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all'incirca un blog di Luca Di Ciaccio


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17.6.07
 
Arcobaleni che bruciano

E così mi ritrovo al Gay Pride. Arcobaleni sotto il sole che brucia. Scarpe chiare sopra l’asfalto consumato di Roma. Passa qualche principessa farfalla con le cosce di fuori. Una falange di falsi spartani con elmo, mutande e calzari d’oro. Diavoli a torso nudo. Una specie di timido Hulk infilato in una maglietta a righe da marinaio. L’onorevole Luxuria che dichiara che "anche noi veniamo da una famiglia, non siamo mica nati sotto un cavolo". L’annunciato carro con una finta Binetti dotata di cilicio e boa di struzzo rosso quello no, non riesco a trovarlo. Ma c’è un trenino coi bambini, normalissimi e allegri bambini, sono quelli delle "famiglie arcobaleno", i loro genitori ci tengono a ripetere che "esistiamo anche noi". Esplode un petardo. A volte vorrei esplodere io. Lo striscione alla testa del lungo corteo dice: "Parità, Dignità, Laicità". La ministro delle Pari Opportunità passa un attimo e poi scappa via. "Prodi dove sei? Oggi Roma è tutta gay" è lo slogan più educato nei confronti dell’attuale governo di centrosinistra. Questi ragazzi, queste ragazze reclamano diritti. Questi uomini, queste donne cominciano la più difficile delle rivoluzioni ogni mattina davanti allo specchio, tante volte senza parate da imbastire, troppe volte, senza folle in cui consolarsi. A volte riuscendo, a volte fallendo. La vita è più complicata di tanti decreti legge. "Stasera stiamo cambiando il mondo, stasera abbiamo intrapreso un viaggio coraggioso per liberare noi stessi verso la tolleranza e il rispetto" urla Monica Guerritore, madrina della manifestazione, in una piazza San Giovanni piena di persone, dove nessuno stavolta chiede di negare diritti altrui in favore dei propri, nessuno vuole proporre un suo sacro modello penalizzando gli altri. Una piazza – si è detto – che vuole aggiungere qualcosa senza togliere nulla. Tutto quello che c’è da dire sul Gay Pride di questo sabato italiano lo ha scritto Michele Serra su Repubblica: "Ci andrei perché nei diritti degli omosessuali riconosco i miei stessi diritti, e nell’isolamento politico degli omosessuali il mio stesso isolamento politico... Ci andrei perché sono preoccupato e oramai quasi angosciato dalle esitazioni, dalla pavidità, dalla confusione che paralizzano, quasi al completo, la classe dirigente della mia parte politica, la sinistra. Una parte politica incapace di fare proprio, senza se e senza ma, il più fondante, basilare e persino elementare dei principi repubblicani: quello dell’uguaglianza dei diritti. L’uguaglianza degli esseri umani indipendentemente dalle differenze di fede, di credo politico, di orientamento sessuale... La sola pretesa di elevare a Modello una sola etica, una sola mentalità, una sola maniera di stringere vincoli tra persone e davanti alla comunità, basta e avanza a farci capire che in discussione non sono i costumi o il destino di una minoranza. Ma i costumi e il destino di tutti... Chi si sente minacciato dall’omosessualità non ha ben chiaro il concetto di libertà. Che è persino qualcosa di più del concetto di laicità". Per fortuna, come si è visto, la piazza romana era piena. Ma le piazze si riempiono facilmente di questi tempi. Gli scontenti abbondano. E gli specchi da rompere – per loro, per gli altri, per me – restano tanti.