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13.5.07
Facciamoci una famiglia E' tutta brava gente quella in piazza – a chi non piace la famiglia? – sotto lo schioppo del sole, con le carrozzine e gli ombrellini, le autorità plaudenti e i presbiteri benedicenti, popolo mansueto e generoso – in fondo teniamo tutti famiglia, no? – ma con scritte poco opinabili sui loro cartelli issati verso l’alto, se non dei cieli perlomeno delle inquadrature: "Dio", "anima", "annunzio", "sterminio", "indissolubile". Tutti convinti che per difendere la famiglia sia necessario impedire che ne formino una anche quelli con desideri diversi dai loro. Sui manifestini affissi in strade e in parrocchie alcuni briosi pupazzetti Lego rappresentano un babbo maschio, una mamma femmina forse col pancione e un paio di piccini maschio e femmina. E tutta la brava gente accorre in massa a difenderla questa santa famiglia, fregiata dalla carta bollata del vescovo o anche solo dell’ufficiale di stato civile, contro l’intollerabile minaccia delle unioni di fatto, dei conviventi, delle figliolanze fuori dal sacro vincolo matrimoniale, dei Dico o come dir si voglia, dei divorzi, e soprattutto – minaccia massima – degli omosessuali che, pensate, se ne vorrebbero fare una pure loro di famiglia. Se ne ricava l’idea che se una famiglia non sposata e magari monosesso si concede di potersi visitare in ospedale o di farsi una previdenza, in Italia ma non in altri paesi europei, la famiglia nata dal matrimonio va in pezzi, come una casetta di Lego calpestata da un bulldog, la madre di qua e il padre di là, e bambini piangenti chissà dove. Parlano di famiglia, singolare maiuscolo, coi politici pronti a naufragare in un bicchiere, e si dimenticano le famiglie, plurale minuscolo: ovvero tutto quel mondo che tira a campare tra amori e precarietà, sostegni che mancano e case in affitto, gioie e sofferenze, compromessi e fatalità, peter pan e mezze età, ragazzi che scappano e vecchi lasciati soli, mutui da pagare e passioni da riaccendere, risate corali e pianti silenziosi. Insomma c’è tutto quel magma che è la vita, c'è persino la parola amore che nessuno vuole più nominare, c’è tutto quel pezzo di società che chiede un po’ di rispetto e qualche diritto, meno dibattiti astratti e più sostegni concreti, meno ideologie e più comprensione. E invece che inquietante effetto che fa una manifestazione di una maggioranza calante di brava gente, col sorriso sulla bocca e i piccini in spalla, che si batte per negare i pochi diritti di una minoranza crescente, che ormai s’è pure stufata di tendere la mano. "Lei è eticamente sensibile?" chiede uno in una vignetta di Altan. "Di più. Sono eticamente permaloso" risponde l’altro. E pensare che è davvero difficile trovare in Italia qualcuno che sia contro la famiglia. L’Italia si salva e si rovina ogni giorno appresso alle sue famiglie. E sarebbe stato bello un Family Day senza distinzioni, tutti sotto lo stesso sole e gli stessi palloncini: monogami e divorziati, conviventi e risposati, figli di primo e secondo letto, Berlusconi con le amanti e Pierferdi con la sua bella, omosessuali e preti o tutte e due le cose insieme, barboni e scambisti, compagnucci e parrocchiani, libertini e baciapile, indovini e falsi dei, vecchi santi e cicisbei, reggimoccolo e sanfedisti, in fondo tutti figli di Maria o – come cantava quello – tutti nel letto di Lucia.
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