LUDIK all'incirca un blog di Luca Di Ciaccio   

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6.5.08
 
Giù al Nord

foto di laghee (dongo, lombardia, 2006) su flickr.comOra che tutti guardano verso Nord per trovare la bussola dello smarrimento nazionale - il quale smarrimento, peraltro, sa benissimo dove dirigersi, a occhio e croce verso destra - viene da chiedersi in quale acqua, in quale smog, nuota lo squalo dell'invivibilità settentrionale. Si sentono borbottii della pancia che sembrano spiegare tutto e invece poco o troppo poco spiegano. Il malessere del Nord e il trionfo impetuoso della Lega alle ultime elezioni sono cose che si possono raccontare dall'alto o dal basso. Partendo dal lato delle frustazioni e delle paure, oppure dall'altro lato di un'energia sociale inesauribile e sotto pressione. La "questione" la si può soffocare nel tema monocorde e isterico della "sicurezza" e della "tolleranza zero" da invocare a tutto spiano, oppure se ne può vedere la modernità, riconoscerci dentro i protagonisti e il potere di una nuova individualità contemporanea, assaggiarne la carne, i desideri, gli smarrimenti, le presenze. Il dibattito politico arriva in ritardo, cerca di capire, prova a cogliere la richiesta di giocare sul territorio diverse parti in commedia, come solo i leghisti hanno cominciato da un pezzo a fare: "lo sceriffo, il pragmatico, l'irredentista, il guitto, se occorre il razzista. E, soprattutto, riparare le buche". Molti analisti lo vanno dicendo già da anni: la partita non si gioca più sugli schemi destra - sinistra. E' diventata forse, oltre a destra - sinistra, sopratutto centro - periferia. Magari una periferia nordica che, spesso non infelice, viva tuttavia di paure che poi vengono astutamente messe all'incasso. E nemmeno valgono più i tradizionali schemi capitale - lavoro. Il conflitto arriva dall'alto, dice il sociologo Aldo Bonomi, tra i flussi della globalizzazione e i luoghi in cui calano. "Parlo di flussi finanziari come la crisi dei mutui, la concorrenza cinese, o flussi fatti di uomini come quelli dell'immigrazione... Cose che piombano in un luogo e lo cambiano. Di qui paure e speranze, ma più paure che speranze adesso. I nuovi teorici della destra hanno già lanciato il loro nuovo grido: impauriti di tutto il mondo, unitevi!". E la Lega, così votata, dai paesani ma anche al centro di Milano, dalle nuove elites che non vogliono impicci e pure da tanti operai delle fabbriche? "La Lega è la più radicata di tutti nel territorio, e si presenta come il sindacalismo del nuovo secolo: il sindacalismo dei luoghi". Un po' di anni fa Bonomi parlava dei "distretti tristi" della Brianza, luoghi dove il cielo è basso, il reddito è alto, le emozioni seriali, il futuro incerto, la vita tiepida. Essendo nato e vissuto da quelle parti dev'essere uno che sa di cosa parla. Anche "città infinita" è una buona definizione per quel mondo reticolare che si allarga fuori dalle metropoli, tra pedemontane e capannoni e rotatorie, in una vita che ogni giorno si ingolfa in un ingorgo lungo centinaia di chilometri. Ora nel suo ultimo libro parla del "rancore" come ultimo collante per un'organizzazione sociale frantumata, per una politica screditata. Dentro questa realtà concorrono almeno tre cose. La prima è lo spaesamento. Letteralmente, restare senza paese. Si dissolve la famiglia patriarcale, si abbandonano le sezioni di partito e le parrocchie, si rimane orfani delle grandi fabbriche, si vanificano le sicurezze. La seconda cosa è stata la tv commerciale, arrivata di colpo, tanti anni fa ormai, con la sua enfasi consumistica, con la voglia di guardare di più e più lontano, a non accontentarsi della vita di paese. La terza cosa che accade in questa "megalopoli padana", dove un paese si confonde nell'altro in una rete indeterminata di periferie, aziende, centri commerciali, è che arrivano gli immigrati. Cioè gli altri, cioè lo straniero. La prova evidente del cambiamento che non si può fermare, del "mai più come prima". E infine in questa micidiale vanificazione delle identità, mentre tutti ne cercano una senza sapere né come né dove trovarla, un giorno salta fuori un tale Umberto e dice che un'identità c'è. Siamo lombardi, o veneti, o piemontesi. Tutti padani comunque. In lotta contro uno Stato padrone e lontano. Forse non ci crederà nessuno, nella Padania dico, però fa comodo sentirsi un po' protetti. Man mano che la società depone le sue velleità progressiste e si rimodella sull'ideale selvaggio della lotta per il successo, la fabbrica si popola di Perdenti. E i Perdenti hanno bisogno di invasori, di Nemici, spesso per non guardarsi allo specchio. Poi, come scrive Leonardo, arriverà il giorno in cui anche gli invasori se ne andranno (e man mano che l'Italia sprofonda, se ne andranno) e allora saranno costretti a inventarseli. Per ora basta non perdere tempo. Crearsi una piccola società a proprio uso. Abbandonare volentieri la grande società a se stessa.