LUDIK
all'incirca un blog di Luca Di Ciaccio


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21.3.07
 
Benvenuti a Sputtanopoli

lelemoraForse non sono tagliato per il successo. Forse me ne dovrò fare una ragione, ogni volta che osservo le prime pagine dei giornali, con gli editorialisti che si accigliano e i cronisti che ci sguazzano, con la catena sempre più lunga di spioni e di spiati, di intrallazzini e intrallazzoni, insomma ogni volta che rifletto sull'andazzo generale. Questo Paese sta andando a puttane. E sapessi andarci io, come cantava quello. Forse tutte queste città fluide e affollate, tutte queste entità assillanti che finiscono per "opoli", popolate da un'umanità indistinta di politici e paparazzi, finanzieri e cuochi, magistrati e veline, faccendieri e calciatori, nobili e ignobili, sono ormai pronte per unirsi in un'unica grande federazione. Una sola nazione fondata sullo scandalismo. La cui potenza sia in grando di risvegliare certe masse altrimenti distratte dalla propria strafottenza condominiale. Benvenuti a Sputtanopoli. Tutti insieme, appassionatamente. A turno: protagonisti e vittime. Con una classe politica e dirigente attovagliata davanti alla solita minestra, con la solita fame. E però pensate: sarebbe una rendita futura assicurata. Altro che finanziaria. I tempi, infatti, sono quelli giusti. Sono solo un manipolo di resistenti in via di estinzione quelli che ostinano a chiedersi se vale la pena vivere in un Paese dove si fa dimettere la gente perché si ferma a guardare una zoccola. Sono solo dei perdenti guerriglieri coloro che si indignano per i reati e per i corrotti, pochi ormai quelli che sussultano per l'immoralità della vita pubblica e non per il moralismo sessuale. La prima linea, ahinoi, è altrove. E' nel grande mare dei cazzi altrui finalmente resi realtà, del potere rimasto così nudo da non eccitare più, dei fatti mostrati solo nella loro fotogenica apparenza, e nient'altro. Tutti così voyeur da diventare alla fine ciechi. Mi guardo attorno e mi chiedo: sarebbe questo il mondo che il destino ci ha dato in sorte per comprometterci? E allora che resta da fare? Nuotare in questo mare in tempesta colmo di stronzi, indossando un ben retribuito cappellino fregiato dal marchio di uno sponsor sorridente e ben pagante. Cospargermi d'abbronzante sdraiato al sole della modernità e dei contratti a gettone. Ballare un vertiginoso tip tap sugli iceberg del gusto collettivo, un attimo prima del punto di frattura, un attimo prima della definitiva immersione dei nostri culi ed e delle nostre menti nell'oltretomba del gelo. Sarebbe puro masochismo, è vero. Ma sarebbe anche l'ultima risposta possibile, "l'ultimo atto politico liberatorio - per dirla con lo scrittore Fulvio Abbbate - a coloro che si massacrano di pippe etiche, morali, in attesa della grande messa del partito dei sensibili".