LUDIK
all'incirca un blog di Luca Di Ciaccio


[ homepage ] . [ parole ] . [ immagini ] . [ links ] . [ ] . [ @ ]


sito Ludik web

powered by FreeFind


[ about me ]
[ gaeta ] . [ tmo ]
[ appunti tumblr ]


:: Post precedenti ::

L'elogio dello stronzo
La notte di Pasquale e Angelina
Quasi quasi mi faccio una lista
Tondo di mandibole ornato di vertebre
Anima scolata via
Poltergay in toilette
Risveglio
Lunghe conservazioni
"Cosa diavolo sta accadendo?"
Gomorre quotidiane


:: Archivio ::





This page is powered by Blogger. Isn't yours?






12.11.06
 
Causa del suo mal

Ogni giorno spostano una legge e ne rimpiazzano un'altra, ogni giorno dicono e disdicono, come la copertina che ci tiriamo sui piedi ogni notte, non sapendo mai che se la prossima che ci attende sarà pù fredda o più calda. Ogni giorno spulciano qualche provvedimento che ci darà più o meno libertà, più o meno sicurezza, più o meno tasse da pagare, più o meno altro, ma quel che resta invariata è la somma algebrica della nostra (in)felicità, il vettore asimmetrico del nostro impazzimento. Si, forse questo Paese è pazzo, se le parole ancora hanno un peso. "Il paese è impazzito" dice il capo del governo, ma poi come si fa a non prendersela pure con chi questo paese lo governa? "Purtroppo: non c'è distanza fra questa società e la politica che la 'rappresenta'. Non c'è distacco fra la frammentazione sociale e quella della maggioranza di governo. C'è, anzi, coincidenza fedele", scrive oggi Ilvo Diamanti. La verità, come sempre, sta nel mezzo, e va cercata in mezzo ai frantumi di uno specchio. In mezzo ai nostri occhi, che guardano di soppiatto quelli del vicino. Sotto il culo di noi tutti, strattonati ma immobili sulle nostre sedie. "Come le tessere che rifiutano di combaciare, nello stesso puzzle; rivendicando, ciascuna, la propria irriducibile specificità". E tutti stando attenti a voler nuotare in questo liquido contemporaneo - come dice lui - senza nè annegare e nè mantenersi semplicemente a galla. Quella sensazione infinita di spreco, del non riuscire a sapere che fare della parte migliore di sè. Questo impazzimento, che non può ammettere prime pietre scagliate, deve essere una voce di dentro. Come quelle rappresentate a teatro da Eduardo, decenni fa, dove il protagonista denuncia i vicini per un delitto efferato che s'è sognato. Era passata la nuttata. Ma era con l'alba che spuntavano i nuovi guai. Sarà la normalità del sospetto, regola nazionale di ciascuno nei confronti dell'altro. Ora come minimo si sospetta il prossimo di evadere le tasse, o di volerti rovinare subissandoti di tasse. "Mo' volete sapere perché siete assassini? In mezzo a voi, forse ci sono anch'io, e non me ne rendo conto. Avete sospettato l'uno dell'altro: 'o marito d''a mugliera, 'a mugliera d''o marito, 'a zia d''o nipote, 'a sora d''o frate... Io vi ho accusati e non vi siete ribellati. Lo avete creduto possibile. Un assassinio lo avete messo nelle cose normali di tutti i giorni... il delitto lo avete messo nel bilancio di famiglia! La stima, la stima reciproca, l'abbiamo uccisa. E vi sembra un assassinio da niente? Senza la stima si può arrivare al delitto". A volte, dietro la pazzia si cela solo la piatta normalità. E prima o poi il pazzo reagisce insofferente al medico impietoso. Viene sempre in mente, in questi casi, il celebre apologo brechtiano sull'opportunità delle dimissioni del popolo, quando il popolo non capisce la linea del partito.