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all'incirca un blog di Luca Di Ciaccio


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10.7.07
 
La lunga marcetta

csf marciaE' la grande giornata che ci consegnerà alla storia delle imprese inutili e imbecilli, proclama Claudio Sabelli Fioretti, in compagnia di Giorgio Lauro che avanza silenzioso sul ciglio della superstrada. E quando si tratta di imprese inutili e imbecilli io non voglio mancare. Prendete questa: tracciare una linea retta sulla cartina dell'Italia, da Lavarone in Trentino a Cura di Vetralla vicino Roma, una linea lunga oltre seicento chilometri, e decidere di percorrerla tutta. In due. A piedi. Passo dopo passo sono 660 chilometri, 135 ore di camminata, un mese e un giorno di tappe. Una lunga marcetta, col limite dei cinque chilometri all'ora stampato sulle magliette. Tutti continuano a chiederglielo. Perché? E loro, nell'impossibilità di accontentare la curiosità di chi glielo chiede, prima andavano per negazioni ("non perché abbiamo fatto un voto", "non per ispirazione religiosa", "non per ispirazione laica tipo fame nel mondo o cose del genere"), poi hanno iniziato a dire una cosa semplice semplice e forse perfino vera: "perché questo mese non avevamo niente da fare". E' una di quelle idee che nascono per caso, e basta trovare qualcuno che risponda "si, vengo anche io" per ritrovarsi a farle e compierle ancora un po' increduli. Anche il tassista che mi accompagna alla periferia di Viterbo, in un punto imprecisato della statale appena vediamo un drappello di appiedati, sì, può accostare e lasciarmi lì, mi pone il fatidico quesito. "Ah, quei due matti che ho sentito ieri in radio. Ma allora lo fanno sul serio? E perchè?". Impietosito, mi offre la corsa. Per la tappa finale, da Viterbo a Vetralla, siamo in sei. Cammina, cammina. Sotto il sole di luglio. A piedi tutto è diverso e tutto è uguale. La fatica dello spostarsi, il recupero della distanza. L'elogio pratico della lentezza. I bagagli da alleggerire. Arrendersi al tempo che non è quello che noi ci diamo ma quello della luce e del buio, delle nuvole e dei venti. E gli incontri, quelli consumati e quelli mancati. Camionisti e titolari di night club, finti poliziotti americani sul bidente e signorine Miss Italia che inaugurano profumerie, chiese e fontanelle, accompagnatori casuali e farmaciste premurose, esperti zen in materia di vesciche, amici che si arrendono e sconosciuti che resistono, automobilisti infastiditi, strade che hanno smesso di essere per i viandanti. Alla meta, nella piazza principale di Cura di Vetralla, c'è il sindaco e l'assessore, i cocomeri e il prosecco. E' il traguardo. Sono tutti contenti, e mi sento pure io un po' partecipe dell'impresa, con le mie gambe indolenzite. Tutto è spesso più facile di quanto la nostra ansia di sedentari ci faccia credere. I nomadi lo sanno: basta uscire di casa e le cose succedono. C'è chi pensa già alla prossima meta. Ma certe volte la meta non importa, la meta è il viaggio.