LUDIKall'incirca un blog di Luca Di Ciaccio [ homepage ] . [ parole ] . [ immagini ] . [ links ] . [
|
[ about me ] [ gaeta ] . [ tmo ] [ appunti tumblr ]
:: Post precedenti ::
:: Archivio ::
|
2.10.07
Banchi di nebbia Ce l'abbiamo tutti una ricetta per salvare la scuola italiana. In fondo in una scuola, più o meno un po' di anni fa, un po' di vite fa, ci siamo entrati tutti. E come ogni anno qualcuno tornerà sui banchi e qualcuno uscirà nel mondo, a un insegnante come tanti si appanneranno un altro poco gli occhiali, un bidello batterà la mano sulla spalla di uno studente ripetendo che "è finita la pacchia", la prof di geografia sarà un po' più abbronzata e un po' meno bella, la secchiona forse si innamorerà del teppista dell'ultimo banco, va a sapere, la prof di italiano guferà ancora di più, urlerà che "voi ogni anno andate più indietro, verso il baratro", l'alunno occhialuto del primo banco continuerà a registrare con una tacca sul banco il numero di volte in cui la prof di filosofia ripeterà "non so se rendo l'idea", gli farà delle domande apposta magari, non gli interesserà la risposta ma solo riempire il banco di tacche, il prof di matematica invece dirà che bisogna sbrigarsi col programma del ministero, di corsa coi trimestri, "anche se a me piacerebbe insegnarvi la vita, la morale, a non fare gli errori che non ho fatto io", e la ragazza del terzo banco gli risponderà "prof, la briscola almeno pensa di potercela insegnare? così, dico, senza scendere troppo sul personale". E altre inconcludenti riforme di altrettanti ministri, nel frattempo, saranno sfanculate nelle assemblee novembrine e poi inghiottite nella palude. Disse una mattina Marco V., compagno di classe e amico che non dimenticherò mai, che "basta morire per sei ore al giorno per poter imparare a vivere". Sono uscito da scuola circa sei anni fa, e non credo di essere diventato troppo bacchettone nel frattempo. Ma vedo in giro professori, anche i miei di allora, li rivedo a volte con lo sguardo stanco e gli chiedo come va, con la sensazione che gli studenti siano il nemico contro cui lottare e non più ormai le ragioni per cui lottano. E gli studenti? A volte mi viene da essere solidale, poiché ognuno ha diritto alle sue deficienze tra i banchi. Altre volte penso a quanto cazzo mi risulterebbe alieno e sconosciuto un quindicenne di oggi, e non so se avere più paura per lui o per me. Nell'anno duemila zerozero probabilmente siamo stati gli ultimi ad avere come "mass media" di classe un diarione cartaceo, sballottato e rimpinzato da un banco all'altro. Certo, non avevamo i videofonini. E le telecamere, una volta ne nascondemmo una in fondo all'aula, sotto un mucchio di giacconi, erano ancora piuttosto grosse e ingombranti. E non esisteva un qualsiasi Youtube, dove magare filmare i propri peti in aula, e sai che successo. Per il resto - fidatevi - c'era già tutto. Bulli, pupe, secchioni. Banchi rovesciati, soffitti cadenti, studenti che entravano dalla finestra. Note disciplinari assurde, restò memorabile quella affibbiata dal prof. di informatica all'alunna Valentina A. che in realtà ero io con la parrucca bionda girato di spalle. Professori lavativi che si prendevano un mese di malattia per un foruncolo. Genitori impiccioni che intervenivano in difesa di figli somari. Intanto sta di fatto che il nostro sistema scolastico continua a essere uno dei meno capaci in Europa di favorire preparazione e merito. Eppure, cosa succede oggi, tra i banchi e fuori? E' in corso un'eterna lotta tra animali giovani e animali vecchi, come sempre. Ma come si fa in questo eterno presente, in questa storia spezzata e turbata, in questa corrente piaciona in cui anneghiamo, come si fa capire chi insegna a chi, chi impara da chi? Studiate, somari. Studiamo, somari.
| ||