Rustichella underground
Dopo tante leggende di finestrino in finestrino, finalmente qualcuno ha fatto luce e raccolto dati sul lato oscuro e tentatore delle autostrade d'Italia. La tanto attesa guida agli accessi laterali degli autogrill (per vedere muffin, panini camogli e rustichelle senza passare dal casello).
27.1.04
20.1.04
Lista della spesa
Lista della spesa
Con soli cento euro in Giappone si può acquistare la "macchina dei sogni". Un apparecchio che emettendo suoni e profumi gradevoli agevolerebbe il sonno. Chi lo usa, scegliendo tra diverse opzioni, può anche creare e vedere su uno schermo il sogno che vorrebbe fare.
Con soli cento euro in Giappone si può acquistare la "macchina dei sogni". Un apparecchio che emettendo suoni e profumi gradevoli agevolerebbe il sonno. Chi lo usa, scegliendo tra diverse opzioni, può anche creare e vedere su uno schermo il sogno che vorrebbe fare.
19.1.04
Un uomo che si è rifatto da sé
Un uomo che si è rifatto da sé
Come ha scritto Francesco Merlo su Repubblica di due giorni fa, a proposito della nuova pelle berlusconiana: "è un "a me gli occhi", è colpo di teatro che ti ipnotizza e ti borseggia... è la costruzione di un altrove in cui vengono collocati depistatori e depistati. Così anche adesso continua l'operazione, il lifting è un altra acrobazia, tutti discutono di americanismo e di modernità, di Narciso e specchio di Narciso, ma è sparita l'acqua di Narciso, e voila, non c'è più l'ogetto della vera contesa, cioè lo stato dell'economia, l'università, il sistema formativo, il razzismo leghista, la politica estera, il Mezzogiorno, le grandi opere, le leggi ad personam". Allo stesso tempo la cosiddetta "mutazione trans-cosmetica" del Cavaliere, il Lifting delle Vanità come è stato definito (o presunto tale, si attende l'epifania del diretto interessato anche se la notizia ormai è già circolata, esplosa, tangibile "ad arte") è perfettamente aderente alla nuova dimensione simbolica del potere. Calza a pennello. Certo anche i più grandi e i più antichi di re, papi e imperatori venivano mitizzati e acconciati da tutta la loro ritrattistica, ma siamo forse al punto in cui il travestitismo e il maquillage non appartengono più alla forma o alla retorica ma diventano azione e sostanza della Politica. Allora si potrebbe dire che il vero gesto di risposta analogica al nostro premier sarebbe non più quello di scaricargli merda davanti casa (D'Erme docet) bensì quintali di collagene e botulino e nuvolate di cipria. Sintesi perfetta, Mattia Feltri sul Foglio: "Sono dieci anni che Berlusconi è sceso in politica. E’ tempo di bilanci. Almeno due i grandi successi. Il Cav. li ha lì, sotto gli occhi".
Come ha scritto Francesco Merlo su Repubblica di due giorni fa, a proposito della nuova pelle berlusconiana: "è un "a me gli occhi", è colpo di teatro che ti ipnotizza e ti borseggia... è la costruzione di un altrove in cui vengono collocati depistatori e depistati. Così anche adesso continua l'operazione, il lifting è un altra acrobazia, tutti discutono di americanismo e di modernità, di Narciso e specchio di Narciso, ma è sparita l'acqua di Narciso, e voila, non c'è più l'ogetto della vera contesa, cioè lo stato dell'economia, l'università, il sistema formativo, il razzismo leghista, la politica estera, il Mezzogiorno, le grandi opere, le leggi ad personam". Allo stesso tempo la cosiddetta "mutazione trans-cosmetica" del Cavaliere, il Lifting delle Vanità come è stato definito (o presunto tale, si attende l'epifania del diretto interessato anche se la notizia ormai è già circolata, esplosa, tangibile "ad arte") è perfettamente aderente alla nuova dimensione simbolica del potere. Calza a pennello. Certo anche i più grandi e i più antichi di re, papi e imperatori venivano mitizzati e acconciati da tutta la loro ritrattistica, ma siamo forse al punto in cui il travestitismo e il maquillage non appartengono più alla forma o alla retorica ma diventano azione e sostanza della Politica. Allora si potrebbe dire che il vero gesto di risposta analogica al nostro premier sarebbe non più quello di scaricargli merda davanti casa (D'Erme docet) bensì quintali di collagene e botulino e nuvolate di cipria. Sintesi perfetta, Mattia Feltri sul Foglio: "Sono dieci anni che Berlusconi è sceso in politica. E’ tempo di bilanci. Almeno due i grandi successi. Il Cav. li ha lì, sotto gli occhi".
9.1.04
Corpi laicamente svelati
Corpi laicamente svelati
Il corpo, il nostro corpo-immagine di carne e di stoffe e di capelli, è un corpo conformato alla nostra cultura, un corpo che produce segni, codici, messaggi. Ipotizzare una igienica neutralità dei corpi non è segno di tolleranza ma di rimozione e paura degli altri. In casi del genere, se sarà difficile stabilire la sanzione diventerà arduo anche l’individuazione del “corpo del reato”. Anche i capelli: portati lunghi e disordinati o rasta o rasati a zero hanno avuto e hanno tuttora un loro significato e una loro dignità di simboli. E se poi, in nome di un’igienica laicità, ci denudassimo dei simboli religiosi e politici, cosa rimarrebbe? Forse i loghi, i marchi, l’ultima dominazione del mondo. Mi è venuto in mente, ricordandomi quello che scrisse Wile un po’ di tempo fa: “sai cosa pagherebbe Nike per avere quella posizione lì (quella del crocifisso) in ogni classe d’Italia, dove chiunque la può vedere?”. E anche il capitolo di No Logo sul “branding dell’istruzione”: i marchi e la pubblicità stanno entrando lentamente negli spazi delle scuole e delle università, e “mentre questioni come la preghiera o l’educazione sessuale esplicita nelle scuole hanno scosso l’opinione pubblica e suscitato un ampio dibattito, la tendenza a consentire l’introduzione della pubblicità nelle scuole non è stata frutto di un’unica decisione ma piuttosto di migliaia di piccole decisioni”. E allora un piccolo passo avanti (nella laicissima Francia, come nel nostro Paese ostaggio del partito neoguelfo) sarebbe forse quello di capire che se lo Stato (giustamente) è casa di tutti, gli abitanti appartengono solo a loro stessi.
Il corpo, il nostro corpo-immagine di carne e di stoffe e di capelli, è un corpo conformato alla nostra cultura, un corpo che produce segni, codici, messaggi. Ipotizzare una igienica neutralità dei corpi non è segno di tolleranza ma di rimozione e paura degli altri. In casi del genere, se sarà difficile stabilire la sanzione diventerà arduo anche l’individuazione del “corpo del reato”. Anche i capelli: portati lunghi e disordinati o rasta o rasati a zero hanno avuto e hanno tuttora un loro significato e una loro dignità di simboli. E se poi, in nome di un’igienica laicità, ci denudassimo dei simboli religiosi e politici, cosa rimarrebbe? Forse i loghi, i marchi, l’ultima dominazione del mondo. Mi è venuto in mente, ricordandomi quello che scrisse Wile un po’ di tempo fa: “sai cosa pagherebbe Nike per avere quella posizione lì (quella del crocifisso) in ogni classe d’Italia, dove chiunque la può vedere?”. E anche il capitolo di No Logo sul “branding dell’istruzione”: i marchi e la pubblicità stanno entrando lentamente negli spazi delle scuole e delle università, e “mentre questioni come la preghiera o l’educazione sessuale esplicita nelle scuole hanno scosso l’opinione pubblica e suscitato un ampio dibattito, la tendenza a consentire l’introduzione della pubblicità nelle scuole non è stata frutto di un’unica decisione ma piuttosto di migliaia di piccole decisioni”. E allora un piccolo passo avanti (nella laicissima Francia, come nel nostro Paese ostaggio del partito neoguelfo) sarebbe forse quello di capire che se lo Stato (giustamente) è casa di tutti, gli abitanti appartengono solo a loro stessi.
7.1.04
Diciamolo: e tre
Diciamolo: e tre
Tre anni fa, di questo giorno, la frase d'esordio fu "prove tecniche... speriamo bene" o qualcosa del genere. S'apriva un blog, e cosa vuoi che sia. Poi mi comprai una scrivania nuova, affittai casa, l'occidente entrò in crisi, gli equilibri cosmici del titolare mutarono... Che senso ha? Bisognerebbe rincorrere le parole, mettere ordine, esaminare da vicino, cercare di interpretare. Però ci vorrebbe un minimo di lucidità, ci vorrebbe un caffè, magari doppio. Ma non c'è tempo. Si riesce a malapena a tenere un blog.
Tre anni fa, di questo giorno, la frase d'esordio fu "prove tecniche... speriamo bene" o qualcosa del genere. S'apriva un blog, e cosa vuoi che sia. Poi mi comprai una scrivania nuova, affittai casa, l'occidente entrò in crisi, gli equilibri cosmici del titolare mutarono... Che senso ha? Bisognerebbe rincorrere le parole, mettere ordine, esaminare da vicino, cercare di interpretare. Però ci vorrebbe un minimo di lucidità, ci vorrebbe un caffè, magari doppio. Ma non c'è tempo. Si riesce a malapena a tenere un blog.
3.1.04
Un grande avvenire dietro le spalle
Un grande avvenire dietro le spalle
I cinquant'anni della tivù in Italia e Aldo Grasso sul Corriere della sera. "Quando la tv apparve ufficialmente in Italia, il 3 gennaio del 1954, era pura stupefazione, incanto, magia. Un mondo nuovo si dischiudeva, sia pure in bianco e nero, e per la prima volta si poteva vivere in diretta una sorta di miracolo: per conoscere il mondo non era più necessario muoversi, spostarsi, cambiare di posto; bastava aprire un’inconsueta finestra di casa, il televisore, perché il mondo entrasse. Una schiera di fantasmi stava per impadronirsi del salotto buono, un attimo prima di buttare all'aria radicati usi e costumi. Era una luce brumosa e azzurrognola, intermittente, quella che invadeva le case e conferiva loro una strana sacralità: non si parlava ancora di duopolio o di pluralismo o di digitale terrestre. Si era solo agli albori di una straordinaria e magnifica avventura che sembrava promettere conoscenza e serenità. All'inizio di quell'anno (dopo un lungo periodo sperimentale) gli abbonati erano 24.000; alla fine supereranno di poco i 90.000. Dieci anni dopo il numero degli abbonati raggiungerà i 5 milioni. Era un pubblico benestante, pacifico, curioso visto che un televisore costava almeno 250.000 lire, somma che corrispondeva a tre o quattro stipendi mensili, di quelli buoni, da impiegato di banca. A quei tempi c'era un solo canale ed era bello persino guardare il monoscopio, il cartello di identificazione che appariva sul teleschermo per molte ore al giorno (c'era una grande «N» centrale, Nazionale, e misteriosi numeri a raggiera) e serviva ai riparatori di televisori per la taratura e la centratura dello schermo, serviva allo spettatore come spasmodica attesa. Oggi, con una tv che funziona 24 ore al giorno, dei monoscopi non c'è più traccia".
I cinquant'anni della tivù in Italia e Aldo Grasso sul Corriere della sera. "Quando la tv apparve ufficialmente in Italia, il 3 gennaio del 1954, era pura stupefazione, incanto, magia. Un mondo nuovo si dischiudeva, sia pure in bianco e nero, e per la prima volta si poteva vivere in diretta una sorta di miracolo: per conoscere il mondo non era più necessario muoversi, spostarsi, cambiare di posto; bastava aprire un’inconsueta finestra di casa, il televisore, perché il mondo entrasse. Una schiera di fantasmi stava per impadronirsi del salotto buono, un attimo prima di buttare all'aria radicati usi e costumi. Era una luce brumosa e azzurrognola, intermittente, quella che invadeva le case e conferiva loro una strana sacralità: non si parlava ancora di duopolio o di pluralismo o di digitale terrestre. Si era solo agli albori di una straordinaria e magnifica avventura che sembrava promettere conoscenza e serenità. All'inizio di quell'anno (dopo un lungo periodo sperimentale) gli abbonati erano 24.000; alla fine supereranno di poco i 90.000. Dieci anni dopo il numero degli abbonati raggiungerà i 5 milioni. Era un pubblico benestante, pacifico, curioso visto che un televisore costava almeno 250.000 lire, somma che corrispondeva a tre o quattro stipendi mensili, di quelli buoni, da impiegato di banca. A quei tempi c'era un solo canale ed era bello persino guardare il monoscopio, il cartello di identificazione che appariva sul teleschermo per molte ore al giorno (c'era una grande «N» centrale, Nazionale, e misteriosi numeri a raggiera) e serviva ai riparatori di televisori per la taratura e la centratura dello schermo, serviva allo spettatore come spasmodica attesa. Oggi, con una tv che funziona 24 ore al giorno, dei monoscopi non c'è più traccia".
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