LUDIK all'incirca un blog di Luca Di Ciaccio   

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23.1.06
 
L'invasione della cinesina

Michele Serra annotava su Repubblica di ieri. "Un telegiornale annuncia eccitatissimo che al Grande Fratello, quest´anno, c´è anche "una cinesina di Pechino", definizione che mi rimanda alla mia infanzia o addirittura a quella di mio padre, con i negretti nel tucul, i fachiri sui chiodi e i pellerossa che fanno augh. La globalizzazione, qui da noi, deve ancora emergere dalle figurine Liebig, c´è un esotismo da tinello, post-coloniale, salgariano, che riesce ancora a sopraffare quel poco di Cnn e di satellite che riusciamo a masticare. Impensabile che a Londra o Parigi qualcuno si sogni di notare la presenza di un´asiatica in un cast (o in un ufficio, in un´università, ovunque), mentre quaggiù ci si sdilinquisce per "la cinesina", chissà se suona il gong e mangia con le bacchette. Siamo strani. Non so se peggiori, ma sicuramente strani, con una cocciuta renitenza al moderno, figurarsi al post-moderno. L´unico Paese al mondo nel quale esistono ancora i concetti di cognato e di compaesano, dai quali sprigionano un eterno odore di ragù e vecchie pantofole. La "cinesina" ci è simpatica, se ne parla con benevolenza, ma è una benevolenza stupita, divertita. Il 90 per cento dei nostri show televisivi sono ancora in dialetto, e ancora dobbiamo sfruttare per benino il ricco repertorio regionale: il marchigiano, per esempio, non è ancora stato onorato come ci si aspetta. Cinesi e altri popoli bizzarri si mettano in coda, c´è tempo ancora tre o quattro secoli prima che l´Italia sia pronta per un cognato di Pechino".