LUDIKall'incirca un blog di Luca Di Ciaccio [ homepage ] . [ parole ] . [ immagini ] . [ links ] . [
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21.3.08
Fedi provvisorie All'improvviso il cielo scuro ha mantenuto le sue cattive promesse, mandando giù secchiate d'acqua e facendo scappare via tutti, a gambe levate e con poca solennità. Sotto gli improvvisi scrosci di pioggia fuggono via i preti e i chierichetti, una Madonna ricoperta di cellophane, il vescovo inseguito da un ombrello, il sindaco, un Cristo morto gocciolante, gli altoparlanti e i reliquiari, i frati inciampando nel saio, il gregge dei fedeli e lo sciame degli spettatori. A gambe levate scappano tutti sotto il temporale, si scioglie la processione, si interrompe la via crucis. Osservo la scena dalle finestre di casa. La prima cosa che penso è che tutta questa cosa del sacro, e mi perdoni il Papa, è assolutamente relativa. Una religione sceglie il venerdì, l'altra, per distinguersi, il sabato, una terza la domenica. Ricordati di santificare le feste, ma soprattutto ricordati quando sono. Non c'è niente di fisso, nemmeno nelle Sacre Scritture, in qualunque lingua siano vergate. Potrei diventare il Profeta del Lunedì, in fondo tutti odiano il lunedì feriale, farei un sacco di proseliti con il lunedì festivo, ma è un'altra delle mie solite idee stupide. Una volta mi dichiarai ufficialmente in crisi mistica, tanto per iniziare a prendere le distanze dalla religione, dall'azione cattolica, dai miei sacramenti, e ora che ci penso mi sono scordato di uscirne. In che posto posso sedermi tra ortodossia e ateismo, tra razionalità e spiritualismo? Una volta lessi un pezzo di don Tonino Bello, che era un prete e un poeta di pace, dove raccontava che una volta nel Duomo vecchio di Molfetta si era imbattuto in un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, lo aveva appoggiato alla parete della sacrestia, apponendovi accanto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria. A don Tonino quella scritta, che all'inizio aveva scambiato per l'intitolazione dell'opera, gli era sembrata perfetta, provvidenziale. Collocazione provvisoria. "La mia, la tua croce, non so quella di Cristo. Ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito". Dio o chi per lui resta "un ottativo del cuore", come lo definiva Feuerbach, o l'oggetto di una scommessa, come sosteneva Pascal. E c'è pure chi vorrebbe provare algebricamente l'esistenza di Dio, riempiendo una lavagna di formule, numeri, parentesi graffe, logaritmi. Ma sempre più spesso le religioni diventano fenomeni sempre più lontani dall'idea stessa di Dio. Le religioni diventano tutte brutte e intolleranti ed intollerabili quando dimenticano di essere umane, pure relative, e allora si contrappongono e si fanno uguali nella reciproca intolleranza. Immagina un mondo senza religioni, dicono coloro che credono di non credere. Ma pare ben più difficile se la religione è una creazione di questo mondo, se il più delle volte sono gli uomini a farsi qualche dio a propria immagine e somiglianza. Dio avvelena ogni cosa, recita il titolo di un saggio, ma è un veleno dal sapore troppo umano. Il giornalista Gabriele Romagnoli una volta raccontò di quando un fondamentalista islamico gli chiese: "Tu di che religione sei?". E lui rispose: "Nessuna". "Allora non esisti" gli rispose, e si girò dall'altra parte. Il vero "scontro di civiltà" non sarà tra religioni diverse, ma tra superstizione e modernità. Le statistiche dicono che negli ultimi anni la percentuale della popolazione mondiale che si riconosce nelle maggiori religioni e nelle nuove sette è in costante aumento. Inoltre pare che le religioni che raccolgano più fedeli siano quelle nelle loro versioni più rigide. Contrordine: Dio non è morto. Eppure non è facile parlare di religione. Di solito se ne parla solo quando c'è di mezzo la politica, le insofferenze per le ingerenze, una questione di potere insomma, quando c'è da prendere qualche decisione su cui scatta la pretesa di regolare le vite degli altri. Troppi angeli custodi pagati a cottimo riversano le loro frustazioni su di noi. Non c'è nubifragio che li metta in fuga. Smarriti di fronte a una finestra o a un incrocio di strade ci si accorge che non si deve necessariamente credere per essere buoni. Come disse un ex vescovo inglese "i vincitori non solo fanno la storia, tendono a fare anche la morale". Qui fuori tanti, troppi, hanno certezze da urlare, conversioni tempestive da scagliare come pietre, morali da agitare come bandiere al vento, oppure slogan elettorali. "Padre, perché mi hai abbandonato?" chiese Cristo che troppo soffriva sulla croce. Fu così discreta la risposta del Padre che nessuno l'ha mai saputa.
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