LUDIK all'incirca un blog di Luca Di Ciaccio   

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2.4.05
 
"Il Papa si sta spegnendo"

"Vabbe’ noi vegliamo", dice un signore anziano in abito scuro e cravatta marrone. E, dicendo questo, si accomoda sotto una colonna del Bernini, tira fuori il suo Tuttosport dalla tasca e comincia a leggere. Nel frattempo arriva un nugolo di suore abbastanza multietnico, stende qualche tappeto leggero sui possenti marmi di San Pietro, si rifocillano coi panini preparati la mattina in convento. Poco più in là mastodontici obiettivi fotografici sono puntati fissi verso le famose finestre dell’appartamento, che tutta la notte sono state accese. In fondo a via della Conciliazione c’è una selva di telecamere, antenne, regie, inviati, ansie in formato breaking news che fa quasi impressione. Uno pensa ai media globali e alla potenza comunicativa che pure questo Papa seppe cavalcare: eccola lì, racchiusa in un frammento di città eterna, vicino a quella che fu la vecchia prigione fortezza dei papi medievali. A un certo punto passa Bruno Vespa in carne, ossa e nei: dà disposizioni qua e là, si guarda attorno, ricambia sorrisi, accarezza qualche bambino. C’è tutta un’umanità varia e composta sotto le finestre del Papa che sta morendo. Si resta molto sgomenti e in qualche modo speranzosi. Ma invano. Si avverte un interesse vivo e che scavalca le fedi, le laicità, le opinioni politiche, le generazioni. Ci si ritrova, laici e credenti, a leggere le vita e la morte e la passione, il tempo ritrovato e il tempo perduto, scrutando nella penombra dell’appartamento papale. Circola un affetto stramediatico e iper-globale. Ma c’è pure un attaccamento antico al corpo e alla sua decadenza, quella tristezza smaniosa che appartiene al rito di ogni fine papato, forse alla concezione stessa della cristianità, e che poi i romani conoscono bene. Circolano le voci, gli amici dei cugini di quelli che lavorano al Vaticano che sanno l’ultima notizia, le signore sugli autobus che lo hanno sentito dalla radio, gli altri che trasalgono ad ogni rintocco di campana. Per non parlare di quelli che s’affacciano, esoteristi o curiosi, a controllare se il marmo della tomba di Silvestro II al Laterano, papa alchimista dell’anno Mille, sia umido o no. Quando "suda" la tomba di Silvestro II, sostiene una della tante leggende, il pontefice romano sta per morire. Insomma, muore o non muore? La piazza è triste, qualcuno smania, molti giustamente pregano. Si dice di un suo ultimo messaggio ai giovani: "Vi ho cercato, siete venuti da me, e per questo vi ringrazio". E poi c’è un bambino, che guarda alla finestra e dice: "Ma come faranno dopo? Questo era una persona così perbene...".