LUDIK
all'incirca un blog di Luca Di Ciaccio


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25.11.07
 
Troppi paradisi

titoloTroppi paradisi nella terra in cui, da tempo, di paradiso non si scorge l'ombra. Ogni botta in più sudata alla vita basta a incidere l'abissale superficialità di tutti i giorni, a graffiare quel giocattolo che è il mondo in cui ci è dato di vivere. Ogni botta di cocaina tirata a sbafo, ogni botta di sesso comprato a marchette, ogni botta di pensieri venduti al miglior offerente, ogni botta di una libido governabile come un androide, ogni botta sotto forma di finti applausi amplificati da uno schermo televisivo per riempire i pomeriggi di umani storditi. Come Walter Siti nel suo lungo romanzo, a tratti memorabile, a tratti fastidioso, quando dice la verità, oppure solamente si monta la testa. "Sono l'Occidente perché odio le emergenze e ho fatto della comodità il mio dio. Sono l'Occidente perchè detesto i bambini e il futuro non mi interessa. Sono l'Occidente perché godo di un tale benessere che posso occuparmi di sciocchezze, e posso chiamare sciocchezze le forze oscure che non controllo. Sono l'Occidente perché il Terrore sono gli altri". E' un'autobiografia contraffatta, come tutte in fondo, la sua. Hai sessantacinque anni, un buon stipendio da professore universitario, un secondo lavoro come autore di trasmissioni trash, ma vergognandoti un po' di apparire nei titoli di coda, un'erezione che non ti soddisfa. Hai una passione amorosa per Marcello, body builder di borgata, prostituto e cocainomane. Hai una maschera, come tutti, che a un certo punto si corrode. Il tuo ex era quasi un coniuge, troppo impegnato a vivere nella giungla complottista della tv, rosicando e risorgendo, tra un reality affermato e un format alternativo. Un giorno muore tuo padre, e saturo come sei, liquidi tutto in una frase: "Sta famosa esperienza archetipa, nel complesso, si è rivelata deludente". Cosa resta, allora? Cercare attraverso una disperata volontà le antiche frenesie, trasformandole nella loro parodia. Ecco che forse anche la mediocrità periferica della Seconda repubblica italiana può rivelare il cuore dell'Impero. Il fenomeno politico più rilevante degli ultimi trent'anni in Occidente - si chiede Siti nel suo libro - non è tutto fondato su una formidabile estensione (e distorsione) dei desideri privati? Nel dietro le quinte dei simil-reality del pomeriggio gli autori scrivono sulle lavagnette dei protagonisti, a registrazione in corso, che sentimento devono provare. "Dagli addosso". "Bacialo". "Indignati ed esci". Non si rivolgono ad attori avvezzi a simulare, ma a non-attori smarriti che non sanno più se quelle che provano, così indottrinate e sopra le righe, sono le loro emozioni, se sono una vera recita scadente o il momento più memorabile della loro finta vita. Viene in mente quell'altro romanzo verboso di questi tempi in Italia, le intercettazioni telefoniche. La parola "no" è la grande assente. Nessuno, alla Rai, o nelle banche, o nei piani alti del potere, che riattacchi gentilmente il telefono, che dica "scusi, ma queste cose non si possono fare", o almeno "io non lo voglio fare". Sarà che noi italiani godiamo di un privilegio di cui stentiamo a renderci conto: uno dei nostri leader politici, per qualche anno a capo del nostro governo, è al centro del più grande esperimento di mediatizzazione di massa, capo di tutte le televisioni, protagonista di un'infantile mutazione al servizio degli affari, delle masse e forse dell'eterna giovinezza. Non si deve mai dimenticare che ogni cosa è manifestazione dell'umano, anche il male, la mediocrità, il trash televisivo, i feticci, l'avanzata parellela di civiltà e barbarie, l'adorazione delle immagni in cui è stretto l'Occidente. Quel che serve è una lucida volontà di compromettersi col proprio tempo. Perdere in dignità, guadagnare in conoscenza. "E per resistere senza la speranza nell'aldilà - leggo nel romanzo - bisogna poter sperare nel paradiso in terra". Ognuno può andarci a sbattere a modo suo.