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all'incirca un blog di Luca Di Ciaccio


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8.4.07
 
Cento chiodi e cento vite

dal film 'Centochiodi'Il professore di teologia passa per una crocefissione di libri, libri sacri oltrettutto, e tuttavia incapaci di un gemito, per risuscitare la vita. Profana il tempio che lo vide sacerdote. Chiodi, grossi chiodi di ferro che trafiggono i libri, e forse il Libro. Inchioda le lettere morte per andare verso la vita vera. Perché, spiega al suo confessore, quei libri "servono solo a ingannarci l'un l'altro". Perchè "le religioni non hanno mai salvato il mondo". I centochiodi dell'ultimo film di Ermanno Olmi inchiodano al suolo la dottrina, le dottrine, buone a servire ogni padrone, noi stessi seduti sulle poltrone di una settimana santa che pare non finire mai, quelle fedi ingiallite nel dogma che continuano a rincorrerci con le loro inutili morali in mezzo al frastuono del mondo, noi disorientati dai pensieri deboli e dai papi dottrinari. Ed è la libertà che il professore, bello come un attore pubblicitario, va cercando. La libertà dalla parola incatenata, la libertà dal dominio che su quella parola si fonda. Così ripudia la sua vita e la sua cattedra per andarsi a cercare un nuovo magistero in riva a un fiume, in mezzo a un gruppo di semplici popolani che lo chiamano Cristo e lo stanno ad ascoltare. "Tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico" dice questo disertore di coscienza che tuttavia ama i libri, e da essi trae le citazioni più illuminanti, perché forse Gesù non ha scritto mai una riga in vita sua ma forse senza quei vecchi Vangeli non avremo nemmeno un Gesù da immaginare. La natura, i volti delle persone, le mani, il cibo, una bocca da baciare incarnano la sola salvezza possibile, che è quella della fratellanza, buttandosi alle spalle chiodi e catechismi, lasciandosi dietro la zavorra del dover credere, del dover obbedire. Non c’è bisogno di essere intellettuali per cercare il vero, pare voler dire il regista Olmi, un cattolico che non deve provare molta simpatia per il teologo retrò che attualmente siede sul soglio di Pietro. Così, questo professore dei centochiodi, di colpo rompe le righe e scompare. Come un Gesù redivivo oppure un povero cristo qualunque. Come un famoso docente o uno dei tanti barboni. "Bisogna stare in guardia quando si incontra una barbona o un barbone – scrive Adriano Sofri – perché potrebbe essere Gesù, o Francesco, o un professore di filosofia morale, o almeno un poeta, o solo un barbone". Il professore ora non promette a quei semplici, che continuano ad aspettarlo, di far di loro pescatori di anime. Avvisa solo che la natura offesa si ribellerà. Si esce dal cinema e si pensa che è Pasqua, un’altra volta. E com’è la tentata resurrezione al tempo delle mille vite possibili? Abbandonare le prime vite virtuali, il tracciato sabbioso delle certezze, e procurarsi una second life di vita vera, cercando pietre angolari e case da riedificare. Echeggia dal film una frase, portata dalla voce del protagonista: "Bisogna che ognuno torni a nascere. Chi non comincerà dal principio non potrà conoscere la verità".