LUDIK all'incirca un blog di Luca Di Ciaccio
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31.5.03
30.5.03
Europeismi A volte vorrei essere europeista, se solo fosse più semplice. Se solo le istituzioni europee non fossero un perenne bilancino di prerogative istituzionali, di interessi nazionali e di paroloni per le buone intenzioni. Se solo si volatilizzasse questa stitichezza di ideali e di parole, che porta ad azzuffarsi sugli aggettivi di un preambolo e sulla conta dei voti in commissione. Non è facile dirsi europeisti, finché non troveremo animo e sostanza (almeno un po’) dietro le banconote, la verbosità dei trattati e le grisaglie di due dozzine di presidenti in foto di gruppo. 29.5.03
Fine partita Appena conclusa la partita del secolo, quella di ieri sera, gran parte del vicinato ha lasciato il televisore e si è diretto verso balconi o finestre. Sarà stato il caldo o una specie di impulso collettivo che ha portato gli sconfitti e i vincenti, juventini delusi, milanisti esaltati e gente di altro tifo ad affacciarsi verso la strada e in direzione di altri palazzi. Di fronte a noi si vedeva l’interno di una stanza completamente illuminato di rosso, e fuori il balcone, su cui un paio di settimane fa già campeggiava una bandiera americana, gente che brindava. Risse verbali da un lato all’altro della strada. La ragazza (juventina) del piano di sotto urlava e insultava i tre ragazzi (milanisti) su un altro balcone che gentilmente ricambiavano col tipico gesto dell’ombrello. Su un altro lato marito e moglie affacciati alla finestra, troppo tranquilli per essere dell’una o dell’altra squadra. Finestra «Dal mio quarto piano sull’infinito, nella plausibile intimità della sera che sopraggiunge, a una finestra che dà sull’inizio delle stelle, i miei sogni si muovono con l’accordo di un ritmo, con una distanza rivolta verso viaggi a paesi ignoti, o ipotetici, o semplicemente impossibili» (dal “Libro dell’inquietudine di Bernardo Soares” di Pessoa) Corso di economia politica/ 10 CAPITALISMO SELVAGGIO Hai due vacche. Fai macellare la prima e obblighi la seconda a produrre tanto latte come 4 vacche. Alla fine licenzi l'operaio che se ne occupava accusandolo di aver lasciato morire la vacca di sfinimento. Poi ricominci da capo 27.5.03
Lavoro «Avere un lavoro gratificante è importante. Io, per esempio, mi occupo di masturbare gli animali per l’inseminazione artificiale» (dal film “Clarks”) Organizzare cose all'università e scoprire l'anarchia organizzata Se uno non fa certe cose, poi non capisce tutto il resto. Per esempio, non avete idea di cosa può significare reperire una chiave in un’università. Cominciando a girare su e giù per una facoltà vedendo gente e organizzando cose è utile per scoprire e tastare il corpo dell’istituzione, il sistema burocratico – accademico di pesi, contrappesi e tappetini di complemento. E se poi una notte, come quella di venerdì scorso, si finisce in cinque con un lucchetto chiuso e un cancello aperto a dormire nel corridoio non c’è forse neppure tanto da meravigliarsi. Ci si ritrova alle quattro del mattino a vegliare nel ventre dell’Istituzione, e lì si capisce che anche stavolta siamo finiti ingoiati da una balena. La precarietà su cui si regge l’apertura serale della facoltà di scienze della comunicazione (che non ha né soldi, né sponsor, ma le insegne dell’ufficialità sembra di si) è perfino patologica. Basta che il Preside annoiato la metta ai voti in consiglio di facoltà due giorni prima del debutto (agli inizi di maggio), basta che il lucchetto del cancello si chiuda per sbaglio e nessuno ha le chiavi perché nessuno ancora si decide a darcele (venerdì scorso), basta che il Collettivo decida di autoconvocare una festa a sottoscrizione – uso abusivo ma redditizio di spazio pubblico, e nessuno può farci niente – in contemporanea con l’ultima serata di Ex-cathedra (venerdì prossimo). Pian piano si impara ad avere a che fare con le magagne dell’Istituzione. Come al solito è tutto nei libri che tocca studiare ora che gli esami si fanno pericolosamente vicini. Per esempio, sociologia dell’organizzazione. Si parla dell’università, dove viga “l’anarchia organizzata”. Ovvero: “le soluzioni vengono applicate ai problemi del tutto casualmente, a seconda delle persone coinvolte e delle sequenze temporali”. Per andare dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare? La guida galattica per blogghisti (sembra che l'ultimo trend sia metterci l'acca) di GnuEconomy. Corso di economia politica/ 9 CAPITALISMO Hai due vacche. Ne vendi una per comperare un toro ed avere dei vitelli con cui iniziare un allevamento. 23.5.03
Combinazioni Oggi è un grande giorno. - Matrix Reloaded esce nei cinema - il libro della Pizia arriva nelle librerie - esce il nuovo disco di Giovanna Marini, lei canta e De Gregori produce - stasera a Ex-cathedra, in sala lettura, reading dei Monologhi della vagina Etilometro della sera prima Novità principale di ieri sera in Ex-cathedra. Niente birre. Solo rhum e pera. Una bloggatrice c'era, e potrebbe vendicarsi on-line. 22.5.03
Ministri Se venisse confermata l'indiscrezione di Galletti su un summit dei ministri dell'economia dell'Unione Europea da tenersi prossimamente a Gaeta, sarebbe meglio mettere in guardia le nostre valide croniste locali, come la storica firma Sandra Cervone (che ogni tanto passa anch dalle parti di questo blog). Attenzione a non fare domande impertinenti al ministro Tremonti, altrimenti rischiano di ritrovarsi come quella povera giornalista di Sondrio che si è sentita ripondere: "Solo una testa di cazzo come lei può ipotizzare una cosa del genere. Solo una mente bacata come la sua può fare un accostamento simile!". Chiamate i vigili A proposito dei sindaci di Monza e Milano che non vogliono il concerto di Marylin Mansono sul loro suolo comunale ("Comune demarylinmansonizzato"), si esprime Luca Sofri: «Io sono garantista, ma un arresto live da parte dei vigili urbani di Monza l'avrei visto con favore». Corso di economia politica/ 7 DEMOCRAZIA Hai due vacche. Si vota per decidere a chi spetta il latte. 21.5.03
Tmo watch/ 4 (recensire la Telestreet gaetana e scoprire che festeggia una squadra di calcio piemontese) TeleMonteOrlando, la prima tv di strada meridionalista, pacifista, bipartisan, cristiana, forse-juventina e gaetana (se la chiudono anche secessionista) trasmette con furore e quasi in diretta dal tinello di casa Ciano. Nel quartiere Montesecco di Gaeta lo share dei colossi mediatici è seriamente in pericolo (chiedere in giro per avere conferma). Intanto la posizione legale delle tv di strada (decine in tutta Italia) sembra risolversi, forse una legge in discussione in Parlamento le salverà. Altrimenti il nostro Masaniello dell’etere non perdonerà: «Noi siamo pazienti, il Sud aspetta la sua liberazione da 142 anni, se il Parlamento repubblicano disattende la l'articolo 21 della Costituzione vuol dire che prenderemo la strada della secessione, lo faremo; venderemo cara la pelle, non ci faremo sottomettere culturalmente e mediaticamente da nessuno, sia chiaro». L’offensiva di TMO sulla legge Mammì è stata lanciata negli stessi giorni dell’offensiva del capo del governo verso i giudici. Tre ragazzi seduti ad una scrivania su sfondo bianco recitano un po’ e provano a spiegare il meccanismo perverso alla base della legge 223 del 1990 sull’emittenza radiotelevisiva, la cui riforma è attualmente in discussione al Senato. Gli aggettivi riservati alla legge Mammì non sono teneri: golpista, illiberale, massonica, paramafiosa ecc. ecc. Come stanno le cose? In Italia le concessioni televisive non sono mai state assegnate. La legge Mammì – articolo 34 recita: “Le concessioni previste nella presente legge possono essere rilasciate solo dopo l’approvazione del piano di assegnazione”. Piano regolatore dell’etere mai realizzato. Ciò che venne consegnato alle singole emittenti nel 1994 fu una semplice carta di riconoscimento, non prevista dalla legge, per continuare a trasmettere a pagamento nel caos delle frequenze. TMO è fuori dalla legge al pari delle tre reti Mediaset di proprietà del premier Berlusconi, e non ha rubato nessuna frequenza altrui. Le Telestreet sfruttano i coni d’ombra non previsti dalla legge, fanno informazione per i cittadini e non hanno pubblicità. Ora pretendono una regolamentazione, e in ogni caso si appellano all’articolo 21 della Costituzione, sulla libertà d’espressione. Chiuderle tutte è meglio di no. «Vogliono mettermi in galera? Si accomodino, metterei una tv anche in carcere» dice Ciano. Da una settimana a queste parte ore di programmazione sono occupate dal video integrale di un convegno di meridionalisti a cui è intervenuto anche Ciano (storico e autore del best-seller “I Savoia e il massacro del Sud”, oltre 150mila copie vendute di cui solo 91mila a Gaeta, pari a ben 4,3 copie per abitante compresi i neonati e gli analfabeti). Riportiamo di seguito frammenti di conversazione televisiva tra Ciano e il regista Pasquale Squitieri (è suo il film-cult di TMO “E li chiamavano briganti”). Ciano (con telecamerina in mano): forse mafia, camorra e andengheta, la 'mandraga' come la chiamo io, sono un'espressione della massoneria che ha colonizzato il sud? No, risponde Squitieri, e poi si chiede: perché io, cittadino del sud e uomo di cultura, quando vivo a Parigi mi comporto da persona civile mentre quando vengo a Napoli butto le cicche di sigaretta per terra? Forse perché noi del sud siamo sempre stati colonizzati, azzarda Ciano. Macché - lo interrompe Squitieri, demolendo causticamente tutto l’orgoglio meridionale del suo interlocutore - se il sud è stato colonizzato vuol dire che era colonizzabile! E, detto questo, saluta e se ne va. TMO intanto sta sfiorando la diretta televisiva. Ciano esce, filma, torna a casa e manda in onda. E’ successo per il consiglio comunale, la processione di Don Bosco, la pallosissima cerimonia di premiazione dei cittadini gaetani meritevoli presentata a teatro dalla bionda MariaGiovanna Elmi e dalla rossa (tintura, non ideologia) assessore alla cultura MariaPia Alois. Giusta la trasmissione della conferenza stampa e dell’assemblea dei lavoratori dello Stabilimento Grafico Militare in agitazione e a rischio di essere trasferiti a Roma o licenziati. Si arricchisce il filone documentaristico, spuntano anche autentiche chicche come filmati dell’Istituto Luce anni Trenta sulla visita di Mussolini a Gaeta e le esercitazioni navali nella rada. Il “target padrepio” si alimenta con videocassette di vecchie processioni oppure con le trasmissioni di Telepace (ogni domenica mattina si può ammirare il Papa col marchio di TMO). Proseguono i Grandi Reportages di Antonio Ciano: nelle campagne (con tanto di eroica incursione in chiesa diroccata), sulla nuova strada interna Gaeta-Itri, tra i reperti archeologici nascosti di Monte Orlando (mostrandoci anche una antica tomba romana, meravigliandosi che nessuno l’abbia ancora depredata e spiegando che si trova su un terreno di proprietà del signor Millefiori – preghiamo che non ci fossero tombaroli e ladri all’ascolto). La vera sorpresa è arrivata dopo la semifinale di Champions League. Al termine di Juventus – Real Madrid, Ciano preso da irrefrenabile impulso (cronista o tifoso?) è sceso in strada armato di telecamera e ha ripreso gli eccitati festeggiamenti dei tifosi juventini. Clacson, urla, bandiere bianconere. E così abbiamo scoperto che anche il popolo gaetano si ritrova a festeggiare una squadra di calcio forte & piemontese, ripreso da una tv di strada meridionalista. 20.5.03
Svolta storica Forse il mondo non se ne è accorto, ma nella casa romana dove vivo con altri quattro studenti si sta consumando uno storico cambiamento. Si parla del regime delle pulizie, ma la metafora è potente. Il sistema, diciamo così, laissez-faire neoliberista adottato da otto mesi(del genere turni liberalizzati, ognuno pulisce quando vuole e dove vuole e mette una crocetta su pubblico foglio appeso accanto al frigorifero, con la speranza che sarà la libera competizione a favorire lo sviluppo dell’igiene domestico) ha fallito. Si sta considerando seriamente di tornare al caro vecchio statalismo assistito (tipo due turni a settimana, e chi sgarra paga). Avanti pubblico Musica cattiva, riveduta e corretta per adeguarla alla nuava era italica dei guerrieri della libertà. "Avanti popolo" diventa "Avanti pubblico". Dal Buongiorno di Massimo Gramellini su La Stampa del 14 maggio. Spettabile fatturato elettorale di sinistra, facendo seguito alla circolare diffusa ieri in Bari dal dottor Premier, nella quale veniva messa all'indice «Bandiera Rossa» in quanto «canzone cattiva» (oltre che antipatica brutta e cafona), si comunica che da oggi «Avanti popolo» diventa «Avanti pubblico», di Adornato-Apicella-Berlusconi. Fiato alle trombe, Schifani! "Avanti pubblico, datti una mossa/ se vuoi star meglio, passa alla cassa/ avanti pubblico, consuma in massa/ ed il benessere ritornerà/ Berlusca sempre si intervisterà/ Berlusca sempre l'ultima dirà/ Berlusca sempre la trionferà/ Evviva il Capufficio delle libertà! Degli imputati l'immensa schiera/ noi salveremo dalla bufera/ O magistrati senza vergogna/ il vostro premio sarà la gogna/ Berlusca sempre si autoassolverà/ Berlusca sempre gli altri accuserà/ Berlusca sempre la trionferà/ Il frutto del processo sia l'immunità! Dai campi al mare alla miniera/ Lui dell'Italia farà una fiera/ taglia i servizi ma non le tasse/ per rimpinguare le patrie casse/ Berlusca sempre ci prometterà/ di fare quello che poi non farà/ Berlusca sempre ci comanderà/ Soltanto il fatturato è vera libertà! Non più nemici, non più frontiere/ Sette canali, un Cavaliere/ se qualcun altro si mette in vista/ dategli addosso, è un comunista/ Berlusca in onda dappertutto andrà/ di barzellette ci ubriacherà/ Per questo sempre lui trionferà/ Evviva il logorroico delle libertà!" 18.5.03
Le foto di salaria113 Ci ho ripensato molto a quella frase messa lì nel blog della Pizia. "Sono così volgari le foto". E nel frattempo sarò entrato già decine di volte nel cortile della Facoltà, e per decine di volte quell'effetto rintronate peggio di un flash a tradimento. La facciata, le scale, le colonne del portico, hanno ricoperto tutto di foto. Un telone di facce, di sorrisi accennati, sguardi vispi, abbigliamenti cool, espressioni di sana idiozia. Sarebbero gli abitanti di via Salaria 113 fotografati da Giuseppe Onorati, messi lì sotto gli occhi di tutti e sotto i loro stessi occhi. Anche il mio ego rimarebbe stuzzicato all'idea di una faccia tre metri per tre a sovrastare gli sguardi di passaggio, ma invece non ci sono e godo della mia invisibilità. E con la testa verso l'alto, mentre andavo a sbattere contro qualcuno, mi chiedevo chi fosse quella ragazza avvolta con la bandiera della pace, l'ultima verso destra. Dov'ero quando lei c'era? Sarà la primavera, ma ognuno che guardi queste foto è disposto a innamorarsi di qualcuno. E mi chiedevo quanto si ameranno quei due, incollati proprio al centro, per baciarsi con tale fotogenica passione proprio in mezzo al cortile? E quanto si amerà quel preside seduto da puffo su un mobile sotto le sue amatissime Marilyn di Warhol appena acquistate per il corridoio della presidenza? Hanno sguardi nitidi questi nostri compagni di università, forse non li hanno colti di sorpresa. Professori spuntano tra una foto e l'altra: Costa come un pontefice matto, Canevacci che si atteggia da guru tra feticci e cimeli, Morcellini sorridente e più presidenziale che mai. Perfino i due bidelli, se ne stanno muti e immobili, in puro verismo fotografico. Ma sono le foto degli studenti che lo sguardo non riesce ad evitare. Fingo scetticismo ma finisco rapito a indagare l'espressione dello studente medio, gente che magari avrà trovato la chiave giusta della vita universitaria. Scoprire se la maggiorparte degli sguardi rivelano notti insonni di studio o di bivacco, più birre o più appunti. Nelle immagini a portata di braccio comincia la lenta impacabile opera di personalizzazione, per ora appena qualche fumetto accennato. Alla fine magari l'esposizione sarà un'altra cosa, e non è detto che sia peggio - disse una volta Onorati. Mesi fa si diceva anche che l'esposizione fotografica avesse coperto le vetuste bacheche, che invece ancora sopravvivono. Un paio, quelle degli orari, erano state coperte, ma già il gesto è parso troppo rivoluzionario ed ora sono tornate intrepidamente alla luce. Il cortile scrostato della nostra facoltà postmoderna ha ritrovato un senso gioioso, l'estetica ha acquistato luminosità (concetto che sicuramente farà piacere al preside De Masi) anche se, nelle interne stanze dell'istituzione, l'etica e la progettualità continuano ad essere impaludate e oscure. Le foto di Onorati e degli studenti staranno lì, per un paio di mesi, ad ammonire con la loro esistenza l'edificio universitario, e pure noi che di sotto passiamo e solleviamo gli occhi.
Avanti Savoia C'è chi, leggermente scandalizzato, si chiede perché il presidente Ciampi riceva Vittorio Emanuele di Savoia. Le risposte sono due: 1) il capo dello stato è un sincero democratico e dà udienza a tutti i normali cittadini che la chiedono compresi i Savoia; 2) il capo dello stato è un sincero democratico ma anche un po' sadico e non vede l'ora di mostrare al cittadino Savoia il palazzo del Quirinale e dirgli: guarda, tutto questo un giorno era tuo. (Jena, sul Manifesto del 16/05) 17.5.03
Arrestato blogger iraniano Sembra che gli ayatollah si stiano modernizzando: ora arrestano anche i blogger. La notizia sta girando in Rete, e anche sulla stampa tradizionale, da un po' di giorni. C'è stato anche un articolo di Christian Rocca sul Foglio. Dice che i bloggers iraniani sono oltre diecimila e sono molto attivi: si riuniscono, raccolgono soldi per gli orfanotrofi, hanno persino partecipato alle elezioni comunali di Teheran sfidando astensionisti e politici. E ora che sono oggetto di repressione dal regime si preoccupano: meglio mobilitarsi o mettere il silenziatore? 15.5.03
Sensazione personale Non so bene cosa sia questo senso di sonnanbulismo stanco e sfatto con cui convivo da un paio di giorni. Se sarà un buco oscuro dentro me in cui evito di guardare. O se, come mi diceva poco fa la vicina di casa in ascensore, è solo l’aria di primavera. 14.5.03
Mc Cartney, e il Colosseo dietro Come faranno a reggere così bene il tempo e tutto quello che passa intorno, e godere ancora della folla che li circonda. Come farà il Colosseo lì al centro di Roma, e come farà Paul McCarney ancora osannato dalla folla, a cantare in mezzo a tutti. Non si sa come, ma a volte l’uomo costruisce cose che durano, e vanno oltre i desideri di tempi ormai scaduti. Un anfiteatro di antico sangue e feroci persecuzioni, una musica di amori e di utopie sepolte oppure invecchiate. Eppure siamo tutti qui, una domenica sera in via dei Fori Imperiali, un cinquantenne sul palco, mezzo milione a cantare e battere le mani, luci surreali e canzoni memorabili. Io avevo l’imperativo morale di mio padre, dice che quando ci sono di mezzo i Beatles (o quello che ne rimane) non si può mancare. Bisogna ammetterlo che certe volte i padri hanno ragione. Webbit day after «E se la prima persona che vedi al tuo risveglio è uno dei pionieri del blog italico capisci che sei proprio su un altro pianeta» (Ebi di Polaroid) Sul treno di ritorno Padova - Roma scricchiolavo ancora un po’, una notte per terra nel dormitorio della fiera lascia qualche segno. Ho ripensato al Webbit e ho letto questi ultimi due libri che parlano di blog. Ho cominciato dal libro della Pizia (“Mondo blog – storie vere di gente in rete”, Hops), e dalla prima pagina zeppa degli autografi che ci siamo scambiati l’uno con l’altro (e vai con l’autoreferenzialità, e con l’amicizia tra bloggatori). Eloisa non vuole fermarsi a spiegare cos’è un blog, ma va oltre. Pagina dopo pagina ho ritrovato una storia che conoscevo, pezzi di noi, qualche lampo della mia vita. C’è Wile che si ricorda di quella sera in terrazza ad Acilia, di quando mi disse “alla tua età non sparavo a zero contro Berlusconi scrivendo come Giorgio Bocca”. La Pizia scrive della mia somiglianza con Harry Potter, “non riuscii mai a conciliare il suo aspetto timido e confuso con la sua scrittura matura e preparata”. E io che ho mi sono tagliato i capelli proprio adesso che è uscito il libro. Poi ho compilato il test “Che tipo di blogger sei” alle ultime pagine del libro di Maurizio Dovigi (“Weblog personal publishing”, Apogeo). Risultato: 27 punti, terzo profilo. «Sei un blogger convinto. Credi che il blog cambierà molte cose nel mondo dell’editoria e della comunicazione. (...) Hai uno spirito libero e vorresti che nel mondo si comunicasse e si informasse liberamente senza i filtri, i controlli, le censure e le manipolazioni del “sistema”». Quello di Dovigi è un tipico manuale tecnico, agile, dimostrativo. Il nono capitolo, quello sui “blog e blogger in Italia” è quasi interamente basato sulle testimonianze contenute nelle mie “Autoanalisi dei blog” 2001 e 2002. Grazie a Dovigi per la definizione di “giornalista free lance”, a cui finora non avevo mai osato. Due modi diversi per spiegare questa cosa dei blog. E un altro tentativo ancora sta per andare in stampa e nelle librerie in questi giorni. “BlogOut” di Fabrizio Ulisse alias Biccio (NovecentoLibri) raccoglie i migliori post di tredici blog diversi. L’incasso sarà devoluto a Emergency. Infine, come scrive il Rillo: «Neghiamo qualunque coinvolgimento con il traffico illegale di pass avvenuto nella notte tra sabato e domenica scorsa» Corso di economia politica/ 4 NAZISMO Hai due vacche. Il governo prende la vacca bianca e uccide quella nera. 11.5.03
Webbit Padova Live Blog Cari lettori vicini e lontani, buongiorno da Padova. Aggiornamento del blog dal centro dell'arena del uebbitt, ci sono computer ovunque, ogni centimetro di atmosfera è cablato, cavi e modem in abbondanza, Rillo, Enzo di Polaroid e Strelnik accanto a me, nei dintorni autentici geek dell'era di Internet addormentati da stanotte con la faccia sulla tastiera. E' una bloggata live che affianca in epicità quella di un anno fa a post unificati dal letto della Pizia, o quella da piazza San Giovanni con Moretti in sottofondo o da casa mia col terremoto sotto i piedi. Ho passato la notte nel dormitorio qui accanto, tre scomode ore di sonno sulla moquette, lo zaino e l'asiugamano di Vanessa per cuscino, la felpa di Enzo a salvarmi dal completo assideramento. Un'esperienza veramente di formazione, per un bloggatore aver fatto il webbit a Padova è come aver fatto il militare a Cuneo, e vorrei vedere Formenti al posto mio. A proposito di Formenti, ieri pomeriggio ci siamo autoproclamati Brigate Fuffa e abbiamo occupato la postazione deserta di QuintoStato alla fiera di Padova bivaccando selvaggiamente sul loro suolo registrato, e io mi sono seduto gambe sulla scrivania, nella classica posa dei soldati americani nei palazzi di Saddam o degli alunni all'ultimo banco (la testimonianza fotografica di Proserpina è su GnuEconomy). Qui al Webbit le presenze sono numerose, più dei precedenti però senza la piscina dice chi c'è stato. Si dice in giro anche che il webdesign sia morto, e che ormai siamo nell'era dei blog e non possiamo farci niente. Pazienza. I navigatori di questa cyberwoodstock del nordest ne approfittato per radunarsi, scaricare file in T3, incontrarsi, diffondere curriculum e accoppiarsi selvaggiamente. Comunque ieri la blogosfera ha fatto balotta, come si dice da queste parti. Eravamo molti, tanti che adesso non riuscirei a nominarli tutti (e soprattutto farei fatica a linkarli). Mi sono ritrovato in un solo giorno citato su due libri, la mattina quello di Dovigi (che ha utilizzato a piene mani l'autoanalisi dei blog pubblicata sul mio sito) e il pomeriggio dalla Pizia. Il grande evento infatti è stato la presentazione del libro "Mondo blog - storie vere di gente in rete" della Pizia. La sala era piena, e non eravamo solo noi, anzi non erano nemmeno tutti bloggers. Chiedevano dal pubblico se fosse veramente una storia vera, o se ci sentissimo possibili oggetti di marketing o mezzi giornalisti. Fa un certo effetto vedere come questa esperienza diventi sempre più pubblica e allargata, oggetto di curiosità, di domande indagatrici, addirittura di libri. Ed Eloisa/La Pizia ha fatto veramente un buon lavoro, ci piace la sua creatura letteraria, ci rispecchiamo dentro in tutta tranquillità. Anche con un po' di sano compiacimento, lo stesso di quando ci si ritrova linkati da qualche parte, magari da qualcuno di cui si conosce adesso la faccia e la storia. Come accade stamattina, se andate in giro per blog. Io, per ora, vado a prendermi un caffè. 9.5.03
Ecs cattedra Ecco, c'è vita a via Salaria 113, lo si diceva da queste parti già un po' di tempo fa. C'è un sacco di ore della nostra vita, per esempio. Una presenza a volte mattutina, a volte pomeridiana, a volte notturna, quando capita tutte e tre. Si può considerare questa presenza (più evasiva per noi che invasiva per gli altri) come una specie di tiroinio sul campo per organizzazione di eventi. Anche se preferisco muovermi e camminare (al massimo raccontare) dentro gli eventi, ma questo è un altro discorso. Ieri sera ha riaperto Ex-cathedra, il progetto di apertura serale della nostra facoltà. Il sito dell'università è stato aggiornato un po' in ritardo, il proprietario di questo blog (che almeno qualche cenno avrebbe dovuto fornirlo con uno o due giorni di anticipo) ultimamente torna a casa tardi e barcollando e di giorno non trova il tempo. Comunque, ieri sera la prima serata del nuovo corso non era male. Io e Simone abbiamo avuto birra anche stavolta, solo che stavolta l'abbiamo pagata (basti questo a dimostrare la nuova aria di responsabilizzazione). Soliti problemi: porte che non si chiudevano, cose e persone che erano in posto dove non avrebbero dovuto essere, tre bar invece di uno, l'ultimo ubriaco che non esce alla chiusura, una zuffa tra cani ecc. Inoltre, su questo bisognerà riflettere, meno pubblico del previsto. Ex-cathedra, per l'idea che me ne sono fatto, non potrà mai essere l'eccellenza a cui il nostro preside ambisce, almeno finché i suoi ampi discorsi non si tradurranno in interventi più pragmatici. Per ora è un volenteroso tentativo di un gruppo di studenti e professori, con la possibilità di migliorare sempre di più e imparare qualche concetto che tornerà forse utile in futuro. E' una creatura tesa e fragile a cui De Masi, qualche mese fa, diede il suo seme creativo, e che ora noi stiamo allevando e crescendo, nei limiti delle nostre possibilità. Speriamo sopravviva. p.s. giorni fa stavamo prenotando l'uso di un paio d'ore dell'aula della presidenza, che ormai è diventata la sede delle nostre infinite riunioni e infiniti cazzeggi. All'addetto della presidenza stavamo per spiegare che non si scrive ecs-cattedra ma in quell'altro modo. Ma poi abbiamo lasciato perdere. Prima e dopo Come per le pubblicità delle cure contro la cellulite, come per i volti dei vecchi mafiosi latitanti da decenni, con la stessa accuratezza di Chi l’ha visto, dei centri Sobrino o della scientifica, Riccardo Galletti ha mostrato sul suo blog la trasformazione della mia faccia “prima e dopo” il famigerato taglio dei capelli. L’impressionante risultato cliccando qui. 6.5.03
Il meraviglioso mondo dei laureati in Scienze della comunicazione Sul blog personalitàconfusa si fa allegramente della satira sulle prospettive di lavoro dei neolaureati in Scienze della comunicazione. Il mondo, lì fuori, è cattivo. Tra le interessanti opportunità offerte dal mercato del lavoro: adetto alle toilette degli autogrill («ti immagino già la sera a cena con gli ex compagni di studi che ti chiedono "Ma ora che mestiere fai?" - e tu, con timidezza: "Lavoro alla Autogrill", "E che fai di bello, sei all'Ufficio Stampa?" - e tu, arrossendo: "No, sono alle Public Relations, sto ai cessi del self service di Fiorenzuola"»), omino del casello dell'autostrada, attaccatore di bollini blu sulle banane, suonatore di violino in metropolitana. Seguono commenti sullo stesso blog: «Cercansi aspiranti giudici per revisione processo Previti, Canale 5, prima serata. Presenta Natalia Estrada» (by Effe); «Relatore professionista ai convegni sul futuro dei laureati in comunicazione: figura richiestissima, basta avere entusiasmo, usare molto espressioni com "condivisione/gestione della conoscenza" "percorso formativo" "organizzazione complessa/non gerarchica/di rete" e soprattutto "mission di integrazione di competenze e culture professionali differenti". Non è una posizione molto remunerativa ma consente di mangiare ai buffet senza imbarazzo, fare discorsi arguti e inutili per mezza giornata, conoscere tesisti/tesiste interessanti, a volte persino di viaggiare in Italia a spese di altri. A breve avremo un fondo pensione in salatini, cus cus alle verdure, bottiglie d'acqua strafiche e badge assortiti» (by Herzog); «Già solo il nome: Laurea in scienza della comunicazione. Per la serie: "EEEEEEEHHHHH?????!?" Scienza?! Ma di cosa state parlando? Qui si tratta solo di avere la faccia come il culo e il culo a parabola (per prendere ogni opportunità, ovvio) e cercare di sopravvivere alla buona con sotterfugi, malignità, compromessi, baratti, espedienti, botte di culo, soprusi e umiliazioni sperando di andare a casa non alle due di notte come al solito. Devo tenermi la pancia dalle risate quando leggo gli articoli su come nascono le campagne pubblicitarie o le grandi strategie di marketing. Scienza, ma fatemi il piacere! Piuttosto ora scappo che c'ho un brain storming e devo ripassare le parole ingesi più trendy, che se non le sai sei out!» (by MacUbu); «dimenticavo, il post può valere anche per laureati e laureandi in lettere, filosofia, sociologia (=io), architettura (purchè non abbiano parenti architetti), legge (purchè non abbiano parenti avvocati), dams, isef...» (precisazione di Alessia, autrice di personalitàconfusa); «Bigliettaio, Strillone, Bibitaro, Pilota di traghetto sul tevere, Guida turistica all'Ikea, Addetto alle relazioni esterne a Porta Portese, ecc.» (by Netman); «e anche piazzista porta a porta di libri euroclub, operatore di call center, spacciatore di hashish, dog sitter, accalappiacani, ausiliario della sosta...» (di nuovo Alessia, autirce di personalitàconfusa); «Il mio è un lavoro appagante... siamo 3 in tutto il mondo a farlo. Incido, con un coltellino svizzero, chicchi di caffe' brasiliani che in natura non hanno quella righetta orizzontale (o verticale, dipende da come guardi il chicco)» (by Gianfra); «io conosco un laureato in sdc e un laureando. il primo sta facendo l'impiegato per un'azienda che c'entra con il porto. e nelle sue 8 ore traduce in inglese delle letterine da faxare in giro. l'altro (il laureando) lavora già in uno studio cinematografico. ha già fatto un cortometraggio con eva robins e 2 film (lui scrive i dialoghi)... secondo me dipende molto da chi conosci e da quante motivazioni hai per fare quello che vuoi fare» (by BillieJoe). E, per rimanere in argomento, posso citare anche il personale "come prepararsi al test di autovalutazione di scienze della comunicazione ed essere assunto nella redazione di novella 2000", ovvero uno scherzo da matricole di Riccardo Galletti nell'ottobre del 2001. 5.5.03
Tmo watch/ 3 (recensire la Telestreet gaetana e scoprire il buco culturale col demanio intorno) TeleMonteOrlando, la prima tv di strada meridionalista, pacifista, bipartisan, cristiana e gaetana continua a trasmettere dal tinello di casa Ciano conquistando lo share di tutto il quartiere Montesecco di Gaeta. Il Vs Recensore di Fiducia se la gode nei suoi weekend a casa, e continua a tenerla d’occhio anche negli altri giorni. Attraverso una missiva elettronica, il Masaniello dell’etere mi scrive che spera di trovare presto una sede e dei collaboratori “perché vogliamo fare una tv diversa dalle nazionali, al servizio della gente e della città”. E poi, a conferma che questo blog è persino in grado di cambiare i palinsesti della tivù, dice: «per quanto riguarda Alice, si, ho cambiato perché, come hai detto, faceva la pubblicità ai vini piemontesi, io non me ne ero accorto, a quell’ora dormivo, ma Telepace è anche migliore e parla di Cristo e di pace, meglio no? Molte donne sono affezionate alle preghiere (ndr, il famoso “target padrepio”) e specie di pomeriggio si formano gruppi di preghiera, questo è positivo». Nel suo ultimo solenne Messaggio agli Spettatori, Antonio Ciano lo aveva annunciato: «daremo voce a tutti, agli amministratori, agli operai, ai pescatori, ai cittadini... noi agiamo per la libertà, per raccontare la democrazia, io mi considero un brigante dell’etere... il mio esempio è il giornalismo americano, asettico, senza faziosità e senza censure». E bisogna ammettere che, negli ultimi giorni, il Walter Cronckite di Montesecco si è dato parecchio da fare: reportages, interviste, cronache, documentari, collegamenti webcam, è tornato anche il film di Squitieri sui briganti casomai qualcuno ancora non l’avesse visto. Sulla politica gaetana l’ultima novità è stata un’intervista al presidente del consiglio comunale Giuseppe Matarazzo, eletto nelle file dell’Udc e recentemente oggetto di polemiche da parte dei suoi alleati della Casa delle libertà perché sembra che, sulla questione del porto, volesse fare addirittura il ribaltone. L’avvocato Matarazzo ha una quarantina d’anni ed è “cresciuto alla scuola della Dc”. Ciano dice di conoscerlo fin da piccolo, e ci fa capire che l’avvocato è uno tutto d’un pezzo, nessuna sbandata, democristiano già a dodici anni. Il Cronckite di Montesecco in giro per Gaeta con la telecamerina e lo stereo a palla sulle vecchie melodie del Sud, è un fenomeno. Due domeniche fa è stato al mercatino dell’antiquariato sul lungomare. C’era molta gente, vari venditori, numerose cianfrusaglie e un assessore. Ciano non si faceva scappare niente, comprese due signore attempate tutte contente di aver aggiunto la comparsata su TMO al loro curriculum televisivo che comprendeva già Mengacci, Linea Blu e la tavolata con le tielle di polipi in una puntata di Sereno variabile. Ho riconosciuto anche quei tre boys avvistati all’ultima manifestazione pacifista locale, descritti nella recensione n°1 “con lo stemma del Partito del Sud sul petto e la faccia (sia detto benevolmente) da paraculi”. I tre hanno detto a Ciano che non avevano soldi per fare acquisti alle bancarelle, Ciano ha fatto finta di niente, uno ancora immedesimato nella parte ha provato a urlare “viva il partito del sud!” ma l’altro lo ha zittito. Non tutti però apprezzano la pubblicità. Un negoziante, per esempio, non ha voluto rilasciare dichiarazioni, e mentre Ciano insisteva si è sentita da dietro una voce che gli ha detto “Anto’, tie’ sempre la capa fresca!”. La scorsa settimana invece andava per campagne a parlare di demanio. Se ci fermiamo un attimo a pensarci è un problema piuttosto serio. Il demanio, dico. Qui a Gaeta gran parte delle strade, degli immobili, dei monumenti sono di proprietà dello Stato e non del Comune, il quale deve pagare per affitto svariate migliaia di euro. E certo non è facile amministrare una città senza la libertà di usufruire di porzioni importanti di territorio (indipendentemente dalla incapacità degli amministratori, che pure non manca). Ciano sulla questione dei beni demaniali sottratti alla città ci imbastisce la sua solita polemica borbonica e anti-risorgimentalista, ma la domanda comunque la fa a tutti i suoi intervistati. Intanto, continua quatta quatta l’operazione bandiere (del Regno delle Due Sicilie, ovviamente): il Masaniello dell’etere che l’altra volta si augurava di vederla presto sventolare sul pennone del Municipio, ora ci ha fatto vedere che un vessillo borbonico è già appeso sulla punta di Monte Orlando, visibile da tutta la spiaggia e il lungomare di Serapo (e, col binocolo, pure da casa mia). Ogni tanto TMO trasmette documentati su Gaeta. Immagini da cartolina commentate da voce stentorea che dice cose tipo “oasi di pace”, “lembi di mare”, “purezza dell’aria”. Inevitabili arriveranno i triti e ritriti luoghi comuni della retorica gaetana, quelli che il Vs Recensore Iconoclasta non riesce più a sopportare. 1) Gaeta fondata da Cajeta nutrice di Enea eccetera eccetera; 2) la tiella; 3) la perla del Tirreno. Per fortuna Ciano ha deciso di andare ad intervistare “gli intellettuali gaetani”. Ricerca difficile. Ha cominciato con Antonio Cesarale, professore, scrittore, consigliere comunale del Pci negli anni 70/80, tra i fondatori del centro culturale gaetano, nonché preside nei primi anni in cui frequentati l’istituto tecnico commerciale. Un documento veramente istruttivo, che speriamo di vedere spesso in replica. Cesarale è stato pacato, saggio, ha ripercorso la fasi della vita culturale e politica degli ultimi cinquant’anni («sappiamo tutto dei secoli di storia gaetana, ma ancora manca un’opera che ci spieghi la decisiva evoluzione di questa città dal dopoguerra ad oggi») e non ha rinunciato a sparare qualche colpo. «A Gaeta c’è un vuoto culturale, sta diventando una città senza anima, appiattita sui valori del consumismo. Indipendentemente dal colore politico, mancano persone in grado di portare avanti progetti di largo respiro. Si pensa solo ai piccoli interessi, alla famiglia, alla bottega. Non si pratica più la politica come ascolto degli altri, basata su valori e non su interessi personali». Ciano incalza, dice che questa piccola Telestreet può essere uno strumento di democrazia, di passione e di cultura. Cesarale annuisce e aggiunge: «Io non sopporto quella retorica falsa e bolsa sulla bellezza della città, la perla del Tirreno, come se il Tirreno non fosse una lunga collana di perle... una retorica che nasconde il vuoto, la mancanza di idee, la mentalità sbagliata». Ecco, qui lo si è sempre sostenuto. Se togli tutta la retorica e le chiacchiere, a Gaeta rimane solo il buco culturale col demanio intorno. 4.5.03
Primomaggio, su coraggio Quando il vagone di testa della metro è spuntato dalla galleria buia, tutta la folla di reduci dal concertone romano del primomaggio assiepata sulla banchina della fermata Manzoni si è prodotta in una strepitosa ola. Una ola che è partita da un lato all'altro, al passaggio dei macchinisti, così piena di entusiasmo da far invidia alle strepitanti fan dei Subsonica un paio d'ore prima in piazza sangiovanni. E' stato un bel concerto comunque, buona qualità musicale, molto entusiasmo ma una grande fatica. Vabbe', otto ore di musica, birra, spintoni, qualche ventata di fumo che arriva sempre da qualche vicino davanti o di lato (in ogni edizione, in qualunque punto della piazza). Sempre meglio che lavorare. A proposito di lavoro, quest'anno c'era il Bella Ciao, ed era quello delle mondine, cantato piano piano da Giovanna Marini. Quello che finisce con "e verrà il giorno che tutte quante lavoreremo in libertà". Perfetto. Come sempre tocca annotare qualche polemica. Cosucce che uno in piazza salta, applaude, canta e mica se ne accorge. Poi in tv e sui giornali invece riamangono esterefatti. Il consigliere della Rai Veneziani ha scritto una lettera al direttore generale in cui ha detto che "è deplorevole l'uso ideologico e fazioso del servizio pubblico e l'utilizzazione subdola di un concerto". Senti, senti. La polemica nasce dalle parole di Daniele Silvestri sul palco prima di cantare: prima si è assunto le responsabilità del caso e ha invitato chi volesse a cambiare canale, poi ha dichiarato che "se c'è una guerra di cui bisogna parlare è quella ignobile, ridicola e pericolosa che il governo Berlusconi sta facendo alla magistratura italiana. Ragazzi, diffidate di chi sorride troppo e non mettete nei cassetti le vostre bandiere perché serviranno presto". A tutti quelli sotto il palco è sembrata una cosa piuttosto ovvia e condivisibile. Uno degli autori della trasmissione Rai, Cesare Lanza (pensate, lo stesso che invitò la Lewinsky a Domenica In, poi glielo impedirono e lui urlò alla cenusura, lo stesso giornalistone di Sette che ogni due mesi intervista Luisa Corna per farci sapere se è ancora in regime di castità) ha definito Silvestri "arrogante e scorretto" (per attenuante: magari non aveva sentito le notizie del giorno prima, impegnato com'era a scrivere i testi per Amendola). Ricordo un anno fa analoghe polemiche quando i Modena City Ramblers decisero di cantare Bella Ciao. Vagli a spiegare che comunque quella è la festa dei lavoratori, dei sindacati, dei diritti, mica uno spettacolo qualsiasi della rai tivù. Che il Primomaggio è il Primomaggio. E ognuno ha il suo stile, anche nell'interventismo politico. La migliore, per esempio, fu Fiorella Mannoia, nell'edizione di tre anni fa (l'ultima dell'inarrivabile Chiambretti), giusto tredici giorni prima delle elezioni politiche: Arriva sul palco, saluta, canta. La storia siamo noi... Finisce e dice solo: "ho detto tutto". Inchino, saluti, stop. E forse poi ha ragione Guia Soncini (sul Foglio di oggi) quando scrive: "oddio, la piazza: ma c'era qualcuno che ascoltasse le canzoni? No, perché a guardare le riprese sembra fossero tutti andati lì per salutare i parenti a casa". (thanks to Gallo e Dauid, venuti apposta da Gaeta...) 3.5.03
Non desiderare il blog d'altri E poi dicono che certi bloggers si credono dio. Padre dove sei? Il dominio (o in un lapsus, demonio?!) puntoblogspot è questo, e pure la prima riga di ogni post. Della risposta, in verità, potremmo anche farne a meno. Ma sta di fatto che l'autore di questa pagina è apparso nei commenti di tutti i bloggers italiani (compreso questo) per annunciare la sua venuta. Trattasi di una anonima opera di mistificazione surreale. Insomma per farla breve (ho un po' di timore a scriverlo, sento sul collo un fulmine inceneritore o, come minimo, una scomunica del cappellano ufficiale di Splinder don Rosario o del nuovo arrivato blogger Don Diego): è il blog di Gesù. Corso di economia politica/ 2 COMUNISMO Hai due vacche. Il governo te le prende e ti fornisce il latte secondo i tuoi bisogni. | ||