LUDIK all'incirca un blog di Luca Di Ciaccio   

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11.12.08
 
Hostess

Osservo le hostess sui voli di linea delle compagnie americane. Sono vecchie, sono stanche, si tolgono le scarpe con i tacchi e indossano zoccoli anatomici durante la traversata. Ho provato a chiedere informazioni ai banchi dell’aeroporto, l’altra mattina: sono scortesi, nevrotici, tagliano corto, come fossero tutti poliziotti di Los Angeles. Forse è da questi dettagli che si scopre come l’America continua a essere un paese stressato, impoverito. Il crac, certo. Ma forse non è solo quello economico, che ogni giorno sembra ingigantirsi. Forse tutta questa recente ondata politica che ripete la parola "speranza" si concretizzerà in qualcosa, sono tra quelli che credono che l’economia non può mai bastare da sola a risollevare l’economia, serve sempre qualcosa che si accende nella testa della gente e la spinge a fare senza chiedersi cosa gli altri possano fare per te. Ma intanto mi fermo a guardare questo Paese che dovrebbe guidare il pianeta economicamente, militarmente, spiritualmente. Diventerà il prossimo Terzo Mondo, dice qualcuno. Un’esagerazione? Può darsi. Però leggevo qualcosa ultimamente scritto da Thomas Friedman, editorialista principe del New York Times, insomma uno di quei campioni assoluti di spiegazioni col senno di poi. Nel suo ultimo libro ecco cosa racconta: "Nel marzo 2008 io e mia moglie siamo volati dall'aeroporto Jfk di New York a Singapore. Nell'affollata sala partenze di New York abbiamo trovato a fatica un posto per sederci. Diciotto ore più tardi siamo atterrati nel costoso, ultramoderno aeroporto di Singapore, con portali Internet wireless gratuiti e aree gioco per bambini. Ci siamo sentiti come se fossimo passati da un cartone animato dei Flintstones, gli antenati, a uno dei Jetsons, i pronipoti".