LUDIK all'incirca un blog di Luca Di Ciaccio
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6.4.08
Tutta la vita davanti Un poco precari e un poco barbari, basta una buona commedia a farci il ritratto. "Tutta la vita davanti", ce l'hai lì e cosa ti aspetti? Te lo dicono i vecchi soloni nell'aula magna dell'università, te lo dicono le fidanzate nei momenti di ottimismo, te lo dicono le madri sul letto d'ospedale, te lo dicono i capufficio un attimo prima di rinnovarti il contratto per appena altri tre mesi. Magari te lo dici da solo una mattina appena uscito di casa, immaginandoti una festa corale, dove tutti ballano in un'unica grande danza, e tutti probabilmente si divertono, nessuno escluso. Un paese dei balocchi, saltellante dal sogno al bisogno, dove però la festa può finire da un momento all'altro, e se non hai venduto abbastanza allora hai perso, sei fuori, la nostra è una grande famiglia, ma è tutta una lotta senza fine tra il paradiso del successo e il baratro dell'anonimato, come nei reality dove ti sbattono nel tugurio o nella suite, oppure ti fanno capire che ogni giorno sei all'ultima spiaggia, e allora game over, per te il Grande Fratello finisce qui. Allora ridi e allo stesso tempo ti si stringe lo stomaco, tra i palazzi vetrati con l'aria condizionata e i parcheggi polverosi lì fuori, dove pure gli autobus partono senza aspettarti, perché ormai nessuno ha più voglia di essere gentile. Ti sembra di veder scorrere i titoli di coda nella casa e nella libertà. Eppure hai tutta la vita davanti, no? Siamo così, punto e a capo. Le telefoniste in crisi di nervi. Gli elettrodomestici fasulli. I giovani rappresentanti che ne appioppano dieci ai parenti per restare in quota e poi piangono come vitelli. La bimba seduta sul marciapiede che prega il telefonino, "dai vibra!". I fighetti intellettuali di sinistra che si indignano in terrazza ma sono molto grati all'industria del rincoglionimento collettivo. I giovani cervelli rinchiusi per cinque anni a studiare filosofi inutili, che il primo giorno in cui mettono il naso davanti a Canale 5 vanno in estasi ermeneutica. Il giovane sindacalista della Cgil che rimpiange i grandi cortei della tute blu, quando nessuno poteva essere toccato lì in mezzo, e intanto lo hanno soprannominato "tapiro de coccio", hai presente quello di Striscia in tv, però de coccio, ecco. La giovane lavoratrice che gli risponde "ti conosco, tu sei quello che distribuisce i volantini, ma di politica. Io però non li ho mai letti". I ventenni che scopano di fretta e in macchina, nello spiazzo della tangenziale, non disponendo di seconde case al mare. I caporedattori trucidi con la foto del papa sulla scrivania. I figli di papà. Quelli per cui questo call center a termine è una merda ma è la loro vita, e come fai a fare le barricate sulla pelle degli altri. I balletti motivazionali a inizio turno. I corsi di autostima, "sono il numero uno, guardati, sei il numero uno!". Il servizio sms di haiku giornalieri per manager. La badante pancabbestia. "C'eravamo tanto amati" da rivedersi una domenica pomeriggio, su un lettino d'ospedale, leggendo l'Unità, anche se si è in fin di vita. Team leader pronte a consigliarti di farti dare una piccola stiratina qui, sotto gli occhi, tesoro. Lavorare coi gorilla. Lavorare con le iene. La neoassunta che va a chiedere al sindacato se sarebbe "illegale" andare in bagno. "Cominciare a truffare il prossimo per disperazione, continuare con ironia, provarci gusto, impazzire". Dire ti amo più di ogni cosa, tranne un'offerta di lavoro in America, e dammi torto. La stupidità dei colleghi il primo giorno di lavoro, e le tre settimane di tempo per diventare come loro. Le bugie da raccontare ai genitori, che senso avrebbe farli soffrire a questo punto? La ragazza che un tempo avrebbe avuto altre speranze. Il giorno in cui gli scaffali grigi in cucina perdono tutta la loro ironia e capisci che sei povero e basta. Piacere, io sono il precario di cui tutti parlano, piacere. Ha ragione Leonardo quando scrive sul suo blog che "a fuoco c'è il sogno berlusconiano, senza nessun antidoto progressista e democratico, in tutta la disperazione di chi ci crede davvero, o si arrangia a crederci perché nessuno veramente offre di meglio. Ed è vero: nessuno offre di meglio, l'Italia è un multilevel marketing nella fase terminale, quando il capo non sa più che storie raccontare in banca e la moglie previdente lo ha scacciato di casa. E gli ideali, la solidarietà, la politica e la stessa cultura, sono cose di cui si è sentito parlare solo da lontano, scene di una recita od ombre sull'unica parete che conosciamo". E' il paese in cui stiamo, coi nostri barbari che come noi pullulano di paure e desideri. Persone fragili, troppo fragili. Come dice il mio amico Peppuccio potremmo "prendercela col Caimano che ci ha caimanizzato tutti oppure con la gente che è testa di cazzo e non aiuta i bravi compagni sindacalisti, oppure ancora cantare coi Baustelle che il liberismo ha i giorni contati, e riconciliarci con noi stessi". Il punto di svolta possibile non è fare uno sciopero nè fondare un nucleo armato terroristico, ma solo impazzire, esplodere in un raptus inopportuno, andare a sbattere. Coraggio però. Si può sempre sposare un milionario, o vincere al lotto, o fare la puttana. "Voglio studiare filosofia" dice la bimba alla madre prostituta nell'ultima scena del film di Virzì. E lei: "E che è, un lavoro?".
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