La particolarità, per esempio diversa rispetto a Facebook, è che la gente che ti scrive non è già tua amica nella "realtà", ma vorrebbe diventarlo. O magari semplicemente rimorchiarti. In realtà mi è andata più o meno così (e a lui rubo la conclusione): "in più di un mese, gli unici momenti degni di nota della mia vita su Badoo sono stati: 1) quando una ragazzina di 16 anni della provincia di Varese ha dato 1 alla mia foto e 2) quando una signora sovrappeso di vicino Caserta ha dato 10 alla mia foto". Ho deciso quindi pure io di cancellare il mio profilo Badoo. Badoo non l'ha presa proprio bene. Mi è apparso questo cartello: "Luca, non riusciamo a capacitarci delle ragioni che ti hanno spinto fino a questo punto. C'è sempre una soluzione ai problemi della vita. In ogni caso, se dovessi decidere di continuare comunque, ti preghiamo di spiegarcene la ragione nello spazio qui sotto. Utilizza le tue ultime parole per spiegarci cosa e come potremmo migliorare!". Mi interrogavo sul sottile confine tra suicidio virtuale e reale che il messaggio sembra ignorare del tutto. Ho deciso di proseguire. Badoo ha assunto un atteggiamento passivo-aggressivo: "Non sappiamo che dire... Possiamo immaginare che una e-mail sarà inviata all'indirizzo specificato". Poi l'email è arrivata. Dice che ho tre settimane di tempo per ripensarci, dopodiché il mio profilo sarà cancellato per sempre. Mi chiedo se qualcuno si starà interrogando sulla mia virtuale scomparsa. Intanto, nel giro di niente, la relazione del mio amico A. è passata da It's complicated a Single.
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