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all'incirca un blog di Luca Di Ciaccio


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4.2.08
 
Su con la vita

Dicono la vita. E dicono la difesa della vita. E dicono la sacralità della vita. Una testa così. E non è facile avere voglia di mettersi a sentire. Dunque si parla di quella cosa che è una cosa ma è anche umana. Due cellule invece di una, e da lì si inizia. E del grembo di donna che la contiene. E poi dei feti abortiti da rianimare. E della volontà delle donne che ancora in tanti vorrebbero liquidare. I sacerdoti celibi simulano di parlare in nome di un pensiero fortissimo. I medici suggeriscono di stare attenti a cosa impedisce a una vita potenziale di diventare vita reale. Il papa ci esorta a rispettare la vita prima della nascita, e magari - perché no? - la vita prima della vita stessa. Altri rispondono sicuri che prima della nascita non è vita. E spesso neanche dopo, aggiungerei io. Parlano della vita con sguardo sicuro, come se al mondo la vita fosse sempre uguale, con una dignità e un'importanza assoluta, già data e affermata. Come se il feto e la sua vita, o come la vogliamo chiamare, sia l'unica grande, terribile eccezione. Ma non è così. Non è uguale la vita di un ricco e quella di un povero, e infatti la prima è più lunga. La vita di un vecchio vale meno di quella di un giovane. La vita di una donna meno di quella di un uomo. La vita di un figlio già nato, per i politici che dibattono in Italia, sembra meno interessante della vita di un figlio che ancora deve nascere, difatti si parla tanto di aborti e di pillole ma quasi mai di asili e di welfare state. Può capitare pure che la vita di un figlio al momento sbagliato, per molte coppie, possa anche valere meno delle rate di un'automobile. La vita sul pianeta invece fa su e giù nella borse degli emisferi e delle latitudini. Per i fondamentalisti islamici la vita di un infedele non vale niente. Per molti nel nostro civile occidente la vita di un bambino palestinese ha un valore trascurabile. La vita di un militare vale, per patto istituzionale, meno della vita di un civile. Gli oppressori considerano nulla la vita degli oppressi. Chi è oppresso si sente giustificato nell'eliminare la vita dell'oppressore che fino ad allora ha impedito la sua. Non sono nate così le grandi rivoluzioni? E chi giustifica la guerra non considera la vita del suo nemico inferiore alla sua e ai principi per i quali combatte? Ma pure chi predicava l'uguaglianza di tutte le vite poi ha finito per pensare che nella grande fattoria degli animali tutte le vite sono uguali ma la sua lo era di più, e di molte altre era meglio fare a meno. I datori di lavoro tante volte se ne fottono della vita dei loro lavoratori. In tante scoperte scientifiche della storia la vita di una cavia era allo stesso tempo così preziosa e così di poco valore rispetto ai milioni di vite che avrebbe potuto salvare. La vita umana, lo sanno tutti, vale più di quella di un animale, ma gli animali della nostra parte di mondo spesso sono obesi e gli uomini dell'altra parte di mondo spesso muoiono di fame. E all'opposto momento di un'esistenza si può finanche morire aspettando di capire se vale la pena continuare a vivere quando la vita s'è ridotta a tenere gli occhi aperti sulla propria totale sofferenza senza scampo. "I figli li fanno anche i gatti" dicono le sciure varesine di fronte alle donne che scoprono di essere incinte e vanno nel panico. Spesso tutto finisce in un semplice concetto: "Agli integralisti cattolici interessa la vita, concetto difficile anche solo da comprendere. A chi li vuole o vorrebbe interessano i figli". Così va il mondo, e noi ci viviamo dentro. E forse dovremmo imparare ad annusare quando è in ballo la concretezza della vita quotidiana e quando null'altro che la retorica dell'inno alla vita.