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30.11.06
Rivoluzioni sotto il velo Antichi drappi velano la verità. Un velo cela gli occhi di alcune donne nelle strade, nel mezzo dei tempi vorticosi, all’incrocio tra apparenze e appartenenze. "Lieta di incontrarla faccia a faccia, mister Straw", dice una gentile signora con marcato accento del Lancashire al ministro inglese. Era venuta al suo ufficio locale per parlargli un problema. Le sorrise anche lui. "Magari", pensò il politico, ma non lo disse. La signora indossava un velo che le copriva tutto il viso fuorché gli occhi. E, insomma, separarsi è più facile se non ci si guarda negli occhi. Anche questo riempie le cronache: nuove braghette e nuove frustazioni, foulard e rabbia, veli e islam in varia foggia. In quale molecola di pelle e stoffa si trova il pulsante d’accesso per la civiltà? "Con le giovanissime accade l’opposto, mettono il velo per contestare i genitori, che invece lo rifiuatano" dice una studentessa dell’università tunisina. Analisi meno banali già vedono il velo come un pezzo dei nuovi discorsi sociali, consumo identitario alla faccia (di più: sulla faccia) dei consumi colonizzatori. Una ribellione restauratrice per tempi della nuova reazione. Pura moda. Nero Hezbollah, lo chiamano a Beirut. Un costume al tempo stesso spensierato e penitenziale, civettuolo e bigotto, che sa di foto ingiallite e di video modernissimi. Intanto, nel suo ufficio del Lancashire, Straw si ostina a spiegare che questo è un paese costruito sulle libertà. "Difendo assolutamente il diritto di qualsiasi donna di indossare una sciarpa, un copricapo. Quanto al velo, non lo vieta nessuna legge. Ma dico anche che penso che il rapporto avrebbe tutt'altro valore se la signora si scoprisse il volto. È per questo che ci si incontra di persona, piuttosto che scriversi o telefonarsi: per vedere - letteralmente - cosa l'altra persona intende, e non solo ascoltare ciò che dice. Molti dei pareri che ci formiamo sulle altre persone dipendono dal guardarle in faccia". Si comincia con il proteggersi dalla polvere, poi ci si protegge dal peccato, sino alle più spietate prigioni di amore e di stoffa.
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