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all'incirca un blog di Luca Di Ciaccio


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30.10.07
 
Piccoli gay crescono

Nascere gay oppure diventarlo, cambia qualcosa? La domanda è annosa e controversa. Probabilmente sarebbe una domanda inutile in una società in cui non si venisse giudicati o discriminati in base alle persone con cui si scopa o di cui ci si innamora. Non ci siamo ancora, a occhio e croce. "Io sono frocio e sono mancino - scrive Paolo Colonna sul suo blog - Non so se lo sono dalla nascita o se lo sono diventato poi, ma francamente mi interessa poco. Quello di cui sono sicuro è che non ho deciso io di essere né frocio né mancino. I mancini danno molto meno nell'occhio dei froci, di solito: non rompono le palle per avere gli stessi diritti degli ambidestri, non fanno i Mancini Pride, e non ostentano l'uso della mano sinistra. Però difficilmente i mancini vengono coperti di insulti, o malmenati dai compagni a scuola, o presi a botte in pieno centro città, o ammazzati nei parchi di notte come ancora succede ai froci in questo Paese (e già ci è andata relativamente bene, perché se sei frocio in Medio Oriente ti mettono in galera, ti lapidano o ti impiccano, ma non divago)". Però quando ho visto, la prima volta, quel manifesto della Regione Toscana e del Ministero per le Pari Opportunità, quello col neonato innocente nella culla e al polso il braccialetto bianco con la scritta "homosexual", d'istinto ho pensato: ecco, non prendetevela con noi, siamo nati così, cosa possiamo farci. Sarà un problema del mio inconscio, come se non bastasse il resto. Leggo lo slogan del manifesto: "L'orientamento sessuale non è una scelta". Ma ci ho pensato. Forse si può finire in un letto come si capita nella sala di un cinema, ma difficilmente si può scegliere in totale libero arbitrio il gusto sessuale verso cui indirizzare amori e pulsioni. Gli omofobi, i poveri di spirito e i sacerdoti dell'ignoranza in genere hanno una risposta pronta per tutto. Sei gay perché sei nato così? Allora fatti curare, prima o poi quel gene lo troveremo. Sei gay perché lo hai scelto? Allora si può rimediare, come a uno sbaglio. E' sempre un rischio affidare l'immagine del proprio destino a un catena di proteine attorcigliate, che nessuno peraltro riesce a leggere bene. Ma c'è un giorno nella vita di ogni persona omosessuale - spesso più di uno, spesso troppi - in cui ci sente non unici ma semplicemente soli, disperatamente diversi dal resto del mondo. Il dibattito sulle concause della frociaggine potrebbe continuare all'infinito. Tirando in ballo la genetica o le canzoni della Carrà, i padri assenti o Freud, le cicogne rosa schocking o il latte aromatizzato alla fragola. Poi c'è chi preferisce cavarsela con la scala di gradazione, da etero a omo, in un ventaglio da 1 a 10, scivolando dove si vuole. Ma allora, nella scala, i bisessuali dove li mettiamo? E i trans indecisi se farsi operare? E gli etero padri di famiglia che vanno coi trans, femminili eh, ma sempre non operati? E i gay che a quarant'anni scoprono l'amore per una donna? E le diverse specie di gay? Un orso leather, per dirne una, può avere lo stesso corredo genetico di una luly luly discotecara? Si nasce come si nasce insomma. E poi ognuno sa come costruirsi il proprio destino. L'innocenza durerà poco anche negli occhi di quel neonato, con o senza targhetta di riconoscimento. Forse il punto non è stabilire perché o da quando a Marietto piace la patata o a Paolino piace il pisello, ma che a causa di queste prefererenze uno dei due nella vità se la passerà più dura. Allora chi glielo fa fare a Paolino? A 'sto punto aveva ragione Jack Mc Farland nel telefilm di Will & Grace: "Se Dio avesse voluto che uomo e donna stessero insieme avrebbe dato un pene a entrambi, no?".