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all'incirca un blog di Luca Di Ciaccio


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2.9.07
 
La Principessa, l'Autista e la Morte

Copertina del libro di SebasteLa notte che Lady Diana morì molti si interrogarono sul concetto di "vita privata": privata di cosa? Di troppi amori sbagliati o troppi acquisti inutili o troppi occhi in cui penetrare. Andare e venire, con la stessa ansia di essere sempre nel posto sbagliato. Lui o lei o un altro ancora, forse incomodo. Svoltare di qua, no di là. Per seminare i paparazzi, oppure per dargli ancora lavoro. Il tunnel parigino dell’Alma è uno di quei posti in cui la storia contemporanea, e una manciata di destini, si mordono la coda. Il tunnel dell’Anima, lo traduce ripetutamente Beppe Sebaste nel suo libro su "H. P. L’ultimo autista di Lady Diana", dedicato alla terza vittima di quel fatale incidente sulla strade di Parigi. Il libro parla di Henri Paul, che guidava la Mercedes e che morì con Diana e Dodi: ne parla come della "sola figura interamente, banalmente umana" in una "storia di miliardari e principesse". Sebaste scrive, ascolta i testimoni, osserva i luoghi, riflette sul destino. Agli antipodi del cosiddetto scoop. Perché raccontare una storia sotto gli occhi di tutti, oggi significa raccontare gli occhi di tutti. "Il problema non è mentire, così come la soluzione non è la verità. Il problema è come ci si sente. Siamo quello che di noi vedono gli altri, anche se sappiamo di essere altro" insiste Sebaste. Chi era o chi voleva essere, per esempio, la donna più sovraesposta del pianeta nel secolo scorso? Un’abile manipolatrice di intrighi reali e cause di beneficenza. Una donna normale caduta nel tritacarne mediatico. La principessa antimonarchica che fece impallidire la Regina d’Inghilterra. Una madre premurosa e un’amante bambina. Una che aveva letto troppi romanzi sentimentali mentre l’ex marito si dedicava alla caccia alla volpe. La vittima di uomini sbagliati. La dea di un paese senza dei ma in cerca di audience. Una che due mesi prima di morire sfogliava annunci immobiliari e sognava una casa in California per ricominciare daccapo, come tanti di noi. Ma sopratutto cosa c’era di Diana negli occhi del mondo a cui lei si offriva, cosa si rifletteva negli occhi di tutti? Oltre le ripicche e le vanità, qualche sostanza inebriante e il gusto di vedere come andava a finire. Passo dopo passo, verso il destino. Verso il tunnel dell’Anima. "Quand’è che una relazione si raffredda e poi muore?" si chiede Sebaste nel suo libro sull’autista. "Quando qualcuno non si riconosce più nello sguardo che l’altra o l’altro porta su di lui. Quando sentiamo di non appartenerci, perché non riusciamo più a immaginarci l’un l’altro, ma ci sentiamo altrove. Finché avremo di nuovo bisogno di un altro sguardo che ci faccia esistere, e così via, perché una cosa è certa, aneliamo a essere guardati, compresi, contenuti. Contenti". Perché non indossavano le cinture? Perché avevano sbagliato strada? Perché non poteva che finire così? Ma già oggi altri velocissimi miti incombono, notizie che viaggiano precarie, sempre più delitti sono pronti a trasformarsi in mediocri sceneggiature, altre figure si affollano su destini per nulla reali.