LUDIKall'incirca un blog di Luca Di Ciaccio [ homepage ] . [ parole ] . [ immagini ] . [ links ] . [
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4.1.08
La Gauche Bruni Pochi giorni fa mi è giunto l'avviso che, in qualità di elettore nelle veltronissime primarie dell'ottobre scorso, ho diritto a ritirare - previo pagamento di cinque euro - l'attestato (un cartoncino? una tessera magnetica? un pergamena con timbro in ceralacca?) di "socio fondatore del Partito Democratico", presso la sala di un noto albergo di Gaeta. L'attestato di socio fondatore, mi spiegano amici beninformati, non c'entra nulla con la classica iscrizione al partito. Altro che le vecchie tessere, roba che forse sarà presto destinata alla soffitta. In pratica sarebbe una specie di democratic gadget, quasi un souvenir ricordo della nuova stagione, un oggettino che fa pendant con un proporzionale alla tedesca così come con un semipresidenzialismo alla francese o un quagliarellum alla spagnola, un cartoncino da ammirare mentre magari con l'altra mano si sorseggia uno di quei cocktail arancioni con foglia d'ulivo che furono l'inquietante simbolo dell'ultima festa dell'Unità, la scorsa estate a Roma. Questa rassicurazione però non è bastata a sollevarmi dall'atroce dubbio, quasi dal panico. Anzi. Fino a che punto - mi chiedevo - può arrivare il mio altruismo, la mia generosità, il mio istinto sacrificale verso il centrosinistra italiano? Meno male che a salvarmi dai miei complessi e dalle mie pene è arrivata Carla Bruni. Si, proprio lei. Carla Bruni. Ben più di un'immaginifica visione. Colei che ha avuto la sua apoteosi planetaria proprio nelle ultime settimane, grazie all'imperiale love story con il neodivorziato presidente francese Sarkozy. Colei che, al di là dei soliti noiosi discorsi sui sorpassi economici e sui deficit di laicità, attesta l'inferiorità nazionale di noialtri ancora appesi ai miseri mezzi dell'arrapamento e dell'invidia, tra vallette da piazzare e raccomandazioni da telefonare. Chiaramente nessun politico italiano potrebbe mai avere, mai essere all'altezza diciamo pure, di un'amante così, una moglie così, un amore così. "Non è poppe, né pompe, né pippe" ha efficacemente riassunto Pietrangelo Buttafuoco sul Foglio, "e una volta per colpa sua un figlio fece cornuto il padre". Ebbene, nel mezzo dei miei tristi deliri democratici e di sinistra, Carla Bruni ha fatto la sua apparizione, mano nella mano con quella canaglia di Sarkozy, con virtù quasi mariane. Subito mi è tornato in mente quanto scrisse Fulvio Abbate in un minuscolo pamphlet di tre anni fa dedicato al "Conformismo di Sinistra". Dove, in breve, egli affermava che un certo tipo di persone sensibili e progressiste, uomini o donne fa lo stesso, non impiegano molto a sostenere che la nostra Carla "decisamente è di sinistra". Anzi, di più, "è proprio una compagna". Investendola così di un simbolismo pressoché rivoluzionario, come fosse un'arma da schierare in questi tempi moderni nell'arsenale di sinistra, pronta accanto ai Cobas della scuola, al consiglio di fabbrica di Pomigliano d'Arco, ai camalli genovesi. Carla - spiegava Abbate - "così elegante, così di buone letture, così Rive Gauche, così ottima famiglia, così Cahiers du Cinema, così disco acustico con chitarra, eccetera eccetera, sarebbe riuscita a seppellire definitivamente il mostro, l'orango, il King Kong che scoreggiava inutile astio che tendenzialmente potrebbe ancora adesso albergare nella coscienza e nella prassi della sinistra, avrebbe insomma soppresso un certo insostenibile spirito massimalistico, rappresenterebbe così l'età finalmente adulta di un mondo che, come Pinocchio, si scopre finalmente allo specchio della rispettabilità". Nell'immagine di Carla ho intravisto l'egemonia di pensieri tanto cara a Veltroni, quindi predisposta a negare l'esistenza dei conflitti, delle naturali antipatie, anche solo della voglia di infrangere i doveri, o di mandare a quel paese amici e parenti. Inutile chiedersi ancora che bisogno avrebbe avuto Carla di mettersi con Nicolas, con un grezzo così, pure un po' in odor di fascio, lei Carla, che potrebbe avere chiunque? Dunque anche io ho capito tutto, dubbi e dilemmi mi si sono sciolti, attestati di socio benemerito del Pd hanno cominciato a svolazzare attorno a me. Viva Carla, vittima auto-sacrificale in nome della sinistra. Ha ragione ancora Abbate: Carla che rinuncia alla propria chitarra, rinuncia ai versi di Louis Aragon, rinuncia perfino alla propria libertà, per "redimere" (dice la madre, suocera benvoluta: "Certo, lui è troppo di destra, ma col tempo..."), farebbe tutto ciò per puro altruismo. Affinché tutti noi, anche io domani, potremo aderire al Pd senza complessi, con pienezza, con il giusto spirito. Anche a un dubbioso come me non resta che capitolare. Andrò a Canossa o all'Hotel Mirasole, prenderò l'attestato, mi inginocchierò se necessario di fronte a un crocifisso, mi scatterò magari una foto ricordo.
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